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Articoli marcati con tag ‘paese’

Presepe Rasiglia

Presepe Rasiglia

“Natale a Rasiglia” paese-presepe. Le vie del paese si trasformano in un presepe vivente, storicamente ambientato agli inizi del ‘900.

Tutti vi partecipano proponendo i vari mestieri praticati nella piccola frazione nel suo periodo più fiorente. 26 dicembre 2010 e 6 gennaio 2011.

Classico Presepe vivente su modello francescano, ma con la particolarità di essere ambientato in una tipica giornata degli inizi del ´900. Più di 100 figuranti ripropongono i vari mestieri tipici su cui era basata l´economia della piccola frazione.

Sono attivi falegnami, fabbri, calzolai, tessitori, lavandaie, tintori, speziali; c’è il legnaiolo che passa con il suo carretto e trasporta la legna per alimentare i numerosi fuochi accesi a rischiarare la notte. Il mercato festoso e colorato invade le viuzze del paese, il pittore ferma per sempre quell’attimo e lo scrittore rilega le sue riflessioni. I sarti tagliano la stoffa e confezionano i vestiti, il latte caldo e cagliato diventa formaggio sotto mani esperte, il pescatore sul fiume attende paziente la sua preda.
Il maniscalco prepara i suoi ferri per i cavalli che porteranno i Magi con i loro doni. Si propagano nell’aria l’odore del pane appena sfornato, delle frittelle e del vino caldo offerto nella locanda piena di dolci. Una stella cometa, illuminata da mille lampadine, domina invece il Colle dei Cappuccini, a Foligno, dove nell’oasi di S. Francesco viene allestito un presepe artistico, di lunga tradizione, che si stende su una superficie di circa 80 mq; si compone anche di parti in movimento ed è reso particolarmente suggestivo da speciali effetti di luce.

Il visitatore, tramite un percorso guidato, può liberamente circolare tra le vie del paese, illuminate per l´occasione da fiaccole, ammirando i locali con gli allestimenti scenici e gustando gli assaggi dei prodotti alimentari tipici del periodo.

Popularity: 2% [?]

Pioraco

Pioraco

Pioraco(Piòraco) è un comune italiano di 1.240 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

Il paese si trova a valle dell’immissione dell’affluente di destra Scarsito nel fiume Potenza, il quale attraversa quindi l’abitato con una serie di rapide. L’alta valle del fiume si restringe infatti in questo punto, tra i monti Primo (1300 m s.l.m.) e Gemmo (1254 m s.l.m.), mentre il torrente Scarsito passa tra i monti Primo e Gualdo (1065 m s.l.m.).

Incastonato in mezzo a tre monti che lo sovrastano, Pioraco si apre a ponente sulla vallata del fiume Potenza, in netto contrasto con lo gola che si presenta a levante. Tante le epoche ancora identificabili nelle tracce lasciate nel paese, dal ponte d’origine romana alle chiese trecentesche con decorazioni barocche: da non dimenticare che Pioraco è molto conosciuto per la fabbricazione della carta.

Come arrivare a Pioraco

Per chi viene da Roma giungere fino a Foligno girare a destra in direzione Nocera umbra ss.361. Proseguire sempre sulla ss.361 in direzione Macerata giunti a Pioraco subito dopo l’abitato all’indicazione Cartiere Miliani girare a sinistra.
Per chi arriva da Pescara, seguire la A14 fino a Civitanova Marche poi seguire le indicazioni per Foligno (super strada). Giunti a Tolentino seguire indicazioni per San Severino, Castelraimondo, ss361, poi Pioraco; prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra. Infine per chi arriva da Bologna seguire la A14 fino ad Ancona nord poi seguire le indicazioni per Roma; continuare sulla super strada fino al suo termine, poi seguire le indicazioni per Camerino. Giunti a Castelraimondo svoltare a destra in direzione Pioraco, ss361, poco prima dell’abitato all’indicazione Cartiere Miliani svoltare a destra.

