Articoli marcati con tag ‘origine’
Halloween è entrato di prepotenza a far parte delle nostre feste non codificate, sia esso fenomeno commerciale, mezzo per esorcizzare le nostre paure o semplice gioco del travestimento.
Halloween è una festa Europea, con importanti richiami a feste cattoliche… incredibile vero?
Innanzitutto il nome ha origini cattoliche e richiama il I novembre, giorno in cui, nel calendario cattolico, vengono festeggiati tutti i Santi. La celebrazione di “Ognissanti”, in inglese “All Saints’ Day”, denominato anche “All Hallows’ Day” presso gli antichi, iniziava sin dal tramonto del 31 ottobre, perciò la sera del 31 ottobre assunse il nome di “All Hallows’ Even”, successivamente contratto in “Halloween“.
Tuttavia la celebrazione di questa festa ha radici molto più lontane ed estranee al Cattolicesimo, infatti gli antichi Celti, abitanti dell’Inghilterra, della Francia e dell’Irlanda, erano soliti festeggiare l’inizio del nuovo anno il I novembre, giorno che segnava la fine della stagione calda e l’inizio di quella fredda. Per questo motivo la notte tra il 31 ottobre e il I novembre era un momento molto intenso e solenne, e rappresentava la celebrazione più importante del calendario Celtico, detta “Samhain”. Molte sono infatti le antiche leggende ambientate nella notte di Samhain, gran parte delle quali riguardano la fertilità della terra, il regno delle tenebre e il suo Dio, Samhain appunto, anche se non ci sono testimonianze attendibili che consentano di stabilire se Samhain fosse anche una divinità oltre ad una celebrazione. Certo è che per i Celti tale ricorrenza assumeva una rilevanza particolare perchè, trattandosi di un popolo interamente dedito all’agricoltura, l’arrivo della stagione fredda cambiava radicalmente le loro abitudini e li costringeva a passare la maggior parte del tempo in casa.
Un’altra credenza celtica affermava che il 31 ottobre Samhain, Dio delle Tenebre, richiamasse a sè tutti gli spiriti dei morti, abbattesse le leggi dello spazio e del tempo e consentisse agli spiriti di tornare sulla terra e unirsi ai viventi. Si credeva anche che i morti abitassero in una terra di eterna giovinezza e felicità detta “Tirnan Oge” e che a volte potessero abitare insieme alle Fate nelle collinette caratteristiche del territorio scozzese.
Secondo un’ulteriore leggenda il 31 ottobre i morti ritornavano sulla terra per impossessarsi del corpo dei vivi, per questo nei villaggi venivano spenti tutti i focolari domestici per tenere lontani gli spiriti. Questo costituiva un vero e proprio rito che coinvolgeva tutta la popolazione e consisteva nello spegnere il Fuoco Sacro sull’altare e tutti i focolari domestici, per poi riaccendere il mattino seguente un nuovo fuoco con legna raccolta casa per casa dai bambini (vedi Trick or Treat), simbolo dell’inizio del nuovo anno. Spegnere il fuoco simboleggiava l’arrivo della parte oscura dell’anno, mentre riaccenderlo testimoniava la speranza e la fiducia per l’arrivo del nuovo anno e simboleggiava la ciclicità del tempo. Si dice inoltre che al crepuscolo venisse riacceso il fuoco per bruciare offerte, ma anche coloro che erano ritenuti posseduti. Venivano inoltre lanciati incantesimi per tenere lontani gli spiriti e guidarli alla loro terra. Il crepuscolo, infatti, era il momento in cui gli spiriti potevano vagare sulla terra e con il loro aiuto Samhain avrebbe potuto imprigionare il Sole sottrarre agli uomini la principale fonte di vita. Pertanto venivano offerti dei sacrifici per placare gli spiriti e la divinità stessa. Racconti e leggende parlano anche di sacrifici umani, non solo nel caso dei posseduti…
La festa di Halloween, così come è intesa in senso moderno, deriva probabilmente dall’usanza dei Celti di travestirsi, dopo i sacrifici della notte del 31 ottobre, con pelli di animali uccisi per spaventare gli spiriti e di festeggiare per 3 giorni. Così mascherati tornavano al loro villaggio illuminandosi il cammino con lanterne costituite da rape intagliate e riempite con le braci del Fuoco Sacro (vedi Jack O’Lantern). I colori tipici di queste celebrazioni, rimasti in voga per secoli e utilizzati anche oggi ad Halloween, erano l’arancio e il nero.
