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Archivi per la categoria ‘Animali dell'Umbria’

Sportello a 4 zampe di Perugia

Sportello a 4 zampe di Perugia

Lo Sportello a 4 zampe è un punto di riferimento per chiunque ama e si prende cura degli animali e vuole garantiti servizi pubblici migliori anche per loro.

  • informazioni sui diritti degli animali – normativa di riferimento (nazionale e regionale)
  • segnalazione di maltrattamenti, smarrimenti e ritrovamenti animali
  • interventi per adozioni o affidi di animali
  • consultazione di siti internet – link consigliati
  • servizi di ospitalità per animali
  • consigli per viaggiare con i nostri amici a 4 zampe, itinerari e alloggi
  • pubblicazioni – calendari – campagne contro l’abbandono estivo degli animali

Lo Sportello a 4 zampe di Perugia è un punto di riferimento per chiunque ama e si prende cura degli animali e vuole garantiti servizi pubblici migliori anche per loro.

Indirizzo: Piazza Italia, 11, 06121 Perugia, Italy · Ottieni indicazioni
Telefono: 800334433 – 800013474 4zampe@provincia.perugia.it
Sito Web: http://www.provincia.perugia.it/sportelloonline/sportellodelcittadino/sportelloa4zampe

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Pastore Tedesco

Pastore Tedesco

La Regione Umbria darà vita a un percorso di formazione obbligatorio per i proprietari dei cani che vengono definiti ”morsicatori”.

Al termine del corso sarà rilasciato un patentino che certifichi l’acquisizione di informazioni sui doveri e sulle responsabilita’ che derivano dalla scelta di convivere con un animale. Lo ha deciso la Giunta regionale. Il provvedimento stabilisce delle linee guida per la formazione dei proprietari dei cani puntando sulla prevenzione, sulla formazione e sulla responsabilita’ di chi possiede i cani.

(ANSA).

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Lega Nazionale del Cane

Lega Nazionale del Cane

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane è un’associazione privata, apartitica, senza finalità di lucro, basata sul sostegno generoso dei suoi soci e sull’impegno di molti volontari. La Lega si batte senza sosta per aiutare gli animali in difficoltà, abbandonati, maltrattati, non rispettati.

La sezione di Foligno si occupa di svariati canili del territorio: già da diversi anni gestisce i canili di Montefalco e Bevagna e il rifugio di Sterpete (Foligno); inoltre, a partire dall’agosto del 2009, si occupa anche del canile comprensoriale di Ponte Rosso (Assisi) che ospita più di cento cani e offre una struttura modernissima di recente costruzione, comprensiva di un ambulatorio veterinario dove, due volte a settimana, un veterinario visita e cura gli animali con problemi di salute.

Oltre all’attività in canile, l’associazione promuove raccolte di cibo, medicinali, cucce, coperte e tutto ciò che può essere utile agli animali e organizza banchetti, cene, eventi e raccolte fondi per la sensibilizzazione nei confronti delle problematiche animali.

Ogni tipo di contributo è ben accetto: portare a spasso i cani, intraprendere un’adozione a distanza, regalare cibo e coperte, fare una donazione… Anche quelle cose che possono sembrarci banali e insignificanti nella vita di tutti i giorni, si trasformano in un momento di felicità per i nostri amici a quattro zampe che aspettano solo di ricevere un po’ d’amore. Naturalmente, il regalo più grande è adottare uno di loro e salvarlo dalla vita in gabbia. Per fare questo è sufficiente contattarci: troverete il vostro fedele amico ad attendervi!!! I nostri canili sono il posto giusto dove andare sia che vogliate un cucciolo o un adulto, un maschio o una femmina, un tenero cagnetto affettuoso o un maestoso cagnolone da guardia. Tutti i nostri cani sono microchippati e vaccinati.

