Articoli marcati con tag ‘castello’
La Rocca Albornoziana è una fortezza situata sulla sommità del colle Sant’Elia che sovrasta la città di Spoleto. Si tratta del principale baluardo del sistema di fortificazioni fatto edificare da papa Innocenzo VI, per rafforzare militarmente e rendere più evidente l’autorità della Chiesa nei territori dell’Italia centrale, in vista dell’ormai imminente ritorno della sede pontificia a Roma dopo i settanta anni circa di permanenza ad Avignone.
I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1359, furono presieduti dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz, e si protrassero fino al 1370 sotto la direzione dell’architetto eugubino Matteo Gattaponi.
La costruzione dell’edificio trae origine dalla missione di pacificare e rafforzare le terre della Chiesa, affidata nel 1353 dal papa Innocenzo VI al cardinale Albornoz.
Gli spoletini accolsero il progetto con grande soddisfazione dal momento che il proposito del cardinale di dare nuova unità al territorio della Chiesa ben rispondeva all’aspirazione della città di sottrarsi dal predominio ormai decennale che la vicina Perugia esercitava.
Per alcuni secoli, e fino all’inizio del Cinquecento, l’edificio fu teatro degli avvenimenti più rilevanti della città, ospitando i maggiori personaggi del tempo. Gomez Albornoz, nipote del cardinale, è il primo castellano della Rocca, ormai ultimata; nel 1392 vi soggiorna Bonifacio IX.
Fra i governatori assume un rilievo particolare Lucrezia Borgia, mandata qui diciannovenne dal padre, papa Alessandro VI, per allontanarla dal marito Alfonso d’Aragona.
La Rocca è sicuramente il monumento più rappresentativo della Città di Spoleto per la sua posizione posta al di sopra della città. È circondata da un’alta muraglia a pianta rettangolare allungata attraversata nel senso del lato corto da un corpo che dà origine a due rettangoli minori, diseguali, a formare i due cortili: il cortile delle armi, riservato alle truppe; e il cortile d’onore, collocato nel mezzo dell’area nobile dell’edificio. Attualmente nel Cortile d’Onore è accolto il Museo Nazionale del Ducato, con materiale, proveniente dalle collezioni civiche dei sec. IV-XV, mentre la seconda area ospita un Teatro all’aperto capace di contenere 1200 spettatori. All’interno degli ambienti ha sede inoltre la Scuola europea di restauro del libro e il Laboratorio di diagnostica applicata al restauro dei beni culturali. Alle estremità troviamo sei magnifiche torri di cui la più alta e possente detta torre maestra, tutto intorno è presente un magnifico parco. La rocca è collegata a Monteluco dal Ponte delle Torri, antico acquedotto che riforniva la città di Spoleto.
Popularity: 2% [?]
Prodo è una frazione del comune di Orvieto (TR). La sua splendida collocazione geografica lo vede incastonato fra un gruppo di colline che degradano verso il bacino artificiale di Corbara, nato dallo sbarramento del fiume Tevere nella parte meridionale della regione Umbria, fra Orvieto e Todi.
Il minuscolo centro abitato è dominato da un antico castello medioevale e si agglomera intorno ad un’ampia piazza e ad un breve tratto fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri.
Il paese si trova lungo la strada statale 79 bis che collega Todi ad Orvieto, circa a 20 km di distanza da ciascuna delle due città. È posizionato in zona collinare (394 m s.l.m.), sulla sommità di una forra articolata in tre burroni, due dei quali sfociano nel lago di Corbara ed uno nella valle di Orvieto. I suoi abitanti (49, secondo i dati Istat del 2001) si chiamano prodenzani; le case circondano un’ampia piazza sulla quale da l’antico castello medievale e un viale fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri. Il suo territorio, assieme alla frazione di Colonnetta di Prodo, fa parte della zona 12 del comune di Orvieto (simile ad una circoscrizione).
