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Il lago di Piediluco è un lago dell’Italia centrale, sulle cui rive sorge il paese di Piediluco, frazione di Terni. Collocato alle propaggini sud-orientali dell’Umbria, con un ramo che sconfina nel Lazio, il lago di Piediluco può essere considerato il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il lago Trasimeno. Il nome sembra potersi interpretare come “ai piedi del bosco sacro“.
Il lago di Piediluco che per la sua forma così “scomposta” ricorda quelli alpini, ha una superficie di 1,53 kmq, un perimetro di 17 km, una lunghezza nel suo braccio più esteso, di 2,5 km. Uno dei simboli naturali del bacino lacustre è la superba montagna dell’Eco che deve il suo nome alla sua capacità di rimandare un’eco composta di ben due endecasillabi! Alle spalle del paese domina la Rocca dell’XI secolo, che anche se ridotta ormai in un rudere ricorda ancora la superbia e l’imponenza di un tempo. La sua posizione strategica ne fece infatti un importante punto di difesa per il territorio sottostante e per gran parte della sabina tanto da essere spesso oggetto di contese tra i signori dei centri limitrofi.
Il lago di Piediluco è stato scelto dalla Federazione Italiana Canottaggio come sede del Centro Nazionale Remiero, intitolato al nome di Paolo d’Aloia. Vi alloggia stabilmente la Nazionale Olimpionica di Canottaggio che utilizza il bacino per i suoi allenamenti. La mancanza di correnti e la presenza di venti abbastanza regolari lo rendono un eccellente campo di gara per regate nazionali e internazionali.
Ogni anno, in occasione del solstizio d’estate, sulle acque del Lago di Piediluco, si celebra la “Festa delle Acque”, di antichissima origine, durante la quale è possibile vedere una sfilata notturna di barche addobbate e illuminate e bellissimi giochi pirotecnici. Il Lago di Piediluco è facilmente raggiungibile, dalle città di Terni, Spoleto e Rieti, a circa 30 minuti d’auto.
Lungo le sue rive si trova il paese di Piediluco dal quale prende il nome; caratteristico borgo di pescatori sovrastato da una rocca medievale. All’interno del paese è ubicata la chiesa di S. Francesco in ricordo della visita del Santo di Assisi nel 1217. Una scala imponente costituisce l’accesso all’edificio dove si aprono due portali che riproducono i simboli del luogo: pesca e pesci in onore dei doni offerti dal Lago.
Nei caratteristici ristoranti del luogo, oltre alla tradizionale gastronomia ternana, è possibile gustare squisite pietanze a base di pesce di lago e di fiume: i tradizionali “carbonaretti” – pesce persico cotto sui carboni, tagliatelle al sugo di trota ed anguilla allo spiedo.
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Il massiccio dei monti Martani si trova al centro dell’Umbria e si estende, con un andamento regolare da sud a nord, per circa 45 chilometri, tra le province di Terni e di Perugia.
Appartiene all’Appennino umbro-marchigiano.
È delimitato ad est dalla Valle Umbra e dalla Valserra; ad ovest dalla valle del fiume Tevere e da quella del Naia nella parte meridionale; a sud dalla Conca Ternana con il fiume Nera. La catena dei Martani è circondata da città e da centri storici importanti. A Nord Montefalco e Foligno, a Est Spoleto, a Ovest Todi, Acquasparta e Sangemini, a Sud Terni. Numerose sono anche le tracce dell’antichità più remota e le aree archeologiche. La più importante è quella di Carsulae.
La catena dei Monti Martani, per la sua posizione quasi di spina dorsale dell’Umbria, rientra molto probabilmente nel grande percorso di crinale appenninico, uno dei principali usati nella preistoria negli spostamenti umani lungo la penisola.Le tracce di frequentazione provenienti dalla fascia collinare e pedemontana indicherebbero l’esistenza di aree privilegiate rappresentate dalle terrazze fluviali di alcuni corsi d’acqua.
