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Montepulciano è un comune di 14.472 abitanti della provincia di Siena, posto a 605 metri sul livello del mare, a cavallo tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia. Di antica e lunga storia, Montepulciano ha origini dal popolo degli Etruschi a partire dal IV secolo a.C.
Ha notorietà anche per la ricchezza di ottimi vigneti da dove si ricava il vino Nobile di Montepulciano DOCG.
La città di Montepulciano ha un passato legato in parte all’essersi trovata all’incrocio di due strade di importanza regionale (da Chiusi ad Arezzo da sud a nord, e dalla Valdorcia alla Valdichiana e al Trasimeno da est ad ovest) e in parte alla sua collocazione strategica al confine dell’area di influenza di vari potentati cittadini basso medioevali (Orvieto, Perugia, Siena, Firenze).
Questo ha fatto sì che nei primi secoli del secondo millennio abbia sviluppato ricchezze e potere in modo ragguardevole, al punto da divenire preda ambita e da conquistarsi un’apprezzabile autonomia vendendo bene la sua alleanza alle città maggiori in perenne conflitto tra sé.
Purtroppo la sua definitiva entrata nello Stato fiorentino, dopo il 1511, se ne ha consacrato l’importanza formale (che si riflette nell’imponenza degli edifici pubblici e privati realizzati dopo tale data, e nell’erezione in Diocesi nel 1561) ne ha avviato un lento declino economico e sociale, al punto che nel secolo XVIII il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo se ne preoccupava, e s’interrogava sui modi per ridar vita ad un centro tanto prestigioso quanto decadente.
Nel secolo XIX la bonifica della Valdichiana e la rinnovata importanza della città, che diviene il centro amministrativo della zona, ne segnano un’apprezzabile rivitalizzazione, che però non dura oltre la metà del secolo XX; la perdita demografica della valle, per l’emigrazione al Nord di tanti agricoltori che si trasformeranno in forza lavoro per le fabbriche, e per i mutati modi di coltivazione della terra, non è stata ancora del tutto compensata da analoga crescita della piccola e media industria o dai servizi.
Malgrado ciò il prestigio artistico e storico della cittadina ha ancora un apprezzabile fascino, anche a livello internazionale, e questo fa sperare che Montepulciano possa trasformarsi definitivamente in un centro di produzione culturale.
Degna di nota, Piazza Grande, considerata il centro monumentale della città; lo spazio si articola in diversi edifici notevoli, ricordiamo il trecentesco Palazzo Comunale, il Palazzo Cantucci datato 1519, il Palazzo Nobili Targhi, interamente in travertino ed infine il trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo, in laterizio.
Sempre nella Piazza, è il Pozzo de’ Grifi e dei Leoni, datato 1520, in raffinate forme rinascimentali.
La caratteristica chiesa di San Biagio, situata alle pendici del colle di Montepulciano, su di un ampio prato; la pianta, a croce greca, è sormontata da una cupola.
New Moon girato a Montepulciano
Il famosissimo film New Moon, secondo episodio della saga Twilight, è stato girato anche a Montepulciano. Nel libro parte della storia era ambientata a Volterra e così il regista Weitz ha deciso di venire a girare alcune scene in Italia e ha scelto Montepulciano per rappresentare la Volterra del libro.
La scelta della città di Montepulciano al posto di quella di Volterra ha creato alcune polemiche, ma il regista ha new-moonspiegato che dopo aver visto entrambe le città per motivi di simmetria della piazza, e quindi di maggior semplicità nelle tipologie di riprese, è stata scelta Montepulciano.
Le riprese sul set italiano sono iniziate il 26 maggio 2009 e finite il 29 maggio 2009 e il set ovviamente era blindatissimo.
Il cast presente a Montepulciano era formato da: il regista Chris Weitz, i protagonisti Kristen Stewart (Bella), Robert Pattinson (Edward), Ashley Greene (Alice Cullen) e gli interpreti dei Volturi (i vampiri di Volterra) Daniel Cudmore (Felix), Charlie Bewley (Demetri) e Dakota Fanning (Jane).
A Montepulciano l’Androne del palazzo comunale, attribuito all’architetto rinascimentale fiorentino Michelozzo, e il famosissimo chiostro sono stati tinteggiati di rosso cupo. E in piazza Grande è stata creata una fontana descritta nel libro che è lunga 7 metri ed è stata realizzata in legno e cartapesta.