Il castello di Prodo si trova lungo la strada statale 79 bis che da Todi si collega con Orvieto. Il castello venne eretto dalla nobile famiglia orvietana dei Prodenzani nel 1222 (o forse qualche anno dopo).
La sua posizione strategica a picco su tre burroni, di cui due confluiscono sul lago di Corbara ed il terzo nella valle di Orvieto, ne fecero una roccaforte imprendibile arrivata in buono stato fino a giorni d’oggi.
Il castello di Prodo è una costruzione importante, caratterizzata da torri angolari sporgenti ricoperti da tetti. Il castello fu voluto, nella prima metà del ‘300, dai Prodenziani, signori di Orvieto e nella sua storia rimase, sostanzialmente, sotto il potere di questa città. Prima “gestito” da alcuni condottieri, come Giovanni di Cecco di Montemarte, e poi direttamente dall’Opera del Duomo, di cui fu proprietà fino all’entrata dell’Umbria del Regno d’Italia (1861). Nel luglio del 1849 vi si rifugiò Garibaldi inseguito dalle truppe pontificie.
Il castello è dal 1871 proprietà privata e non visitabile.
Popularity: 4% [?]
Seguendo la valle del Menotre, a Km 19 dalla città di Foligno, si raggiunge Rasiglia, villaggio situato a 648 metri s.l.m., tipico paese antico: umbro-etrusco e romano-Iongobardo. Il nome rivela forse una matrice etrusca.
Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno (PG). Il paese è situato a 648 m s.l.m., a circa 19 km da Foligno lungo la Strada Statale 319 Sellanese che conduce in alta Valnerina, dopo essersi distaccata dalla Strada Statale 77 della Val di Chienti a Casenove e lungo il fiume Menotre nell’omonima valle.
Il paese conserva l’aspetto tipico di borgo medievale umbro, raccogliendosi in una struttura ad anfiteatro. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle cosiddette “carte di Sassovivo”, cioè l’archivio dell’Abbazia di Sassovivo. Qui è menzionata per la prima volta la curtis de Rasilia, che risultava avere come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.
Il Santuario Madonna delle Grazie sorge presso il greto del fosso Terminara, confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, a circa 1 km dal castello di Rasiglia, presso la Strada Statale 319 Sellanese, per accordo è gestito dalla diocesi di Foligno attraverso la parrocchia di Rasiglia, pur appartenendo alla parrocchia di Verchiano. Questa decisione all’epoca, diede origine a discordie e conflitti tra le due comunità.
La scelta del sito per la sua fondazione è legata al ritrovamento “miracoloso” di una statua della Madonna che, più volte trasportata nella parrocchiale di Verchiano, migrò sempre, per mano angelica, sul luogo dove poi venne ritrovato.
La Vergine venerata in origine, un simulacro in terracotta della Madonna adorante il Bambino, venne nel secolo XVIII sostituita con un’altra statua vestita, di maggiori dimensioni, ma di identica iconografia.
II santuario, ritenuto polivalente dal punto di vista terapeutico, è meta di pellegrinaggio da parte di intere collettività o di singoli fedeli, ed è a tutt’oggi custodito da uno o più eremiti.
La fondazione del santuario risale al 15 agosto 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, essa sarebbe tornata più volte al luogo d’origine e ritenendo questo un segno della volontà divina, si decise di erigervi una chiesa.
La chiesa a pianta quadrangolare, ha un’unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine-palo in travertino con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all’ingresso si trova la finestra “del viandante”, così chiamata per chi rivolge uno sguardo ed una preghiera alla Madonna quando il santuario è chiuso.
L’esterno della chiesa non presenta particolare importanza. Avanti alla facciata e in parte al 1ato sinistro c’è un portico o loggiato rustico a tetto. Più volte restaurato, reca delle pianelle con rudimentali ornamenti; in una di esse si legge la data del 1651. E’ sorretto complessivamente da sei pilastri e da tre colonnine-palo, in travertino (A.D. 1935) che vogliono rappresentare i simboli, ridotti ai minimi termini di espressione, di tre evangelisti.
