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Seguendo la valle del Menotre, a Km 19 dalla città di Foligno, si raggiunge Rasiglia, villaggio situato a 648 metri s.l.m., tipico paese antico: umbro-etrusco e romano-Iongobardo. Il nome rivela forse una matrice etrusca.
Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno (PG). Il paese è situato a 648 m s.l.m., a circa 19 km da Foligno lungo la Strada Statale 319 Sellanese che conduce in alta Valnerina, dopo essersi distaccata dalla Strada Statale 77 della Val di Chienti a Casenove e lungo il fiume Menotre nell’omonima valle.
Il paese conserva l’aspetto tipico di borgo medievale umbro, raccogliendosi in una struttura ad anfiteatro. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle cosiddette “carte di Sassovivo”, cioè l’archivio dell’Abbazia di Sassovivo. Qui è menzionata per la prima volta la curtis de Rasilia, che risultava avere come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.
Il Santuario Madonna delle Grazie sorge presso il greto del fosso Terminara, confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, a circa 1 km dal castello di Rasiglia, presso la Strada Statale 319 Sellanese, per accordo è gestito dalla diocesi di Foligno attraverso la parrocchia di Rasiglia, pur appartenendo alla parrocchia di Verchiano. Questa decisione all’epoca, diede origine a discordie e conflitti tra le due comunità.
La scelta del sito per la sua fondazione è legata al ritrovamento “miracoloso” di una statua della Madonna che, più volte trasportata nella parrocchiale di Verchiano, migrò sempre, per mano angelica, sul luogo dove poi venne ritrovato.
La Vergine venerata in origine, un simulacro in terracotta della Madonna adorante il Bambino, venne nel secolo XVIII sostituita con un’altra statua vestita, di maggiori dimensioni, ma di identica iconografia.
II santuario, ritenuto polivalente dal punto di vista terapeutico, è meta di pellegrinaggio da parte di intere collettività o di singoli fedeli, ed è a tutt’oggi custodito da uno o più eremiti.
La fondazione del santuario risale al 15 agosto 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, essa sarebbe tornata più volte al luogo d’origine e ritenendo questo un segno della volontà divina, si decise di erigervi una chiesa.
La chiesa a pianta quadrangolare, ha un’unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine-palo in travertino con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all’ingresso si trova la finestra “del viandante”, così chiamata per chi rivolge uno sguardo ed una preghiera alla Madonna quando il santuario è chiuso.
L’esterno della chiesa non presenta particolare importanza. Avanti alla facciata e in parte al 1ato sinistro c’è un portico o loggiato rustico a tetto. Più volte restaurato, reca delle pianelle con rudimentali ornamenti; in una di esse si legge la data del 1651. E’ sorretto complessivamente da sei pilastri e da tre colonnine-palo, in travertino (A.D. 1935) che vogliono rappresentare i simboli, ridotti ai minimi termini di espressione, di tre evangelisti.
Numerosi ex-voto e pellegrinaggi testimoniano la riconoscenza dei fedeli protetti dalla Madonna. Il santuario è stato recentemente restaurato a seguito dei danni provocati dal sisma del 1997.
L’ultima domenica di maggio si svolge al santuario la “processione di Villamagina” come ringraziamento di tale paese alla Vergine. La prima domenica di giugno si svolge il “pellegrinaggio di Scopoli” che i fedeli effettuano a piedi cantanto e pregando. Il lunedi di Pentecoste è dedicato alla “processione di Roviglieto“. Si ricordano ancora i pellegrinaggi di Verchiano, Volperino e Casenove.
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Collepino è una frazione del comune di Spello (PG).
Il piccolo paese si trova ad un’altezza di 600 m s.l.m., sul fianco meridionale del monte Subasio: da esso si diparte la strada panoramica che collega Spello ad Assisi passando per la sommità del monte ed un’altra strada che, seguendo il fianco della montagna sempre verso Assisi, passa per Armenzano. La valle solcata dal torrente Chiona si apre ai piedi del borgo, abitato da 49 persone (secondo i dati ufficiali del censimento Istat 2001). Il territorio di Collepino è totalmente inserito all’interno del parco regionale del monte Subasio.
L’origine è probabilmente anteriore al XIII secolo: il paese nacque come colonia dei boscaioli e pastori della vicina abbazia benedettina di S. Silvestro, diventandone successivamente il baluardo difensivo da scorribande e saccheggi. L’abbazia venne costruita, secondo la tradizione, nel 1025 da san Romualdo, il fondatore dei camaldolesi, a circa 2 km di distanza e a 715 m s.l.m., in direzione della cima del monte. La chiesa accrebbe in breve tempo la propria importanza: Alessandro III la pose sotto la protezione della Santa Sede nel 1178, assicurandone il cospicuo patrimonio di chiese ed edifici nel territorio spellano. Tuttavia, nel 1236, dopo un periodo di decadenza, l’abbazia venne soppressa ed i suoi beni spartiti tra alcuni monasteri di Spello e Spoleto. Nel XV secolo, l’abbazia passò alle dipendenze del parroco di Collepino (fino al 1875).