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Civita di Bagnoregio è un esempio di meraviglia unico nel suo genere.
Unita al mondo solo da un lungo e stretto ponte, la “Città che muore“, ormai da tempo così chiamata a causa dei lenti franamenti delle pareti di tufo, racchiude un ciuffo di case medioevali ed una popolazione di pochissime famiglie.
Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l’immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario.
Il borgo, dove resistono a vivere poche famiglie, sta franando, evaporando – si sta smarrendo: domani non sarà che un miraggio, come i sogni più belli, come Venezia (anch’essa condannata dalle acque), come tutto ciò che rivela la fragilità, l’impotenza umana.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” – quasi – del centro storico di Bagnoregio che inizia dalla splendida porta Albana.
Di fronte al Belvedere, collegata al mondo da un unico e stretto ponte di 300 metri, ecco Civita, appoggiata dolcemente su un cocuzzolo, col suo ciuffo di case medievali.
Civita di Bagnoregio è unica, questo lo si sa da molto tempo perchè è circondata da un’aura che la rende diversa da ogni altro posto. Ci troviamo in provincia di Viterbo ma a un passo da quella di Terni. Civita di Bagnoregio è la patria di San Bonaventura, dottore della Chiesa.
Civita ci appare isolata su uno sperone di roccia a dominare la valle dei calanchi che si estende intorno e grazie a questo isolamento conserva intatta la sua struttura architettonica medievale. Unita a Bagnoregio tramite un unico ponte, anche se una volta di qui passava una delle strade più antiche d’Italia, Civita ci appare oggi in un isolamento quasi irreale dovuto ad una serie di crolli e cedimenti della terra argillosa sulla quale è costruito l’intero paese che tuttora è in pericolo.
Civita di Bagnoregio è arroccata su di una rupe tufacea a 440 mt appare oggi come un’incantevole isola disabitata fatta di scorci suggestivi e panorami mozzafiato. Colpita più di una volta da forti terremoti è stata, negli anni, abbandonata dalla gran parte dei suoi abitanti originari e oggi viene conosciuta col nome di città che muore. Tuttavia, questo suo stato di isolamento ne ha fatto col tempo una meta turistica apprezzata, ai numerosi turisti che ogni anno la visitano sembra di fare un vero e proprio viaggio nel tempo. Entrando dalla porta di S. Maria si possono ammirare antiche case e palazzi d’epoca. Il suo centro è caratterizzato dalla Chiesa di San Donato al cui interno sono custodite le reliquie di S.Vittoria. Affacciandosi dalla rupe di Civita si apprezza un panorama fiabesco di vallate di calanchi argillosi magnificamente modellati dal tempo.
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Perugia è una città di 166.253 abitanti dell’Italia centrale, capoluogo dell’omonima provincia e della regione Umbria. Sorge su un colle, nella valle del Tevere.
Celebre città d’arte ricca di storia e monumenti, è un rilevante polo culturale ed economico e meta di numerosi turisti e studenti. È sede di una delle più antiche Università degli Studi della penisola (fondata nel 1308), oltre che della maggiore Università per stranieri d’Italia.
Perugia, la grande “Arce Guelfa” sorge al centro della regione, con i 5 rioni storici racchiusi dalle mura Etrusche: enormi bastioni formati da ciclopici massi, squadrati e messi in opera 22 secoli fa ed ancora visibili per lunghi tratti.
Quando la città di Roma era poco più di un accampamento di capanne, nella Perugia etrusca si entrava da ben 7 porte, tra cui particolarmente imponente, la Porta Pulchra o d’Augusto.
Partiamo con la visita di questa bellissima città da Piazza IV Novembre, una delle più belle piazze d’Italia. Vi si affacciano bellissime costruzioni, al suo centro la Fontana Maggiore, di struttura medievale, venne realizzata nella seconda metà del XIII secolo.
Il Palazzo dei Priori si colloca su un lato della piazza: costruito nel 1298 e terminato nel 1350 circa, costruito in travertino e pietra bianca e rossa, presenta il grande portale ogivale che immette nella bellissima Sala dei Notari, rettangolare, con volta sostenuta da arconi romanici e pareti coperte da affreschi.
All’interno del Palazzo c’è la Galleria Nazionale dell’Umbria, che contiene la più importante raccolta d’arte della Regione per i periodi medioevale e moderno. Sempre su Piazza IV Novembre si affaccia la Cattedrale di S. Lorenzo, iniziata nel ‘300 e terminata nel ‘400.