Numerosi ex-voto e pellegrinaggi testimoniano la riconoscenza dei fedeli protetti dalla Madonna. Il santuario è stato recentemente restaurato a seguito dei danni provocati dal sisma del 1997.
L’ultima domenica di maggio si svolge al santuario la “processione di Villamagina” come ringraziamento di tale paese alla Vergine. La prima domenica di giugno si svolge il “pellegrinaggio di Scopoli” che i fedeli effettuano a piedi cantanto e pregando. Il lunedi di Pentecoste è dedicato alla “processione di Roviglieto“. Si ricordano ancora i pellegrinaggi di Verchiano, Volperino e Casenove.
Popularity: 2% [?]
Collepino è una frazione del comune di Spello (PG).
Il piccolo paese si trova ad un’altezza di 600 m s.l.m., sul fianco meridionale del monte Subasio: da esso si diparte la strada panoramica che collega Spello ad Assisi passando per la sommità del monte ed un’altra strada che, seguendo il fianco della montagna sempre verso Assisi, passa per Armenzano. La valle solcata dal torrente Chiona si apre ai piedi del borgo, abitato da 49 persone (secondo i dati ufficiali del censimento Istat 2001). Il territorio di Collepino è totalmente inserito all’interno del parco regionale del monte Subasio.
L’origine è probabilmente anteriore al XIII secolo: il paese nacque come colonia dei boscaioli e pastori della vicina abbazia benedettina di S. Silvestro, diventandone successivamente il baluardo difensivo da scorribande e saccheggi. L’abbazia venne costruita, secondo la tradizione, nel 1025 da san Romualdo, il fondatore dei camaldolesi, a circa 2 km di distanza e a 715 m s.l.m., in direzione della cima del monte. La chiesa accrebbe in breve tempo la propria importanza: Alessandro III la pose sotto la protezione della Santa Sede nel 1178, assicurandone il cospicuo patrimonio di chiese ed edifici nel territorio spellano. Tuttavia, nel 1236, dopo un periodo di decadenza, l’abbazia venne soppressa ed i suoi beni spartiti tra alcuni monasteri di Spello e Spoleto. Nel XV secolo, l’abbazia passò alle dipendenze del parroco di Collepino (fino al 1875).
Vari conflitti successivi crearono ulteriori problemi all’abbazia: quando, nel 1535, ospitò alcuni seguaci della famiglia perugina dei Baglioni (avversa al papato), venne fatta distruggere da Paolo III.
Nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia vi ha fondato la comunità delle Piccole Sorelle di Maria, che da allora risiedono nell’Eremo della Trasfigurazione: esso non è altro che un edificio costruito sui resti dell’antica abbazia.
La coltivazione dell’olivo rappresenta una delle principali fonti d’introito economico per gli abitanti del paese.
In occasione di San Silvestro (31 dicembre), patrono del paese, viene distribuito pane benedetto anche agli animali, secondo la tradizione locale, per assicurarne la protezione dalle malattie.
Fonte: Wikipedia
Popularity: 7% [?]
Armenzano è una frazione del comune di Assisi (PG).
Il paese è situato 8 km ad est rispetto alla città di Assisi, sul fianco orientale del monte Subasio, ad una altezza di circa 740 m s.l.m.. Gli abitanti, 40 secondo i dati Istat del 2001. Altre località che ricadono nelle pertinenze del borgo sono Nottiano, Rocca Paida, Villa Caberta, Villa Marforio e Serra di Valtopina.
Il nome Armenzano deriva dal latino “armentum“, che vuol dire mandria di buoi, cavalli, … La risorsa principale del paese fu infatti, per molto tempo, l’allevamento anche perchè la sua conformazione geologica, fortemente scoscesa, si presta ai pascoli ma non all’agricoltura.
La sua popolazione nel periodo medievale si componeva di circa 400 persone (40 fuochi); nel 1950 contava 550 persone, ora ridotte ad una trentina.