I Monti Martani presentano una varietà di caratteri geomorfologici ed idrogeologici e contatti litologici di particolare interesse, tipici dell’evoluzione tettonica dell’area.
Come in tantissime altre zone dell’appennino umbro, anche nel comprensorio dei Monti Martani è stato realizzato uno splendido itinerario dedicato al trekking. Il percorso unisce Cesi con Giano dell’Umbria, ha un andamento nord-sud a forma di 8 e i due rami si incrociano a Scoppio, il centro del Martani Trekking, MT appunto, come appare sulle tabelle bianco-rosse a forma di rombo che segnalano benissimo i sentieri, le mulattiere e le carraie del circuito. Nello stesso modo in cui è variegato e disomogeneo il territorio dei Monti Martani, anche il percorso si snoda tanto su per colli e boschi disabitati, quanto attraverso paesi e borghi ricchi di storia e tradizioni. Il percorso può essere grosso modo suddiviso in due parti: a occidente prevale il carattere naturalistico delle montagne, dei boschi, delle radure e degli orizzonti sconfinati; nel tratto orientale è l’uomo a dominare lo scenario: il percorso attraversa infatti una serie di piccoli villaggi a mezza costa pieno di spunti artistici e architettonici. L’itinerario, abbordabile anche per chi non è allenato, può essere iniziato da una qualunque delle nove tappe in cui si articola, per un totale di circa 110 km e con un dislivello di circa 5.000 metri in salita e 4.500 metri in discesa.
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Dalle Marche e dall’Umbria il lago di Fiastra è facilmente raggiungibile utilizzando la SS77 deviando all’altezza del lago di Polverina e seguendo le indicazioni che portano verso l’abitato di Fiastra. Si trova in corrispondenza di San Lorenzo sul Lago, una frazione del comune di Fiastra.
Il lago di Fiastra è uno bellissimo lago situato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e svolge due azioni di primaria importanza.
Innanzi tutto, considerato che è il più grande bacino idroelettrico delle Marche, è facile immaginare che rappresenta una fonte di energia non indifferente.
La sua diga ostruisce lo scorrere naturale del fiume Fiastrone affluente del Chienti e, nel 2004, è stato festeggiato il cinquantenario della sua costruzione e di conseguenza della nascita del lago ma c’è da ricordare che il primo abbozzo per la realizzazione della diga, è stato fatto motlo tempo prima, nel 1917.
La sua capacità totale di acqua si aggira intorno ai 20 milioni di metri cubi mentre per gli scopi produttivi ci aggiriamo intorno ai 16 milioni di metri cubi.
L’altezza della diga, va dagli 82 agli 87 metri mentre il suo sviluppo è di 254 metri.
Le sue rive sono molto diverse tra loro.
Il lato nordovest è percorso da una lunga strada che costeggia il lago, che si trova molto più in alto del lago stesso e presenta una riva scoscesa, che si appiattisce solo in pochi punti.
Se percorrete questa strada, che porta a Fiegni, una piccola frazione di montagna, arriverete ad un grande punto di osservazione, che permette di avere una veduta dal lago da uno strapiombo alto più di un centinaio di metri.
Una veduta impressionante!
Da lì poi ci sono le indicazioni per la grotta dei Frati e la Gola delle Lame Rosse, due valide escursioni da portare a termine.
Il lato sudest invece non ha alcuna strada nelle vicinanze, ma è percorso piuttosto da un sentiero, e scende gradualmente verso il lago offrendo tutta una serie di piccole spiagge erbose e diverse insenature.
Il sentiero che dicevo, parte direttamente dalla piazza di fronte al lago e prosegue lungo il versante sudest del lago fino alla diga di sbarramento per diversi chilometri.
È ottimo per fare una bella passeggiata ed ammirare costantemente il lago che si trova lungo la sua sinistra.
La strada di accesso al lago è invece a senso unico e a forma di ferro di cavallo, con la piazza nel mezzo che contiene un ampio parcheggio ed offre una meravigliosa veduta sul lago.
Lungo la strada ci sono poi diversi bar e punti di ristoro.