Proseguiamo la nostra visita alla scoperta della meravigliosa Chiesa di S. Domenico, situata lungo Corso Cavour, venne costruita nei primi anni del 1300, su progetto, di Giovanni Pisano. Questa era una grande chiesa gotica, caratterizzata da dieci pilastri ottagonali, imponenti archi ogivali e grandi finestre con vetrate dipinte.
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Monteleone di Spoleto è un comune italiano di 636 abitanti della provincia di Perugia in Umbria.
Monteleone di Spoleto di origine preistorica, antica città di Trebula Metusca, è stato il luogo di ritrovamento (al vicino Colle del Capitano) della famosa biga, che si trova ora al Metropolitan Museum di New York. Si tratta di una biga in legno ricoperta da lamine di bronzo lavorate a sbalzo con delle scene dalla vita di Achille, databile intorno al 550 a.C.
“Il castello di Brufa, ora Monteleone di Spoleto, fu edificato nell’anno 880 da un nobile romano di nome Attone o Arrone figlio del conte Lupone. Costui essendo esule della patria, andò ad abitare in una valle circondata dal fiume Nera, detta poi Valle Attona o Arrona e si fece signore della regione Nerina o Valle del Nar detta poi Narca dove edificò il castello di Brufa”.
Il nucleo più antico occupa la sommità del colle, coronata da una rocca del 1465, poi distrutta, mentre nel XV secolo si è sviluppato il borgo a ridosso delle mura antiche, rinchiuso in una cinta muraria più ampia.
Salendo attraverso il Borgo fino alla porta di accesso della cinta più antica, un arco ogivale aperto nella Torre dell’Orologio da accesso all’imponente fiancata della Chiesa di S. Francesco, con una tozza torre campanaria e dei massicci contrafforti che conferiscono all’insieme un aspetto fortificato.
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Città della Pieve è un comune di 7.748 abitanti della provincia di Perugia.
È situata su un colle, a circa 500 m s.l.m., dominante la Val di Chiana. Dove oggi sorge Città della Pieve, si suppone che già Etruschi e Romani avessero stabilito i loro rispettivi insediamenti.
Nella Valle sottostante passano le vie di comunicazione più importanti del Paese : la ferrovia e la “Direttissima” Firenze-Roma (la Stazione di Chiusi dista 8 Km.) , l’Autostrada del Sole ( Casello di Fabro a Sud 17 Km. ; Casello di Chiusi-Chianciano Terme a Nord 15 Km.).
Città della Pieve presenta , insieme a Perugia , una delle più ariose visuali dell’Umbria : a Sud , il Monte Cimino ; a Sud-Est , il Peglia e i Monti Sibillini ; a Est , il Montarale , la Valle del Nestore e il Subasio ; a Nord , i colli che coronano il Trasimeno e oltre la Valdichiana , i Monti del Casentino ; a Ovest , l’Amiata e più vicino , il Cetona . Vengono alla mente i paesaggi ideati dal più grande figlio di questa terra , PIETRO VANNUCCI detto ” Il PERUGINO ” , dove compare il Lago Trasimeno e in lontananza la Valdichiana . Ovviamente , come pittore “ideale” , il Vannucci non rappresenta angolazioni reali , ma è evidente l’ispirazione agli elementi naturali dell’ambiente nativo .
Città della Pieve dette i natali a Pietro Vannucci detto il Perugino (perché del contado di Perugia), del quale ne conserva, il capolavoro, l’Adorazione dei Magi, affresco del 1504, che si trova nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi in Via P. Vannucci. Nella chiesa di S. Maria dei Servi, fuori dalle mura cittadine, rimane un suo grande affresco, in gran parte distrutto dal rifacimento seicentesco della chiesa, la Deposizione del 1517.
Sempre fuori dalle mura, la chiesa di S. Pietro (prima di S. Antonio) conserva un affresco del 1508, oramai riportato su tela, S. Antonio abate e i Ss. Marcello e Paolo.
Nella Cattedrale dei Ss. Gervasio e Protasio invece, altre due opere del Perugino, il Battesimo di Gesù del 1510 e una tavola Madonna in Gloria e Santi del 1514.
