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Articoli marcati con tag ‘Marche’

Torre Campanile del Comune di Foligno

Torre Campanile del Comune di Foligno

Il terremoto di Umbria e Marche fu il forte sisma che interessò le due regioni dell’Italia centrale nel settembre-ottobre 1997. Esso ebbe un’intensità massima del X grado Mercalli.

Il terremoto del 1997 è l’evento naturale più disastroso verificatosi in Umbria negli ultimi decenni. La lunga sequenza sismica, durata circa 8 mesi, è iniziata il 23 agosto 1997 con una serie di scosse di piccola intensità. Il 26 settembre si sono verificati i primi due episodi principali. Il primo nella notte ed il secondo nella mattinata di intensità pari a 5,5 gradi della Scala Richter. L’attività tellurico è poi proseguita il 14 ottobre, il 26 marzo 1998, il 3 e 5 aprile, di magnitudo 4,5-5,5. Globalmente la crisi sismica ha interessato una vasta fascia della catena appenninica tra Umbria e Marche ed ha duramente colpito il territorio di 76 comuni umbri dove sono state evacuate 22.604 persone e sono localizzati circa 33.000 interventi la cui esecuzione richiederà almeno 8 miliardi di Euro.

I comuni colpiti dal sisma furono quarantotto, fra cui Assisi, Gubbio, Foligno, Norcia, Valfabbrica, Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Sellano, in Umbria. Nelle Marche i danni più rilevanti si registrarono nei comuni di Serravalle del Chienti, Camerino, Fiordimonte, Castelsantangelo sul Nera.

Il patrimonio storico-artistico perduto o danneggiato fu enorme: la cima del campanile del Comune di Foligno, la storica torre di Nocera Umbra, i tanti musei locali e teatri storici, di cui queste regioni abbondano. Il complesso francescano di Assisi fu il monumento lesionato più famoso, visitato ogni anno da milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo. In particolare i danni più gravi si ebbero nella Basilica superiore dove andò persa buona parte del suo soffitto affrescato.

La Regione Umbria, subito dopo il sisma, per la gestione dell’emergenza, ha istituito a Foligno un Centro Operativo Regionale con funzioni di coordinamento e 6 Centri misti in altrettanti comuni maggiormente colpiti dove ha operato personale appartenente a diversi enti ed organismi con compiti di organizzazione, rilievo dei danni e sistemazione della popolazione. Sono stati effettuati 70.000 sopralluoghi su edifici privati, emanati oltre 20.000 provvedimenti amministrativi di inagibilità e, nella prima fase, sistemata la popolazione di circa 5.500 tende e roulottes. Sono state tempestivamente realizzati alloggi di edilizia pubblica e, ove necessario, abitazioni prefabbricate in legno o cemento. Nel periodo dell’emergenza hanno prestato la loro opera circa 6.500 tra volontari e addetti a vari servizi di emergenza. L’impiego medio giornaliero di 1.700 tra donne e uomini ha permesso di assicurare circa 25.000 persone.

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Pioraco

Pioraco

Pioraco(Piòraco) è un comune italiano di 1.240 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

Il paese si trova a valle dell’immissione dell’affluente di destra Scarsito nel fiume Potenza, il quale attraversa quindi l’abitato con una serie di rapide. L’alta valle del fiume si restringe infatti in questo punto, tra i monti Primo (1300 m s.l.m.) e Gemmo (1254 m s.l.m.), mentre il torrente Scarsito passa tra i monti Primo e Gualdo (1065 m s.l.m.).

Incastonato in mezzo a tre monti che lo sovrastano, Pioraco si apre a ponente sulla vallata del fiume Potenza, in netto contrasto con lo gola che si presenta a levante. Tante le epoche ancora identificabili nelle tracce lasciate nel paese, dal ponte d’origine romana alle chiese trecentesche con decorazioni barocche: da non dimenticare che Pioraco è molto conosciuto per la fabbricazione della carta.