Oltre al caratteristico centro storico nel paese possiamo ammirare:
l’ interessante chiesa di S. Francesco;
il Museo della Carta e della Filigrana ed il Museo dei Funghi e dei Fossili.
Ricordiamo inoltre la Chiesa Parrocchiale dedicata a San Vittorino.

Popularity: 3% [?]

Bolognola

Bolognola

Bolognola (Bolognòla) è un comune italiano di 174 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

È il comune più alto e allo stesso tempo meno esteso delle Marche. Si trova al centro del Parco nazionale dei Monti Sibillini, che nel 2006 l’ha scelta come sede per il reinserimento in natura del camoscio appenninico. Sorge nei pressi del letto del fiume Fiastrone, del quale ospita le sorgenti. La cima più alta nel suo territorio è il Monte Rotondo, sotto la vetta del quale si apre l’inaccessibile forra dell’Acquasanta, con l’omonima e splendida cascata naturale.
È principalmente un centro turistico, estivo (con le numerose escursioni possibili nel suo territorio) e invernale (grazie agli impianti scioviari, ristrutturati tra il 2005 e il 2006).

Il centro abitato sorge sulle pendici del Monte Castelmanardo a 1917 metri sul livello del mare e conserva un interessante e suggestivo centro storico con vecchi ruderi risalenti al XV secolo. Bolognola è una località di alto interesse paesaggistico ed è meta di afflusso turistico nell’arco di tutto l’anno grazie alla possibilità di praticare una quantità di sport all’aria aperta.

Ma è durante la stagione sciistica che Bolognola si apre al turismo commerciale con l’apertura delle piste da sci. Il comprensorio sciistico di Bolognola è dotato di diversi impianti di risalita, sette in totale, che servono un carosello di piste il cui snodarsi si sviluppa per circa una decina di chilometri. Le piste da sci sono agibili ai diversi livelli di difficoltà, infatti vi sono tre piste per principianti, tre di media difficoltà e due piste nere che permettono di mettersi alla prova su discese molto impegnative. Le discese sciistiche, come del resto accade per il resto dell’Appennino, sono larghe e permettono di sciare con una splendida visuale della vallata.

Popularity: 2% [?]

Castello di Prodo

Castello di Prodo in Umbria

Prodo è una frazione del comune di Orvieto (TR). La sua splendida collocazione geografica lo vede incastonato fra un gruppo di colline che degradano verso il bacino artificiale di Corbara, nato dallo sbarramento del fiume Tevere nella parte meridionale della regione Umbria, fra Orvieto e Todi.

Il minuscolo centro abitato è dominato da un antico castello medioevale e si agglomera intorno ad un’ampia piazza e ad un breve tratto fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri.

Il paese si trova lungo la strada statale 79 bis che collega Todi ad Orvieto, circa a 20 km di distanza da ciascuna delle due città. È posizionato in zona collinare (394 m s.l.m.), sulla sommità di una forra articolata in tre burroni, due dei quali sfociano nel lago di Corbara ed uno nella valle di Orvieto. I suoi abitanti (49, secondo i dati Istat del 2001) si chiamano prodenzani; le case circondano un’ampia piazza sulla quale da l’antico castello medievale e un viale fiancheggiato da tigli, robinie e ligustri. Il suo territorio, assieme alla frazione di Colonnetta di Prodo, fa parte della zona 12 del comune di Orvieto (simile ad una circoscrizione).

Il castello di Prodo si trova lungo la strada statale 79 bis che da Todi si collega con Orvieto. Il castello venne eretto dalla nobile famiglia orvietana dei Prodenzani nel 1222 (o forse qualche anno dopo).
La sua posizione strategica a picco su tre burroni, di cui due confluiscono sul lago di Corbara ed il terzo nella valle di Orvieto, ne fecero una roccaforte imprendibile arrivata in buono stato fino a giorni d’oggi.