Uno dei signorotti che nel medioevo comandava il castello era Napoleone di Umbertino dei Monaldi (morto nel 1257), che fu grande amico ed ammiratore di San Francesco e lo ospitava tutte le volte che il Santo si recava a predicare nella zona.
Oltre alle attività di tipo silvo-pastorale, è sviluppato anche il turismo naturalistico e l’agriturismo, poiché Armenzano è inserito all’interno del Parco Regionale del Monte Subasio. Data la pressoché totale assenza di fonti di inquinamento luminoso, la zona è ideale per l’osservazione astronomica.
Armenzano è adagiato su un colle dal quale si gode lo splendido panorama delle colline e dei monti nocerini e della verde valle del torrente Anna.
Il poggio su cui Armenzano sorge, tondeggiante e ristretto, ha reso obbligatoria la costruzione delle case in due cerchi concentrici; più in alto svetta isolata l’abitazione del signorotto medievale.
L’Osservatorio Astronomico è inserito nel “Parco Naturale del Monte Subasio“, gode di una quasi totale assenza di inquinamento luminoso. La realizzazione dell’Osservatorio, avvenuta nel ‘99, è stata possibile riadattando una casa del borgo di circa 60 mq a sola iniziativa privata. Tutto il lavoro di trasformazione è stato realizzato nel rispetto del particolare ambiente nel quale è inserito. Arrivati al paese, l’Osservatorio è sotto al Castello medievale.
Popularity: 4% [?]
L’isola Polvese è per estensione la più grande tra le tre isole del Lago Trasimeno. Molto probabilmente trae il suo nome da polvento (zona di sottovento).
Dal rinvenimento di numerosi reperti è da credere che fosse stata frequentata fin dalla protostoria.
Certo invece è che fosse stata frequentata dagli etruschi ed abitata dai romani.
L’Isola Polvese è la più grande isola del lago Trasimeno, in Umbria, con una estensione di 69,6 ha. La costa si trova a 258 m s.l.m., mentre la sommità raggiunge i 313,4 m; nella parte orientale e meridionale è presente una vasta zona umida con canneti che danno rifugio a varie specie di uccelli ed anfibi. Nella parte settentrionale si trova un piccolo bosco (11 ha), prevalentemente popolato dal lecci e roverelle. L’isola è abitata in maniera semi-continuativa solo da un paio di famiglie.
Presenta un ambiente particolarmente suggestivo, frutto di un’armoniosa integrazione tra paesaggio naturale e antropizzato: oltre alla vegetazione tipica delle zone umide, un’antica lecceta d’alto fusto e un esteso e secolare oliveto.
Oggi l’isola polvese è amministrata dalla Provincia di Perugia, è totalmente disabitata seppur dotata di alcune strutture di accoglienza turistica come un bar/ristorante ed un centro servizi.
L’isola è raggiungibile attraverso il servizio di navigazione del Trasimeno gestito dall’Apm, partendo da San Feliciano.
Tra gli itinerari più interessanti da svolgere sull’isola vi è il sentiero che percorre il versante nord-ovest, più fresco e umido, in cui si sviluppa un bosco di lecci. Interessante il sentiero che dall’oliveto conduce al giardino delle piante acquatiche fino alla Chiesa di San Giuliano, al Castello e al Podere del Poggio, la vecchia fattoria abbandonata dal cui balcone è possibile godere di uno splendido panorama.
Popularity: 3% [?]
Pissignano è una frazione del comune di Campello sul Clitunno (PG).
Il paese è situato a metà strada tra Trevi e Spoleto, lungo il tracciato della strada statale Flaminia, a brevissima distanza dalle celeberrime Fonti del Clitunno. Il borgo si costituisce di una parte in pianura, lungo la Flaminia, e di una parte collinare costituita dalla Torre e dal Colle Revalioso (detto anche San Benedetto); storicamente, appartenne dapprima al Ducato di Spoleto e poi allo Stato della Chiesa.
Il Castello di Pissignano è stato fondato nell’XI secolo. Nel 1155 Federico Barbarossa si stanziò con le sue truppe nei pressi del castello dopo la distruzione della città di Spoleto.