Come arrivare a Pioraco

Per chi viene da Roma giungere fino a Foligno girare a destra in direzione Nocera umbra ss.361. Proseguire sempre sulla ss.361 in direzione Macerata giunti a Pioraco subito dopo l’abitato all’indicazione Cartiere Miliani girare a sinistra.
Per chi arriva da Pescara, seguire la A14 fino a Civitanova Marche poi seguire le indicazioni per Foligno (super strada). Giunti a Tolentino seguire indicazioni per San Severino, Castelraimondo, ss361, poi Pioraco; prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra. Infine per chi arriva da Bologna seguire la A14 fino ad Ancona nord poi seguire le indicazioni per Roma; continuare sulla super strada fino al suo termine, poi seguire le indicazioni per Camerino. Giunti a Castelraimondo svoltare a destra in direzione Pioraco, ss361, poco prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra.

Oltre al caratteristico centro storico nel paese possiamo ammirare:
l’ interessante chiesa di S. Francesco;
il Museo della Carta e della Filigrana ed il Museo dei Funghi e dei Fossili.
Ricordiamo inoltre la Chiesa Parrocchiale dedicata a San Vittorino.

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Bolognola

Bolognola

Bolognola (Bolognòla) è un comune italiano di 174 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

È il comune più alto e allo stesso tempo meno esteso delle Marche. Si trova al centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, che nel 2006 l’ha scelta come sede per il reinserimento in natura del camoscio appenninico. Sorge nei pressi del letto del fiume Fiastrone, del quale ospita le sorgenti. La cima più alta nel suo territorio è il Monte Rotondo, sotto la vetta del quale si apre l’inaccessibile forra dell’Acquasanta, con l’omonima e splendida cascata naturale.
È principalmente un centro turistico, estivo (con le numerose escursioni possibili nel suo territorio) e invernale (grazie agli impianti scioviari, ristrutturati tra il 2005 e il 2006).

Il centro abitato sorge sulle pendici del Monte Castelmanardo a 1917 metri sul livello del mare e conserva un interessante e suggestivo centro storico con vecchi ruderi risalenti al XV secolo. Bolognola è una località di alto interesse paesaggistico ed è meta di afflusso turistico nell’arco di tutto l’anno grazie alla possibilità di praticare una quantità di sport all’aria aperta.

Ma è durante la stagione sciistica che Bolognola si apre al turismo commerciale con l’apertura delle piste da sci. Il comprensorio sciistico di Bolognola è dotato di diversi impianti di risalita, sette in totale, che servono un carosello di piste il cui snodarsi si sviluppa per circa una decina di chilometri. Le piste da sci sono agibili ai diversi livelli di difficoltà, infatti vi sono tre piste per principianti, tre di media difficoltà e due piste nere che permettono di mettersi alla prova su discese molto impegnative. Le discese sciistiche, come del resto accade per il resto dell’Appennino, sono larghe e permettono di sciare con una splendida visuale della vallata.

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Ussita

Ussita nei Monti Sibillini

Ussita (Ùssita) è un comune italiano di 437 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Ussita è un comune sparso; la sede comunale è situata in località Fluminata.

Ussita non è solo natura, montagna e sci. Ma anche una storia che parte dal 1000 a.c. e che ci ha lasciato nel corso dei secoli opere d’arte importanti come le tante chiese sparse nel suo territorio e importanti personaggi storici. In ogni stagione dell’anno la natura offre caratteristiche distintive che rendono sempre interessante organizzare una visita nella zona.
Il paese, a carattere tipicamente montano, si sviluppa su numerose piccole frazioni tutte adagiate alle pendici del Monte Bove.

La storia di Ussita è legata a quella di Visso di cui era la più importante delle cinque “guaite” che nel XIII secolo, svincolatesi dall’autorità dei feudatari, entrarono a far parte di questo comune, mantenendo sempre autonomia amministrativa nel proprio territorio.