Il paesaggio da queste parti è davvero particolare: ci troviamo in posizione collinare, con i monti che intorno racchiudono il lago e vaste distese di prati nelle vicinanze.
Un piccolo autentico paradiso, in pieno relax, dove ancora riesci a sentire il vento che nel silenzio sibila tra i rami degli alberi.
Gli amanti della montagna partono dal lago di Fiastra per salire gli affascinanti sentieri che conducono alle vette del Berro e della Priora oppure decindono di inoltrarsi nelle gole del Fistrone o raggiungere le Lame Rosse a valle della diga.
Chi invece vorrà rilassarsi in acqua non dovrà allontanarsi troppo dalle rive del lago…
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Leonessa è un comune di 2.648 abitanti della provincia di Rieti. Esso fa parte della Comunità Montana Montepiano Reatino. Fino all’unità d’Italia città del Regno delle Due Sicilie, circondario di Cittaducale, provincia di Abruzzo Ultra II. Fino al 1927 era parte integrante della provincia dell’Aquila, in Abruzzo.
Leonessa è adagiata sull’orlo meridionale di un altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq., a 974 metri di altitudine. Un profondo sperone, terminante con il monte TOLENTINO (m. 1572), irrompe da nord come un rostro a dividere l’altipiano in due plaghe ben distinte: l’una, quella occidentale, più ampia ed omogenea, l’altra, quella orientale, più stretta ed accidentata.
Tutt’intorno s’erge una catena di belle montagne, giganti pieghe sinclinali d’età mesozoica con rovesciamenti di masse ben visibili, che raggiungono le massime altezze nel massiccio del TERMINILLO, disposto ad anfiteatro a ridosso della città, con i due corni del monte Terminillo (m.2216) e del monte CAMBIO (m. 2081). Altre vette paesaggistiche degne di rilievo sono: ad ovest, quelle del monte TILIA (m. 1775) e del monte CORNO (m. 1735); a sud quelle del monte CATABIO (m. 1731), di COLLE PRATO PECORARO (m. 1817) e del monte LA CROCE (m. 1626), così chiamato dalla croce che il Santo di Leonessa vi innalzò nel secolo XVI e sul quale i leonessani hanno poi costruito un piccolo santuario alpestre; ad est, quella del monte BORAGINE (m.1829); a sud, quella del monte ASPRA (m.1652) e del monte LA PELOSA (m.1635).
Le montagne presentano, ai fini escursionistici, notevole sicurezza: non esistono fenomeni gravi di dissesto, e le stesse valanghe, conosciute con nome di “gravare”, sono solamente ricordi storici del tutto eccezionali. Vario il paesaggio: dagli speroni rocciosi del Terminillo e del Catabio, alle valli ricchissime di folte faggete lunog la gola di Vallonina, con ampie radure per il pascolo di branchi in libertà.
Zone di particolare interesse paesaggistico, adatte per campeggi, dono la gola di Vallonina- Valle della Meta, lungo la quale si snoda la strada che sale sino a Sella di Leonessa (m. 1901); la valle del Fuscello, che immette nella pianura reatina; i prati di S. Vito (m. 1080), nella catena montuosa a oriente dell’altopiano, poco oltre la frazione omonima.
La piazza VII Aprile è stata riportata, almeno in parte, alla sua autenticità originale,attraverso un lavoro di restauro e recupero che fa di Leonessa un vero gioiello.
La stessa fontana, dono di Margherita, è un gesto di trionfo della ragione dell’uomo sulla natura e della potenza di una ricca stirpe: l’acqua, simbolo vitale,raggiunge la piazza attraverso un percorso idrico costruito e voluto dall’ingegno umano e non perchè spontaneamente la natura avesse provveduto a far sgorgare in quel punto dell’acqua. Oggi noi vediamo una bella fontana antica e monumentale ornare la piazza, ma all’epoca era un prodigio della tecnica, qualcosa che suscitava meraviglia…che doveva suscitare nel popolo l’idea di chi fosse Margherita D’Austria, appunto vedova di un Medici e moglie di un Farnese non a caso due delle famiglie più potenti d’Europa.
