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Un mondo affascinante e discreto e’ quello attraversato dalla Strada dell’Olio Dop Umbria. Un mondo particolarmente emozionante per chi, attento al richiamo dell’ulivo e dell’alta qualità dell’olio umbro, cerca percorsi diversi e non affollati, alla scoperta di veri “borghi del gusto” e quindi di eccezionali tipicità gastronomiche, artistiche, culturali e paesaggistiche.
Con l’arrivo della bella stagione, nel periodo della fioritura degli olivi, l’Umbria si presenta ai suoi visitatori come un ambiente unico. Ecco allora che l’olio e l’ulivo di queste terre verranno celebrati anche attraverso quattro importanti eventi organizzati in altrettanti Comuni ad alta vocazione olivicola, situati lungo la sottozona dei Colli Assisi-Spoleto della Dop Umbria.
Protagonisti saranno quattro luoghi che rappresentano l’Umbria piu’ vera ed emozionante, oltre che le sue varie anime: l’internazionale Spoleto, una dea altera conosciuta nel mondo anche per il suo Duomo e come citta’ del Festival; Trevi, che “benedice” dall’alto il suo mare di olivi e considerata e riconosciuta come “capitale” dell’extravergine; Spello, la “splendidissima Colonia Julia“, una raccolta diffusa di inestimabili tesori d’arte; infine Campello sul Clitunno, che con le sue celebri fonti, cantante anche da poeti come Virgilio, si perde nella notte dei tempi. In queste location da favola, lungo la Strada dell’Olio Dop Umbria nella sottozona dei Colli Assisi-Spoleto, si svolgeranno gli “eventi di primavera” organizzati in occasione della fioritura degli ulivi.
Si inizia con “Spoleto Tipica” (17 e 18 aprile 2010), una mostra mercato dei prodotti tipici della tradizione umbra che mettera’ in sinergia produttori, espositori e operatori commerciali vari. Attraverso una formula itinerante, che coinvolgera’ le strade, le piazze e le vie principali del centro storico spoletino, il percorso espositivo prevede stand, punti di degustazione e location dedicate a conferenze di approfondimento e convegni tematici.
L’arroccato borgo di Trevi propone invece “Pic & Nic a Trevi” (24 e 25 aprile 2010), un picnic diffuso tra gli ulivi, accompagnato da arte, musica e merende, ormai diventato in sole tre edizioni “il picnic piu’ famoso d’Italia”. Insomma, quello di Trevi sara’ un tranquillo weekend di goduria, un’esperienza unica all’insegna della vera semplicita’. Una festa del buon cibo, con l’olio extravergine di oliva Dop Umbria dei produttori di Trevi vero protagonista delle tante merende previste sotto gli ulivi, dell’arte e della buona musica che verra’ eseguita per le vie della citta’ e nel “Ninfeo” della bellissima Villa Fabri per allietare i picnic e celebrare il tramonto di fronte al suggestivo scenario dei Monti Martani.
Fonte: AGI
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E’ il Pic Nic più famoso d’Italia quello che animerà Trevi (Pg) il 24 e 25 aprile 2010. Un percorso gastronomico, artistico, musicale ma soprattutto un viaggio legato al paesaggio e alle tradizioni di questa cittadina umbra che domina le verdi-argentee “colline olivate” da cui è circondata.
Week end all’insegna del mangiare semplice e genuino, della musica e dell’arte, tutto questo immerso negli splendidi scenari naturali umbri. Una proposta di week end diversa, a misura d’uomo, dove ritrovare, almeno per due giorni, una tranquillità che solo la natura sa donare. In questi due giorni Trevi accoglie famiglie, bambini, giovani e adulti per intraprendere un suggestivo e rilassante percorso enogastronomico tra gli ulivi.
Ecco “Pic & Nic a Trevi” 2010, la terza edizione di un picnic diffuso in una collina olivata, all’insegna del mangiare semplice, dell’arte, della musica e delle viste mozzafiato. Un weekend da vivere in compagnia (anche degli animali) all’aria aperta passeggiando in mezzo a migliaia di ulivi, raggiungendo casette di campagna dove soffermarsi all’ombra delle piante, ammirando paesaggi, gustando prodotti tipici, tra cui il pregiato olio extravergine di oliva Dop Umbria, ascoltando buona musica e perché no, anche ballando.