Popularity: 1% [?]
Ussita (Ùssita) è un comune italiano di 437 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Ussita è un comune sparso; la sede comunale è situata in località Fluminata.
Ussita non è solo natura, montagna e sci. Ma anche una storia che parte dal 1000 a.c. e che ci ha lasciato nel corso dei secoli opere d’arte importanti come le tante chiese sparse nel suo territorio e importanti personaggi storici. In ogni stagione dell’anno la natura offre caratteristiche distintive che rendono sempre interessante organizzare una visita nella zona.
Il paese, a carattere tipicamente montano, si sviluppa su numerose piccole frazioni tutte adagiate alle pendici del Monte Bove.
La storia di Ussita è legata a quella di Visso di cui era la più importante delle cinque “guaite” che nel XIII secolo, svincolatesi dall’autorità dei feudatari, entrarono a far parte di questo comune, mantenendo sempre autonomia amministrativa nel proprio territorio.
Risale al 1380 la costruzione del castello sul colle Fantellino, favorita da Rodolfo da Varano. Il castello, di cui resta soprattutto una torre in pietra del XIV secolo a base quadrata, consisteva in una cinta muraria di forma trapezoidale, difesa da cinque torri e da un fossato esterno; i ruderi sono visibili in località Castel Murato.
Molto interessante l’Archivio Comunale che senza subire spoliazioni conserva gran parte delle testimonianze di vicende politiche e amministrative che nel corso dei secoli hanno segnato la vita della piccola e fiera comunità a parte il furto subito a metà degli anni settanta di oggetti appartenenti al Card. Gasparri (la medaglia della Conciliazione in argento ed il Collare della SS. Annunziata).
D’inverno è molto praticato lo scii nei campi di Frontignano grazie anche agli impianti rinnovati.
D’estate invece ultimamente sta prendendo molto piede la pratica del Nordic Walking. Tutto l’anno (o quasi) sono aperti la piscina, il palaghiaccio (uno dei pochi regolari nel centro Italia per le gare di Hockey), i campi da tennis e il campo da calcio. Il parco giochi invece offre la possibilità di dilettarsi nel minigolf. Certamente Ussita non offre grandi opportunità di svago per gli amanti dello shopping e per chi è a caccia dei locali da divertimento (anche se le città di Camerino e di Spoleto distano solo rispettivamente 30 e 45 minuti); Ussita invece risulta essere una meta allettante per chi cerca il sano divertimento, il riposo, ed un’esperienza a contatto con la natura.
Ussita, con la vicina frazione di Frontignano, è situata all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini ed è una delle più belle località dell’Appenino. La zona offre numerose opportunità culturali e di attività outdoor in inverno ed in estate: sci, snowboard, sci alpinismo, trekking, nordic walking, mountain bike. Molte sono anche le infrastrutture della valle, pattinaggio del ghiaccio, nuoto, tennis, equitazione…
Inverno a Ussita e Frontignano è neve, sci e panorami. Inverno a Ussita Frontignano vuol dire riscoprire sapori e sensazioni di una montagna orginale con paesaggi unici per l’Appennino.
Popularity: 3% [?]
