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Pioraco(Piòraco) è un comune italiano di 1.240 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.
Il paese si trova a valle dell’immissione dell’affluente di destra Scarsito nel fiume Potenza, il quale attraversa quindi l’abitato con una serie di rapide. L’alta valle del fiume si restringe infatti in questo punto, tra i monti Primo (1300 m s.l.m.) e Gemmo (1254 m s.l.m.), mentre il torrente Scarsito passa tra i monti Primo e Gualdo (1065 m s.l.m.).
Incastonato in mezzo a tre monti che lo sovrastano, Pioraco si apre a ponente sulla vallata del fiume Potenza, in netto contrasto con lo gola che si presenta a levante. Tante le epoche ancora identificabili nelle tracce lasciate nel paese, dal ponte d’origine romana alle chiese trecentesche con decorazioni barocche: da non dimenticare che Pioraco è molto conosciuto per la fabbricazione della carta.
Come arrivare a Pioraco
Per chi viene da Roma giungere fino a Foligno girare a destra in direzione Nocera umbra ss.361. Proseguire sempre sulla ss.361 in direzione Macerata giunti a Pioraco subito dopo l’abitato all’indicazione Cartiere Miliani girare a sinistra.
Per chi arriva da Pescara, seguire la A14 fino a Civitanova Marche poi seguire le indicazioni per Foligno (super strada). Giunti a Tolentino seguire indicazioni per San Severino, Castelraimondo, ss361, poi Pioraco; prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra. Infine per chi arriva da Bologna seguire la A14 fino ad Ancona nord poi seguire le indicazioni per Roma; continuare sulla super strada fino al suo termine, poi seguire le indicazioni per Camerino. Giunti a Castelraimondo svoltare a destra in direzione Pioraco, ss361, poco prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra.
Oltre al caratteristico centro storico nel paese possiamo ammirare:
l’ interessante chiesa di S. Francesco;
il Museo della Carta e della Filigrana ed il Museo dei Funghi e dei Fossili.
Ricordiamo inoltre la Chiesa Parrocchiale dedicata a San Vittorino.
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Bolognola (Bolognòla) è un comune italiano di 174 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.
È il comune più alto e allo stesso tempo meno esteso delle Marche. Si trova al centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, che nel 2006 l’ha scelta come sede per il reinserimento in natura del camoscio appenninico. Sorge nei pressi del letto del fiume Fiastrone, del quale ospita le sorgenti. La cima più alta nel suo territorio è il Monte Rotondo, sotto la vetta del quale si apre l’inaccessibile forra dell’Acquasanta, con l’omonima e splendida cascata naturale.
È principalmente un centro turistico, estivo (con le numerose escursioni possibili nel suo territorio) e invernale (grazie agli impianti scioviari, ristrutturati tra il 2005 e il 2006).
Il centro abitato sorge sulle pendici del Monte Castelmanardo a 1917 metri sul livello del mare e conserva un interessante e suggestivo centro storico con vecchi ruderi risalenti al XV secolo. Bolognola è una località di alto interesse paesaggistico ed è meta di afflusso turistico nell’arco di tutto l’anno grazie alla possibilità di praticare una quantità di sport all’aria aperta.
Ma è durante la stagione sciistica che Bolognola si apre al turismo commerciale con l’apertura delle piste da sci. Il comprensorio sciistico di Bolognola è dotato di diversi impianti di risalita, sette in totale, che servono un carosello di piste il cui snodarsi si sviluppa per circa una decina di chilometri. Le piste da sci sono agibili ai diversi livelli di difficoltà, infatti vi sono tre piste per principianti, tre di media difficoltà e due piste nere che permettono di mettersi alla prova su discese molto impegnative. Le discese sciistiche, come del resto accade per il resto dell’Appennino, sono larghe e permettono di sciare con una splendida visuale della vallata.
