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Incantevole cittadina della regione Umbria, circondata da straordinari ambienti e territori di grande impatto ambientale e che offrono meravigliosi quanto inaspettati paesaggi e scenari, Cascia, si costituisce come uno dei centri di maggiore rilevanza del centro Italia, vantando un profondo legame al perido medievale e ponendosi come una delle maggiori mete turistiche della regione, sia per il suo aspetto materialistico, con le chiese ed i palazzi, sia per l’aspetto più astratto legato alla spiritualità ed alla religione.
La Santa più onorata a Cascia è Santa Rita, nata nella vicina Roccaporena e il cui corpo riposa nella grande Basilica a lei dedicata.
La Basilica è una costruzione moderna in forme romaniche, consacrata nel 1948, ma la storia di S.Rita inizia nel 1381 quando viene al mondo con il nome di Margherita Lotti.
Immersa nella regione umbra il magico borgo di Cascia, sorge nei territori a sud-est della regione, ponendosi nel territorio di Perugia, si erge ad un’altezza di 653 metri sul livell del mare, sfoggiando una grandissima varietà di viste e monumenti antichi, che si caratterizzano come una peculiarità di profondo onore per la città e per tutta l’Umbria.
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Tuoro sul Trasimeno è un comune di 3.866 abitanti della provincia di Perugia. Si affaccia sulla parte settentrionale del Lago Trasimeno, dove è presente una spiaggia, il Lido di Tuoro. Lì si trova un imbarco per i traghetti diretti all’Isola Maggiore e all’Isola Polvese.
Tuoro sul Trasimeno è situato in posizione dominante su di un piccolo rilievo che si protende sulla pianura settentrionale del Lago Trasimeno ove avvenne, nel 217 a.C., la famosa battaglia tra l’esercito cartaginese guidato da Annibale Barca e le 2 legioni romane al comando di Caio Flaminio Nepote.
La fondazione del paese è però di epoca molto più recente, infatti, le prime testimonianze del borgo possono essere individuate solo nel XIV secolo.
Centro di Documentazione Permanente sulla Battaglia del Trasimeno inaugurato nei primi mesi del 1996, accoglie una mostra permanente su Annibale e le varie teorie della Battaglia del Trasimeno. La visita del centro di documentazione è propedeutica al percorso storico-archeologico della battaglia. Attraverso le soste nelle apposite aree attrezzate del percorso, è possibile individuare le zone in cui avvenne lo scontro e visitare gli “ustrina”, le grosse fosse fatte scavare da Annibale per bruciare i cadaveri.
Campo del Sole è un insieme architettonico di sculture che sorge a Punta Navaccia, al Lido di Tuoro. È stato realizzato attraverso l’intervento di numerosi scultori lungo l’arco di 5 anni dal 1985 al 1989. Il progetto configura una grande spirale caudata disegnata da 27 colonne-sculture, che guidano a una tavola centrale, sormontata da un simbolo solare.
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Umbertide è un comune di 16.155 abitanti della provincia di Perugia.
Collocata nell’alta valle del Tevere, attraversata dallo stesso Tevere e dal torrente Reggia (o Regghia), presenta un caratteristico centro storico circondato ancora dalle mura medioevali nei tratti che costeggiano i corsi d’acqua.
Centro importante della metalmeccanica, dei tessuti, dell’imballaggio e delle ceramiche industriali, ma anche della tabacchicultura e dell’agricoltura biologica.
Se pure antichissima, è ancora incerta l’origine della città di Umbertide. Alcuni studiosi la ritengono fondata dagli Etruschi, altri dall’antico popolo degli Umbri. Una tradizione diffusa vuole che Umbertide sia stata fondata, col nome di “Pitulum” o di “Oppidum Saepis”, da soldati Romani delle legioni del Console Flaminio, scampati alla disastrosa battaglia del Trasimeno (217 a.C.), i quali si sarebbero sparsi in fuga disordinata per le montagne a ridosso del lago, che avrebbero poi ridisceso per raggiungere la valle del Tevere. Alcuni autori affermano che il nome di questo primitivo insediamento fosse “Tusicum”, altri, per indicare l’antico centro romano, usano i nomi di “Forum Bremitii” o “Forum Julii”. Certo è che, in periodi anche recenti, sono stati rinvenuti nel sottosuolo di Umbertide e nelle zone circostanti numerosi reperti di età romana.