Pic & Nic a Trevi è sempre più una festa legata ad una proposta innovativa di weekend a dimensione d’uomo in cui si premiano i valori più naturali della vita. L’obiettivo è quello di riportare i partecipanti ad una dimensione di benessere in grado di coinvolgere tutti gli aspetti del vivere: la mente, grazie ad eventi artistici e musicali; l’anima e il corpo, per merito di lunghe passeggiate all’insegna del relax e di picnic con cibi e prodotti genuini del territorio.
..E’ primavera, toglietevi la voglia. la voglia di un vero pic nic. Quello col tovagliolo a quadrettoni. Con la musica sull’aia, con le psseggiate tra ulivi secolari. Una festa per chi è innamorato della natura, del buon cibo, della buona musica. O è semplicemente innamorato….
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Particolarità paesaggistica del territorio nursino sono le marcite, campi erbosi costantemente irrigati grazie ad un sistema naturale molto simile a quello della pianura padana, delimitati da filari di pioppi cipressini, canne di palude e salici, ma all’interno la vegetazione è molto più ricca di quanto possa sembrare.
Arrivando da ovest, prima di entrare nel territorio stesso della città di Norcia, nell’area di minima quota della Piana di Santa Scolastica, ci si trova a passare alla sinistra delle marcite, ignorando, il più delle volte, di cosa realmente rappresentino e sono. Questi campi sono favoriti, nella loro formazione, dall’inclinazione dell’altopiano di tipo lacustre di Norcia, e si estendono per circa 150 ettari. Prima di divenire marcite, questa zona era un’immensa palude bonificata e resa fertile dall’esperienza e dalle conoscenze dei monaci benedettini, all’incirca intorno al periodo del medioevo.
Contrariamente a questa collocazione storica dell’evento, c’è chi sostiene che le marcite siano nate nel contesto nursino nel VI secolo d.C., ovvero in un periodo precedente rispetto a quello in cui si stima la realizzazione della stessa opera nel territorio lombardo, classificando le marcite di Norcia come le prime d’Italia.
Il carsismo, in questa parte dell’Umbria, assume vari aspetti: dalla presenza di inghiottitoi, forre, cavità naturali, al singolare fenomeno delle risorgive che, presso Norcia, danno luogo alle marcite.
Queste, uniche in Italia, si trovano nel Piano di Santa Scolastica, nell’ampia pianura alle falde dei Sibillini. Sono prati irrigui, cioè appezzamenti di terreno che rimangono umidi nel corso di tutto l’anno per locali fenomeni idrogeologici. Sono esempi di risorgiva delle acque che, inabissandosi dai terreni carsici delle zone alte, riemergono a quota 700 m. presso Norcia.
Le “Marcite” di Norcia rappresentano un’area unica in tutto l’Appennino centro meridionale per le sue eccezionali caratteristiche naturalistiche e ambientali ma anche storiche e culturali.
Le “Marcite” di Norcia rappresentano un’area unica in tutto l’Appennino centro meridionale per le sue eccezionali caratteristiche naturalistiche e ambientali ma anche storiche e culturali. Acqua delle marcite di Norcia
Esempio di delicato ecosistema, esse sono prati perennemente irrigui, strettamente connessi a fenomeni idrogeologici sotterranei (una falda acquifera affiora in superficie in una miriade di rigagnoli).
La peculiarità di questo territorio, dove la temperatura delle acque affioranti si mantiene attorno agli 11 gradi, è la singolarissima tonalità di verde che offre la natura, sia nella stagione gelida che nel corso della secca estiva.
Per queste particolari condizioni, le marcite permettono di ottenere fino ad una decina di sfalci all’anno di fieno. L’origine di tali prati marcitoi si fa risalire al V-VI sec. d.C., ai monaci dell’Ordine di S. Benedetto che, secondo le testimonianze, hanno dettato i primi sistemi per la realizzazione della rete dei canali e di chiuse per imbrigliare l’acqua e per consentire l’allagamento dei prati.
Va alla patria di San Benedetto, dunque, l’onore di aver posseduto le prime marcite che ancora oggi, da quei tempi lontani, costituiscono l’esempio più tipico di agricoltura intensiva.
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UmbriaLive – La tua finestra sull’Umbria. La prima regione a mostrarsi in diretta al mondo.