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Elenco dei Beni aperti al pubblico in Provincia di Terni per la prossima Giornata FAI di Primavera
Terni – Torre Orsina
Tra arte e natura
Inizio percorso Piazza San Rocco
Torre Orsina e Parco Aurelio de Felice
Allestimento di una mostra sulla vita e le opere di Aurelio De Felice
Sabato 27, ore 11.00 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 17.00
Visite guidate
Per i visitatori è previsto l’ingresso gratuito al Caos – Centro Arti Opificio Siri e al Museo Archeologico posti nell’area ex Siri di Terni, oltre all’ingresso ridotto per la visita alla mostra su Pier Matteo d’Amelia (www.caos.museum)
Fabro
Orvieto e le rocche dell’Alto Orvietano: sulla via della storia e dell’arte
Il Castello di Carnaiola. La sala Caminata: emulazione di un prototipo locale
Fraz. Carnaiola – Via Piave
Sabato 27, ore 14.30 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 12.30 / 14.30 – 17.00
Sabato 27, ore 9.00 – 13.00: visita riservata alle Scuole su prenotazione c/o Segreteria Fai Umbria
per Fabro, Ficulle e Monteleone d’Orvieto: itinerario fattibile su prenotazione presso Cooperativa Terra c/o Centro Servizi Turistici di Fabro – tel 0763 831075 – cell. 331 6742260 – info@tuttinterra.com
Visite guidate a cura di Alessandra Cannistrà (fai) e della Cooperativa Terra
Ficulle
Orvieto e le rocche dell’Alto Orvietano: sulla via della storia e dell’arte
Rocca di Ficulle alla Porta del Sole
Sabato 27, ore 14.30 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 12.30 / 14.30 – 17.00
Sabato 27, ore 9.00 – 13.00: visita riservata alle Scuole su prenotazione c/o Segreteria Fai Umbria
per Fabro, Ficulle e Monteleone d’Orvieto: itinerario fattibile su prenotazione presso Cooperativa Terra c/o Centro Servizi Turistici di Fabro – tel 0763 831075 – cell. 331 6742260 – info@tuttinterra.com
Visite guidate a cura del Personale del Comune di Ficulle
Monteleone d’Orvieto
Orvieto e le rocche dell’Alto Orvietano: sulla via della storia e dell’arte
Il Teatro dei Rustici nella Giornata Mondiale del Teatro
Piazza del Municipio, 3
Sabato 27, ore 14.30 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 12.30 / 14.30 – 17.00
Sabato 27, ore 9.00 – 13.00: visita riservata alle Scuole su prenotazione c/o Segreteria Fai Umbria
per Fabro, Ficulle e Monteleone d’Orvieto: itinerario fattibile su prenotazione presso Cooperativa Terra c/o Centro Servizi Turistici di Fabro – tel 0763 831075 – cell. 331 6742260 – info@tuttinterra.com
Visite guidate a cura del Personale del Comune di Monteleone d’Orvieto
Narni
Dalla Narnia Romana alla Narni dei nostri giorni
Inizio percorso Piazza Garibaldi
Centro storico, Palazzo Scotti, Istituto Beata Lucia, chiostro di Sant’Agostino, Villa Valli – Montiello
Sabato 27, ore 11.00 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 17.00
Mulino dei Marchesi Eroli
Sabato 27 e Domenica 28, ore 12.00 – 15.00
Visite guidate
Possibilità di colazione al mulino solo su prenotazione entro Giovedì 25 Marzo: cell. 346 2118104 / 335 286026 – info@mulinomarchesieroli.com
Orvieto
Orvieto e le rocche dell’Alto Orvietano: sulla via della storia e dell’arte
Oratorio di San Giovanni Decollato: la splendida armonia del Seicento
Via della Misericordia ii
Visite guidate a cura di Alessandra Cannistrà (fai), Anna Maria Chiasso, Rossella Cozzi, Maria Anna Crocenti e Laura Guidi di Bagno
Apprendisti Ciceroni®: Istituto d’Istruzione Artistica e Classica di Orvieto
Palazzo Monaldeschi. Un prototipo locale unico e “imitabile”: gli affreschi della sala Caminata
Via di Marsciano, 1
Visite guidate a cura di Anna Maria Chiasso, Rossella Cozzi, Maria Anna Crocenti e Laura Guidi di Bagno