Gli edifici pi interessanti dal punto di vista artistico, oltre alla Rocca, oggi sede di mostre d’arte contemporanea, sono le chiese di S.Maria della Reggia e di S.Croce. La prima è una costruzione a pianta ottagonale sormontata da una cupola del XVI secolo, la seconda, del 1651, ospita al suo interno una straordinaria tavola del Signorelli: “Deposizione dalla Croce”, oltre a numerose opere minori.
I principali monumenti nel paese sono la Rocca medievale, ora adibita a centro di esposizioni, e le chiese. Fra queste, la Collegiata di S. Maria della Reggia, con tele del Pomarancio,la gotica S. Francesco, la chiesa e il museo di Santa Croce con la deposizione di Luca Signorelli, la chiesa di Santa Maria del 1486, con un affresco del Pinturicchio.
Molto ben considerato è il Teatro dei Riuniti, restaurato con grande cura. Fuori dell’abitato citiamo la chiesa abbaziale romanica dei SS. Ippolito e Cassiano e, nella frazione di Badia, l’abbazia (gotica e romanica, due chiese sovrapposte) di S. Salvatore di Montecorona, l’eremo camaldolese di Montecorona (XVI secolo), e un cerchio di castelli medievali, fra cui il più imponente è quello di Civitella Ranieri.
Nel 2007 viene intolata una strada al carabiniere scelto Donato Fezzuoglio, Medaglia d’Oro al Valor Militare, morto in servizio nel tentativo di sventare una rapina. Nel 2008 anche la locale stazione dei carabinieri gli è stata intolata.
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Valfabbrica è un comune di 3.520 abitanti della provincia di Perugia. Situato sulla sponda del fiume Chiascio, Valfabbrica è un piccolo centro di origine medievale anticamente conteso fra Gubbio, Assisi e Perugia.
Le origini e la storia della cittadina di Valfabbrica sono legate alle vicende del Monastero benedettino di Santa Maria “In Vado Fabricae” (Vado = guado sul fiume Chiascio).
Valfabbrica è situata in posizione centrale lungo il Sentiero Francescano della Pace, l’itinerario che ripercorre il cammino intrapreso da San Francesco per la prima volta nell’ inverno tra il 1206 e 1207, quando fuggì dalla casa paterna di Assisi e si rifugiò a Gubbio. In seguito, Francesco compì molte volte questo tragitto, anche in compagnia dei suoi confratelli, e quando si recava presso l’eremo della Verna, nelle colline del Casentino. In questo tracciato, ricco di monumenti simbolo del francescanesimo, è stato organizzato un percorso praticabile a piedi, in mountain-bike o a cavallo, che attraversa ambienti naturali incontaminati e consente di riscoprire importanti testimonianze storiche, come il Castello di Coccorano, ed antichi complessi monastici.
Nel Medio Evo la crescente alleanza con Assisi portò l’Abbazia e il castello di Valfabbrica ad una grande prosperità, ma i contrasti con i vicini castelli dei feudatari perugini provocarono, nel 1209, la distruzione di Valfabbrica da parte di Perugia.
L’Abbazia si sottomise alla Regola di Nonantola, mentre il Castello passò nel 1497 al Duca di Urbino, Guidubaldo I, Signore di Gubbio.
Interessanti le escursioni nelle altre vicine frazioni di Coccorano, Colle Mincio, Giomici, Monte Verde e Poggio Morico.
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Torgiano è un comune di 6.091 abitanti della provincia di Perugia. È inserito tra i Borghi più belli d’Italia. Torgiano ha una storia antica, ricca di tradizioni e suggestioni. E’ un luogo unico per gli amanti dell’arte, della natura, del vino, dell’olio e del vivere “slow”. Un luogo da attraversare e assaporare, emozionante e gustoso…
Il borgo fortificato nasce tra la media valle del Tevere e la Valle Umbra. La coltura della vite è antica, documentata da reperti archeologici e da un tratto del 1300.
Ha origine da un castello medievale. Di quest’ultimo non restano che poche mura diroccate e una torre. Nel XVII secolo i Baglioni vi eressero un palazzo, che negli ultimi anni una celebre famiglia di viticultori della zona (Lungarotti) ha adibito a Museo del Vino. Torgiano è infatti rinomata, in Italia e nel mondo, per i suoi vini DOC.
Antico borgo medievale nel cuore dell’Umbria, sorto sulla confluenza del Tevere con il Chiascio, immerso fra colline ricche di vigneti ed uliveti, Torgiano vede la sua storia legata all’antica Roma e una leggenda lo vuole unito al nome del dio Giano, al quale era dedicato l’antico torrione denominato appunto “Torre di Giano“.