Il castello di Prodo è una costruzione importante, caratterizzata da torri angolari sporgenti ricoperti da tetti. Il castello fu voluto, nella prima metà del ‘300, dai Prodenziani, signori di Orvieto e nella sua storia rimase, sostanzialmente, sotto il potere di questa città. Prima “gestito” da alcuni condottieri, come Giovanni di Cecco di Montemarte, e poi direttamente dall’Opera del Duomo, di cui fu proprietà fino all’entrata dell’Umbria del Regno d’Italia (1861). Nel luglio del 1849 vi si rifugiò Garibaldi inseguito dalle truppe pontificie.
Il castello è dal 1871 proprietà privata e non visitabile.

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Eremo di Camaldoli

Eremo di Camaldoli

Il Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli sono immersi in una millenaria foresta dell’appennino tosco-romagnolo. Uno scenario di straordinaria bellezza che infonde quiete e dilata lo spirito. E’ l’immagine della storia e dell’identità spirituale di Camaldoli.
Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna (dal quale dista 30 Km. circa) seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei pressi di Serravalle una deviazione porta alla succitata località, costituita da poche case e dalla grande Abbazia. Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato dal monaco ravennate San Romualdo (952 – 1027) per ospitare alcuni monaci provenienti dall’ordine benedettino.

Il Monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall’Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi.

Il monastero ed il Sacro Eremo di Camaldoli devono la loro fondazione all’attività di San Romuado, frate dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Questa figura di spicco del monachesimo medievale ha legato la sua dottrina alla preservazione di valori cristiani come la libertà nella fede in Dio e la fedeltà radicale al Vangelo. San Romualdo ha operato nell’agitato XI secolo e tra coloro che l’hanno seguito vi sono, appunto, i monaci camaldolesi.

L’anno di fondazione del monastero è il 1024. La sua suddivisione rispecchia la volontà del suo fondatore, San Romualdo, di supplire ai precetti principali del suo credo, ovvero la riflessione intima dell’eremo e l’azione concreta delle opere svolte nel monastero. Quest’ultimo, prima di essere riconvertito a convento intorno al 1080-85, è stato infatti un ospitale destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e poveri in cerca di un tetto.

Il Monastero fu costruito a completamento dell’Eremo, che sorge qualche chilometro più in alto, il monastero si ingrandì nei secoli. Nel Quattrocento ospitò l’Accademia Umanistica di cui fecero parte Lorenzo il Magnifico e Leon battista Alberti.

Tra gli ambienti di maggior interesse artistico va segnalato il refettorio con tavoli e stalli in noce, una tela di Pomarancio, affreschi di Lorenzo Lippi e il soffitto in legno a cassettoni. Nella chiesa, risalente al 1775, si trovano ben cinque tavole di Vasari. Se amate leggere, costituisce per voi una tappa obbligatoria la biblioteca il cui prezioso patrimonio librario vanta più di 30.000 volumi, tra cui fanno bella mostra incunaboli rari, codici liturgici ed altri documenti di grande interesse.

Tra faggi e abeti si inerpica una strada che conduce all’eremo i cui monaci, rispetto a quelli del monastero, privilegiano il raccoglimento personale alla vita comunitaria. Delle cinque celle originarie, il cui numero nel tempo è salito a venti, tre sono aperte al pubblico, tra cui l’antica cella di San Romualdo, che ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: lungo un corridoio si aprono la stanza da letto, lo studio e la cappella. È permesso, inoltre, visitare la foresteria, il refettorio e la chiesa di san Salvatore con il coro quattrocentesco.
Anche l’Eremo nel corso dei secoli subì dei cambiamenti e delle migliorie fino a diventare come è oggi: formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco.

Popularity: 6% [?]

