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Archivi per la categoria ‘Borghi’

Castello di Prodo

Castello di Prodo in Umbria

Prodo è una frazione del comune di Orvieto (TR). La sua splendida collocazione geografica lo vede incastonato fra un gruppo di colline che degradano verso il bacino artificiale di Corbara, nato dallo sbarramento del fiume Tevere nella parte meridionale della regione Umbria, fra Orvieto e Todi.

Il minuscolo centro abitato è dominato da un antico castello medioevale e si agglomera intorno ad un’ampia piazza e ad un breve tratto fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri.

Il paese si trova lungo la strada statale 79 bis che collega Todi ad Orvieto, circa a 20 km di distanza da ciascuna delle due città. È posizionato in zona collinare (394 m s.l.m.), sulla sommità di una forra articolata in tre burroni, due dei quali sfociano nel lago di Corbara ed uno nella valle di Orvieto. I suoi abitanti (49, secondo i dati Istat del 2001) si chiamano prodenzani; le case circondano un’ampia piazza sulla quale da l’antico castello medievale e un viale fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri. Il suo territorio, assieme alla frazione di Colonnetta di Prodo, fa parte della zona 12 del comune di Orvieto (simile ad una circoscrizione).

Il castello di Prodo si trova lungo la strada statale 79 bis che da Todi si collega con Orvieto. Il castello venne eretto dalla nobile famiglia orvietana dei Prodenzani nel 1222 (o forse qualche anno dopo).
La sua posizione strategica a picco su tre burroni, di cui due confluiscono sul lago di Corbara ed il terzo nella valle di Orvieto, ne fecero una roccaforte imprendibile arrivata in buono stato fino a giorni d’oggi.

Il castello di Prodo è una costruzione importante, caratterizzata da torri angolari sporgenti ricoperti da tetti. Il castello fu voluto, nella prima metà del ‘300, dai Prodenziani, signori di Orvieto e nella sua storia rimase, sostanzialmente, sotto il potere di questa città. Prima “gestito” da alcuni condottieri, come Giovanni di Cecco di Montemarte, e poi direttamente dall’Opera del Duomo, di cui fu proprietà fino all’entrata dell’Umbria del Regno d’Italia (1861). Nel luglio del 1849 vi si rifugiò Garibaldi inseguito dalle truppe pontificie.
Il castello è dal 1871 proprietà privata e non visitabile.

Popularity: 4% [?]

Capodacqua di Foligno

Rocca dei Trinci: foto di Elisa Bistocchi

Capodacqua è una frazione pedemontana del comune di Foligno (PG), appartenente alla Circoscrizione n. 6 “San Giovanni Profiamma–Belfiore–Vescia–Capodacqua–Pontecentesimo”.
Il paese si trova ad un’altezza di 371 m s.l.m., 13 km a nord-est di Foligno, all’inizio della valle del torrente Roveggiano, che poi confluisce nel fiume Topino. La strada che attraversa il borgo funge da collegamento tra l’arteria della via Flaminia (che porta a Nocera Umbra) in pianura, e la strada statale 77 Val di Chienti che scorre sull’altopiano di Colfiorito. Ad un paio di km dal centro, si trova anche la stazione ferroviaria FS Pievefanonica-Capodacqua, posta lungo la linea Roma – Ancona. Secondo i dati Istat del censimento 2001, i residenti sono 197.

Nell’Età del Ferro, questi luoghi erano abitati da popolazioni umbre. In particolare, partire dal VI-V secolo a.C., la zona circostante Capodacqua venne occupata da popolazioni di umbri plestini, che qui lasciarono necropoli, santuari e fortificazioni in altura, come quella di monte Burano. I resti di un probabile tempio pagano fanno pensare che quest’area rivestisse una certa importanza anche in epoca romana, quando qui passava il diverticolo della via Flaminia che raggiungeva le alture di Colfiorito.

Conosciuto nel Medioevo come Castrum e Fortillitium Capudacque (dal latino caput aquæ, partenza dell’acqua), il luogo venne dotato di un castello da Ugolino III dei Trinci di Foligno nel 1387, a guardia di quello che era un diverticulum della via Flaminia.