Di notevole interesse è il Museo del vino, una raccolta assai pregevole di documentazioni storiografiche riguardanti vari settori: la tecnica della viticultura e della vinificazione, una documentazione artistica, folkloristica e bibliografica sullo stesso argomento. Accoglie inoltre una pregevolissima collezione di maioliche del ‘600 e ‘700.
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Sigillo è un comune di 2.511 abitanti della provincia di Perugia.
Sembra che il toponimo Sigillo continui l’antico Suillum, municipio romano retto da duoviri come testimoniano una serie di importanti reperti archeologici rinvenuti nella piana di Scirca, in particolare il magnifico ed imponente Ponte Spiano.
Il paese, di origine romana (anticamente Suillum), fu distrutto agli inzi del secolo XIII e ricostruito e ampliato dai perugini nel 1274. Agli inizi del sec XV passò alla Chiesa, godendo poi a lungo di propri statuti. Ippolito Borghese, fecondo pittore attivo nel napoletano, lasciò una tela (Annunciazione) con firma, data e autoritratto, situata nella chiesa di S.Agostino insieme ad una croce in rame dorato di Enrico di Piamonte.
Altre opere degne di nota sono la chiesa di S.Anna nel cimitero i resti di un imponente ponte Romano detto Spiano in grandi blocchi squadrati,probabilmente edificato in periodo augusteo.
Il territorio circostante è ricco di reperti risalenti all’epoca romana come lo splendido ed imponente Ponte Romano, detto “Spiano” lungo 32 m che si erge imponente sopra il torrente Fonturci.
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Scheggia e Pascelupo è un comune di 1.507 abitanti della provincia di Perugia. La sede comunale si trova nel centro di Scheggia.
Due piccoli e deliziosi paesini in un unico comune, fino al 1878 Scheggia e Pascelupo formavano due comuni diversi; in tale anno le due comunità furono aggregate. Lo testimonia lo stemma del comune così descritto nel decreto di concessione dell’otto novembre 1957 firmato dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Il territorio montuoso e boscoso di Scheggia fu abitato fin dall’antichità dal popolo degli Umbri, che trovarono in questa zona la collocazione ideale per il Tempio Iovis-Penninus, divinità agreste, venerata da loro. “Ad Ensem”, che è sicuramente il nome più antico di Scheggia, fu ben presto “Mutatio” (Stazione Postale) poichè il passo che permetteva di scavalcare gli Appennini era uno dei più agevoli fra tutti. Durante le feroci guerre che si svolsero tra i Goti ed i Bizantini (532-552 d.C.) fu rasa al suolo e la sua popolazione si disperse nei “luci” (boschi sacri).
Boschi che nei secoli precedenti erano stati luogo di culto del popolo Umbro. Per porre freno alle incursioni Longobarde, i Bizantini, quasi certamente, costruirono sulle rovine della Stazio Romana il Castello di Luceoli. La sua edificazione deve essere fatta risalire all’inizio del secolo XI. Il nuovo centro fu chiamato ”Schiza” (scheggia vocabolo greco) dagli abitanti del luogo che risentivano ancora dell’influsso dell’Impero Bizantino. La “statio romana Ad Ensem” divenne un castello nel 927. Federico I Barbarossa concesse nel 1155 a Gubbio la giurisdizione su Scheggia che rimase nella sua orbita per tutto il medioevo e poi, insieme a Gubbio, divenne parte del Ducato di Urbino, con i Duchi di Urbino succeduti ai Montefeltro, finché non passò sotto lo Stato della Chiesa, dopo l’estinzione dei Della Rovere.
Parlando di Pascelupo, è uno straordinario avamposto fortificato del formidabile comitato eugubino, prima, e del ducato d’Urbino, poi, Pascelupo assolse sempre, ed egregiamente, alla funzione di baluardo a guardia e difesa del territorio orientale del comune medioevale di Gubbio e di quello meridionale dello Stato d’Urbino a datare dall’anno 1396, cessata la dominazione diretta da parte del Comune medioevale di Gubbio, il vetusto «castello murato», a pianta circolare di Pascelupo entrò sotto la sfera d’influenza dei Conti di Montefeltro.
Il Castello de “La Sclizza” fu costruito, verosimilmente, nel XI secolo, dopo l’invasione degli Ungari (927), nel luogo in cui i Romani edificarono la “statio” di AD ANSEM, e nei pressi del tempio dedicato a Giove Pennino. Ottone III lo aveva dato in dominio ad un potente feudatario di nome Vico.