L’Umbria è una regione dai mille volti e dalle innumerevoli sfaccettature, da sempre crocevia di popoli e culture, viene descritta spesso come un’isola verde incastonata al centro della Penisola Italiana, il “cuore verde d’Italia“. E, proprio come un’isola del tesoro, la regione verde mantiene immutate le atmosfere del passato, e tiene gelosamente incastonati in se i suoi preziosi scrigni ricchi di architettura, arte, storia, sapori e natura.
UmbriaLive è un progetto nato per riprendere e condividere in tempo reale, con il mondo intero, alcuni tra gli scorci più suggestivi del paesaggio locale. Esempio di una pacifica e fruttuosa alleanza secolare tra uomo e natura, il territorio umbro, con le sue alchimie di forme, colori e luci, si propone oggi, per la prima volta, non solo come scenografia ma come protagonista di un inedito spettacolo dal vivo.
Le WebCam ad alta definizione di UmbriaLive sono delle vere e proprie finestre panoramiche da dove chiunque può affacciarsi per ammirare dei paesaggi unici e mozzafiato, immagini emozionanti che si susseguono con il trascorrere del tempo, delle ore e delle stagioni.
Le cartoline istantanee di UmbriaLive navigano sulle autostrade informatiche della rete globale, superano i confini regionali ed oltrepassano le mura dei borghi e le creste dei monti, per raggiungere il visitatore, coinvolgendolo in un tour, in tempo reale, azzerando in un attimo la distanza tra l’immaginazione e la realtà, rendendo anche la destinazione più remota non solo desiderabile, ma possibile.
Il progetto, presentato ufficialmente alla BIT 2008 di Milano presso lo stand della Regione Umbria, è patrocinato dall’APT dell’Umbria e dall’ANCI Umbria, e vede l’adesione e la partecipazione di molti altri partners pubblici e privati.
“Il Progetto UmbriaLive si configura quale strumento assolutamente inedito e innovativo, sia al miglioramento dei servizi resi alla cittadinanza, che alla promozione dell’offerta turistica umbra.
Proporre il paesaggio rurale e monumentale del territorio regionale, con immagini panoramiche ad alta definizione acquisite in tempo reale, costituisce uno strumento di grande impatto ed efficacia anche sul versante della promozione turistica umbra.” ?
Le cartoline istantanee di UmbriaLive navigano sulle autostrade informatiche della rete globale, superano i confini regionali ed oltrepassano le mura dei borghi e le creste dei monti, per raggiungere il visitatore, coinvolgendolo in un tour, in tempo reale, azzerando in un attimo la distanza tra l’immaginazione e la realtà, rendendo anche la destinazione più remota non solo desiderabile, ma possibile.
UmbriaLive si configura quale strumento assolutamente inedito e innovativo, sia al miglioramento dei servizi resi alla cittadinanza, che alla promozione dell’offerta turistica umbra. Proporre il paesaggio rurale e monumentale del territorio regionale, con immagini panoramiche ad alta definizione acquisite in tempo reale, costituisce uno strumento di grande impatto ed efficacia anche sul versante della promozione turistica umbra.
Nato e concepito proprio per promuovere l’immagine dell’Umbria in tutto il mondo, in modo diretto, funzionale e raffinanato, si propone come mezzo innovativo e di grande efficacia per agevolare il contatto tra gli utenti online, in cerca di servizi o prodotti locali, e i fornitori degli stessi.
UmbriaLive non è il solito sito di promozione turistica privo di contenuti, non è la solita vetrina affollata di tanti banner pubblicitari che faticano a catturare l’attenzione di uno sparuto numero di visitatori distratti ed annoiati, ma è un modo completamente nuovo di concepire la promozione.
APT Umbria
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Il lago di Piediluco è un lago dell’Italia centrale, sulle cui rive sorge il paese di Piediluco, frazione di Terni. Collocato alle propaggini sud-orientali dell’Umbria, con un ramo che sconfina nel Lazio, il lago di Piediluco può essere considerato il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il lago Trasimeno. Il nome sembra potersi interpretare come “ai piedi del bosco sacro“.
Il lago di Piediluco che per la sua forma così “scomposta” ricorda quelli alpini, ha una superficie di 1,53 kmq, un perimetro di 17 km, una lunghezza nel suo braccio più esteso, di 2,5 km. Uno dei simboli naturali del bacino lacustre è la superba montagna dell’Eco che deve il suo nome alla sua capacità di rimandare un’eco composta di ben due endecasillabi! Alle spalle del paese domina la Rocca dell’XI secolo, che anche se ridotta ormai in un rudere ricorda ancora la superbia e l’imponenza di un tempo. La sua posizione strategica ne fece infatti un importante punto di difesa per il territorio sottostante e per gran parte della sabina tanto da essere spesso oggetto di contese tra i signori dei centri limitrofi.