Il 26 settembre 1997, come molti altri paesi della zona, Capodacqua è stato danneggiato da un evento sismico particolarmente intenso. In tale occasione, i danni agli edifici sono stati tra i più ingenti dell’intero territorio in conseguenza di ciò è stato realizzato un campo container a poca distanza dal centro storico.

Attualmente, dopo oramai oltre 10 anni dall’evento sismico, molti abitanti sono rientrati nelle proprie abitazioni. Il ciclo di ricostruzione non è comunque del tutto terminato.

Le numerose fonti e sorgenti hanno sempre, nei secoli, fornito forza motrice a molini e frantoi, e sono attualmente utilizzate per gli acquedotti di diverse città. In particolare, la risorgiva che nasce ai piedi del castello dei Trinci venne captata nel 1925 e grazie ad una galleria di filtraggio di ben 110 m, alimenta l’acquedotto delle città di Foligno e Spello.

Per quanto concerne l’agricoltura, la coltivazione dell’ulivo e della vite sono piuttosto diffuse, assieme alla tartuficultura. Negli ultimi anni alcuni produttori si sono cimentati nella coltivazione di zafferano. L’allevamento di bovini,suini ed ovini è stata quasi del tutto abbandonata dagli anni 70 in poi.

La seconda domenica dopo Pasqua si celebra la processione di san Domenico Abate, patrono del paese. Tra luglio ed agosto, invece, si svolge la sagra paesana denominata Festevolezze. (Fonte: Wikipedia)

Capodacqua, località del territorio folignate, è situata in una valle appenninica alla confluenza tra il Fosso del Colle e il Fosso della Valle di Collelungo. A breve distanza dal centro abitato sorge l’antica rocca. Al suo interno sono presenti ruderi di altre strutture, tra le quali una torre di guardia e una cappella. Domina l’intero complesso una possente torre pentagonale in pietra merlata alla guelfa e alta circa 32 metri.
La rocca attuale fu eretta da Ugolino III ( XVI ) Trinci nel 1387 sopra un piccolo colle circondato da cipressi in prossimità di un rigoglioso corso d’acqua, a protezione del diverticolo per Colfiorito considerato di vitale importanza strategica.
Attualmente la Rocca dei Trinci a Capodacqua è una residenza d’epoca e vi invito a visitare il sito: Rocca dei Trinci.

Popularity: 6% [?]

Collepino

Collepino: foto di Elisa Bistocchi

Collepino è una frazione del comune di Spello (PG).

Il piccolo paese si trova ad un’altezza di 600 m s.l.m., sul fianco meridionale del monte Subasio: da esso si diparte la strada panoramica che collega Spello ad Assisi passando per la sommità del monte ed un’altra strada che, seguendo il fianco della montagna sempre verso Assisi, passa per Armenzano. La valle solcata dal torrente Chiona si apre ai piedi del borgo, abitato da 49 persone (secondo i dati ufficiali del censimento Istat 2001). Il territorio di Collepino è totalmente inserito all’interno del parco regionale del monte Subasio.

L’origine è probabilmente anteriore al XIII secolo: il paese nacque come colonia dei boscaioli e pastori della vicina abbazia benedettina di S. Silvestro, diventandone successivamente il baluardo difensivo da scorribande e saccheggi. L’abbazia venne costruita, secondo la tradizione, nel 1025 da san Romualdo, il fondatore dei camaldolesi, a circa 2 km di distanza e a 715 m s.l.m., in direzione della cima del monte. La chiesa accrebbe in breve tempo la propria importanza: Alessandro III la pose sotto la protezione della Santa Sede nel 1178, assicurandone il cospicuo patrimonio di chiese ed edifici nel territorio spellano. Tuttavia, nel 1236, dopo un periodo di decadenza, l’abbazia venne soppressa ed i suoi beni spartiti tra alcuni monasteri di Spello e Spoleto. Nel XV secolo, l’abbazia passò alle dipendenze del parroco di Collepino (fino al 1875).