Fonte: Lega Nazionale del Cane sezione di Foligno

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Orso bruno in umbria

Orso bruno

L’orso bruno (Ursus arctos Linnaeus, 1758) è un mammifero carnivoro della famiglia degli Ursidi, diffuso in gran parte dell’Eurasia settentrionale e del Nordamerica. Pesa tra i 130 ed i 700 kg ed i suoi membri più grossi contendono all’orso polare il titolo di carnivoro terrestre più grande del mondo.

L’orso bruno specie di straordinario interesse naturalistico e culturale, è ricomparso in umbria, dopo gli ultimi segni della sua presenza nel 1825-50, nell’Alta Valnerina-Monti Sibillini nel 1992; da allora indici di presenza della specie, ancorché sporadici, provengono da diversi luoghi dell’area appenninica umbro-marchigiana, con particolare riferimento alla zona sud-orientale.

Gli orsi bruni raggiungono la maturità sessuale dopo i 4 anni d’età. Si accoppiano generalmente nel periodo compreso tra maggio e giugno e danno alla luce da 1 a 4 piccoli (più frequentemente 2), dopo un periodo di gestazione che può durare da 6 a 8 mesi. In genere procreano per la prima volta a 5-7 anni d’età e fra un parto e l’altro fanno passare dai 3 ai 4 anni. Alla nascita i piccoli sono glabri e del tutto inermi; richiedono quindi cure parentali da parte della madre, che li tiene con sé per 2-4 anni. La loro vita media si aggira intorno ai 20 anni, ma in casi eccezionali può raggiungere i 30.

Come tutti gli ursidi, l’orso bruno è un animale tendenzialmente solitario: maschi e femmine rimangono insieme solo durante il periodo riproduttivo. Vive generalmente nelle valli fluviali, nei boschi di montagna, o nelle zone aperte ricoperte dalla vegetazione della tundra. Durante l’inverno cerca riparo all’interno di tane o grotte, dove trascorre un periodo di letargo che può durare oltre sette mesi. Nel corso di questo periodo, la temperatura corporea si abbassa di poco, mentre la frequenza respiratoria e cardiaca diminuiscono notevolmente. Nel resto dell’anno, quando è in piena attività, l’orso bruno mangia enormi quantità di pesce, bacche e piante succulente, arrivando a consumare a volte 40 kg di cibo al giorno. L’orso bruno emette diversi tipi di suoni e richiami: quando è ferito emette potenti ruggiti; per mettere in guardia gli altri orsi o gli esseri umani, invece, produce specie di soffi e schiocchi.

Sarebbe più facile dire di cosa NON si nutrono. Classificato tra i Grandi Carnivori, l’Orso è un onnivoro e si nutre di erbe, bacche, noci, frutta, radici, insetti (dalle larve alle formiche); per il miele è disposto a sfidare le api e, protetto com’è dalla folta pelliccia, la cosa non gli crea molti problemi… e poi pesci (è un ottimo nuotatore!). Può spingersi a predare animali di allevamento, come pecore e capre e questo non gli ha sicuramente reso amico l’uomo.

Nella tarda estate e in autunno, quando l’Orso deve costituire le riserve di grasso che gli consentiranno di superare un nuovo inverno, la frutta riveste molta importanza nella sua alimentazione. In questo periodo il suo pasto arriva a 40 kg di cibo al giorno, pari a circa 20.000 kcal e la scorta di grasso che riesce a produrre arriva fino al 50% del suo peso corporeo.

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Volpe

Volpe in umbria

Vulpes è un genere della famiglia dei Canidi. Include le vere volpi, sebbene con il termine «volpe» si indichino anche specie di altri generi.
Tra le caratteristiche morfologiche la più evidente è la folta e lunga coda con la punta bianca; la corporatura è snella con zampe di media lunghezza, la testa, grossolanamente triangolare, presenta muso aguzzo ed orecchie larghe ed erette. Già le sue forme quindi mostrano come udito ed olfatto siano i principali mezzi per esplorare e conoscere l’ambiente circostante, anche la vista è discreta. La colorazione del dorso è bruno-fulvo tendente al rosso, il ventre è bianco.
Le volpi comuni misurano fino ad un metro di lunghezza di corpo e di testa, cm. 50 di coda, cm.35 di altezza alla spalla, kg 6 a 12 di peso.
Le volpi predano qualunque animale che riescono ad uccidere, dai giovani caprioli e perfino giovani camosci, lepri, fagiani non disdegnando gli insetti, i lombrichi, il pollame; si cibano volentieri anche di frutta. Si nascondono in tane scavate da sè o usurpate ad altri animali.