Il lago di Piediluco è stato scelto dalla Federazione Italiana Canottaggio come sede del Centro Nazionale Remiero, intitolato al nome di Paolo d’Aloia. Vi alloggia stabilmente la Nazionale Olimpionica di Canottaggio che utilizza il bacino per i suoi allenamenti. La mancanza di correnti e la presenza di venti abbastanza regolari lo rendono un eccellente campo di gara per regate nazionali e internazionali.
Ogni anno, in occasione del solstizio d’estate, sulle acque del Lago di Piediluco, si celebra la “Festa delle Acque”, di antichissima origine, durante la quale è possibile vedere una sfilata notturna di barche addobbate e illuminate e bellissimi giochi pirotecnici. Il Lago di Piediluco è facilmente raggiungibile, dalle città di Terni, Spoleto e Rieti, a circa 30 minuti d’auto.
Lungo le sue rive si trova il paese di Piediluco dal quale prende il nome; caratteristico borgo di pescatori sovrastato da una rocca medievale. All’interno del paese è ubicata la chiesa di S. Francesco in ricordo della visita del Santo di Assisi nel 1217. Una scala imponente costituisce l’accesso all’edificio dove si aprono due portali che riproducono i simboli del luogo: pesca e pesci in onore dei doni offerti dal Lago.
Nei caratteristici ristoranti del luogo, oltre alla tradizionale gastronomia ternana, è possibile gustare squisite pietanze a base di pesce di lago e di fiume: i tradizionali “carbonaretti” – pesce persico cotto sui carboni, tagliatelle al sugo di trota ed anguilla allo spiedo.
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Dalle Marche e dall’Umbria il lago di Fiastra è facilmente raggiungibile utilizzando la SS77 deviando all’altezza del lago di Polverina e seguendo le indicazioni che portano verso l’abitato di Fiastra. Si trova in corrispondenza di San Lorenzo sul Lago, una frazione del comune di Fiastra.
Il lago di Fiastra è uno bellissimo lago situato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini e svolge due azioni di primaria importanza.
Innanzi tutto, considerato che è il più grande bacino idroelettrico delle Marche, è facile immaginare che rappresenta una fonte di energia non indifferente.
La sua diga ostruisce lo scorrere naturale del fiume Fiastrone affluente del Chienti e, nel 2004, è stato festeggiato il cinquantenario della sua costruzione e di conseguenza della nascita del lago ma c’è da ricordare che il primo abbozzo per la realizzazione della diga, è stato fatto motlo tempo prima, nel 1917.
La sua capacità totale di acqua si aggira intorno ai 20 milioni di metri cubi mentre per gli scopi produttivi ci aggiriamo intorno ai 16 milioni di metri cubi.
L’altezza della diga, va dagli 82 agli 87 metri mentre il suo sviluppo è di 254 metri.
Le sue rive sono molto diverse tra loro.
Il lato nordovest è percorso da una lunga strada che costeggia il lago, che si trova molto più in alto del lago stesso e presenta una riva scoscesa, che si appiattisce solo in pochi punti.
Se percorrete questa strada, che porta a Fiegni, una piccola frazione di montagna, arriverete ad un grande punto di osservazione, che permette di avere una veduta dal lago da uno strapiombo alto più di un centinaio di metri.
Una veduta impressionante!
Da lì poi ci sono le indicazioni per la grotta dei Frati e la Gola delle Lame Rosse, due valide escursioni da portare a termine.
Il lato sudest invece non ha alcuna strada nelle vicinanze, ma è percorso piuttosto da un sentiero, e scende gradualmente verso il lago offrendo tutta una serie di piccole spiagge erbose e diverse insenature.
Il sentiero che dicevo, parte direttamente dalla piazza di fronte al lago e prosegue lungo il versante sudest del lago fino alla diga di sbarramento per diversi chilometri.
È ottimo per fare una bella passeggiata ed ammirare costantemente il lago che si trova lungo la sua sinistra.
La strada di accesso al lago è invece a senso unico e a forma di ferro di cavallo, con la piazza nel mezzo che contiene un ampio parcheggio ed offre una meravigliosa veduta sul lago.