Leonessa è conosciuta anche per il palio del velluto. Un tuffo nel Rinascimento in una cornice eccezionale tra Le montagne dell’alta Sabina. Una rievocazione storica delle feste che, per otto giorni, si svolgevano cinque secoli fa in occasione della solenne Fiera di S. Pietro. I festeggiamenti prevedono la cerimonia d’investitura dei Cavalieri ed il Torneo Equestre tra Sesti. Successivamente i Sesti si sfideranno in giochi popolari ed i festeggiamenti si concluderanno con la proclamazione e l’incoronazione della madonna del vincitore del Palio del Velluto.
Il Palio del Velluto, il cui nome è legato all’attività di tessitura locale, fu disputato almeno a partire dal 1464 e fino al 1557 quando la manifestazione fu abolita per ordine del governatore don Alessandro Oliva. Infatti dopo la disputa della gara nascevano sempre liti fra i gruppi di sostenitori e proprio quell’anno le zuffe provocarono quattro morti. Il divieto fu accompagnato da pene molto pesanti che fecero perdere la memoria della pluriennale tradizione. La manifestazione è stata riportata in vigore dal Comune di Leonessa nel 1997,collegandola anche all’ingresso solenne di Margherita D’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V e duchessa di Parma, cui il padre aveva concesso Leonessa in feudo. Viene disputato un complesso di gare, la più importante delle quali a cavallo, fra i rappresentanti dei rioni, i cosiddetti “Sesti”, in cui la città fu suddivisa nel 1278, all’atto della fondazione da parte del re di Napoli Carlo d’Angiò. In ricordo di questa data, al corteo partecipa anche una delegazione in costume della città francese di Gonesse, località di origine degli Angiò e gemellata con Leonessa. I “Sesti” sono: Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone, Torre, dai nomi dei castelli più importanti che concorsero alla fondazione di Leonessa.
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Perugia. Dopo il vertice di Copenaghen una cosa è chiara: la lotta ai cambiamenti climatici non sarà vinta senza il contributo cruciale delle città, delle province e delle regioni. I governi locali e territoriali sono stati nell’avanguardia in passato e avranno un ruolo centrale per l’attuazione di un qualsiasi trattato post-2012 che auspicabilmente uscirà dalla COP16 in Messico il prossimo dicembre. Ecco perché la Conferenza Internazionale Alleanza per il Clima Perugia 2010 – Local Solutions for Change, in programma a Perugia dal 14 al 16 aprile 2010, rappresenterà un’autorevole occasione di confronto per scambiare esperienze, definire insieme le strategie per il prossimo decennio e l’attuazione delle soluzioni per un futuro sostenibile, muovendo proprio dalla dimensione locale.
È quindi con grande piacere e con la consapevolezza di dare un contributo chiave alla lotta contro quello che è senza dubbio il problema principale del nostro secolo che la Regione Umbria, la Provincia di Perugia e il Comune di Perugia vi invitano a partecipare a Local Solutions for Change.
La sfida davanti a noi è di andare, in sintonia con gli accordi internazionali, verso l’autonomia energetica e i sistemi di mobilità post-petrolio. Ciò significherà anche prepararsi agli effetti ormai inevitabili dei cambiamenti climatici, lavorando per rendere le nostre città e i nostri territori più resilienti per garantire ai cittadini anche in futuro un’alta qualità di vita.
L’ospitalità congiunta e l’impegno comune di Regione, Provincia e Comune e un ampio gruppo di importanti soggetti istituzionali del territorio per la conferenza Local Solutions for change, vuole essere un segnale forte per i compiti che ci attendono: lavorare insieme per un futuro sostenibile. Vi aspettiamo dunque a Perugia ad aprile, per discutere sulle soluzioni più avanzate per affrontare i cambiamenti climatici.
Consulta l’intero programma.