La femmina si da probabilmente a parecchi maschi; una gravidanza dura circa nove settimane, il parto consiste di tre a dodici piccoli, di regola di 4 a 5.

Il periodo dell’anno, ma anche la tranquillità del luogo dove vive, condiziona i tempi della sua attività: è attiva prevalentemente di notte in estate; d’ inverno può svolgere le sue attività durante tutto l’ arco delle 24 ore.

La tana, negli ambienti favorevoli, viene costruita nei boschi su terreno morbido ed in pendii assolati, presenta diverse uscite di sicurezza ed è molto simile a quella del Tasso, tanto che, in quelle più ampie, le due specie possono coabitare; in mancanza di meglio possono essere usati tronchi cavi o ripari nella roccia.

La volpe risulta presenta su tutto il territorio regionale dell’umbria, con una distribuzione uniforme e continua, appare maggiormente diffusa nella porzione nord-orientale.

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Cinghiale

Cinghiale

Il cinghiale (Sus scrofa Linnaeus, 1758) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi.
Da sempre considerato al contempo una preda ambita per la sua carne ed un fiero avversario per la sua tenacia in combattimento, in virtù di questo strettissimo legame con l’uomo il cinghiale appare assai frequentemente, e spesso con ruoli da protagonista, nella mitologia di moltissimi popoli, e solo nel corso del secolo passato ha cessato di essere una fonte di cibo di primaria importanza per l’uomo, soppiantato in questo dal suo discendente domestico, il maiale.

Il cinghiale è un maiale selvatico dal temperamento aggressivo. Le dimensioni variano a seconda della sottospecie, il peso in genere oscilla tra i 100 ed i 200 kg, con un’altezza al garrese di circa 90 cm, con punte di 350 kg nelle sottospecie più grosse.

Come in gran parte della penisola centro-meridionale in umbria il cinghiale è stato reintrodotto intorno agli anni ‘70 dello scorso secolo per scopi venatori, successivamente all’estinzione della forma autoctona avvenuta nel corso del secolo XIX; il suide è tra le specie più diffuse e comuni su tutto il territorio regionale, massima risulta la sua presenza nel settore nord-orientale e minima in quello sud-orientale.

Il termine porcastro è tipico del linguaggio della caccia ed indica un cinghiale il cui peso è inferiore ai 60 kg prima di venire eviscerato. Lo stesso termine viene utilizzato nel nord Italia per indicare gli animali generati dall’unione di un cinghiale maschio con un suino domestico femmina.
Il cinghiale è originario della regione mediterranea, le sue origini risalgono ad un periodo precedente alla comparsa dell’uomo. Attualmente è presente in Europa centrale, nelle regioni mediterranee e dell’Asia meridionale, fino all’Indonesia. Nel Nordamerica fu portato dagli spagnoli nella metà del Cinquecento, oggi negli Stati Uniti viene chiamato razorback). In Africa e Sudamerica esistono animali simili al cinghiale, il facocero e il pecari.

La carne di cinghiale selvatico è molto magra, dura e fibrosa, e viene in genere utilizzata per cucinare ragù o spezzatini conditi con sugo di pomodoro e spezie, che si accompagnano e mitigano il forte sapore delle carni. I cinghiali allevati, grazie all’alimentazione più ricca e al minor movimento, hanno carni più grasse e tenere, dal sapore più simile al maiale, ma pur sempre caratteristico, e sono più indicate per la cottura alla griglia.
I salumi di cinghiale spesso sono specchietti per le allodole in quanto composti soprattutto da carne di maiale, e solo dal 30% circa di carne di cinghiale.