La Chiesa di Santa Maria di Pistia (detta anche “di Plestia“), edificata probabilmente sul luogo dell’antica cattedrale, è una chiesa in stile proto-romanico e santuario di “confine“, situata sull’Altopiano Plestino, al confine tra Umbria e Marche, nel comune di Serravalle di Chienti, ma contigua all’abitato di Colfiorito. Sorge su nodo stradale di grande importanza fino a tutto l’Alto Medioevo, nell’area dell’antica città di Plestia, a 112 miglia da Roma, scomparsa nel X secolo, in origine probabilmente luogo d’incontro del cardo e del decumano. È sede di diocesi titolare: Dioecesis Plestiensis, il cui vescovo titolare è, dal 1988, Thaddeus Joseph Jakubowski, fino al 2003 vescovo ausiliare di Chicago.
Nel cuore dell’altopiano sorge la chiesa della Madonna di Pistia, alterazione popolare di Plestia, antica città umbra, fiorentissima in epoca romana. Chiesa di origine plebale, restaurata negli anni ‘60. Sorge entro l’importante area archeologica dell’antica città romana di Pistia: ovunque si segnalano ritrovamenti di armi, monete e tombe. Qui, al tempo della seconda guerra punica si svolse una battaglia fra l’esercito di Annibale e quello romano guidato dal luogotenente Centenio.
Di questo storico evento restano traccie nella toponomastica popolare, armi di tipo cartaginese, resti umani.
La chiesa, di impianto rettangolare, con un ordine di colonne a formare un portico, aggiunto alle facciate ovest e sud in epoche successive, è’ impostata su edifici di epoca paleocristiana del IV sec. e sulle rovine del tempio romano di cui furono recuperati i materiali da costruzione. Nel V sec. divenne sede vescovile; dopo il 996, epoca della visita dell’imperatore Ottone III, venne ricordata come città scomparsa. La chiesa fu probabilmente ricostruita nel corso del sec. XI, ed ebbe la funzione di pieve prima della metà del ‘300. In epoca recente l’abside semicircolare crollò e fu ricostruito il suo inviluppo in ferro e vetro (un disastro cui occorre porre rimedio).
L’interno presenta una sola grande aula, coperta da tetto a capriate lignee e presbiterio fortemente sopraelevato.
Nei sotterranei sono i resti del Tempio romano e la cripta, datata fra il XI – XII sec., una delle più antiche presenti nel territorio camerte (Paoloni), di forma rettangolare (iconografia “ad oratorium”), costituita da tre navate absidate, la mediana delle quali è tripartita da colonnine e pilastrini sormontati da capitelli ad intagli geometrici, con sovrastanti dieci piccole volte a crociera e muri perimetrali, molto simile alla cripta di S.Marco in Colpolina. Sul fondo era un ara antichissima oggi collocata all’ingresso del tempio.
Ogni primo lunedi del mese si svolge, da maggio a settembre, secondo una tradizione che si perde nel medioevo, una fiera di merci e bestiame che richiama tutti gli abitanti dei paesi vicini.
Popularity: 2% [?]
Montepulciano è un comune di 14.472 abitanti della provincia di Siena, posto a 605 metri sul livello del mare, a cavallo tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia. Di antica e lunga storia, Montepulciano ha origini dal popolo degli Etruschi a partire dal IV secolo a.C.
Ha notorietà anche per la ricchezza di ottimi vigneti da dove si ricava il vino Nobile di Montepulciano DOCG.
La città di Montepulciano ha un passato legato in parte all’essersi trovata all’incrocio di due strade di importanza regionale (da Chiusi ad Arezzo da sud a nord, e dalla Valdorcia alla Valdichiana e al Trasimeno da est ad ovest) e in parte alla sua collocazione strategica al confine dell’area di influenza di vari potentati cittadini basso medioevali (Orvieto, Perugia, Siena, Firenze).
Questo ha fatto sì che nei primi secoli del secondo millennio abbia sviluppato ricchezze e potere in modo ragguardevole, al punto da divenire preda ambita e da conquistarsi un’apprezzabile autonomia vendendo bene la sua alleanza alle città maggiori in perenne conflitto tra sé.