Vari conflitti successivi crearono ulteriori problemi all’abbazia: quando, nel 1535, ospitò alcuni seguaci della famiglia perugina dei Baglioni (avversa al papato), venne fatta distruggere da Paolo III.

Nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia vi ha fondato la comunità delle Piccole Sorelle di Maria, che da allora risiedono nell’Eremo della Trasfigurazione: esso non è altro che un edificio costruito sui resti dell’antica abbazia.

La coltivazione dell’olivo rappresenta una delle principali fonti d’introito economico per gli abitanti del paese.

In occasione di San Silvestro (31 dicembre), patrono del paese, viene distribuito pane benedetto anche agli animali, secondo la tradizione locale, per assicurarne la protezione dalle malattie.

Fonte: Wikipedia

Popularity: 7% [?]

Armenzano

Armenzano

Armenzano è una frazione del comune di Assisi (PG).

Il paese è situato 8 km ad est rispetto alla città di Assisi, sul fianco orientale del monte Subasio, ad una altezza di circa 740 m s.l.m.. Gli abitanti, 40 secondo i dati Istat del 2001. Altre località che ricadono nelle pertinenze del borgo sono Nottiano, Rocca Paida, Villa Caberta, Villa Marforio e Serra di Valtopina.

Il nome Armenzano deriva dal latino “armentum“, che vuol dire mandria di buoi, cavalli, … La risorsa principale del paese fu infatti, per molto tempo, l’allevamento anche perchè la sua conformazione geologica, fortemente scoscesa, si presta ai pascoli ma non all’agricoltura.
La sua popolazione nel periodo medievale si componeva di circa 400 persone (40 fuochi); nel 1950 contava 550 persone, ora ridotte ad una trentina.
Uno dei signorotti che nel medioevo comandava il castello era Napoleone di Umbertino dei Monaldi (morto nel 1257), che fu grande amico ed ammiratore di San Francesco e lo ospitava tutte le volte che il Santo si recava a predicare nella zona.

Oltre alle attività di tipo silvo-pastorale, è sviluppato anche il turismo naturalistico e l’agriturismo, poiché Armenzano è inserito all’interno del Parco Regionale del Monte Subasio. Data la pressoché totale assenza di fonti di inquinamento luminoso, la zona è ideale per l’osservazione astronomica.

Armenzano è adagiato su un colle dal quale si gode lo splendido panorama delle colline e dei monti nocerini e della verde valle del torrente Anna.
Il poggio su cui Armenzano sorge, tondeggiante e ristretto, ha reso obbligatoria la costruzione delle case in due cerchi concentrici; più in alto svetta isolata l’abitazione del signorotto medievale.

L’Osservatorio Astronomico è inserito nel “Parco Naturale del Monte Subasio“, gode di una quasi totale assenza di inquinamento luminoso. La realizzazione dell’Osservatorio, avvenuta nel ‘99, è stata possibile riadattando una casa del borgo di circa 60 mq a sola iniziativa privata. Tutto il lavoro di trasformazione è stato realizzato nel rispetto del particolare ambiente nel quale è inserito. Arrivati al paese, l’Osservatorio è sotto al Castello medievale.

Popularity: 4% [?]

Santa Maria degli Angeli

Basilica di Santa Maria degli Angeli

Santa Maria degli Angeli è una frazione del comune di Assisi, in provincia di Perugia.

Ha circa 6.700 abitanti, che ne fanno la frazione più popolosa del comune. Geograficamente situato circa 4 km a sud rispetto alla città di Assisi, giace interamente sulla pianura della Valle Umbra.

Il nome del paese è stato utilizzato dai missionari francescani spagnoli, nel 1781, per battezzare la città californiana di Los Angeles. Il nome con il quale si indica comunemente la frazione è Gli Angeli e gli abitanti si chiamano angelani.