Info:
Tel./Fax + 39 – 075.855.4321 – coordinamento@climatealliance.it
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Il parco fluviale del fiume Nera si estende per una superficie di 2.120 ettari di Area Protetta, su un territorio costellato da interessanti testimonianze culturali, archeologiche, e monumentali e comprende i comuni di Arrone, Ferentillo, Montefranco, e Terni.
Il Parco che tutela il corso del Nera ed del suo affluente Velino è regno delle acque limpide e fredde che lanciandosi nella Cascata delle Marmore, danno vita ad uno straordinario spettacolo della natura. La variegata vegetazione è composta da macchia mediterranea, pini d’Aleppo, lecci, roverelle, querce, carpini e aceri, oltre alle faggete in alto e il bosco igrofilo, lungo il fiume dove vive la trota fario e l’ormai raro gambero di fiume.
La vegetazione è costituita prevalentemente da faggete e da pascoli dove insieme al falco pellegrino caccia il falco lanario. Territorio privilegiato di istrici e cinghiali, ospita anche alcuni esemplari di gatto selvatico. Il parco è inoltre ricco di testimonianze storicoartistiche, segni lasciati dalla millenaria storia della colonizzazione di questa terra impervia: ponti, mulini, torri, castelli, nuclei fortificati, strisce di terreni faticosamente messi a coltura.
Sulle acque del Nera si pratica canoa, kayak e rafting, mentre sulle pareti di roccia ai lati della valle che da Arrone arriva a Ferentillo si può effettuare l’arrampicata libera.
La popolazione dell’area di gravitazione del Parco è di circa 9.000 abitanti. Il territorio di fondovalle è intensamente utilizzato con colture ortive, frutteti e vigneti, ma la caratterizzazione della valle è data dagli olivi, i cui impianti salgono fino al limite di coltivabilità.
Sul territorio che gravita sul Parco sono insediate attività manifatturiere, di cui le fondamentali impegnate nel settore alimentare.
Elevato è il livello dei servizi e delle strutture ricreative che, oltre alla vicina città di Terni, offrono i tre Comuni della valle. Diffuse e di qualità sono le strutture di ristorazione che valorizzano efficacemente i prodotti della zona: il pesce di fiume, l’olio d’oliva, i tartufi.
Il territorio del Parco è ricco di testimonianze storiche ed artistiche integrate completamente nell’ambiente. La chiostra dei monti, le gole e le forre perpendicolari alla valle sono di grande fascino e accessibilità, ma la caratterizzazione del Parco è data dalla idrografia: il corso del Nera con i suoi affluenti, la Cascata delle Marmore hanno evidenza tale da caratterizzare l’ambito quale “Parco delle acque“.
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Il turismo equestre o equiturismo è un modo di trascorrere le proprie vacanze in maniera diversa e costruttiva. Passeggiate a cavallo tra colline e verdi valli dell’umbria,tra boschi e ruscelli d’acqua sono gli elementi fondamentali di una vacanza all’insegna della natura e del benessere fisico e psichico.
Praticando periodicamente questo tipo di turismo si possono evitare stati di stress eccessivo provocati dalla vita troppo sedentaria che oramai facciamo tutti.
Molti Agriturismo Umbria dispongono di maneggi attrezzati e mettono a disposizione dei loro ospiti cavalli e istruttori che li guideranno per i sentieri circostanti facendogli conoscere le bellezze naturalistiche della zona. Inoltre da non sottovalutare il rapporto con i cavalli che da sempre è risaputo avere degli effetti benefici sull’umore di chi ha la fortuna di stare a contatto con loro. Itinerari su misura e veri e propri corsi si equitazione sono alcune tra le proposte che molti agriturismo umbria offrono a tutti coloro che hanno intenzione di accostarsi a questa disciplina e trarne tutti i benefici possibili.