Purtroppo la sua definitiva entrata nello Stato fiorentino, dopo il 1511, se ne ha consacrato l’importanza formale (che si riflette nell’imponenza degli edifici pubblici e privati realizzati dopo tale data, e nell’erezione in Diocesi nel 1561) ne ha avviato un lento declino economico e sociale, al punto che nel secolo XVIII il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo se ne preoccupava, e s’interrogava sui modi per ridar vita ad un centro tanto prestigioso quanto decadente.
Nel secolo XIX la bonifica della Valdichiana e la rinnovata importanza della città, che diviene il centro amministrativo della zona, ne segnano un’apprezzabile rivitalizzazione, che però non dura oltre la metà del secolo XX; la perdita demografica della valle, per l’emigrazione al Nord di tanti agricoltori che si trasformeranno in forza lavoro per le fabbriche, e per i mutati modi di coltivazione della terra, non è stata ancora del tutto compensata da analoga crescita della piccola e media industria o dai servizi.
Malgrado ciò il prestigio artistico e storico della cittadina ha ancora un apprezzabile fascino, anche a livello internazionale, e questo fa sperare che Montepulciano possa trasformarsi definitivamente in un centro di produzione culturale.
Degna di nota, Piazza Grande, considerata il centro monumentale della città; lo spazio si articola in diversi edifici notevoli, ricordiamo il trecentesco Palazzo Comunale, il Palazzo Cantucci datato 1519, il Palazzo Nobili Targhi, interamente in travertino ed infine il trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo, in laterizio.
Sempre nella Piazza, è il Pozzo de’ Grifi e dei Leoni, datato 1520, in raffinate forme rinascimentali.
La caratteristica chiesa di San Biagio, situata alle pendici del colle di Montepulciano, su di un ampio prato; la pianta, a croce greca, è sormontata da una cupola.
New Moon girato a Montepulciano
Il famosissimo film New Moon, secondo episodio della saga Twilight, è stato girato anche a Montepulciano. Nel libro parte della storia era ambientata a Volterra e così il regista Weitz ha deciso di venire a girare alcune scene in Italia e ha scelto Montepulciano per rappresentare la Volterra del libro.
La scelta della città di Montepulciano al posto di quella di Volterra ha creato alcune polemiche, ma il regista ha new-moonspiegato che dopo aver visto entrambe le città per motivi di simmetria della piazza, e quindi di maggior semplicità nelle tipologie di riprese, è stata scelta Montepulciano.
Le riprese sul set italiano sono iniziate il 26 maggio 2009 e finite il 29 maggio 2009 e il set ovviamente era blindatissimo.
Il cast presente a Montepulciano era formato da: il regista Chris Weitz, i protagonisti Kristen Stewart (Bella), Robert Pattinson (Edward), Ashley Greene (Alice Cullen) e gli interpreti dei Volturi (i vampiri di Volterra) Daniel Cudmore (Felix), Charlie Bewley (Demetri) e Dakota Fanning (Jane).
A Montepulciano l’Androne del palazzo comunale, attribuito all’architetto rinascimentale fiorentino Michelozzo, e il famosissimo chiostro sono stati tinteggiati di rosso cupo. E in piazza Grande è stata creata una fontana descritta nel libro che è lunga 7 metri ed è stata realizzata in legno e cartapesta.
Popularity: 14% [?]
L’isola Polvese è per estensione la più grande tra le tre isole del Lago Trasimeno. Molto probabilmente trae il suo nome da polvento (zona di sottovento).
Dal rinvenimento di numerosi reperti è da credere che fosse stata frequentata fin dalla protostoria.
Certo invece è che fosse stata frequentata dagli etruschi ed abitata dai romani.
L’Isola Polvese è la più grande isola del lago Trasimeno, in Umbria, con una estensione di 69,6 ha. La costa si trova a 258 m s.l.m., mentre la sommità raggiunge i 313,4 m; nella parte orientale e meridionale è presente una vasta zona umida con canneti che danno rifugio a varie specie di uccelli ed anfibi. Nella parte settentrionale si trova un piccolo bosco (11 ha), prevalentemente popolato dal lecci e roverelle. L’isola è abitata in maniera semi-continuativa solo da un paio di famiglie.
