Articoli marcati con tag ‘architettura’
Nella centrale piazza della Repubblica vi è la chiesa intitolata a San Feliciano, patrono della città di Foligno. Fu edificata nella prima metà del XII secolo sul luogo della sepoltura del Santo ad opera di Maestro Atto, come documenta una iscrizione posta sulla facciata principale.
Il Duomo di Foligno, Basilica Cattedrale di San Feliciano, è la chiesa in cui si trova la cattedra del vescovo di Foligno.
La cattedrale, dedicata a san Feliciano di Foligno fu eretta come tale nel XII secolo e, nei secoli successivi, fu radicalmente restaurata, seppur continuando ad avere la conformazione originaria; i restauri più importanti furono quelli di Luigi Vanvitelli e Giuseppe Piermarini (che curarono l’aspetto interno in stile barocco-neoclassico) e quelli del XX secolo, in cui l’esterno è stato riportato alle forme originarie.
Nel 1904 la facciata anteriore è stata liberamente restaurata e presenta un mosaico raffigurante “Cristo in Trono, San Feliciano”, messalina (protettori della città) e papa Leone XIII (colui che commissionò l’opera). La facciata sinistra, quella su piazza della Repubblica è caratterizzata da un bel portale romanico decorato con bassorilievi raffiguranti Federico Barbarossa, Innocenzo III, i Simboli degli Evangelisti ed i Segni Zodiacali. L’elegante cupola è un’addizionale cinquecentesca opera di Giuliano di Baccio d’Agnolo.
L’interno ad un’unica navata denota i tratti del rifacimento Neoclassico operato nella seconda metà dell’Ottocento da Giuseppe Piermarini, ed è evidenziato dal baldacchino dell’altare maggiore, fedele riproduzione di quello berniniano presente nella Basilica di San Pietro a Roma. Al suo interno custodisce una statua del XIX secolo, la cappella del Sacramento del 1527 è opera di Antonio da Sangallo il Giovane con affreschi di Vespasiano Strada e Baldassare Croce, la cripta (sotto l’edificio) ha origini romaniche ed è quindi più antica della chiesa stessa con capitelli preromanici ed altri elementi architettonici.
Popularity: 3% [?]
La visita al Castello Bufalini promette un affascinante viaggio nel passato, tra le stanze dai raffinati affreschi e il ricco giardino all’italiana con giochi di fontane, limonaie e labirinto.
Situato in una zona di confine tra Umbria, Toscana, Marche e Romagna, il Castello Bufalini nasce come fortezza militare per difendere l’abitato di San Giustino ed il territorio circostante. La sua edificazione risale al 1480 quando Citta’ di Castello, per arginare gli attacchi dei nemici, decise di costruire un castello fortificato su progetto dell’architetto romano Mariano Savelli sul luogo di un fortilizio preesistente di proprietà della famiglia Dotti, ormai in rovina a seguito degli eventi bellici del tempo.
Poichè la costruzione richiedeva un ingente capitale, nel 1487 il Castello fu donato a Niccolò di Manno Bufalini, cittadino tifernate e ricco possidente terriero in San Giustino, con l’obbligo di completare i lavori sotto la direzione di Giovanni e di Camillo Vitelli e di difendere il maniero in caso di guerre. La fortezza fu costruita a forma di quadrato irregolare con torri angolari raccordate da camminamenti merlati, su cui domina la mole della torre maestra; il tutto ulteriormente difeso da un ampio e profondo fossato a pianta stellare con ponte levatoio. Nel 1500, con il consolidarsi della potenza economica e politica della famiglia Bufalini divenuta di fatto la feudataria del luogo, il Castello fu trasformato in una villa fortificata secondo nuove esigenze sociali, artistiche e culturali. Promotori di tale iniziativa furono l’Abate Ventura Bufalini ed il fratello Giulio.
Lo splendido giardino all’italiana improntato al gusto delle corti rinascimentali, costituisce un vero gioiello impreziosito dal “labirinto”, emblema dell’architettura da giardino tardo-rinascientale. Il progetto di riqualificazione, attribuito al Vasari verso il 1492, prevedeva cicli ad affreschi con decorazioni raffiguranti ‘Miti’ e ‘Grotteschi’ dipinte dal Gherardi. Un’importante e preziosa ‘Quadreria’ testimonia la ricchezza e il prestigio della famiglia. Gli interni ancora conservano gli antichi arredi di gusto tardo- rinascimentale e barocco. Dal 1989 il castello è di proprietà del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è visitabile nel periodo estivo su prenotazione presso la Cooperativa “Il Poliedro”
Popularity: 2% [?]