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Monte Castello di Vibio è un comune di 1.675 abitanti della provincia di Perugia. Qui a Monte Castello di Vibio per la sua particolare dislocazione sulla sommità di un colle a 422 metri di altitudine, dove la strada termina al paese, dove si scorge un panorama unico sulle dolci colline umbre, dove giù a valle scorre il Tevere; qui il modello di vita è quello di una sintesi perfetta in simbiosi con quei valori che ci accompagnano nel cammino della vita. E poi la cordialità della gente, l’arte, la cultura, le bellezze della natura, i sapori e i profumi che questa terra ci offre.
In questo contesto a Monte Castello di Vibio la vacanza è natura antistress. Qui “separati dal resto del mondo” ci si rigenera e si prende contatto con se stessi, così come faceva il fraticello Francesco quando si ritirava negli eremi della sua terra d’Umbria.
La sua struttura urbanistica è oggi quella di un tipico castello medioevale, costruito su una posizione rialzata e di dominio rispetto al fiume. Questa sua posizione costituì per la vicina e potente città di Todi un forte motivo per le sue ambizioni.
Di particolare rilievo è il teatro della Concordia una inestimabile struttura di appena 99 posti tra i palchi e la platea, progettato in pieno clima post rivoluzionario francese del 1789 e poi intitolato proprio a quella “concordia tra i popoli” che si andava ricreando in Europa agli inizi dell’ottocento, quando nove famiglie illustri del paese si diedero da fare per costruire a Monte Castello un luogo di divertimenti e riunioni. Il Teatro della Concordia è stato costruito nel 1808 per volontà di nove famiglie benestanti del paese. Le decorazioni al suo interno vennero realizzate dal pittore spezzino Luigi Agretti. Nel 1951 fu chiuso per inagibilità e fu riaperto nel 1993 dopo essere stato restaurato. Si suppone che sia tra i teatri più piccoli del mondo, potendo contare su 99 posti tra palchi e platea, entrambi realizzati interamente in legno.
Uno dei prodotti più apprezzati di Monte Castello di Vibio è sicuramente l’olio tanto che il territorio è inserito all’interno della “Strada dell’olio extravergine d’oliva DOP Umbria” con sede in Trevi.
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San Gemini è un comune di 4.665 abitanti della provincia di Terni.
Celebre per le terme e l’omonima marca di acqua minerale, ma notevole soprattutto per la bellezza del centro storico, ben conservato e caratterizzato da morfologia e aspetto tipicamente medievali. Il centro abitato di San Gemini sorge sui resti di un piccolo insediamento di epoca romana, lungo il tracciato dell’antica via Flaminia.
San Gemini è il paese delle acque, da quelle naturali e minerali per cui è noto, a quelle delle vicine cascate delle Marmore. Fiumi e ruscelli attraversano un territorio ricco di profumi e colori, dove è possibile un lento vivere, fatto delle chiacchiere di quattro amici al bar, di passeggiate per antichi chiostri, di incontri senza fretta davanti al municipio, con un’andatura d’altri tempi.
Affascinante borgo medioevale immerso nelle verdeggianti colline umbre San Gemini domina un paesaggio incantevole, impregnato di arte, storia e cultura.
La settecentesca Porta Romana, odierno accesso alla cittadina, introduce a un dedalo di viuzze, scalinate, arcate e torrioni, perfettamente conservati, che proiettano magicamente il turista più sensibile in un’atmosfera d’altri tempi.
E’ la deliziosa Piazza San Francesco, cuore della cittadina, a fare da trait-d’union fra la parte più moderna del Paese, rinascimentale e post-rinascimentale, e il più antico borgo, arroccato sulla sommità del colle.
Vino ed olio extra vergine di oliva, e ancora i norcini che lavorano sapientemente la carne con metodi tradizionali e i fornai, i quali, oltre al pane salato, fanno nascere con le loro mani, pizze di formaggio e focacce salate ed i pasticceri che rinnovano con le loro specialità le vecchie tradizioni come quella del pampepato.
La più importante manifestazione organizzata nel paese è la rievocazione storica della Giostra dell’Arme.
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Stroncone è un comune di 4.815 abitanti della provincia di Terni.