Apprendisti Ciceroni®: Istituto d’Istruzione Artistica e Classica di Orvieto
Per questi Beni apertura Sabato 27, ore 14.30 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 12.30 / 14.30 – 17.00
Sabato 27, ore 9.00 – 13.00: visita riservata alle Scuole su prenotazione c/o Segreteria Fai Umbria
per Fabro, Ficulle e Monteleone d’Orvieto: itinerario fattibile su prenotazione presso Cooperativa Terra c/o Centro Servizi Turistici di Fabro – tel 0763 831075 – cell. 331 6742260 – info@tuttinterra.com
Polino
Il Museo dell’Appennino Umbro, il castello e il borgo
Inizio percorso Piazza G. Marconi
Centro storico, Palazzo Castelli, Museo dell’Appennino Umbro
Sabato 27, ore 11.00 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 17.00
Visite guidate
Laboratori didattici su prenotazione: tel. 800 961993 (entro il 25 marzo)
Domenica 28, ore 17.00: Concerto dell’Accademia Hermans presso Palazzo Castelli di Polino
(www.comune.polino.tr.it/49 – www.accademiahermans.it)
Rocca San Zenone
Alla scoperta di Rocca San Zenone
Inizio percorso Strada della Val di Serra
Chiesa di San Zenone, Borgo Medievale, Chiesa di San Giovanni
Sabato 27 e Domenica 28, ore 10.00 – 13.00 / 15.00 – 17.00
Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni®: Scuola Secondaria di i Grado “Paolano Manassei”dell’Istituto Comprensivo “G. Oberdan” di Terni
Possibilità di effettuare trekking e salita fino all’antica torre di avvistamento solo su prenotazione: recapito per il pubblico tel. 0744 400195 (venerdì 26, ore 9.00 – 12.30 / 15.00 – 18.30); recapito per le scuole: goberdan@libero.it (entro il 20 Marzo)
Stroncone
Tesori d’arte e di cultura nel divenire storico di un borgo medievale
Inizio percorso Piazza della Libertà
Antiquarium Comunale, antico Archivio Notarile, Sacrario dei Caduti, Casa Boscia
Sabato 27, ore 11.00 – 17.00; Domenica 28, ore 10.00 – 17.00
Visite guidate
Elenco dei Beni aperti al pubblico in Provincia di Perugia per la prossima Giornata FAI di Primavera
Perugia – Complesso ex Saffa
Corso Garibaldi
Sabato 27, ore 14.30 – 18.00; Domenica 28, ore 11.00 – 13.00 / 14.30 – 17.30
Visite guidate alla formazione di gruppi
Apprendisti Ciceroni®: Istituto d’Arte “B. di Betto”; Istituto Tecnico Professionale “B. Pascal” di Perugia
Oratorio di San Francesco
Via dei Priori
Domenica 28, ore 15.30 – 19.00
Visite guidate. É gradita la prenotazione cell. 380 3459392
Apprendisti Ciceroni®: Liceo Classico “A. Mariotti” di Perugia
Ancarano di Norcia
Castelfranco Armaleone
Località Capo Del Colle
Domenica 28, ore 10.00 – 17.00
Visite guidate
Assisi
Le sedi di devozione delle confraternite di Assisi
Itinerario fattibile solo su prenotazione: pmdellaporta@alice.it – cell. 334 3438902
Inizio percorso dalla Confraternita di San Francesco – Piazzetta Garibaldi
Confraternita di San Francesco, San Leonardo o delle Stimmate*
Chiesa di San Paolo – sede della Confraternita di San Rufino*
Confraternita di San Vitale*
Confraternita di Santo Stefano
Museo Diocesano di Assisi
Per tutti i Beni apertura Sabato 27, ore 15.30 – 18.00; Domenica 28, ore 9.30 – 12.00
Visite guidate
San Giustino – Castello Bufalini, il giardino e l’archivio di famiglia
Largo Crociani
Sabato 27, ore 14.30 – 18.00; Domenica 28, ore 11.00 – 13.00 / 14.30 – 17.30
All’interno del Castello sarà allestita una mostra di documenti dell’Archivio della Famiglia
Visite guidate alle ore 11.00 / 12.00 / 14.30 / 15.30 / 16.30
È gradita la prenotazione presso Segreteria Fai Umbria
Sabato 27, ore 10.00-13.00: ingresso riservato alle Scuole
Prenotazioni presso Segreteria Fai Umbria
Visite guidate a cura degli Apprendisti Ciceroni dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” di Umbertide