Lungo la strada ci sono poi diversi bar e punti di ristoro.
Il paesaggio da queste parti è davvero particolare: ci troviamo in posizione collinare, con i monti che intorno racchiudono il lago e vaste distese di prati nelle vicinanze.
Un piccolo autentico paradiso, in pieno relax, dove ancora riesci a sentire il vento che nel silenzio sibila tra i rami degli alberi.
Gli amanti della montagna partono dal lago di Fiastra per salire gli affascinanti sentieri che conducono alle vette del Berro e della Priora oppure decindono di inoltrarsi nelle gole del Fistrone o raggiungere le Lame Rosse a valle della diga.
Chi invece vorrà rilassarsi in acqua non dovrà allontanarsi troppo dalle rive del lago…
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Il Lago di Corbara è un lago dell’Italia centrale, di origine artificiale, formatosi con la costruzione negli anni sessanta del bacino idroelettrico omonimo sul fiume Tevere.
Prende il nome dalla frazione di Corbara, località del comune di Orvieto. Fa parte, unitamente ai territori circostanti, del Parco fluviale del Tevere, area naturale protetta dell’Umbria.
Caratterizzato da rive frastagliate che si allungano dentro una profonda e stretta gola che si insinua fin quasi a Todi (Gola del Forello), è costeggiato sulla sponda sinistra dalla Strada Statale 448.
Il Lago di Corbara è il luogo ideale sia per itinerari enoturistici, sia per passare weekend a contatto con la natura inseriti in uno splendido paesaggio.
Il lago di Corbara consente di praticare le più differenti attività sportive che vi consentiranno di conoscere il lago: dalle più tranquille (pesca, passeggiate, trekking) , alle più affascinanti (canoa, kayak) fino alle più avventurose (speleologia, canyoning, orienteering, mountain bike).
Potrete anche praticare sport tradizionali (calcio, tennis, piscina) presso il centro sportivo delle Gole del Forello.
Il Lago di Corbara è il lago del vino, di Vissani e delle vacanze.
* Vino per le splendide cantine che circondano il lago, che potrete visitare e dove potrete degustare gli ottimi vini della zona
* Vissani per il celebre ristorante e per la possibilità di degustare indimenticabili prelibatezze nei ristoranti della zona
* Vacanze per la possibilità di godere della natura incontaminata scegliendo tra il relax di una giornata in piscina e di una tranquilla passeggiata o una indimenticabile giornata di sport in canoa sul lago
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I monti Sibillini oltre ad offrire bellezze naturali inestimabili sono ricchi di storia, ne è un esempio il santuario di Macereto che si trova nel territorio comunale di Visso (mc).
Non lontano dalla piccola cittadina di Visso, sull’omonimo altopiano a circa 1000 mentri di altitudine, sorge uno splendido complesso religioso: il Santuario di Macereto. E’ una delle maggiori espressioni rinascimentali del ‘500 delle Marche.
Come è nato il Santuario di Macereto? La storia è alquanto particolare; la tradizione infatti vuole che il 12 Agosto del 1359, alcuni muli di una carovana in pellegrinaggio da Loreto al Regno di Napoli che trasportavano una statua lignea della Madonna con il Bambino, giunti sull’altopiano, si inginocchiarono e non ci fu verso di farli ripartire nonostante frustate e calci.
Costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano rappresenta il più completo esempio di architettura rinascimentale cinquecentesca delle Marche. Tra i molti artisti che vi operarono ricordiamo Simone de Magistris (1580-1582, suo il complesso figurativo della conca absidale. Del complesso fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite.
Il santuario di Macereto è di forma ottogonale con tre ingressi e al centro vi è un piccolo tempietto dove è incisa, in latino, la storia del piccolo miracolo di Macereto. Costruito con pietra chiara che ne esalta la sua grandiosità, è inglobato in un complesso ben più ampio di cui fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia e il Palazzo delle Guaite. Era munito anche di un campanile che però a causa del cedimento delle fondamenta, crollò e non venne più ricostruito.
E’ eccezionale, quanto suggestivo, l’intero giro di portici che racchiude un lavatoio ed un gran bel camino facendo pensare a un piccolo mercato sotto le sue logge e intensi banchetti di pellegrini.