Pissignano, appartenuto al demanio del Ducato di Spoleto, rimarrà sotto il dominio della città fino allo scorcio del XVIII secolo.
Tipico castello di pendio ad impianto triangolare, il Castello di Pissignano conserva ancora intatto il perimetro delle sue mura, intercalato da possenti torri poligonali e da due torri-porta.
La torre di vertice è molto alta e slanciata. Funzioni difensive doveva avere anche la torre pentagonale intermedia, utilizzata poi come campanile della chiesa di San Benedetto.
La chiesa di San Benedetto, che fa parte di un complesso architettonico appartenuto alla comunità dei benedettini, conserva pitture di varie epoche tra cui si segnalano gli affreschi cinquecenteschi nell’abside raffiguranti l’Assunzione della Vergine, firmati dai fratelli Angelucci di Mevale.
Agli stessi Angelucci si potrebbe ricondurre la Madonna col Bambino datata 1545 dipinta sulla facciata del Palazzo Comunale che sorge a poca distanza dalla chiesa.
Popularity: 4% [?]
Tra Spoleto e i rilievi a Nord-Est ci si trova immersi in uno scenario arcaico, forte, connotato da alte e scoscese quinte montuose, inconsueto nel paesaggio umbro, caratterizzato in genere da alture dolci.
Il Castello di Postignano è nel Comune di Sellano in Valnerina, costituita da ripidi versanti ed esigui piani di fondovalle, solcati da fiumi abbondanti di acque limpide che scendono dal massiccio dei Monti Sibillini. Nei secoli è stata una frequentata via di comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico, e utilizzata per millenni come tratturo della transumanza appenninica. I sabini edificarono il villaggio di Norcia, i romani riorganizzarono l’area, fondando Cassia (Cascia).
Postignano, castello di pendio del secolo XIII – ma con origine probabili nel IX – di impianto triangolare con vertice a monte costituito da una torre esagonale, domina la valle del Vigi e la strada che conduce a Spoleto.
Il Castello, originariamente di proprietà della famiglia Trinci di Foligno, fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini.
Situato lungo il fiume Argentina, affluente del Nera, sulla strada che collega Spoleto a Foligno, Norcia e Assisi, circondato da boschi e ampie aree coltivabili, il Castello era in posizione strategica, con un’economia fiorente, anche con artigianato del ferro e della canapa.
Lo statuto del 1586 prevedeva che il governo del castello e di quello vicino di Anagni fossero affidati a quattro massari, due per castello, eletti dall’assemblea e rinnovati ogni sei mesi.
Nel 1611 vi abitavano 235 persone, diminuite a 139 nel 1713.
Nel secolo XIX i castelli di Postignano e Anagni furono assegnati al Comune di Sellano, ma conservarono sindaci propri.
Nel 2002, il Castello di Postignano e i suoi dintorni sono stati inseriti tra i siti di interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali.
Tra il 1993 e il 1997 un gruppo di professionisti, legati anche da vincoli di amicizia, ha comprato l’intero borgo e ha fondato la MIRTO srl, la società che oggi ne è proprietaria e che ne ha avviato il restauro nel 1996.
In alcuni ambienti, originariamente agricoli è previsto l’allestimento del museo del borgo “Le stanze della Memoria”, con il contributo delle Cattedre di Antropologia delle Università di Perugia e di Napoli. Nel museo saranno raccolte ed esposte testimonianze storiche e iconografiche delle attività agricole e artigianali praticate dai suoi abitanti.
Fonte: www.borgodipostignano.com
Popularity: 10% [?]
Valfabbrica è un comune di 3.520 abitanti della provincia di Perugia. Situato sulla sponda del fiume Chiascio, Valfabbrica è un piccolo centro di origine medievale anticamente conteso fra Gubbio, Assisi e Perugia.