Allo stato attuale, l’aumento della popolazione del cinghiale in Umbria è uno dei rapporti tra uomo ed ambiente naturale, sempre più complesso e necessita di adeguati momenti di riflessione e attente politiche di gestione.
Il cinghiale esercita un forte impatto negativo sulle attività agricole e ciò determina il sorgere di contrasti tra cacciatori e agricoltori, in quanto non favorisce di certo la buona disponibilità dei proprietari a concedere in “fruizione” i fondi per l’attività venatoria.

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Lupo

Lupo

Il lupo grigio (Canis lupus, Linnaeus 1758), o semplicemente lupo, è un mammifero placentato appartenente alla famiglia dei Canidi.

Il lupo appartiene alla famiglia dei Canidi, carnivori simili ai cani. Tra i canidi il lupo è il più grande come dimensioni: lunghezza tra i 130 e i 160 cm., altezza tra i 80 e gli 110 cm. Il colore del suo mantello varia dall’età e dalle stagioni; generalmente grigio-giallastro o marrone-rossiccio. Il lupo presenta una dentatura caratterizzata da canini affilati, lunghi e ricurvi verso l’interno. Questo animale raggiunge al massimo i 10 anni di vita in libertà e i 17 in cattività.

Il Lupo è una specie presente in maniera disomogenea sul territorio regionale dell’umbria, massima risulta la frequenza nelle porzioni nord e sud orientali relative all’appennino, minima la distribuzione nei territori più distanti da tale catena montuosa.

Il peso del lupo varia geograficamente; in media il peso per il lupo eurasiatico è di 38.5 kg, per il lupo nord americano è di 36Kg, per il lupo indiano e il lupo arabo è di 25Kg, anche se – raramente – sono stati identificati, in Alaska e Canada, alcuni esemplari dal peso superiore ai 77 kg. Un esemplare selvatico, ucciso nel 1939 in Alaska, raggiungeva il peso record di 80 kg.

Il lupo presente in Italia raggiunge un peso tra i 24 ed i 40 kg, mentre la lunghezza dalla punta del muso alla coda è compresa tra i 100 ed i 140 cm. Il colore del mantello varia dal fulvo al grigio.

Animale marcatamente sociale, il Lupo vive in gruppi organizzati da una ferrea gerarchia le cui dimensioni variano a seconda delle disponibilità ambientali.
In Italia, dove mancano le grandi prede, i branchi in genere sono piccoli (dimensioni medie 6-7 individui, ma possono andare da 2 a 20 individui) e frequentemente costituiti da nuclei familiari che comprendono una coppia con i cuccioli dell’anno e a volte i giovani dell’anno precedente.

L’organizzazione del branco attraverso una precisa gerarchia sociale è indispensabile per garantirne il perfetto funzionamento e il successo, per esempio nell’abbattimento di prede molto grandi.
Si pensava che l’origine del branco fosse strettamente connessa con la necessità di avere più probabilità di successo nella caccia delle prede, tuttavia, anche se ciò può essere vero in alcuni casi, stanno emergendo altre teorie, secondo le quali, l’origine del branco andrebbe ricercata di più nel contesto della necessità di avere più successo durante la riproduzione.

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Airone Cenerino

Airone Cenerino

L’Airone cenerino (Ardea cinerea Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente all’ordine dei Ciconiiformes e alla famiglia degli Ardeidi.

La forma del corpo, in ogni sua parte, è un esempio mirabile di adattamento evolutivo in funzione, principalmente, dell’alimentazione. Le dita lunghe e distanziate tra di loro consentono all’Airone di muoversi su terreni fangosi. La ricerca del cibo è possibile in acque profonde fino a 60 cm. grazie alla lunghezza dei tarsi.

Infine il becco ad arpione associato al lungo collo e alla sua particolare muscolatura permettono movimenti potenti e istantanei nell’atto di cattura della preda. La tecnica di caccia solitamente adottata è particolarmente interessante: passi lenti nell’acqua, sono seguiti da immobilizzazioni, una volta localizzato il pesce viene arpionato, lanciato in aria afferrato ed inghiottito dal capo, evitando così l’apertura delle scaglie.