I monti Sibillini oltre ad offrire bellezze naturali inestimabili sono ricchi di storia, ne è un esempio il santuario di Macereto che si trova nel territorio comunale di Visso (mc).
Non lontano dalla piccola cittadina di Visso, sull’omonimo altopiano a circa 1000 mentri di altitudine, sorge uno splendido complesso religioso: il Santuario di Macereto. E’ una delle maggiori espressioni rinascimentali del ‘500 delle Marche.
Come è nato il Santuario di Macereto? La storia è alquanto particolare; la tradizione infatti vuole che il 12 Agosto del 1359, alcuni muli di una carovana in pellegrinaggio da Loreto al Regno di Napoli che trasportavano una statua lignea della Madonna con il Bambino, giunti sull’altopiano, si inginocchiarono e non ci fu verso di farli ripartire nonostante frustate e calci.
Costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano rappresenta il più completo esempio di architettura rinascimentale cinquecentesca delle Marche. Tra i molti artisti che vi operarono ricordiamo Simone de Magistris (1580-1582, suo il complesso figurativo della conca absidale. Del complesso fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite.
Il santuario di Macereto è di forma ottogonale con tre ingressi e al centro vi è un piccolo tempietto dove è incisa, in latino, la storia del piccolo miracolo di Macereto. Costruito con pietra chiara che ne esalta la sua grandiosità, è inglobato in un complesso ben più ampio di cui fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia e il Palazzo delle Guaite. Era munito anche di un campanile che però a causa del cedimento delle fondamenta, crollò e non venne più ricostruito.
E’ eccezionale, quanto suggestivo, l’intero giro di portici che racchiude un lavatoio ed un gran bel camino facendo pensare a un piccolo mercato sotto le sue logge e intensi banchetti di pellegrini.
Il luogo è veramente bello; ideale per passeggiate e piccole scampagnate con bambini al seguito, liberi di muoversi all’interno del cortile del santuario. Un mix perfetto tra storia, cultura, arte, natura, divertimento e tanta serenità.
Il luogo, immerso nel verde, è visitato soprattutto d’estate, oltre che da pellegrini, da turisti che spesso si accampano nel cortile adiacente per merende e giochi all’aria aperta.
Popularity: 2% [?]
Pienza è un comune di 2.231 abitanti della provincia di Siena, probabilmente il centro più rinomato e di maggiore importanza artistica di tutta la Val d’Orcia di cui fa parte. È non molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia.
La sua collocazione al centro della Val d’Orcia, una valle bellissima e intatta dal punto di vista paesaggistico, rende la cittadina perfettamente in grado di documentare ancora oggi l’interesse fondamentale che l’architettura umanistica pose nel rapporto uomo-natura, anche in riferimento all’importanza che questo rapporto ebbe durante l’età classica.
Pienza, piccolo gioiello del Rinascimento nel cuore della Toscana, in provincia di Siena, al centro di una delle zone più belle d’Italia e più ricche di tesori d’arte, deve il suo nome e la sua fama ad Enea Silvio Piccolomini divenuto famoso come Pio II. Conosciuta nell’alto medioevo con il nome di Corsignano fu una roccaforte senese celebre per essere stata menzionata in una novella di Giovanni Boccaccio.
Gran parte della sua architettura più bella fu fatta realizzare proprio da Papa Pio II tra il 1459 ed il 1462 che chiamò a lavorare a Pienza uno degli architetti più famosi dell’epoca, Bernardo Rossellino, trasformando il borgo natale di Corsignano in una splendida cittadina rinascimentale, eccezionale esempio di architettura e urbanistica quattrocentesche. Pienza, dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità per l’importanza dei suoi monumenti e del suo assetto urbano, costituisce altresì, una meta ideale per un breve soggiorno, una vacanza rilassante fra cultura e gastronomia, al centro di un territorio per gran parte ancora incontaminato.
Oggi Pienza fa parte di un sistema territoriale chiamato “Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia“, che mira alla conservazione dello straordinario patrimonio artistico dei cinque comuni che ne fanno parte: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia.
La piazza Pio II, dedicata al pontefice che volle trasformare in città il medioevale borgo natio di Corsignano, è considerata una delle più limpide realizzazioni degli ideali urbanistici del Rinascimento.
Creata da Bernardo Rossellino tra il 1459 e il 1462, essa si apre al centro della cittadina, di cui raccoglie nel suo breve spazio tutti i monumenti: la Cattedrale, il palazzo Piccolomini, il palazzo Comunale e il severo palazzo Vescovile.