Presenta un ambiente particolarmente suggestivo, frutto di un’armoniosa integrazione tra paesaggio naturale e antropizzato: oltre alla vegetazione tipica delle zone umide, un’antica lecceta d’alto fusto e un esteso e secolare oliveto.
Oggi l’isola polvese è amministrata dalla Provincia di Perugia, è totalmente disabitata seppur dotata di alcune strutture di accoglienza turistica come un bar/ristorante ed un centro servizi.
L’isola è raggiungibile attraverso il servizio di navigazione del Trasimeno gestito dall’Apm, partendo da San Feliciano.
Tra gli itinerari più interessanti da svolgere sull’isola vi è il sentiero che percorre il versante nord-ovest, più fresco e umido, in cui si sviluppa un bosco di lecci. Interessante il sentiero che dall’oliveto conduce al giardino delle piante acquatiche fino alla Chiesa di San Giuliano, al Castello e al Podere del Poggio, la vecchia fattoria abbandonata dal cui balcone è possibile godere di uno splendido panorama.
Popularity: 3% [?]
Pissignano è una frazione del comune di Campello sul Clitunno (PG).
Il paese è situato a metà strada tra Trevi e Spoleto, lungo il tracciato della strada statale Flaminia, a brevissima distanza dalle celeberrime Fonti del Clitunno. Il borgo si costituisce di una parte in pianura, lungo la Flaminia, e di una parte collinare costituita dalla Torre e dal Colle Revalioso (detto anche San Benedetto); storicamente, appartenne dapprima al Ducato di Spoleto e poi allo Stato della Chiesa.
Il Castello di Pissignano è stato fondato nell’XI secolo. Nel 1155 Federico Barbarossa si stanziò con le sue truppe nei pressi del castello dopo la distruzione della città di Spoleto.
Pissignano, appartenuto al demanio del Ducato di Spoleto, rimarrà sotto il dominio della città fino allo scorcio del XVIII secolo.
Tipico castello di pendio ad impianto triangolare, il Castello di Pissignano conserva ancora intatto il perimetro delle sue mura, intercalato da possenti torri poligonali e da due torri-porta.
La torre di vertice è molto alta e slanciata. Funzioni difensive doveva avere anche la torre pentagonale intermedia, utilizzata poi come campanile della chiesa di San Benedetto.
La chiesa di San Benedetto, che fa parte di un complesso architettonico appartenuto alla comunità dei benedettini, conserva pitture di varie epoche tra cui si segnalano gli affreschi cinquecenteschi nell’abside raffiguranti l’Assunzione della Vergine, firmati dai fratelli Angelucci di Mevale.
Agli stessi Angelucci si potrebbe ricondurre la Madonna col Bambino datata 1545 dipinta sulla facciata del Palazzo Comunale che sorge a poca distanza dalla chiesa.
Popularity: 4% [?]
Tra Spoleto e i rilievi a Nord-Est ci si trova immersi in uno scenario arcaico, forte, connotato da alte e scoscese quinte montuose, inconsueto nel paesaggio umbro, caratterizzato in genere da alture dolci.
Il Castello di Postignano è nel Comune di Sellano in Valnerina, costituita da ripidi versanti ed esigui piani di fondovalle, solcati da fiumi abbondanti di acque limpide che scendono dal massiccio dei Monti Sibillini. Nei secoli è stata una frequentata via di comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico, e utilizzata per millenni come tratturo della transumanza appenninica. I sabini edificarono il villaggio di Norcia, i romani riorganizzarono l’area, fondando Cassia (Cascia).
Postignano, castello di pendio del secolo XIII – ma con origine probabili nel IX – di impianto triangolare con vertice a monte costituito da una torre esagonale, domina la valle del Vigi e la strada che conduce a Spoleto.