Risale al 1380 la costruzione del castello sul colle Fantellino, favorita da Rodolfo da Varano. Il castello, di cui resta soprattutto una torre in pietra del XIV secolo a base quadrata, consisteva in una cinta muraria di forma trapezoidale, difesa da cinque torri e da un fossato esterno; i ruderi sono visibili in località Castel Murato.

Molto interessante l’Archivio Comunale che senza subire spoliazioni conserva gran parte delle testimonianze di vicende politiche e amministrative che nel corso dei secoli hanno segnato la vita della piccola e fiera comunità a parte il furto subito a metà degli anni settanta di oggetti appartenenti al Card. Gasparri (la medaglia della Conciliazione in argento ed il Collare della SS. Annunziata).

D’inverno è molto praticato lo scii nei campi di Frontignano grazie anche agli impianti rinnovati.

D’estate invece ultimamente sta prendendo molto piede la pratica del Nordic Walking. Tutto l’anno (o quasi) sono aperti la piscina, il palaghiaccio (uno dei pochi regolari nel centro Italia per le gare di Hockey), i campi da tennis e il campo da calcio. Il parco giochi invece offre la possibilità di dilettarsi nel minigolf. Certamente Ussita non offre grandi opportunità di svago per gli amanti dello shopping e per chi è a caccia dei locali da divertimento (anche se le città di Camerino e di Spoleto distano solo rispettivamente 30 e 45 minuti); Ussita invece risulta essere una meta allettante per chi cerca il sano divertimento, il riposo, ed un’esperienza a contatto con la natura.

Ussita, con la vicina frazione di Frontignano, è situata all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed è una delle più belle località dell’Appenino. La zona offre numerose opportunità culturali e di attività outdoor in inverno ed in estate: sci, snowboard, sci alpinismo, trekking, nordic walking, mountain bike. Molte sono anche le infrastrutture della valle, pattinaggio del ghiaccio, nuoto, tennis, equitazione…

Inverno a Ussita e Frontignano è neve, sci e panorami. Inverno a Ussita Frontignano vuol dire riscoprire sapori e sensazioni di una montagna orginale con paesaggi unici per l’Appennino.

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Chiesa Santa Maria di Plestia

Chiesa Santa Maria di Plestia: foto di Elisa Bistocchi

La Chiesa di Santa Maria di Pistia (detta anche “di Plestia“), edificata probabilmente sul luogo dell’antica cattedrale, è una chiesa in stile proto-romanico e santuario di “confine“, situata sull’Altopiano Plestino, al confine tra Umbria e Marche, nel comune di Serravalle di Chienti, ma contigua all’abitato di Colfiorito. Sorge su nodo stradale di grande importanza fino a tutto l’Alto Medioevo, nell’area dell’antica città di Plestia, a 112 miglia da Roma, scomparsa nel X secolo, in origine probabilmente luogo d’incontro del cardo e del decumano. È sede di diocesi titolare: Dioecesis Plestiensis, il cui vescovo titolare è, dal 1988, Thaddeus Joseph Jakubowski, fino al 2003 vescovo ausiliare di Chicago.

Nel cuore dell’altopiano sorge la chiesa della Madonna di Pistia, alterazione popolare di Plestia, antica città umbra, fiorentissima in epoca romana. Chiesa di origine plebale, restaurata negli anni ‘60. Sorge entro l’importante area archeologica dell’antica città romana di Pistia: ovunque si segnalano ritrovamenti di armi, monete e tombe. Qui, al tempo della seconda guerra punica si svolse una battaglia fra l’esercito di Annibale e quello romano guidato dal luogotenente Centenio.
Di questo storico evento restano traccie nella toponomastica popolare, armi di tipo cartaginese, resti umani.