Il paese prende il nome dall’omonima basilica cinquecentesca, che domina l’intera pianura ai piedi di Assisi. Nel 576, in zona venne edificata una piccola cappella dai benedettini del Monastero di San Benedetto del Monte Subasio. Intorno al 1000, la zona era nota con il nome di Cerreto di Porziuncle, per via della presenza di una vasta zona boschiva. La cappella venne restaurata da San Francesco nel XII secolo, che vi morì nel 1226: da allora è identificata con il nome di Cappella della Porziuncola.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli sorge nella pianura che si apre ai piedi del colle di Assisi a protezione della Porziuncola, dove San Francesco avrebbe fondato il primo nucleo dell’Ordine dei Frati Minori nel 1209 e della cappella del Transito dove il santo morì il 3 ottobre 1226.

La chiesa viene realizzata su ordine di Papa Pio V in 110 anni a partire dal 1569 d.C. su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi e con la consulenza, fra gli altri anche del Vignola; l’edificio è oggi uno dei santuari più grandi del Cristianesimo contando 126 metri di lunghezza, circa 65 di larghezza e 75 metri di altezza in corrispondenza della cupola portata a termine nel 1680.

All‘esterno, si visita il Roseto senza spine e la Cappella del Roseto, composta da tre ambienti: il primo, fatto aggiungere da S. Bernardino da Siena, e il secondo, fatto erigere da S. Bonaventura, recano affreschi di Tiberio d‘Assisi (1505-16), il quale ha ripetuto il tema a S. Fortunato a Montefalco.

Negli ambienti del convento si trova anche il Museo della Basilica; tra le opere più importanti, il „Crocifisso“ su tavola dipinto da Giunta Pisano (1236-40) e la tavola „S. Francesco“ del Maestro di S. Francesco (seconda metà del XIII secolo).

Popularity: 5% [?]

Pissignano

Il castello di Pissignano

Pissignano è una frazione del comune di Campello sul Clitunno (PG).
Il paese è situato a metà strada tra Trevi e Spoleto, lungo il tracciato della strada statale Flaminia, a brevissima distanza dalle celeberrime Fonti del Clitunno. Il borgo si costituisce di una parte in pianura, lungo la Flaminia, e di una parte collinare costituita dalla Torre e dal Colle Revalioso (detto anche San Benedetto); storicamente, appartenne dapprima al Ducato di Spoleto e poi allo Stato della Chiesa.

Il Castello di Pissignano è stato fondato nell’XI secolo. Nel 1155 Federico Barbarossa si stanziò con le sue truppe nei pressi del castello dopo la distruzione della città di Spoleto.
Pissignano, appartenuto al demanio del Ducato di Spoleto, rimarrà sotto il dominio della città fino allo scorcio del XVIII secolo.

Tipico castello di pendio ad impianto triangolare, il Castello di Pissignano conserva ancora intatto il perimetro delle sue mura, intercalato da possenti torri poligonali e da due torri-porta.
La torre di vertice è molto alta e slanciata. Funzioni difensive doveva avere anche la torre pentagonale intermedia, utilizzata poi come campanile della chiesa di San Benedetto.

La chiesa di San Benedetto, che fa parte di un complesso architettonico appartenuto alla comunità dei benedettini, conserva pitture di varie epoche tra cui si segnalano gli affreschi cinquecenteschi nell’abside raffiguranti l’Assunzione della Vergine, firmati dai fratelli Angelucci di Mevale.
Agli stessi Angelucci si potrebbe ricondurre la Madonna col Bambino datata 1545 dipinta sulla facciata del Palazzo Comunale che sorge a poca distanza dalla chiesa.

Popularity: 4% [?]

Chiesa di San Giovanni Battista

San Giovanni Profiamma: foto di Elisa Bistocchi

San Giovanni Profiamma è una frazione del comune di Foligno (PG) appartenente alla Circoscrizione n. 6 “San Giovanni Profiamma–Belfiore–Vescia–Capodacqua–Pontecentesimo”; la frazione è oramai quasi unita alla periferia e alla zona industriale nord-est di Foligno.

Il paese si distende in pianura tra la strada statale Flaminia e la riva destra del fiume Topino, ad un’altitudine di 264 m s.l.m., 4 km a NE di Foligno ed è popolato da circa 1.800 abitanti.