L’Abbazia di Santa Maria di Sitria (sec. XI), sorge nelle vicinanze di Scheggia – L’Eremo di Sant’Emiliano in Congiuntoli, fondato da San Romualdo nel sec. XI, oggi il complesso consta di una chiesa e di una serie di locali usati come abitazioni rurali – Il Santuario di Monte Calvario (sec. XVII) con all’interno artistico Crocefisso in legno dei 500, sorge sul colle omonimo che sovrasta Scheggia, amena località di soggiorno estivo dove è possibile fare suggestive escursioni nelle frazioni e sul Monte Cucco.
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Sant’Anatolia di Narco è un comune di 593 abitanti della provincia di Perugia. Situata in prossimità del fiume Nera, la località era abitata fin dall’antichità ma deve il suo aspetto attuale al periodo tardomedievale.
Dove confluiscono le vie montane che scendono dal monte Coscerno, sorge il castello di Sant’Anatolia di Narco ubicato sulla sinistra orografica del fiume Nera, lungo l’antica strada della Valnerina. Di origine medioevale, sorge ai margini di una terrazza fluviale, già abitata dall’antico popolo dei Naharci, con mura di cinta, torrioni e tre porte di accesso, una delle quali si conserva ancora oggi in tutta la sua superba bellezza. Dentro le mura si può ammirare l’originale disposizione urbanistica, con la presenza contigua di case comuni e di palazzetti gentilizi, divisi tra loro da vie molto strette e serrati da archi.
Tra il tessuto edilizio spicca l’ex palazzetto municipale con portico e botteghe medioevali, che mostra in facciata due vistosi stemmi comunali del secolo scorso.
Contigua al palazzo, in un’originale piazzetta, sorge la chiesa parrocchiale di Sant’Anatolia, recentemente restaurata, che conserva al suo interno una decorazione pittorica dei secoli XIV°-XV°, il paliotto di marmo intarsiato dell’altare maggiore di scuola seicentesca napoletana, il Crocifisso ligneo con le statue della Madonna Addolorata e di San Francesco provenienti dall’ex chiesa di Santa Croce, alcune tele seicentesche ed una cornice dorata di stile rococò.
Fuori le mura, in prossimità della porta di levante, sorge il Santuario della Madonna delle Grazie, con facciata del 1575; trattasi di un’ampliamento cinquecentesco di un’antica edicola campestre, con un’immagine miracolosa della Madonna affrescata dal Maestro di Eggi. Intorno a tale immagine il pittore spoletino Piermatteo Gigli nel 1578 ha raffigurato le scene della vita della Madonna; altri affreschi più tardi sono in due nicchioni laterali.
Vicino al paese sorge il complesso dell’ex Convento francescano di Santa Croce, dei Minori Osservanti, probabilmente risalente al secolo XIII°, ma con rifacimenti degli inizi del 1600. La Chiesa è stata trasformata recentemente in Sala Campani e dedicata ai fratelli ottici ed orologiai romani del sec. XVII°, originari di Castel San Felice
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San Giustino (anticamente il nome era Meliscianum) è un comune di circa 11.000 abitanti della provincia di Perugia.
Vitale centro posto nell’alta valle del Tevere, San Giustino, assieme alla contigua città toscana di Sansepolcro, costituisce un unico agglomerato di circa 30.000 abitanti.
Situato nel comprensorio dell’Alta Valle del Tevere, San Giustino è il comune più a nord dell’Umbria, a confine con la Toscana e le Marche. Da vedere nei dintorni il Monte Giove, le cui pendici sono ricoperte da viti e ulivi, ginestre e arbusti della macchia mediterranea che lasciano, a poco a poco, il posto a querce ed abeti.
La cima di Monte Giove è a circa 1200 m. sul livello del mare: l’imponenza della montagna e il suo stesso nome fanno supporre antiche sacralità e antichi culti, in parte confermati da ritrovamenti in loco di tombe e suppellettili.
Antico centro umbro come è attestato dai vari reperti bronzei trovati nel territorio (Monte Giove, Le Capanne, Panicale) fu densamente popolato anche in età romana.
Il nome del Comune deriva da quello di un soldato romano martirizzato nel 303 nei pressi di Città di Castello, perché scoperto a diffondervi il Cristianesimo.
Fu anticamente feudo della Fam. Dotti, in seguito dei Bufalini.
La storia del Paese è legata a questa potente e nobile famiglia del ‘500 e a quella di Città di Castello.
È proprio al centro che si trova il Castello Bufalini, una delle più belle testimonianze di ricca dimora patrizia stupendamente conservata fino ai nostri giorni.