Il luogo è veramente bello; ideale per passeggiate e piccole scampagnate con bambini al seguito, liberi di muoversi all’interno del cortile del santuario. Un mix perfetto tra storia, cultura, arte, natura, divertimento e tanta serenità.
Il luogo, immerso nel verde, è visitato soprattutto d’estate, oltre che da pellegrini, da turisti che spesso si accampano nel cortile adiacente per merende e giochi all’aria aperta.
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Leonessa è un comune di 2.648 abitanti della provincia di Rieti. Esso fa parte della Comunità Montana Montepiano Reatino. Fino all’unità d’Italia città del Regno delle Due Sicilie, circondario di Cittaducale, provincia di Abruzzo Ultra II. Fino al 1927 era parte integrante della provincia dell’Aquila, in Abruzzo.
Leonessa è adagiata sull’orlo meridionale di un altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq., a 974 metri di altitudine. Un profondo sperone, terminante con il monte TOLENTINO (m. 1572), irrompe da nord come un rostro a dividere l’altipiano in due plaghe ben distinte: l’una, quella occidentale, più ampia ed omogenea, l’altra, quella orientale, più stretta ed accidentata.
Tutt’intorno s’erge una catena di belle montagne, giganti pieghe sinclinali d’età mesozoica con rovesciamenti di masse ben visibili, che raggiungono le massime altezze nel massiccio del TERMINILLO, disposto ad anfiteatro a ridosso della città, con i due corni del monte Terminillo (m.2216) e del monte CAMBIO (m. 2081). Altre vette paesaggistiche degne di rilievo sono: ad ovest, quelle del monte TILIA (m. 1775) e del monte CORNO (m. 1735); a sud quelle del monte CATABIO (m. 1731), di COLLE PRATO PECORARO (m. 1817) e del monte LA CROCE (m. 1626), così chiamato dalla croce che il Santo di Leonessa vi innalzò nel secolo XVI e sul quale i leonessani hanno poi costruito un piccolo santuario alpestre; ad est, quella del monte BORAGINE (m.1829); a sud, quella del monte ASPRA (m.1652) e del monte LA PELOSA (m.1635).
Le montagne presentano, ai fini escursionistici, notevole sicurezza: non esistono fenomeni gravi di dissesto, e le stesse valanghe, conosciute con nome di “gravare”, sono solamente ricordi storici del tutto eccezionali. Vario il paesaggio: dagli speroni rocciosi del Terminillo e del Catabio, alle valli ricchissime di folte faggete lunog la gola di Vallonina, con ampie radure per il pascolo di branchi in libertà.
Zone di particolare interesse paesaggistico, adatte per campeggi, dono la gola di Vallonina- Valle della Meta, lungo la quale si snoda la strada che sale sino a Sella di Leonessa (m. 1901); la valle del Fuscello, che immette nella pianura reatina; i prati di S. Vito (m. 1080), nella catena montuosa a oriente dell’altopiano, poco oltre la frazione omonima.
La piazza VII Aprile è stata riportata, almeno in parte, alla sua autenticità originale,attraverso un lavoro di restauro e recupero che fa di Leonessa un vero gioiello.
La stessa fontana, dono di Margherita, è un gesto di trionfo della ragione dell’uomo sulla natura e della potenza di una ricca stirpe: l’acqua, simbolo vitale,raggiunge la piazza attraverso un percorso idrico costruito e voluto dall’ingegno umano e non perchè spontaneamente la natura avesse provveduto a far sgorgare in quel punto dell’acqua. Oggi noi vediamo una bella fontana antica e monumentale ornare la piazza, ma all’epoca era un prodigio della tecnica, qualcosa che suscitava meraviglia…che doveva suscitare nel popolo l’idea di chi fosse Margherita D’Austria, appunto vedova di un Medici e moglie di un Farnese non a caso due delle famiglie più potenti d’Europa.
Leonessa è conosciuta anche per il palio del velluto. Un tuffo nel Rinascimento in una cornice eccezionale tra Le montagne dell’alta Sabina. Una rievocazione storica delle feste che, per otto giorni, si svolgevano cinque secoli fa in occasione della solenne Fiera di S. Pietro. I festeggiamenti prevedono la cerimonia d’investitura dei Cavalieri ed il Torneo Equestre tra Sesti. Successivamente i Sesti si sfideranno in giochi popolari ed i festeggiamenti si concluderanno con la proclamazione e l’incoronazione della madonna del vincitore del Palio del Velluto.