Il turismo equestre è uno sport che si pratica all’aria aperta tramite un cavallo che normalmente viene montato a sella. Più raramente si pratica turismo equestre con cavalli attaccati. Essendo soprattutto una forma di impiego del tempo libero, si tende a farlo in compagnia di altri cavalieri per godere insieme le bellezze naturali e superare meglio le difficoltà che si incontrano cavalcando in campagna. E’ uno sport che richiede una certa esperienza equestre ed una buona preparazione fisica specialmente se non ci si limita a brevi passeggiate ma se si vogliono affrontare anche viaggi di più giorni in territorio sconosciuto.
Il cavallo da turismo equestre deve possedere quelle caratteristiche sia morfologiche che di addestramento che gli permettano di muoversi con sicurezza su terreno vario e con andature comode. Deve avere buoni diametri, essere resistente alla fatica, dotato di una buona dose di coraggio, equilibrato e con buoni zoccoli. Attualmente in Italia sia la FISE che la Fiteec-ANTE si propongono come referenti per l’organizzazione e la promozione del turismo equestre. Esistono anche altre associazioni non aderenti a questi due organismi che raccolgono molti praticanti.
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Castelluccio di Norcia si trova in cima ad una collina che si eleva sull’omonimo altopiano, uno dei più vasti dell’Italia centrale ed inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’altezza di 1.452 m s.l.m. ne fa il centro abitato più elevato dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Di fronte ad esso si erge imponente la sagoma del Monte Vettore (2.476 m). Il paese si trova a circa 28 km di distanza da Norcia, ed è raggiungibile attraverso una strada panoramica. Secondo i dati Istat del 2001, è abitato da 150 residenti.
Lo stupefacente panorama caratterizzato da montagne con punte molto alte, dolci colline e una variegata flora costituisce un luogo ideale per gli amanti della fotografia, del disegno e della pittura, nonché per gli amanti di trekking e di passeggiate in bicicletta .
Il Parco del resto organizza gite e tour durante tutti i mesi dell’anno.
Vi consiglio vivamente di andare in vacanza a Castelluccio di Norcia in agriturismo durante il periodo della fioritura (giugno – luglio). l’altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, La fioritura. Per diverse settimane la monotonia cromatica del pascolo, viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto in questo periodo, sono innumerevoli, camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant’altro.
Volete passare alcune giornate a Castelluccio di Norcia e dormire in agriturismo? Ecco quà una lista dei migliori agriturismi a Castelluccio di Norcia. Se volete inserire la vostra struttura in questa sezione contattatemi al seguente indirizzo e-mail.
Agriturismo La Valle delle Aquile:
Agriturismo a Castelluccio di Norcia adiacente la Piazza principale del paese, ristrutturato con ottima cura dei particolari, nove appartamenti indipendenti con vista mozzafiato sul Pian Perduto, sala colazione, ampio piazzale all’aperto con panche, tavoli e barbecue a disposizione degli ospiti.
Sito: www.lavalledelleaquile.com
Agriturismo Locanda dè Senàri:
Agriturismo a Castelluccio di Norcia a “venti passi” dalla Piazza principale, stupenda casa montana completamente ristrutturata in stile, camere con vista sul Pian Grande, bellissimo ristorante prodotti tipici dell’azienda a tavola, lenticchia, farro, roveja e molto altro.
Sito: www.agriturismosenari.it
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Passeggiate ed escursioni a cavallo tra le montagne e i sentieri del Parco Nazionale dei Monti Sibillini
Si organizzano escursioni a cavallo di 5 o più persone di 1 o più giorni. Durante le escursioni si potrà dormire in rifugio o in agriturismo, dove si potranno degustare prodotti tipici e verrano serviti piatti della tradizione locale, a seconda del percorso effettuato e delle disponibilità.
Si organizzano escursioni a cavallo di 5 o più persone di 1 o più giorni.
Durante le escursioni si potrà dormire in rifugio o in agriturismo, a seconda del percorso effettuato e delle disponibilità.
Pasquetta a cavallo
una giornata in sella
dal 05/04/2010 al 05/04/2010
Percorrere mulattieri e sentieri tra boschi e prati
incontaminati della verde umbria
PROGRAMMA
Partenza ore 10:30 c/a
Sosta per il pranzo in agriturismo con ricco menu
a base di prodotti tipici della zona.