Il Castello, originariamente di proprietà della famiglia Trinci di Foligno, fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini.
Situato lungo il fiume Argentina, affluente del Nera, sulla strada che collega Spoleto a Foligno, Norcia e Assisi, circondato da boschi e ampie aree coltivabili, il Castello era in posizione strategica, con un’economia fiorente, anche con artigianato del ferro e della canapa.
Lo statuto del 1586 prevedeva che il governo del castello e di quello vicino di Anagni fossero affidati a quattro massari, due per castello, eletti dall’assemblea e rinnovati ogni sei mesi.
Nel 1611 vi abitavano 235 persone, diminuite a 139 nel 1713.
Nel secolo XIX i castelli di Postignano e Anagni furono assegnati al Comune di Sellano, ma conservarono sindaci propri.
Nel 2002, il Castello di Postignano e i suoi dintorni sono stati inseriti tra i siti di interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali.
Tra il 1993 e il 1997 un gruppo di professionisti, legati anche da vincoli di amicizia, ha comprato l’intero borgo e ha fondato la MIRTO srl, la società che oggi ne è proprietaria e che ne ha avviato il restauro nel 1996.
In alcuni ambienti, originariamente agricoli è previsto l’allestimento del museo del borgo “Le stanze della Memoria”, con il contributo delle Cattedre di Antropologia delle Università di Perugia e di Napoli. Nel museo saranno raccolte ed esposte testimonianze storiche e iconografiche delle attività agricole e artigianali praticate dai suoi abitanti.
Fonte: www.borgodipostignano.com
Popularity: 10% [?]
Annifo è una frazione del comune di Foligno (PG), facente parte della Circoscrizione n. 7 “Annifo – Colfiorito”. Il paese si trova a 874 m s.l.m., sulle piane orientali dell’altopiano di Colfiorito, a pochi km di distanza da Colfiorito, lungo la strada che collega la Strada Statale 77 della Val di Chienti con Nocera Umbra e la via Flaminia.
Annifo è situato sulle pendici dei contrafforti dell’Appennino Centrale, prospiciente il massiccio di Monte Pennino (1560 m slm) e in vista di uno degli Altopiani Plestini. La pianura è divisa in due – Prata de Martu e Prata – dalla strada che porta all’abitato.
La pianura è da sempre una delle maggiori risorse agricole del paese: in parte coltivata e in parte – quella che durante l’inverno viene sommersa – a pascolo.
Attualmente le principali colture sono quelle della patata rossa (Solanum tuberosum) e della lenticchia (Lens culinaris), ma non mancano – e in passato sono stati spesso coltivati – frumento, granoturco, orzo e avena, barbabietole da zucchero.
Altre risorse, ancora consistenti, sono la pastorizia, l’allevamento e la macellazione di suini e bovini, la fabbricazione – artigianale ed industriale – di prodotti caseari di grande qualità.
Le origini di Annifo si perdono in una preistoria purtroppo non documentata. Segni della protostoria del paese sono i castellari: terrapieni di forma ovale, con una rampa di accesso alla piattaforma, circondata da un argine, e un fosso alla base. Sono posti sulla sommità delle alture che si alzano intorno alle prata e alle spalle del paese, e sembrano organizzati in uno schema di controllo delle vie di comunicazione e di accesso agli altipiani. Vi si trovano piccoli resti di manufatti e laterizi in terracotta molto grezza.
Nella chiesa di S Pietro, piccolo santuario terapeutico in vocabolo Le Fosse, sopra l’altare maggiore, coperto da una tela con l’effigie del Santo, si trova un affresco votivo del 1550, di scuola folignate, rappresentante la gloria di S. Anna.
La tela viene tolta il 29 giugno, per mettere in vista l’affresco sottostante.
Nella chiesa della Madonna del Piano, santuario terapeutico incorporato, in epoca napoleonica, al cimitero, sono stati di recente restaurati alcuni affreschi, tra cui una Madonna con Bambino e i Santi Giuseppe ed Elena, sopra l’altare.