La chiesa, di impianto rettangolare, con un ordine di colonne a formare un portico, aggiunto alle facciate ovest e sud in epoche successive, è’ impostata su edifici di epoca paleocristiana del IV sec. e sulle rovine del tempio romano di cui furono recuperati i materiali da costruzione. Nel V sec. divenne sede vescovile; dopo il 996, epoca della visita dell’imperatore Ottone III, venne ricordata come città scomparsa. La chiesa fu probabilmente ricostruita nel corso del sec. XI, ed ebbe la funzione di pieve prima della metà del ‘300. In epoca recente l’abside semicircolare crollò e fu ricostruito il suo inviluppo in ferro e vetro (un disastro cui occorre porre rimedio).

L’interno presenta una sola grande aula, coperta da tetto a capriate lignee e presbiterio fortemente sopraelevato.
Nei sotterranei sono i resti del Tempio romano e la cripta, datata fra il XI – XII sec., una delle più antiche presenti nel territorio camerte (Paoloni), di forma rettangolare (iconografia “ad oratorium”), costituita da tre navate absidate, la mediana delle quali è tripartita da colonnine e pilastrini sormontati da capitelli ad intagli geometrici, con sovrastanti dieci piccole volte a crociera e muri perimetrali, molto simile alla cripta di S.Marco in Colpolina. Sul fondo era un ara antichissima oggi collocata all’ingresso del tempio.
Ogni primo lunedi del mese si svolge, da maggio a settembre, secondo una tradizione che si perde nel medioevo, una fiera di merci e bestiame che richiama tutti gli abitanti dei paesi vicini.

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Lago di Fiastra

Lago di Fiastra: foto di Elisa Bistocchi

Dalle Marche e dall’Umbria il lago di Fiastra è facilmente raggiungibile utilizzando la SS77 deviando all’altezza del lago di Polverina e seguendo le indicazioni che portano verso l’abitato di Fiastra. Si trova in corrispondenza di San Lorenzo sul Lago, una frazione del comune di Fiastra.

Il lago di Fiastra è uno bellissimo lago situato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e svolge due azioni di primaria importanza.

Innanzi tutto, considerato che è il più grande bacino idroelettrico delle Marche, è facile immaginare che rappresenta una fonte di energia non indifferente.

La sua diga ostruisce lo scorrere naturale del fiume Fiastrone affluente del Chienti e, nel 2004, è stato festeggiato il cinquantenario della sua costruzione e di conseguenza della nascita del lago ma c’è da ricordare che il primo abbozzo per la realizzazione della diga, è stato fatto motlo tempo prima, nel 1917.
La sua capacità totale di acqua si aggira intorno ai 20 milioni di metri cubi mentre per gli scopi produttivi ci aggiriamo intorno ai 16 milioni di metri cubi.
L’altezza della diga, va dagli 82 agli 87 metri mentre il suo sviluppo è di 254 metri.

Le sue rive sono molto diverse tra loro.
Il lato nordovest è percorso da una lunga strada che costeggia il lago, che si trova molto più in alto del lago stesso e presenta una riva scoscesa, che si appiattisce solo in pochi punti.
Se percorrete questa strada, che porta a Fiegni, una piccola frazione di montagna, arriverete ad un grande punto di osservazione, che permette di avere una veduta dal lago da uno strapiombo alto più di un centinaio di metri.
Una veduta impressionante!
Da lì poi ci sono le indicazioni per la grotta dei Frati e la Gola delle Lame Rosse, due valide escursioni da portare a termine.
Il lato sudest invece non ha alcuna strada nelle vicinanze, ma è percorso piuttosto da un sentiero, e scende gradualmente verso il lago offrendo tutta una serie di piccole spiagge erbose e diverse insenature.
Il sentiero che dicevo, parte direttamente dalla piazza di fronte al lago e prosegue lungo il versante sudest del lago fino alla diga di sbarramento per diversi chilometri.
È ottimo per fare una bella passeggiata ed ammirare costantemente il lago che si trova lungo la sua sinistra.
La strada di accesso al lago è invece a senso unico e a forma di ferro di cavallo, con la piazza nel mezzo che contiene un ampio parcheggio ed offre una meravigliosa veduta sul lago.
Lungo la strada ci sono poi diversi bar e punti di ristoro.
Il paesaggio da queste parti è davvero particolare: ci troviamo in posizione collinare, con i monti che intorno racchiudono il lago e vaste distese di prati nelle vicinanze.
Un piccolo autentico paradiso, in pieno relax, dove ancora riesci a sentire il vento che nel silenzio sibila tra i rami degli alberi.