Vari conflitti successivi crearono ulteriori problemi all’abbazia: quando, nel 1535, ospitò alcuni seguaci della famiglia perugina dei Baglioni (avversa al papato), venne fatta distruggere da Paolo III.
Nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia vi ha fondato la comunità delle Piccole Sorelle di Maria, che da allora risiedono nell’Eremo della Trasfigurazione: esso non è altro che un edificio costruito sui resti dell’antica abbazia.
La coltivazione dell’olivo rappresenta una delle principali fonti d’introito economico per gli abitanti del paese.
In occasione di San Silvestro (31 dicembre), patrono del paese, viene distribuito pane benedetto anche agli animali, secondo la tradizione locale, per assicurarne la protezione dalle malattie.
Fonte: Wikipedia
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L’Abbazia di S. Pietro in Valle rappresenta una delle più evidenti testimonianze delle stratificazioni storiche sovrappostesi dall’età romana ai nostri giorni, in un luogo superlativamente singolare della Valnerina. L’abbazia di San Pietro in Valle sorge in un fitto bosco a mezza costa del monte Solenne, lungo la statale Valnerina che da Ferentillo prosegue in direzione Cascia.
In questo sito, tra il IV e VI secolo, era presente una comunità di eremiti, tra cui i santi Lazzaro e Giovanni che vissero per quarant’anni in una grotta adiacente all’attuale chiesa.
L’avito Monastero attende il visitatore dietro la curva dello “stretto di Ferentillo“.
Vi si accede per una piccola strada da “Sambucheto“: è necessario cercarla nel suo solenne silenzio come l’omonimo monte che la sovrasta.
L’abbazia di San Pietro in Valle è uno storico monastero della Valnerina. È situata nel comune di Ferentillo, tra i centri di Precetto (sede comunale) e Macenano, a circa 360 m s.l.m.
Fu edificata nell’VIII secolo da Faroaldo II duca di Spoleto, nei luoghi dove si tramanda abbiano vissuto gli eremiti Lazzaro e Giovanni. Secondo una leggenda il duca di Spoleto vide in sogno lo stesso San Pietro che lo invitò ad edificare nel luogo dell’attuale abbazia un monastero benedettino. Pochi anni dopo il duca rinunciò al titolo e si fece monaco nell’abbazia. Da allora il cenobio fu strettamente legato alla città di Spoleto accogliendo le spoglie di molti dei duchi della città.
La chiesa dell’abbazia fu compiuta in due epoche diverse: longobarda (sec.VIII) e romanica (sec. XII), ma i due stili sono così armoniosamente inseriti da non accorgersi della loro successione. All’interno della chiesa si trovano vari frammenti longobardi e sarcofagi romani, ma soprattutto un ciclo pittorico importantissimo per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si svolgono sulle pareti della chiesa come in una finta galleria. Il Chiostro e gli ambienti monastici appartengono ad un’epoca più tarda rispetto alla chiesa, probabilmente verso il XII-XIII sec. Il lato settentrionale del chiostro, congiunto alla navata della chiesa, è scandito da 3 alti e grandi archi sorretti da pilastri quadrangolari. Gli altri 3 lati presentano una diversa situazione: l’ordine inferiore è costituito da portici con poderose volte a crociera sostenute da robuste e basse colonne di pietra locale.
Il complesso monastico, oggi di proprietà privata, è stato recentemente ristrutturato per destinarlo alla ricettività come residenza d’epoca. Visitare e soggiornare presso l’abbazia è un’esperienza suggestiva, che permette di ammirare l’arte del luogo e la vegetazione umbra, rigogliosa in questa zona.
All’interno della chiesa, da vedere, frammenti longobardi e sarcofagi romani, ma soprattutto un ciclo pittorico importante per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si susseguono sulle pareti della chiesa come in una finta galleria.
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Santa Maria degli Angeli è una frazione del comune di Assisi, in provincia di Perugia.
Ha circa 6.700 abitanti, che ne fanno la frazione più popolosa del comune. Geograficamente situato circa 4 km a sud rispetto alla città di Assisi, giace interamente sulla pianura della Valle Umbra.
Il nome del paese è stato utilizzato dai missionari francescani spagnoli, nel 1781, per battezzare la città californiana di Los Angeles. Il nome con il quale si indica comunemente la frazione è Gli Angeli e gli abitanti si chiamano angelani.
Il paese prende il nome dall’omonima basilica cinquecentesca, che domina l’intera pianura ai piedi di Assisi. Nel 576, in zona venne edificata una piccola cappella dai benedettini del Monastero di San Benedetto del Monte Subasio. Intorno al 1000, la zona era nota con il nome di Cerreto di Porziuncle, per via della presenza di una vasta zona boschiva. La cappella venne restaurata da San Francesco nel XII secolo, che vi morì nel 1226: da allora è identificata con il nome di Cappella della Porziuncola.