Fondato nel 220 a.C. dal censore Gaio Flaminio durante la costruzione della via consolare romana, prese il nome di Forum Flaminii. Divenne più tardi Municipio romano ed anche sede vescovile. Nel 160 dette i natali a san Feliciano, vescovo, martire e protettore di Foligno.

Il municipio romano venne distrutto nel 740 dal passaggio delle truppe longobarde di re Liutprando; fu in seguito inglobata nella giurisdizione della vicina Fulginia (l’odierna Foligno).

Solo a partire dalla prima metà del XVII secolo cominciò a ripopolarsi la zona vicino all’attuale chiesa di San Giovanni.

Le famiglie sono 596 e l’età media è di 44,72 anni. La parrocchia già dislocata lungo il ramo della Flaminia proveniente da Bevagna è attualmente tagliata anche dalla nuova Flaminia e le antiche ‘lontananze’ da nord a sud sono ora acuite tra est e ovest della Parrocchia.
Sprovvista di molti servizi essenziali gravita su Foligno e Vescia. Pare certo che sotto l’attuale zona sportiva e artigianale sia reperibile l’antica ‘Forum Flaminii’, mentre attorno alla preziosissima chiesa parrocchiale insiste solo un’area cimiteriale.
La chiesa ampiamente rimaneggiata conserva il fascino romanico delle sue origini ed è tra i siti storico-archeologici più preziosi della diocesi.

Dopo il terremoto del 26 settembre 1997 è stato completato il restauro dell’intero complesso con migliorie funzionali ed estetiche anche nel vero gioiello della chiesa di san Giovanni: la cripta. Questo ambiente è stato riportato alla struttura originale nel 2000 e inaugurato nella festa di san Giovanni Battista dal vescovo di Foligno; nei prossimi anni è previsto un vero e proprio restauro.
Ben posizionato il ciborio della chiesa, calco in gesso di un preziosissimo manufatto dell’ VIII secolo che si trova nel suo sito originale presso la chiesa di San Prospero a Perugia.

La frazione ospita negli impianti sportivi la Sagra della Rocciata manifestazione ormai famosa in tutta la regione.

Consiglio di visitare la Chiesa di San Giovanni Battista che sorge all’interno del paese di San Giovanni Profiamma, situato lungo la strada statale Flaminia, a 4 Km da Foligno, sul luogo ove nel 218 a.C. era stata fondata la città romana di Forum Flaminii.
La chiesa fu costruita nel XI-XII secolo riutilizzando materiale di spoglio.
La facciata realizzata da un maestro marmorario di nome Filippo al tempo di papa Gregorio IX (1230 ca.) presenta un portale a doppio rincasso con figure simboliche ed iscrizioni.
L’interno è a navata unica con presbiterio leggermente rialzato (vi si accede per una scala di tredici scalini) aperto sui due lati da arcate che immettono alla sottostante cripta dell’XI secolo. Questa risulta divisa in tre piccole navate con volte a crociera, sostenute da un pilastro di recupero e da cinque colonne di spoglio.
Nella chiesa sono esposte una Madonna del Rosario (1625) di Marcantonio Grecchi e un Battesimo di Cristo di Tommaso Nasini (XVII secolo).

Popularity: 8% [?]

Postignano

Postignano nel comune di Sellano

Tra Spoleto e i rilievi a Nord-Est ci si trova immersi in uno scenario arcaico, forte, connotato da alte e scoscese quinte montuose, inconsueto nel paesaggio umbro, caratterizzato in genere da alture dolci.

Il Castello di Postignano è nel Comune di Sellano in Valnerina, costituita da ripidi versanti ed esigui piani di fondovalle, solcati da fiumi abbondanti di acque limpide che scendono dal massiccio dei Monti Sibillini. Nei secoli è stata una frequentata via di comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico, e utilizzata per millenni come tratturo della transumanza appenninica. I sabini edificarono il villaggio di Norcia, i romani riorganizzarono l’area, fondando Cassia (Cascia).