Gli amanti della montagna partono dal lago di Fiastra per salire gli affascinanti sentieri che conducono alle vette del Berro e della Priora oppure decindono di inoltrarsi nelle gole del Fistrone o raggiungere le Lame Rosse a valle della diga.

Chi invece vorrà rilassarsi in acqua non dovrà allontanarsi troppo dalle rive del lago…

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Santuario di Macereto

Santuario di Macereto

I monti Sibillini oltre ad offrire bellezze naturali inestimabili sono ricchi di storia, ne è un esempio il santuario di Macereto che si trova nel territorio comunale di Visso (mc).
Non lontano dalla piccola cittadina di Visso, sull’omonimo altopiano a circa 1000 mentri di altitudine, sorge uno splendido complesso religioso: il Santuario di Macereto. E’ una delle maggiori espressioni rinascimentali del ‘500 delle Marche.

Come è nato il Santuario di Macereto? La storia è alquanto particolare; la tradizione infatti vuole che il 12 Agosto del 1359, alcuni muli di una carovana in pellegrinaggio da Loreto al Regno di Napoli che trasportavano una statua lignea della Madonna con il Bambino, giunti sull’altopiano, si inginocchiarono e non ci fu verso di farli ripartire nonostante frustate e calci.

Costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano rappresenta il più completo esempio di architettura rinascimentale cinquecentesca delle Marche. Tra i molti artisti che vi operarono ricordiamo Simone de Magistris (1580-1582, suo il complesso figurativo della conca absidale. Del complesso fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite.

Il santuario di Macereto è di forma ottogonale con tre ingressi e al centro vi è un piccolo tempietto dove è incisa, in latino, la storia del piccolo miracolo di Macereto. Costruito con pietra chiara che ne esalta la sua grandiosità, è inglobato in un complesso ben più ampio di cui fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia e il Palazzo delle Guaite. Era munito anche di un campanile che però a causa del cedimento delle fondamenta, crollò e non venne più ricostruito.

E’ eccezionale, quanto suggestivo, l’intero giro di portici che racchiude un lavatoio ed un gran bel camino facendo pensare a un piccolo mercato sotto le sue logge e intensi banchetti di pellegrini.

Il luogo è veramente bello; ideale per passeggiate e piccole scampagnate con bambini al seguito, liberi di muoversi all’interno del cortile del santuario. Un mix perfetto tra storia, cultura, arte, natura, divertimento e tanta serenità.

Il luogo, immerso nel verde, è visitato soprattutto d’estate, oltre che da pellegrini, da turisti che spesso si accampano nel cortile adiacente per merende e giochi all’aria aperta.

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Visso

Visso nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Visso è un comune italiano di 1.238 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Visso ha una superficie di 100,3 chilometri quadrati per una densità abitativa di 11,73 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 607 metri sopra il livello del mare.

Vicus, cioè “luogo”, “villaggio”, accompagnato dall’aggettivo Elacensis, “rispettabile”, fu secondo tradizione il nome del primo insediamento.

Il toponimo Vicanum indicava la terra comunale (o vicana) del pascolo e del legnatico attorno a un vicus.

Visso è un incantevole centro montano delle Marche al confine con l’Umbria. La “perla” dei monti Sibillini (è sede del Parco Nazionale) vanta un passato ricco di storia: le imponenti mura, i balconcini medievali, le case, le torri, i palazzi gentilizi rinascimentali, i portali in pietra arricchiti da motti latini e stemmi di famiglia, costituiscono un insieme armonioso e grandioso, se messo in relazione alla limitata estensione del centro storico.