Le origini e la storia della cittadina di Valfabbrica sono legate alle vicende del Monastero benedettino di Santa Maria “In Vado Fabricae” (Vado = guado sul fiume Chiascio).
Valfabbrica è situata in posizione centrale lungo il Sentiero Francescano della Pace, l’itinerario che ripercorre il cammino intrapreso da San Francesco per la prima volta nell’ inverno tra il 1206 e 1207, quando fuggì dalla casa paterna di Assisi e si rifugiò a Gubbio. In seguito, Francesco compì molte volte questo tragitto, anche in compagnia dei suoi confratelli, e quando si recava presso l’eremo della Verna, nelle colline del Casentino. In questo tracciato, ricco di monumenti simbolo del francescanesimo, è stato organizzato un percorso praticabile a piedi, in mountain-bike o a cavallo, che attraversa ambienti naturali incontaminati e consente di riscoprire importanti testimonianze storiche, come il Castello di Coccorano, ed antichi complessi monastici.
Nel Medio Evo la crescente alleanza con Assisi portò l’Abbazia e il castello di Valfabbrica ad una grande prosperità, ma i contrasti con i vicini castelli dei feudatari perugini provocarono, nel 1209, la distruzione di Valfabbrica da parte di Perugia.
L’Abbazia si sottomise alla Regola di Nonantola, mentre il Castello passò nel 1497 al Duca di Urbino, Guidubaldo I, Signore di Gubbio.
Interessanti le escursioni nelle altre vicine frazioni di Coccorano, Colle Mincio, Giomici, Monte Verde e Poggio Morico.
Popularity: 2% [?]
Sant’Anatolia di Narco è un comune di 593 abitanti della provincia di Perugia. Situata in prossimità del fiume Nera, la località era abitata fin dall’antichità ma deve il suo aspetto attuale al periodo tardomedievale.
Dove confluiscono le vie montane che scendono dal monte Coscerno, sorge il castello di Sant’Anatolia di Narco ubicato sulla sinistra orografica del fiume Nera, lungo l’antica strada della Valnerina. Di origine medioevale, sorge ai margini di una terrazza fluviale, già abitata dall’antico popolo dei Naharci, con mura di cinta, torrioni e tre porte di accesso, una delle quali si conserva ancora oggi in tutta la sua superba bellezza. Dentro le mura si può ammirare l’originale disposizione urbanistica, con la presenza contigua di case comuni e di palazzetti gentilizi, divisi tra loro da vie molto strette e serrati da archi.
Tra il tessuto edilizio spicca l’ex palazzetto municipale con portico e botteghe medioevali, che mostra in facciata due vistosi stemmi comunali del secolo scorso.
Contigua al palazzo, in un’originale piazzetta, sorge la chiesa parrocchiale di Sant’Anatolia, recentemente restaurata, che conserva al suo interno una decorazione pittorica dei secoli XIV°-XV°, il paliotto di marmo intarsiato dell’altare maggiore di scuola seicentesca napoletana, il Crocifisso ligneo con le statue della Madonna Addolorata e di San Francesco provenienti dall’ex chiesa di Santa Croce, alcune tele seicentesche ed una cornice dorata di stile rococò.
Fuori le mura, in prossimità della porta di levante, sorge il Santuario della Madonna delle Grazie, con facciata del 1575; trattasi di un’ampliamento cinquecentesco di un’antica edicola campestre, con un’immagine miracolosa della Madonna affrescata dal Maestro di Eggi. Intorno a tale immagine il pittore spoletino Piermatteo Gigli nel 1578 ha raffigurato le scene della vita della Madonna; altri affreschi più tardi sono in due nicchioni laterali.
Vicino al paese sorge il complesso dell’ex Convento francescano di Santa Croce, dei Minori Osservanti, probabilmente risalente al secolo XIII°, ma con rifacimenti degli inizi del 1600. La Chiesa è stata trasformata recentemente in Sala Campani e dedicata ai fratelli ottici ed orologiai romani del sec. XVII°, originari di Castel San Felice
Popularity: 2% [?]