Spoleto Spoleto dalle belle mura
Passeggiata urbana tra antichi edifici e giardini privati alla scoperta dei resti delle mura ciclopiche e di altre strutture antiche
Le mura ciclopiche di Spoleto e le Sostruzioni Sillane
3 percorsi con partenza da:
Chiostro di San Nicolò, Via Gregorio Elladio;
Via del Duomo (intersezione con Vicolo Gianfilippo Leoncilli);
Giro della Rocca, Piazza Campello
Domenica 28, ore 10.30 – 18.30
Visite guidate complete per i 3 percorsi solo su prenotazione c/o Ufficio Informazioni Turistiche di Spoleto – tel. 0743 218620 / 218621 – info@iat.spoleto.pg.it (lunedì – venerdì, ore 8.30 – 13.30 / 15.30 – 19.30; sabato, ore 9.30 – 12.30 / 15.30 – 18.30; domenica, ore 9.30 – 12.30)
Apprendisti Ciceroni®: Istituto d’Istruzione Superiore “Pontano – Sansi – L. Leonardi”; Liceo Scientifico “A. Volta”; Istituto Alberghiero “G. De Carolis”; Istituto Tecnico “G. Spagna”
Umbertide – Castello Civitella Ranieri
Sabato 27, ore 14.30 – 17.30
Apprendisti Ciceroni: Istituto d’Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci” di Umbertide
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Il Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli sono immersi in una millenaria foresta dell’appennino tosco-romagnolo. Uno scenario di straordinaria bellezza che infonde quiete e dilata lo spirito. E’ l’immagine della storia e dell’identità spirituale di Camaldoli.
Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna (dal quale dista 30 Km. circa) seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei pressi di Serravalle una deviazione porta alla succitata località, costituita da poche case e dalla grande Abbazia. Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato dal monaco ravennate San Romualdo (952 – 1027) per ospitare alcuni monaci provenienti dall’ordine benedettino.
Il Monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall’Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi.
Il monastero ed il Sacro Eremo di Camaldoli devono la loro fondazione all’attività di San Romuado, frate dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Questa figura di spicco del monachesimo medievale ha legato la sua dottrina alla preservazione di valori cristiani come la libertà nella fede in Dio e la fedeltà radicale al Vangelo. San Romualdo ha operato nell’agitato XI secolo e tra coloro che l’hanno seguito vi sono, appunto, i monaci camaldolesi.
L’anno di fondazione del monastero è il 1024. La sua suddivisione rispecchia la volontà del suo fondatore, San Romualdo, di supplire ai precetti principali del suo credo, ovvero la riflessione intima dell’eremo e l’azione concreta delle opere svolte nel monastero. Quest’ultimo, prima di essere riconvertito a convento intorno al 1080-85, è stato infatti un ospitale destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e poveri in cerca di un tetto.
Il Monastero fu costruito a completamento dell’Eremo, che sorge qualche chilometro più in alto, il monastero si ingrandì nei secoli. Nel Quattrocento ospitò l’Accademia Umanistica di cui fecero parte Lorenzo il Magnifico e Leon battista Alberti.
Tra gli ambienti di maggior interesse artistico va segnalato il refettorio con tavoli e stalli in noce, una tela di Pomarancio, affreschi di Lorenzo Lippi e il soffitto in legno a cassettoni. Nella chiesa, risalente al 1775, si trovano ben cinque tavole di Vasari. Se amate leggere, costituisce per voi una tappa obbligatoria la biblioteca il cui prezioso patrimonio librario vanta più di 30.000 volumi, tra cui fanno bella mostra incunaboli rari, codici liturgici ed altri documenti di grande interesse.