Nel 1814, cessato il dominio francese, il comune di San Giustino tornò allo Stato della Chiesa, che nel 1817 gli concesse l’autonomia, ma appodiata a Città di Castello. Il 21 settembre 1828 il Papa Leone XII lo dichiarò, “in perpetuo, comune indipendente e autonomo”. L’11 settembre del 1860 entrò a far parte del Regno d’Italia, liberato dalle truppe del generale romagnolo Manfredo Fanti.
E’ proprio al centro che si erge maestoso il Castello Bufalini, una delle più belle testimonianze di ricca dimora patrizia stupendamente conservata fino ai nostri giorni.
A fianco del Castello si erge la Chiesa Arcipretale. Altro interessante monumento è la chiesetta del Santissimo Crocifisso. Passeggiando per la parte più antica del paese si possono scoprire deliziosi angoli: piazzette e stradine dove ancora la gente si ferma l’estate a parlare e far tardi: Via della Castellina, Largo Dezzi, Via del Mulino, Piazza Garibaldi.
In località Celalba si erge la luminosa ed elegante Villa Magherini Graziani, dimora di campagna della omonima famiglia tifernate.
Nei territori circostanti San Giustino sono stati ritrovati numerose vestigia di antiche ville romane; sembra che lo stesso Plinio il Giovane soggiornò a lungo nella località che ancora oggi porta il suo nome: “Colle Plinio“. Proprio su questo colle è stata costruita Villa Cappelleti, un edificio neoclassico del XVII secolo, circondata da un ampio giardino.
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Preci è un comune di 799 abitanti della provincia di Perugia. Il villaggio medievale di Preci è situato a 596 m. di altitudine e vanta una densa frequentazione turistica durante il periodo estivo. Proclamato comune dello stato pontificio nel 1817 da Pio VII, nacque e si sviluppò durante il MedioEvo.
Da “Preces” (ovvero preghiera) deriva il nome del comune, ipotesi confortata da una preesistenza monastica.
Sorta nella valle del torrente Campiano o valle Castoriana durante la colonizzazione Benedettina nell’alto Medioevo, fu rifugio di numerosi eremiti.
La visita turistica di Preci comincia dalla sommità del villaggio dove il palazzo comunale domina la piazza. Nella parte retrostante la chiesa di Santa Caterina offre un pregevole esempio di portale gotico, mentre altri elementi decorativi di ordine romanico ne abbelliscono la facciata. Altra chiesa degna di nota è la chiesa di Santa Maria, con una pietà del XV secolo e una fonte battesimale del XVI. Lasciando il centro storico, a pochi km di distanza si incontrano tre frazioni di Preci, i borghi di Roccanolfi, Poggio di Croce e Montebufo, dove di particolare interesse vi sono le due chiese parrocchiali, ricche di tele cinquecentesche e seicentesche raffiguranti scene del Nuovo Testamento.
L’Abbazia di S.Eutizio è di origini antichissime, per diversi secoli fu il centro ispiratore di tutte le attività della valle. L’Abbazia sorse e si sviluppò sul luogo dove nel V sec., S. Spes, con un gruppo di altri eremiti sparsi nella zona, avevano eretto un oratorio dedicato alla Vergine.
L’abbazia ebbe una vita molto rigogliosa come congregazione Eutiziana dal IX al XIII secolo. La scuola chirurgica, soprattutto nel sec. XVI, renderà famosa Preci in tutta Europa: “Pulchra Sabina Preces Prisca Chirurgis Patria”. Il declino di sant’Eutizio nel XIII sec. segna l’entrata di Preci nei dominii di Norcia. Gravemente danneggiata dal terremoto nel 1328, sarà ricostruita dai nursini. Nel 1527 circa fu cinta d’assedio dalle truppe del Legato della Marca. Distrutta da Norcia per la sua ribellione, venne ricostruita nel 1534. Nel 1817, per volontà di Pio VII, fu costituita Libero Comune.
Completamente circondato dalla verde Valnerina, senza il minimo segno di traffico o caos cittadino, mette a disposizione di tutti i visitatori solo i servizi essenziali, garantendo un sano rapporto con la natura.
Uno sport molto praticato nella zona è la pesca, sviluppatosi anche grazie allo sviluppo dei locali allevamenti ittici.
Arrivando a Preci è immediatamente possibile immergersi nella straordinaria ricchezza di storia, tradizioni, natura e paesaggi, assaporare una gastronomia sana e fortemente ancorata alle tradizioni locali, godere della professionalità e della qualità della variegata ed efficiente offerta ricettiva e di animazione culturale.
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