Popularity: 5% [?]
Mimose, omaggi, regali, serate a tema e quant’altro. L’Umbria celebra così l’8 marzo 2010. All’interno di questa pagina saranno elencati tutti gli eventi ed appuntamenti relativi alla “festa della donna” dell’ 8 marzo 2010 in Umbria con i party più divertenti, le cene più gustose, le notti in hotel a festeggiare.
E allora perchè non organizzare la tua nottata in compagnia di tante amiche, al profumo della mimosa, e al tempo di musica. Umbria i primi giorni di marzo è colma di manifesti, inviti e biglietti di auguri, dediche e pensieri per la festa della donna con i programmi delle serate in compagnia di tante donne. Prenotazioni e biglietti per tutte le feste organizzate in Umbria.
La donna nell’Arte 2010
In occasione della Festa delle Donne, la suggestiva cittadina di Montefalco ospita l’appuntamento “La Donna nell’Arte” promosso dal ministero dei beni e delle attività culturali.
Nel magico appuntamento dell’ 8 Marzo il complesso Museale di San Francesco, propone alle donne un ingresso e visita guidata gratuita alla riscoperta dell’arte e della cultura.
Le origini della festa della donna
Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.
Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagonistele rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto….Leggi tutto sulla festa della donna
Popularity: 6% [?]
La Cascata delle Marmore, con la sua stupefacente bellezza, appare come una scrosciante colonna d’acqua che si distribuisce su tre salti coprendo un dislivello di 165 metri e avvolgendo la rigogliosa vegetazione in una nuvola di schiuma bianca!
Prima di raggiungere la Cascata delle Marmore è consigliabile informarsi sull’orario di apertura dell’area e sull’orario di rilascio dell’acqua. A monte del salto, infatti, le acque del fiume Velino vengono deviate nelle condotte forzate per alimentare un imponente sistema di centrali idroelettriche, per cui la Cascata è visibile nella sua massima portata a orari prestabiliti. Entrambi gli orari (apertura area e rilascio acqua) variano a seconda delle stagioni (molto ampi d’estate, ridotti d’inverno). L’area escursionistica (sentieri) ha orari di chiusura anticipati rispetto ai Belvedere (mezz’ora prima del tramonto).
La creazione della Cascata risale al 271 a.C., è una formidabile opera d’ingegneria romana che servì a favorire il deflusso delle acque del Velino, responsabili di frequenti e disastrose inondazioni e della trasformazione di vaste estensioni di terra in malsane paludi.
In epoche successive e fino al Rinascimento, vennero compiuti ulteriori lavori di perfezionamento fino all’assetto attuale.
Questa grande disponibilità di acqua ha consentito la creazione nella zona di numerosi complessi industriali.
L’area della Cascata è formata da depositi di travertino, roccia per natura friabile e non compatta che, con l’intensa circolazione delle acque, ha permesso il formarsi di cavità, grotte e forme “carsiche“.
Le cavità principali sia per interesse speleologico, sia per bellezza e suggestività degli ambienti, sono racchiuse in tre distinti complessi: il primo costituito dalla Grotta della Morta e dalla Grotta delle Diaclasi, ha uno sviluppo planimetrico di 287 m. e da una profondità massima di 23 m.; il secondo costituito dalla Grotta delle Colonne, sviluppatasi in due diaclasi principali, che frane successive hanno diviso in ambienti non comunicabili; infine, con uno sviluppo di oltre 190 m., la Grotta della Condotta, in parte franosa e attraversata da una vecchia condotta.
Una leggenda legata a questa cascata narra che la ninfa Nera era perdutamente innamorata del pastore Velino, ma la dea Giunone non ne fù contenta e per punire la ninfa la trasformò in una cascata. Il pastore Velino si gettò giù dalla cascata per rimanere per sempre insiema alla sua amata.
Popularity: 2% [?]