Tra faggi e abeti si inerpica una strada che conduce all’eremo i cui monaci, rispetto a quelli del monastero, privilegiano il raccoglimento personale alla vita comunitaria. Delle cinque celle originarie, il cui numero nel tempo è salito a venti, tre sono aperte al pubblico, tra cui l’antica cella di San Romualdo, che ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: lungo un corridoio si aprono la stanza da letto, lo studio e la cappella. È permesso, inoltre, visitare la foresteria, il refettorio e la chiesa di san Salvatore con il coro quattrocentesco.
Anche l’Eremo nel corso dei secoli subì dei cambiamenti e delle migliorie fino a diventare come è oggi: formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco.
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Il Santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna (provincia di Arezzo), è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate il 17 settembre 1224. Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.
La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e vero cuore del culto francescano. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro.
Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L’ultima visita di Francesco al monte avvenne nell’estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di s. Michele, e mentre era assorto in preghiera vi ricevette le stimmate (circa il 14 settembre): di conseguenza la Verna divenne un suolo sacro.
Quando si entra nel santuario di Chiusi della Verna la prima cosa di cui occorrerebbe rendersi conto ed avere ben chiaro è che ci si trova, a parere dello scrivente e senza fare classifiche o graduatorie, in uno dei luoghi più sacri per la Cristianità mondiale.
Il Santuario della Verna è costituito dalla chiesa, dal convento e dalle cappelle. Il complesso sacro sorge su un grande sperone roccioso che è l’ultimo rilievo dell’Alpe di Serra, tra il Casentino e la Valtiberina.
Il santuario è posto a quota 1128 metri ed è sovrastato dal Monte Penna (m. 1284) e circondato da un grande bosco. Il profilo del monte, caratteristico per lo strapiombo verticale di trecento metri posto a nord e riconoscibile da grandi distanze, con fratture, grotte ed impressionanti precipizi, è dovuto al fatto che gli strati di arenaria, per effetto di grandiosi movimenti tellurici, dall’originale stato orizzontale, grazie ad una lenta rotazione hanno assunto quello verticale, favorendo enormi erosioni e frane.
Di solito la visita comincia dal piazzale della Meridiana. A destra, guardando il santuario, vi è l’antico arcone, per secoli ingresso principale al monastero dove arriva la vecchia mulattiera dalla Beccia. Sullo sfondo del piazzale, un portichetto copre l’ingresso alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, costruita dallo stesso San Francesco e poi più volte ampliata, con opere di Andrea della Robbia e la tomba di Orlando Cattani.
Alla sinistra, contornata dal grande porticato, c’è la Basilica Maggiore, costruita fra il 1348 e il 1568, con altre stupende opere di Andrea della Robbia e la Cappella delle Reliquie. Dal piazzale della Meridiana si scende al Sasso Spicco, nascosta e buia spaccatura del monte dove San Francesco si ritirava in preghiera. Dalla sinistra del piazzale si accede ad un corridoio, alla metà del quale si trova una porticina che conduce alla grotta dove una pietra faceva da letto a San Francesco. Il corridoio, protetto da vetrate, prosegue fino alla Cappella delle Stimmate, dove unalapide ricorda il luogo dello straordinario evento; sopra l’altare spicca la “Crocifissione”, capolavoro di Andrea della Robbia.
Sarà per la sua posizione sulla sommità della rupe e immersa nella foresta, che aiuta a trasformare il viaggio in una sorta di percorso interiore, sarà per le sue origini legate a San Francesco, fatto sta che in questo luogo si respira un’atmosfera particolare, intima, riposante, che stimola la contemplazione.
Ascoltando la dolce voce del silenzio, non più distratti da inutili brusii, si riscoprono gli autentici valori che si nascondono talvolta nelle cose più umili. Nella fisionomia di questo paesaggio rude, selvatico nei suoi anfratti, e al tempo stesso generoso nella folta vegetazione, riposante nella quiete che lo circonda, si rispecchiano le doti che hanno caratterizzato il poverello d’Assisi che qui, ritiratosi a pregare nel 1224, ricevette da Dio le stimmate.