L’equilibrio delle masse architettoniche, il loro armonioso rapporto con lo spazio antistante, la rispondenza delle loro distensioni orizzontali, quasi sottolineate dalle bianche liste che spartiscono in grandi rettangoli la pavimentazione di mattoni a spina di pesce, l’uguale patina della pietra usata, danno all’ambiente, pur variamente articolato, una mirabile unità e una bellezza composta e meditata.
Protagonista è la Cattedrale, che per il divergere dei lati della piazza e il conseguente rapido dilatarsi dello spazio verso la valle retrostante, pare quasi protendere in avanti la sua maestosa facciata, d’un misurato vigore plastico,con i due ordini di colone ed archi che l’animano.
Altro protagonista è il palazzo Piccolomini, il capolavoro del Rossellino, che si ispirò alle forme albertiane nell’idearlo tutto a bugnato liscio.
Il Duomo, dedicato alla Madonna dell’Assunta, fu eretto sulle rovine dell’antica chiesa di Santa Maria, costruita dopo la metà del XII secolo. Allo scopo di avere un’ampia navata e , contemporaneamente, una piazza abbastanza spaziosa, l’abside fu ancorata al dorso della collina, ma non così saldamente da renderla sicura sul terreno umido e mobile, tanto che lunghissimi e difficili sono stati i lavori di consolidamento dello sperone della fabbrica che guarda la campagna. L’esterno sollecita il ricordo dell’Alberti, filtrato attraverso l’operosa ttività del Rossellino, ed afferma motivi quattrocenteschi negli arconi classicheggianti. Le colonne poggiano su alti basament; un occhio e due edicole timpanate sono iscritte nell’arco e il fastigio triangolare, spartito da ornate lesene, porta al centro lo stemma Piccolomini. L’interno, a tre navate, si riallaccia a motivi gotici negli allungati e snelli pilastri a fascio, sormontati da alti piedritti, sui quali si innestano le volte a crociera. L’abside a raggiera è illuminata dalle finestre ogivali, rabescate da spinosi motivi ornamentali. Il campanile ha pianta ottagonale poggiato sopra l’antica cripta, si staglia sulla sinistra della chiesa e svetta verso il cielo con la sua bella terminazione a cuspide.
Popularity: 8% [?]
Orvieto è un comune di 21.043 abitanti della provincia di Terni, in Umbria. Orvieto è insediata su una rupe di tufo, a 325 m s.l.m., che domina la valle sottostante dove scorrono i fiumi Paglia e Chiani poco prima di confluire nel Tevere. Questa enorme piattaforma in tufo vulcanico brunastro, che si solleva dai venti ai cinquanta metri dal piano della campagna, fu creata dall’azione eruttiva di alcuni vulcani, che depositarono un’enorme quantità di materiali.
Le origini di Orvieto risalgono alla civiltà etrusca: i primi insediamenti, sono del IX° secolo a.C. e si localizzarono all’interno delle grotte tufacee ricavate nel massiccio su cui sorge attualmente la città.
Orvieto è famosa nel mondo per il suo turismo di qualità che si esprime nell’offerta di eccellenza nel campo storico-artistico, enogastronomico ed ambientale.
Il Duomo di Orvieto è una delle più significative creazioni dell’architettura gotica italiana. La facciata, a forma di trittico, risplende di marmi policromi, sculture e mosaici. Caratteristici il portale mediano e il rosone centrale ad opera di Andrea Orcagna [XIV secolo]. Il duomo di Orvieto è celebre anche per gli affreschi sul Giudizio Universale di Luca Signorelli. Erano stati iniziati dal Beato Angelico con l’aiuto di Benozzo Gozzoli.
Nella città antica troviamo poi il Pozzo di San Patrizio, edificato nel 1527 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, il Palazzo dei Sette del 1300, il Palazzo del Capitano del Popolo (XII° secolo) nel quale si tenevano le riunioni del Consiglio Popolare, le chiese di S. Andrea (XII° secolo), S.Domenico (XIII° secolo), S.Giovenale (XI° secolo), Palazzo Soliano (1262) al cui interno sono ospitati due musei : il Museo dell’Opera del Duomo ed il Museo d’Arte Moderna. Inoltre si ricordano il Teatro Mancinelli (1866), la suggestiva Città Sotterranea e la Necropoli del Crocefisso del Tufo risalenti al periodo etrusco.
Popularity: 3% [?]