Postignano, castello di pendio del secolo XIII – ma con origine probabili nel IX – di impianto triangolare con vertice a monte costituito da una torre esagonale, domina la valle del Vigi e la strada che conduce a Spoleto.

Il Castello, originariamente di proprietà della famiglia Trinci di Foligno, fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini.
Situato lungo il fiume Argentina, affluente del Nera, sulla strada che collega Spoleto a Foligno, Norcia e Assisi, circondato da boschi e ampie aree coltivabili, il Castello era in posizione strategica, con un’economia fiorente, anche con artigianato del ferro e della canapa.

Lo statuto del 1586 prevedeva che il governo del castello e di quello vicino di Anagni fossero affidati a quattro massari, due per castello, eletti dall’assemblea e rinnovati ogni sei mesi.
Nel 1611 vi abitavano 235 persone, diminuite a 139 nel 1713.

Nel secolo XIX i castelli di Postignano e Anagni furono assegnati al Comune di Sellano, ma conservarono sindaci propri.
Nel 2002, il Castello di Postignano e i suoi dintorni sono stati inseriti tra i siti di interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali.

Tra il 1993 e il 1997 un gruppo di professionisti, legati anche da vincoli di amicizia, ha comprato l’intero borgo e ha fondato la MIRTO srl, la società che oggi ne è proprietaria e che ne ha avviato il restauro nel 1996.
In alcuni ambienti, originariamente agricoli è previsto l’allestimento del museo del borgoLe stanze della Memoria”, con il contributo delle Cattedre di Antropologia delle Università di Perugia e di Napoli. Nel museo saranno raccolte ed esposte testimonianze storiche e iconografiche delle attività agricole e artigianali praticate dai suoi abitanti.

Fonte: www.borgodipostignano.com

Popularity: 10% [?]

Annifo

Annifo

Annifo è una frazione del comune di Foligno (PG), facente parte della Circoscrizione n. 7 “Annifo – Colfiorito”. Il paese si trova a 874 m s.l.m., sulle piane orientali dell’altopiano di Colfiorito, a pochi km di distanza da Colfiorito, lungo la strada che collega la Strada Statale 77 della Val di Chienti con Nocera Umbra e la via Flaminia.
Annifo è situato sulle pendici dei contrafforti dell’Appennino Centrale, prospiciente il massiccio di Monte Pennino (1560 m slm) e in vista di uno degli Altopiani Plestini. La pianura è divisa in due – Prata de Martu e Prata – dalla strada che porta all’abitato.
La pianura è da sempre una delle maggiori risorse agricole del paese: in parte coltivata e in parte – quella che durante l’inverno viene sommersa – a pascolo.

Attualmente le principali colture sono quelle della patata rossa (Solanum tuberosum) e della lenticchia (Lens culinaris), ma non mancano – e in passato sono stati spesso coltivati – frumento, granoturco, orzo e avena, barbabietole da zucchero.
Altre risorse, ancora consistenti, sono la pastorizia, l’allevamento e la macellazione di suini e bovini, la fabbricazione – artigianale ed industriale – di prodotti caseari di grande qualità.

Le origini di Annifo si perdono in una preistoria purtroppo non documentata. Segni della protostoria del paese sono i castellari: terrapieni di forma ovale, con una rampa di accesso alla piattaforma, circondata da un argine, e un fosso alla base. Sono posti sulla sommità delle alture che si alzano intorno alle prata e alle spalle del paese, e sembrano organizzati in uno schema di controllo delle vie di comunicazione e di accesso agli altipiani. Vi si trovano piccoli resti di manufatti e laterizi in terracotta molto grezza.

Nella chiesa di S Pietro, piccolo santuario terapeutico in vocabolo Le Fosse, sopra l’altare maggiore, coperto da una tela con l’effigie del Santo, si trova un affresco votivo del 1550, di scuola folignate, rappresentante la gloria di S. Anna.
La tela viene tolta il 29 giugno, per mettere in vista l’affresco sottostante.