L’Airone cenerino necessita di specchi d’acqua aperti e poco profondi e abitualmente si nutre di pesce bianco non superiore ai 20 cm. di lunghezza.

L’ignoranza di queste caratteristiche lo ha reso capro espiatorio degli insuccessi degli allevamenti di pesce, dovuti in genere a condizioni ecologiche insensate (sovrappopolazione, inquinamento, migrazioni). A volte è ancora possibile assistere ad Aironi abbattuti ed appesi nei pressi delle vasche di piscicoltura allo scopo di scoraggiare l’attività di altri, che al contrario ignorano l’individuo morto.

La silhouette in volo è caratteristica, tiene la testa arretrata tra le spalle, come a formare una “S”, e le zampe estese. Frequenta stagni, risaie, prati allagati, canali, fiumi, laghi, e coste marine. Se ne sta immobile per lungo tempo nell’acqua bassa nell’attesa della preda, di solito costituita da rane, pesci, rettili, che cattura con un fulmineo colpo del lungo becco.

Nidifica in colonie con altri aironi (garzaie), predilige costruire il nido su alberi alti, ad almeno 25 mt.di altezza.

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Tarabuso

Tarabuso

Il Tarabuso è un grande e bruno uccello di palude, “cugino” degli aironi dai quali si distingue per l’aspetto meno slanciato, il collo più corto e pesante e le zampe tozze e verdastre; dall’aspetto barrato e screziato è solito nascondersi nei fitti canneti dove assume, soprattutto se allarmato, una tipica posizione con il collo e il becco tesi verso l’alto, confondendosi con la vegetazione.

Sul capo presenta, anche se difficili da notare a distanza, una macchia nera sulla fronte e una sotto ognuno degli occhi che nei giovani sono marroni. Il becco è giallastro e non molto sviluppato.
Il Tarabuso è animale crepuscolare per cui è raro vederlo in volo quando mostra grandi “piedi”, ali grandi e scure, collo ripiegato su se stesso e battiti d’ala abbastanza profondi e veloci. Il tipico verso (simile al suono prodotto soffiando in una bottiglia di vetro) udibile soprattutto al crepuscolo rimane, tutto sommato, il miglior metodo per individuare questo schivo animale.

Strettamente legato alla presenza del canneto, nel fitto del quale nidifica, il Tarabuso frequenta paludi, rive fluviali, acque stagnanti e rive lacustri. In genere evita le zone soggette a gelo invernale per cui le popolazioni più settentrionali migrano in Europa meridionale durante la stagione fredda.

Possiamo trovare il Tarabuso sul Parco di Colfiorito.

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Chirocefalo del Marchesoni

Chirocefalo del Marchesoni su Lago di Pilato

Il chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii Ruffo & Vesentini, 1957) è un crostaceo branchiopode della famiglia Chirocephalidae, endemico del Lago di Pilato.
Il Chirocefalo del Marchesoni è un piccolo crostaceo rosso corallo, endemico del Lago di Pilato, in tutto il mondo vive solo in queste acque. Curioso è il suo metodo di nuotare con il ventre rivolto in alto.

Raggiunge una lunghezza massima compresa tra 9 e 12 mm. Depone le uova lungo le sponde del Lago, queste si schiudono solo quando le condizioni ambientali sono favorevoli, solitamente in primavera o estate, tale caratteristica è cio che permette alla specie di sopravivere in un ambiente cosi ostile.

Gli Anostraci sono i crostacei più primitivi e sono importanti costituenti del plancton di acque dolci.
Essi si differenziano dagli altri Crostacei per l’assenza della protezione esterna , il Chirocefalo infatti presenta un corpo molle e trasparente di color rosso – arancio.
Da studi condotti su altre specie di chirocefali presenti nel comprensorio dei sibillini, si è potuto ipotizzare che l’endemico Chirocefalo del Marchesoni è una forma relitta di un gruppo ancestrale di origine orientale.

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