La Basilica di Santa Maria degli Angeli sorge nella pianura che si apre ai piedi del colle di Assisi a protezione della Porziuncola, dove San Francesco avrebbe fondato il primo nucleo dell’Ordine dei Frati Minori nel 1209 e della cappella del Transito dove il santo morì il 3 ottobre 1226.
La chiesa viene realizzata su ordine di Papa Pio V in 110 anni a partire dal 1569 d.C. su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi e con la consulenza, fra gli altri anche del Vignola; l’edificio è oggi uno dei santuari più grandi del Cristianesimo contando 126 metri di lunghezza, circa 65 di larghezza e 75 metri di altezza in corrispondenza della cupola portata a termine nel 1680.
All‘esterno, si visita il Roseto senza spine e la Cappella del Roseto, composta da tre ambienti: il primo, fatto aggiungere da S. Bernardino da Siena, e il secondo, fatto erigere da S. Bonaventura, recano affreschi di Tiberio d‘Assisi (1505-16), il quale ha ripetuto il tema a S. Fortunato a Montefalco.
Negli ambienti del convento si trova anche il Museo della Basilica; tra le opere più importanti, il „Crocifisso“ su tavola dipinto da Giunta Pisano (1236-40) e la tavola „S. Francesco“ del Maestro di S. Francesco (seconda metà del XIII secolo).
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Foto della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto
La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il duomo della città di Spoleto, sede dell’arcivescovo dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia. La sua è una storia molto variegata, in quanto non sono ben definibili le date della sua prima edificazione.
Il Duomo di Spoleto o Cattedrale S. Maria Assunta è il monumento più insigne della città di Spoleto, situato nella parte alta, sotto la Rocca Albornoz. Fu costruito intorno al 1175 sulle fondamenta di due precedenti chiese, quella di S. Maria del Vescovato e di S. Primiano, distrutte nel 1155 da Federico Barbarossa e consacrato poi dal papa Innocenzo III nel 1198 e terminato fra il 1216 e il 1227.
Nella zona superiore, a coronamento triangolare, ornata da tre rosoni, si profilano tre arcate ogivali di cui quella mediana ornata da un grande mosaico bizantineggiante (Cristo benedicente tra la Vergine e S. Giovanni) dell’artista Solsterno e datato 1207.
L’interno del Duomo è a croce latina, a tre navate con un grande abside semicircolare e ospita fra le tante opere di grande pregio artistico, nella prima cappella di destra un affresco con Madonna e Santi del Pintoricchio. Sopra il portale mediano troviamo il busto in bronzo di Urbano VIII del Bernini e nel transetto destro la tomba del pittore Filippo Lippi che realizzò nel Duomo stesso un importante ciclo di affreschi: Presepio, Annunciazione, Transito di Maria e Incoronazione di Maria, grandiosa composizione di figure e di colore.
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Colfiorito è una frazione montana del comune di Foligno (PG), appartenente alla Circoscrizione n. 7 “Annifo – Colfiorito”. Il paese è il maggiore del vasto altopiano, di circa 300 ha, in cui si trova, ad una altitudine di 781 m s.l.m., lungo la Strada Statale 77 della Val di Chienti che congiunge Foligno a Macerata; parte dell’altopiano ricade sotto la giurisdizione del comune di Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata. L’altopiano carsico deriva dal prosciugamento di sette conche lacustri, di cui rimane solo la palude.
Colfiorito stessa offre un buon livello di strutture ricreative e ricettive.
Il sistema degli altipiani di Colfiorito ha un’estensione di circa 50 km, mentre i sette bacini che lo compongono sono collocati a quote comprese fra i 750 e gli 800 metri. Il carsismo più importante della Palude di Colfiorito è costituito dall’inghiottitoio del Molinaccio.
Il territorio degli altipiani è utilizzato, oltre che per le coltivazioni tradizionali dei cereali e dei foraggi, soprattutto per quelle delle lenticchie e delle patate rosse.
Sempre all’interno del Parco si trovano dei caseifici che trasformano il latte localmente prodotto in formaggi e ricotta di ottima qualità.
Colfiorito è al centro di un sistema di itinerari di origine protostorica dei quali si ricordano la strada della Spina verso Spoleto, la Via Plestina verso la valle del Topino e il Forum Flaminii (Foligno/San Giovanni Profiamma), il percorso lungo la valle del Menotre.
Di più recente istituzione, il Sentiero Italia attraversa Colfiorito dal vicino Monte Pennino (a nord) fino al Monte Tolagna.
Di notevole importanza c’è la Chiesa di Santa Maria di Pistia (detta anche “di Plestia“), edificata probabilmente sul luogo dell’antica cattedrale, è una chiesa in stile proto-romanico e santuario di “confine”, situata sull’Altopiano Plestino, al confine tra Umbria e Marche, nel comune di Serravalle di Chienti, ma contigua all’abitato di Colfiorito.
Durante l’estate, la Sagra della Patata Rossa attira numerosi turisti e buongustai da Umbria e Marche.
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