Il Palio del Velluto, il cui nome è legato all’attività di tessitura locale, fu disputato almeno a partire dal 1464 e fino al 1557 quando la manifestazione fu abolita per ordine del governatore don Alessandro Oliva. Infatti dopo la disputa della gara nascevano sempre liti fra i gruppi di sostenitori e proprio quell’anno le zuffe provocarono quattro morti. Il divieto fu accompagnato da pene molto pesanti che fecero perdere la memoria della pluriennale tradizione. La manifestazione è stata riportata in vigore dal Comune di Leonessa nel 1997,collegandola anche all’ingresso solenne di Margherita D’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V e duchessa di Parma, cui il padre aveva concesso Leonessa in feudo. Viene disputato un complesso di gare, la più importante delle quali a cavallo, fra i rappresentanti dei rioni, i cosiddetti “Sesti”, in cui la città fu suddivisa nel 1278, all’atto della fondazione da parte del re di Napoli Carlo d’Angiò. In ricordo di questa data, al corteo partecipa anche una delegazione in costume della città francese di Gonesse, località di origine degli Angiò e gemellata con Leonessa. I “Sesti” sono: Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone, Torre, dai nomi dei castelli più importanti che concorsero alla fondazione di Leonessa.
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La Val d’Orcia è un’ampia valle situata in Toscana, nella provincia di Siena ed in parte in quella di Grosseto, a nord ed est del monte Amiata e vicina al confine con l’Umbria. Attraversata dal fiume Orcia al centro, che le dà il nome, è caratterizzata da gradevoli panorami paesaggistici e da svariati centri di origine medievale, due dei quali molto noti come Pienza e Montalcino.
La valle è anche un importante parco, naturale, artistico e culturale, e dal 2 luglio 2004 è stato riconosciuto Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, per lo stato di conservazione eccellente del panorama, il quale ha avuto una notevole influenza su molti artisti del Rinascimento.
Il territorio della Val d’Orcia è costituito principalmente da un paesaggio di tipo collinare con forme dolci ed incisioni vallive poco accentuate , tipico c.d. “delle crete”, e da un ricco corredo di vegetazione, soprattutto sui confini esterni verso valle. Il corso del fiume Orcia taglia trasversalmente la valle e ne esce attraverso una profonda spaccatura. La storia geologica del comprensorio inizia 5 milioni di anni fa, quando la zona inizia a sollevarsi in seguito al ritirarsi mare e al depositarsi delle sabbie e delle argille che danno origine allo strato superficiale delle valli.
L’elemento dominante del paesaggio è costituito da fenomeni di erosione, che, dove sono più attivi mettono a nudo il substrato argilloso di colore chiaro. Le forme di erosione più vistose e peculiari sono rappresentate da calanchi e biancane con i relativi mammelloni, visibili ancora nelle località Casa a Tuoma (Pienza), Ripalta (San Quirico), Lucciolabella, Beccatello, e Torre Tarugi (Pienza), Contignano (Radicofani).
La Val d’Orcia è una terra oggi periferica, naturalmente luminosa e pulita nella quale il carattere agricolo della sua economia e il persistere dei suoi abitanti in attività legate alla terra o alla lavorazione di materie prime del luogo, hanno salvaguardato il rapporto uomo-ambiente, elevandolo ad una dignità quasi ovunque sconosciuta. Ma questa valle non è soltanto un luogo diffusamente poetico e naturalisticamente accattivante, contribuendo essa al tramandarsi di un sistema di relazioni umane storicamente determinatosi lungo la grande e antica Romea che l’attraversava, la Francigena.
La Val d’Orcia, connubio di arte e paesaggio, spazio geografico ed ecosistema, è l’espressione di meravigliose caratteristiche naturali ma è anche il risultato e la testimonianza della gente che vi abita.
Nella Valle a luoghi dell’ingegno e dell’elevazione umana come il complesso urbano di Pienza e Montalcino, l’Abbazia di S.Antimo, le rocche di Radicofani e Rocca d’Orcia, la Collegiata di San Quirico, le terme medievali di Bagno Vignoni, la grancia di Spedaletto si affiancano elementi paesaggistici e naturalistici di evidente originalità: la Riserva Naturale di Lucciola Bella, i Biotopi di Macchia Mediterranea e di Abete Bianco nel Comune di Castiglione d’Orcia, i calanchi, le biancane, le crete.
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