Nei secoli seguenti il monte, noto anche come Calvario serafico, è divenuto non solo un importante crocevia spirituale, ma anche custode di innumerevoli tesori di rilevanza storico-artistica. I vari edifici sorti all’interno del Santuario francescano sono infatti stati arricchiti da pregevoli opere d’arte.
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Visso è un comune italiano di 1.238 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Visso ha una superficie di 100,3 chilometri quadrati per una densità abitativa di 11,73 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 607 metri sopra il livello del mare.
Vicus, cioè “luogo”, “villaggio”, accompagnato dall’aggettivo Elacensis, “rispettabile”, fu secondo tradizione il nome del primo insediamento.
Il toponimo Vicanum indicava la terra comunale (o vicana) del pascolo e del legnatico attorno a un vicus.
Visso è un incantevole centro montano delle Marche al confine con l’Umbria. La “perla” dei monti Sibillini (è sede del Parco Nazionale) vanta un passato ricco di storia: le imponenti mura, i balconcini medievali, le case, le torri, i palazzi gentilizi rinascimentali, i portali in pietra arricchiti da motti latini e stemmi di famiglia, costituiscono un insieme armonioso e grandioso, se messo in relazione alla limitata estensione del centro storico.
L’imponente cinta muraria (1210 – 1256) era dotata di 24 antemurali, 4 porte e 4 torrioni. Garantiva il massimo avvistamento e l’estrema difesa la “turris Sanctis Johannis”. Sulla cinta muraria si aprono: Porta Santa Maria (1256), restaurata dal 1379 al 1575 fu ricostruita nel 1571 sormontata da un torrione; Porta Pontelato o Nursina (1283) con arco leggermente ogivale in conci di pietra a piè di torre con beccatelli aggettanti per la difesa piombante, collegata da un ponte levatoio con la sponda sinistra del fiume Nera, e Porta Ussitana o Porta San Giacomo (XV sec.) caratterizzata dal fornice ogivale sopraelevato retrostante la guardiola.
Nella piazza principale di Visso si erge la mole romanico-gotica della Collegiata di S. Maria, sorta su una piccola Pieve antecedente. La prima chiesetta fu costruita nel 1143 a doppia navata e campanile quadrato, ma, essendo in seguito divenuta insufficiente, fu affiancata dall’attuale chiesa; questa fu eretta senza abside e conservando il primitivo campanile a bifore e trifore e fu consacrata nel 1256. Collegiata di S.Maria Successivamente fu aggiunta la sacrestia, mentre nel 1312 fu costruita l’abside poligonale e, tra il 1324 e il 1332, la chiesa fu abbellita dal portale nella parete laterale verso la piazza. Nel 1517 fu insignita del titolo di Collegiata. La parete verso la piazza è adornata da archetti in alto, da tre monofore trilobate e soprattutto dal bel portale d’ingresso. Esso è ad arco a tutto sesto con cornice a gronda e profonda strombatura, ornata da colonnine tortili e triangolate che proseguono nell’arcata, e da capitelli scolpiti in figure fitomorfe e zoomorfe. Ai lati due leoni in pietra. Nella parte superiore una lunetta mostra un affresco del ‘400. L’interno è ad unica navata con soffitto ligneo del ‘700. All’unico altare centrale ne furono aggiunti altri, lungo le pareti, trasformati in stile barocco nel ‘600. All’ingresso si può notare un’acquasantiera del XIV sec. Numerosi sono gli affreschi e i dipinti che ornano la chiesa. Sulle pareti dell’abside un ciclo di pitture murali di stile giottesco-riminese del ‘300. Lungo la parete sinistra, dopo la porta della sacrestia, è visibile un interessante affresco, raffigurante l’Assunzione, del 1450, eseguito da Paolo da Visso, definito il “Maestro della Valnerina” e fondatore di una scuola pittorica locale; su un altare seicentesco si può ammirare una statua lignea policroma, di notevole valore, che rappresenta “la Madonna Bruna”, d’arte romanica del XII sec. Lungo la stessa parete una grande arcata introduce nella primitiva pieve, divisa in due navate da pilastri ottagonali, adornata da affreschi di scuola umbro-marchigiana del XIV sec. La Collegiata presenta inoltre un nicchione con interessanti pitture dello Spagna (1450-1528), alcuni resti di affreschi sulla parete di fondo di P. da Visso e, in prossimità della porta maggiore, un S. Cristoforo di enormi dimensioni (oltre 6 m. di altezza) del ‘300.