Rientro previsto ore 16:30 / 17:00
Perscorso adatto a tutti
Un giorno a Cavallo
Passeggiata nei Monti Sibillini
dal 18/04/2010 al 18/04/2010
Una giornata in sella per un’escursione in pieno relax tra i boschi e prati.
PROGRAMMA
Partenza ore 10:30 c/a
Sosta per il pranzo in agriturismo e rientro previsto ore 17:00 c/a
Percorso facile adatto anche a principianti.
prezzo noleggio cavallo e pranzo €95 a persona.
primo maggio a cavallo
un giorno a contatto coin la natura
dal 01/05/2010 al 01/05/2010
a cavallo . il modo migliore per scoprire luoghi incontaminati
e percorrere mulattiere e sentieri dove il tempo si e’ fermato
programma :
partenza dal centro ore 9/30 c/a
ore 13 sosta per il pranzo in agriturismo con ricco menu ‘
a base di prodotti tipici della zona
rientro al centro ore 17 c/a
percorso adatto a tutti
prezzo € 95 a persona
due giorni a cavallo immersi nella natura
wweek-end tra boschi e prati
dal 15/05/2010 al 16/05/2010
Due giorni a cavallo con pernottamento in agriturismo
programma:
partenza dal centro sabato 15 maggio ore 9.30 c/a
sosta per il pranzo al sacco e arrivo previsto in agriturismo ore 17 c/a
ore percorse in sella 5.30 c/a
cena con ricco menu’ a base di prodotti tipici della zona
domenica 16 maggio
prima colazione e partenza prevista ore 10 c/a
sosta per il pranzo al sacco e rientro al centro previsto ore 17 c/a
si dorme in camere doppie o triple
costo € 230 a persona
i nostri bagagli ci raggiungeranno con auto d’appoggio
Per maggiori informazioni, sui costi delle escursioni e sulle modalità di iscrizione: www.escursioniacavallo.it
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Vulpes è un genere della famiglia dei Canidi. Include le vere volpi, sebbene con il termine «volpe» si indichino anche specie di altri generi.
Tra le caratteristiche morfologiche la più evidente è la folta e lunga coda con la punta bianca; la corporatura è snella con zampe di media lunghezza, la testa, grossolanamente triangolare, presenta muso aguzzo ed orecchie larghe ed erette. Già le sue forme quindi mostrano come udito ed olfatto siano i principali mezzi per esplorare e conoscere l’ambiente circostante, anche la vista è discreta. La colorazione del dorso è bruno-fulvo tendente al rosso, il ventre è bianco.
Le volpi comuni misurano fino ad un metro di lunghezza di corpo e di testa, cm. 50 di coda, cm.35 di altezza alla spalla, kg 6 a 12 di peso.
Le volpi predano qualunque animale che riescono ad uccidere, dai giovani caprioli e perfino giovani camosci, lepri, fagiani non disdegnando gli insetti, i lombrichi, il pollame; si cibano volentieri anche di frutta. Si nascondono in tane scavate da sè o usurpate ad altri animali.
La femmina si da probabilmente a parecchi maschi; una gravidanza dura circa nove settimane, il parto consiste di tre a dodici piccoli, di regola di 4 a 5.
Il periodo dell’anno, ma anche la tranquillità del luogo dove vive, condiziona i tempi della sua attività: è attiva prevalentemente di notte in estate; d’ inverno può svolgere le sue attività durante tutto l’ arco delle 24 ore.
La tana, negli ambienti favorevoli, viene costruita nei boschi su terreno morbido ed in pendii assolati, presenta diverse uscite di sicurezza ed è molto simile a quella del Tasso, tanto che, in quelle più ampie, le due specie possono coabitare; in mancanza di meglio possono essere usati tronchi cavi o ripari nella roccia.
La volpe risulta presenta su tutto il territorio regionale dell’umbria, con una distribuzione uniforme e continua, appare maggiormente diffusa nella porzione nord-orientale.
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