Nella chiesa della Madonna del Piano, santuario terapeutico incorporato, in epoca napoleonica, al cimitero, sono stati di recente restaurati alcuni affreschi, tra cui una Madonna con Bambino e i Santi Giuseppe ed Elena, sopra l’altare.

Popularity: 5% [?]

Eggi

Eggi: foto di Elisa Bistocchi

La frazione di Eggi fu predio romano, furono infatti recuperati reperti funerari del III secolo d.C. Eggi è una frazione del comune di Spoleto (PG).
Il paese si trova sulla sommità di un piccolo colle (325 m s.l.m.) antistante i monti che separano la Valnerina dalla Valle Umbra, a circa 5 km a nord di Spoleto. È abitato da 481 residenti.

La presenza della popolazione gotica ad Eggi è ipotizzata dalla nascita di Beroto, nel V secolo, nobile poi religioso che si trasferì in un monastero lungo la via Salaria.
L’agglomerato iniziò probabilmente presso il toponimo “Castellocchio”, al confine con la Valnerina.
Si racconta che nelle vicinanze, oltre ad un fortilizio altomedievale, fosse situato un gineceo longobardo.
Nell’XI secolo gli abitanti scesero a valle e si insediarono nei pressi della Chiesa di San Giovanni Battista. Ad aula unica con piccolo transetto, ha pareti affrescate databili al XII al XVI secolo, tra le quali il più noto è il Battesimo di Cristo, tra le ultime opere realizzate dal pittore cinquentesco spoletino Giovanni Spagna, con l’aiuto della bottega.
Nelle vicinanze sono conservati lacerti murari della Chiesa di San Biagio, protettore degli agricoltori, pastori e malati alla gola; non è più visitabile dal XVII secolo.
La parrocchiale fu poi trasferita nella chiesa, ora a tre navate, di San Michele Arcangelo, protettore della frazione, insieme a San Cristoforo, San Giovanni Battista e San Biagio. L’originario ingresso sulla Plateola (piccola piazza) un affresco di notevoli dimensioni, raffigurante San Cristoforo, protettore dei fruttivendoli e dei viaggiatori. Monsignor Ceccarelli ricorda che gli abitanti uscendo dalla porta del Castello, di fronte all’immagine si facessero il segno della croce all’inizio della giornata. All’interno si posso osservare cicli ad affresco del XIV e XV secolo,rappresentazioni di San Michele Arcangelo e di un San Bernardino, attribuite dal professor Bruno Toscano al cosiddetto “Maestro di Eggi”, pittore attivo a Spoleto, a Spello e in Valnerina.

Per difenderne le sorti furono erette le cinte murarie.

Il barone Achille Sansi (storico spoletino) racconta nel 1378 circa la villa (odierna frazione) di Eggi fosse trasformata in fortilizio.
Probabilmente originario di questa località fu la famiglia Egii o Egio, il più conosciuto esponente fu Benedetto,nel XVI,filologo accreditato presso la Università di Parigi.
Dopo la ribellione del 1440 al Comune di Spoleto, le mura saranno divelte, per poi essere ricostruite nella sesta decade del XV secolo. Fu sede di un comune rurale fino al XVIII .
La chiesa della Madonna delle Grazie, lungo via dei Pini, fu eretta nel XVI secolo,con pitture devozionali del XVI secolo.
Si ricorda l’abside affrescata con la Vergine in trono e Santi del peruginesco Orlando Merlini.
L’attuale Villa Saccone,appartenne alla famiglia nobile fiorentina De Pazzi Morelli, che alla fine del XVIII secolo,volle costruirvi una residenza sullo stile fiorentino e lucchese.

Fonte: Alessandro Ciamarra

L’agricoltura è sviluppata soprattutto per la presenza di ampie coltivazioni di olivo, da cui si estrae un olio estremamente pregiato. A ciò si coniuga sempre più spesso lo sviluppo turistico dei luoghi, con un discreto numero di aziende agrituristiche presenti in zona.

Tra le manifestazioni di carattere culinario, si può annoverare la Sagra degli Asparagi, mentre a livello culturale possiamo citare il festival di musica rock RockEggiando.

Popularity: 8% [?]