Per quanto riguarda il piatto di Visso non possiamo non parlare del ciauscolo, un insaccato preparato con una speciale lavorazione del maiale, la cui carne viene macinata e infarcita di aromi, è dedicata una sagra.
Ma tra i sapori robusti e genuini di questa terra ci sono anche i formaggi, da gustare nelle diverse stagionature, la lenticchia e il farro dei Monti Sibillini, il castrato di montagna.
E, a completare il menu, i piatti preparati con la trota del fiume Nera e soprattutto con il pregiato tartufo nero.
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Leonessa è un comune di 2.648 abitanti della provincia di Rieti. Esso fa parte della Comunità Montana Montepiano Reatino. Fino all’unità d’Italia città del Regno delle Due Sicilie, circondario di Cittaducale, provincia di Abruzzo Ultra II. Fino al 1927 era parte integrante della provincia dell’Aquila, in Abruzzo.
Leonessa è adagiata sull’orlo meridionale di un altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq., a 974 metri di altitudine. Un profondo sperone, terminante con il monte TOLENTINO (m. 1572), irrompe da nord come un rostro a dividere l’altipiano in due plaghe ben distinte: l’una, quella occidentale, più ampia ed omogenea, l’altra, quella orientale, più stretta ed accidentata.
Tutt’intorno s’erge una catena di belle montagne, giganti pieghe sinclinali d’età mesozoica con rovesciamenti di masse ben visibili, che raggiungono le massime altezze nel massiccio del TERMINILLO, disposto ad anfiteatro a ridosso della città, con i due corni del monte Terminillo (m.2216) e del monte CAMBIO (m. 2081). Altre vette paesaggistiche degne di rilievo sono: ad ovest, quelle del monte TILIA (m. 1775) e del monte CORNO (m. 1735); a sud quelle del monte CATABIO (m. 1731), di COLLE PRATO PECORARO (m. 1817) e del monte LA CROCE (m. 1626), così chiamato dalla croce che il Santo di Leonessa vi innalzò nel secolo XVI e sul quale i leonessani hanno poi costruito un piccolo santuario alpestre; ad est, quella del monte BORAGINE (m.1829); a sud, quella del monte ASPRA (m.1652) e del monte LA PELOSA (m.1635).
Le montagne presentano, ai fini escursionistici, notevole sicurezza: non esistono fenomeni gravi di dissesto, e le stesse valanghe, conosciute con nome di “gravare”, sono solamente ricordi storici del tutto eccezionali. Vario il paesaggio: dagli speroni rocciosi del Terminillo e del Catabio, alle valli ricchissime di folte faggete lunog la gola di Vallonina, con ampie radure per il pascolo di branchi in libertà.
Zone di particolare interesse paesaggistico, adatte per campeggi, dono la gola di Vallonina- Valle della Meta, lungo la quale si snoda la strada che sale sino a Sella di Leonessa (m. 1901); la valle del Fuscello, che immette nella pianura reatina; i prati di S. Vito (m. 1080), nella catena montuosa a oriente dell’altopiano, poco oltre la frazione omonima.
La piazza VII Aprile è stata riportata, almeno in parte, alla sua autenticità originale,attraverso un lavoro di restauro e recupero che fa di Leonessa un vero gioiello.
La stessa fontana, dono di Margherita, è un gesto di trionfo della ragione dell’uomo sulla natura e della potenza di una ricca stirpe: l’acqua, simbolo vitale,raggiunge la piazza attraverso un percorso idrico costruito e voluto dall’ingegno umano e non perchè spontaneamente la natura avesse provveduto a far sgorgare in quel punto dell’acqua. Oggi noi vediamo una bella fontana antica e monumentale ornare la piazza, ma all’epoca era un prodigio della tecnica, qualcosa che suscitava meraviglia…che doveva suscitare nel popolo l’idea di chi fosse Margherita D’Austria, appunto vedova di un Medici e moglie di un Farnese non a caso due delle famiglie più potenti d’Europa.