L’imponente cinta muraria (1210 – 1256) era dotata di 24 antemurali, 4 porte e 4 torrioni. Garantiva il massimo avvistamento e l’estrema difesa la “turris Sanctis Johannis”. Sulla cinta muraria si aprono: Porta Santa Maria (1256), restaurata dal 1379 al 1575 fu ricostruita nel 1571 sormontata da un torrione; Porta Pontelato o Nursina (1283) con arco leggermente ogivale in conci di pietra a piè di torre con beccatelli aggettanti per la difesa piombante, collegata da un ponte levatoio con la sponda sinistra del fiume Nera, e Porta Ussitana o Porta San Giacomo (XV sec.) caratterizzata dal fornice ogivale sopraelevato retrostante la guardiola.

Nella piazza principale di Visso si erge la mole romanico-gotica della Collegiata di S. Maria, sorta su una piccola Pieve antecedente. La prima chiesetta fu costruita nel 1143 a doppia navata e campanile quadrato, ma, essendo in seguito divenuta insufficiente, fu affiancata dall’attuale chiesa; questa fu eretta senza abside e conservando il primitivo campanile a bifore e trifore e fu consacrata nel 1256. Collegiata di S.Maria Successivamente fu aggiunta la sacrestia, mentre nel 1312 fu costruita l’abside poligonale e, tra il 1324 e il 1332, la chiesa fu abbellita dal portale nella parete laterale verso la piazza. Nel 1517 fu insignita del titolo di Collegiata. La parete verso la piazza è adornata da archetti in alto, da tre monofore trilobate e soprattutto dal bel portale d’ingresso. Esso è ad arco a tutto sesto con cornice a gronda e profonda strombatura, ornata da colonnine tortili e triangolate che proseguono nell’arcata, e da capitelli scolpiti in figure fitomorfe e zoomorfe. Ai lati due leoni in pietra. Nella parte superiore una lunetta mostra un affresco del ‘400. L’interno è ad unica navata con soffitto ligneo del ‘700. All’unico altare centrale ne furono aggiunti altri, lungo le pareti, trasformati in stile barocco nel ‘600. All’ingresso si può notare un’acquasantiera del XIV sec. Numerosi sono gli affreschi e i dipinti che ornano la chiesa. Sulle pareti dell’abside un ciclo di pitture murali di stile giottesco-riminese del ‘300. Lungo la parete sinistra, dopo la porta della sacrestia, è visibile un interessante affresco, raffigurante l’Assunzione, del 1450, eseguito da Paolo da Visso, definito il “Maestro della Valnerina” e fondatore di una scuola pittorica locale; su un altare seicentesco si può ammirare una statua lignea policroma, di notevole valore, che rappresenta “la Madonna Bruna”, d’arte romanica del XII sec. Lungo la stessa parete una grande arcata introduce nella primitiva pieve, divisa in due navate da pilastri ottagonali, adornata da affreschi di scuola umbro-marchigiana del XIV sec. La Collegiata presenta inoltre un nicchione con interessanti pitture dello Spagna (1450-1528), alcuni resti di affreschi sulla parete di fondo di P. da Visso e, in prossimità della porta maggiore, un S. Cristoforo di enormi dimensioni (oltre 6 m. di altezza) del ‘300.

Per quanto riguarda il piatto di Visso non possiamo non parlare del ciauscolo, un insaccato preparato con una speciale lavorazione del maiale, la cui carne viene macinata e infarcita di aromi, è dedicata una sagra.

Ma tra i sapori robusti e genuini di questa terra ci sono anche i formaggi, da gustare nelle diverse stagionature, la lenticchia e il farro dei Monti Sibillini, il castrato di montagna.

E, a completare il menu, i piatti preparati con la trota del fiume Nera e soprattutto con il pregiato tartufo nero.

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