Nonostante alcuni abbiano voluto identificare il sito su cui sorge l’abitato di Stroncone con quello dell’antica Trebula Suffena, non si hanno notizie certe sull’origine del centro. E’ probabile, tuttavia, che l’insediamento sia sorto nel corso dell’altomedioevo, forse a partire da un piccolo elemento difensivo, una torre d’avvistamento posta a guardia di alcuni assi viari importanti per quell’epoca. Stroncone veniva a trovarsi, infatti, in una zona di confine fra il Ducato longobardo di Spoleto e i territorio sottoposti al controllo dei Bizantini. Proprio dal nome di uno dei duchi di Spoleto, Ugone, deriverebbe quello del centro, ottenuto dall’originario “castrum Hugonis”, corrotto in “Castrugone”, “Strungone” ed infine “Stroncone”.
Arroccato su di un meraglioso colle ricco di ulivi (450 m.s.l.m.) Stroncone è un tipico centro medievale. Edificato nel sec. X detto periodo di incastellamento, il documento più antico riferentesi a Stroncone contenuto nel Chronicon Farfense di Gregorio da Catino, risale al 1012.
Tra i monumenti della cittadina tra i pi degni di nota è senzaltro da annoverare il Convento di San Francesco, fondato dal Santo nel 1213.Subito dopo la Porta del Paese, ha il suo ingresso la chiesa di S. Giovanni, decorata da un valente imitatore dello Zuccari. Segue la Chiesa di San Michele Arcangelo, con il bel quadro del Rosario dipinto dall’Agresti. La Chiesa di S. Nicolò conserva invece una bellissima Incoronazione della Vergine di Rinaldo da Calvi, uno dei maggiori allievi dello Spagna.
Nella Residenza Municipale sono poi raccolti preziosi documenti dal XIII secolo in po, varie lapidi romane, una notevole collezione di monete e medaglie, e nove coralli membranacei conteneti preziose miniature del ‘400. Le località turistico montane dlle Cimitelle e de I Prati, ad altitudine variabile tra gli 800 e i 1100 m.
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Per la sua incantevole posizione geografica, sul vertice di un ameno colle (473 mt.), che si erge al centro delle valli del Clitunno, del Topino e del Tevere, la città è stata definita ”Ringhiera dell’Umbria”.
Oggi Montefalco è famosa soprattutto per gli straordinari vini che qui si producono, come il Montefalco Sagrantino Passito DOCG, vino liquoroso con alto tenore alcolico, o il Montefalco Rosso DOC, un vino da pasto ottimo con cacciagione o arrosti tipici umbri.
La città vera e propria non ha una storia molto antica, in quanto fu abitata con certezza solo dal periodo longobardo. Precedentemente fu sede di alcune ville romane, in particolare quella del senatore romano Marco Curione, da cui deriverebbe l’antico nome della città, Coccorone, da Cur Curionis.
I monumenti più importanti da vedere, tra chiese ed edifici, a Montefalco sono il Palazzo Comunale (XIII secolo), la chiesa di Sant’Agostino, la chiesa romanica di San Bartolomeo con la vicina Porta di Federico II del 1244, e la chiesa di Santa Chiara della Croce.
Fu Santa Chiara stessa che fece costruire la chiesa che oggi porta il suo nome e vi venne sepolta nel 1308, ma successivamente l’edificio venne ricostruito due volte, nel 1430 e nel 1615.
n nessun caso si dovrà però dimenticare di visitare la chiesa trecentesca di San Francesco, che oggi ospita la Pinacoteca; infatti, al suo interno potremo trovare tanto dipinti di grande livello come un Presepio del Perugino, quanto lo straordinario ciclo di affreschi delle “Storie di San Francesco di Benozzo Gozzoli. Poco lontani dal centro abitato, sorgono la chiesa cinquecentesca di Sant’Illuminata e quella quattrocentesca di San Fortunato che ospita nella lunetta del portale e nell’altare di destra ancora opere di Benozzo Gozzoli.
Circondato dai vigneti del celebre Sagrantino, Montefalco, è uno splendido borgo ricco di atmosfera, che ha avuto la fortuna di restare ai margini dello sviluppo indu-striale, conservando quasi intatto il suo assetto urbanistico medievale.
Tra gli eventi ricordiamo la Settimana enologica, che si svolge nel mese di settembre e durante la quale viene presentato il nuovo Sagrantino, l’Agosto Montefalchese, rievocazione storica che presenta anche la Festa di Santa Chiara da Montefalco e la Fuga del Bove, Festivi calici, durante le feste natalizie, Terre del Sagrantino, che si svolge invece durante le festività di Pasqua.
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