Leonessa è conosciuta anche per il palio del velluto. Un tuffo nel Rinascimento in una cornice eccezionale tra Le montagne dell’alta Sabina. Una rievocazione storica delle feste che, per otto giorni, si svolgevano cinque secoli fa in occasione della solenne Fiera di S. Pietro. I festeggiamenti prevedono la cerimonia d’investitura dei Cavalieri ed il Torneo Equestre tra Sesti. Successivamente i Sesti si sfideranno in giochi popolari ed i festeggiamenti si concluderanno con la proclamazione e l’incoronazione della madonna del vincitore del Palio del Velluto.
Il Palio del Velluto, il cui nome è legato all’attività di tessitura locale, fu disputato almeno a partire dal 1464 e fino al 1557 quando la manifestazione fu abolita per ordine del governatore don Alessandro Oliva. Infatti dopo la disputa della gara nascevano sempre liti fra i gruppi di sostenitori e proprio quell’anno le zuffe provocarono quattro morti. Il divieto fu accompagnato da pene molto pesanti che fecero perdere la memoria della pluriennale tradizione. La manifestazione è stata riportata in vigore dal Comune di Leonessa nel 1997,collegandola anche all’ingresso solenne di Margherita D’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V e duchessa di Parma, cui il padre aveva concesso Leonessa in feudo. Viene disputato un complesso di gare, la più importante delle quali a cavallo, fra i rappresentanti dei rioni, i cosiddetti “Sesti”, in cui la città fu suddivisa nel 1278, all’atto della fondazione da parte del re di Napoli Carlo d’Angiò. In ricordo di questa data, al corteo partecipa anche una delegazione in costume della città francese di Gonesse, località di origine degli Angiò e gemellata con Leonessa. I “Sesti” sono: Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone, Torre, dai nomi dei castelli più importanti che concorsero alla fondazione di Leonessa.
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La zona di Spoleto è una zona tranquilla e molto bella, adatta per vacanze tutto l’anno. La città principale, Spoleto, è un’antica città con forti influenze romane situata sul colle Sant’Elia, ai piedi degli Appennini, al confine con la Valnerina.
La regione è una destinazione preferita per l’agriturismo in Umbria, con molti visitatori che desiderano approfittare di uno stile di vita rurale, un modo magnifico per rilassarsi e assorbire la vera cultura dell’Umbria.
L’annuale Festival di Spoleto, il Festival dei Due Mondi, a giugno e luglio, trasforma questa pacifica regione in una destinazione vivace, con espressioni artistiche e attività che arrichiscono ogni angolo della regione. Soggiornare in un agriturismo a Spoleto per il festival è un colpo di fortuna, perché ogni camera e appartamento a Spoleto vengono prenotati con molto anticipo.
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Cosa visitare a Spoleto: La Rocca Albornoziana con la torre della Spiritata, II Duomo sorto nel 1067 sui resti di una Chiesa del IX secolo, La Chiesa di San Salvatore (sec.IV) La Chiesa di Sant’Eufemia (sec. XII) costruita nell’area di una Insula di cui restano mosaici e mura, L’Arco di Druso, II Monastero di Sant’Agata e la Chiesa di San Pietro, II Palazzo Spada sede della Galleria d’Arte Moderna, II Palazzo Racani Arroni, II Ponte delle Torri, L’elegante casa romana di Vespaia Polla con pavimenti e mosaici ancora intatti, La Selva con il convento Francescano del XII secolo a Monteluco, La Chiesa di Sant’Ansano del primo Medio Evo, Numerosi monumenti romanici come: San Gregorio Maggiore, San Domenico, San Paolo Inter Vineas e S. Eufemia, La Torre dell’Olio del sec. XIII, Le Chiese romaniche di: San Pietro, San Ponziano e San Giuliano,II Palazzo Comunale del ‘200, I Palazzi del XVIII secolo: Callicola, Campello, e Ancaiani, II Teatro Nuovo del ‘800, II Teatro Caio Melisso del 1880.
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