Capodacqua di Foligno

Rocca dei Trinci: foto di Elisa Bistocchi

Capodacqua è una frazione pedemontana del comune di Foligno (PG), appartenente alla Circoscrizione n. 6 “San Giovanni Profiamma–Belfiore–Vescia–Capodacqua–Pontecentesimo”.
Il paese si trova ad un’altezza di 371 m s.l.m., 13 km a nord-est di Foligno, all’inizio della valle del torrente Roveggiano, che poi confluisce nel fiume Topino. La strada che attraversa il borgo funge da collegamento tra l’arteria della via Flaminia (che porta a Nocera Umbra) in pianura, e la strada statale 77 Val di Chienti che scorre sull’altopiano di Colfiorito. Ad un paio di km dal centro, si trova anche la stazione ferroviaria FS Pievefanonica-Capodacqua, posta lungo la linea Roma – Ancona. Secondo i dati Istat del censimento 2001, i residenti sono 197.

Nell’Età del Ferro, questi luoghi erano abitati da popolazioni umbre. In particolare, partire dal VI-V secolo a.C., la zona circostante Capodacqua venne occupata da popolazioni di umbri plestini, che qui lasciarono necropoli, santuari e fortificazioni in altura, come quella di monte Burano. I resti di un probabile tempio pagano fanno pensare che quest’area rivestisse una certa importanza anche in epoca romana, quando qui passava il diverticolo della via Flaminia che raggiungeva le alture di Colfiorito.

Conosciuto nel Medioevo come Castrum e Fortillitium Capudacque (dal latino caput aquæ, partenza dell’acqua), il luogo venne dotato di un castello da Ugolino III dei Trinci di Foligno nel 1387, a guardia di quello che era un diverticulum della via Flaminia.

Il 26 settembre 1997, come molti altri paesi della zona, Capodacqua è stato danneggiato da un evento sismico particolarmente intenso. In tale occasione, i danni agli edifici sono stati tra i più ingenti dell’intero territorio in conseguenza di ciò è stato realizzato un campo container a poca distanza dal centro storico.

Attualmente, dopo oramai oltre 10 anni dall’evento sismico, molti abitanti sono rientrati nelle proprie abitazioni. Il ciclo di ricostruzione non è comunque del tutto terminato.

Le numerose fonti e sorgenti hanno sempre, nei secoli, fornito forza motrice a molini e frantoi, e sono attualmente utilizzate per gli acquedotti di diverse città. In particolare, la risorgiva che nasce ai piedi del castello dei Trinci venne captata nel 1925 e grazie ad una galleria di filtraggio di ben 110 m, alimenta l’acquedotto delle città di Foligno e Spello.

Per quanto concerne l’agricoltura, la coltivazione dell’ulivo e della vite sono piuttosto diffuse, assieme alla tartuficultura. Negli ultimi anni alcuni produttori si sono cimentati nella coltivazione di zafferano. L’allevamento di bovini,suini ed ovini è stata quasi del tutto abbandonata dagli anni 70 in poi.

La seconda domenica dopo Pasqua si celebra la processione di san Domenico Abate, patrono del paese. Tra luglio ed agosto, invece, si svolge la sagra paesana denominata Festevolezze. (Fonte: Wikipedia)

Capodacqua, località del territorio folignate, è situata in una valle appenninica alla confluenza tra il Fosso del Colle e il Fosso della Valle di Collelungo. A breve distanza dal centro abitato sorge l’antica rocca. Al suo interno sono presenti ruderi di altre strutture, tra le quali una torre di guardia e una cappella. Domina l’intero complesso una possente torre pentagonale in pietra merlata alla guelfa e alta circa 32 metri.
La rocca attuale fu eretta da Ugolino III ( XVI ) Trinci nel 1387 sopra un piccolo colle circondato da cipressi in prossimità di un rigoglioso corso d’acqua, a protezione del diverticolo per Colfiorito considerato di vitale importanza strategica.
Attualmente la Rocca dei Trinci a Capodacqua è una residenza d’epoca e vi invito a visitare il sito: Rocca dei Trinci.

Popularity: 6% [?]

Santuario Madonna delle Grazie a Rasiglia

Santuario Madonna delle Grazie: foto di Elisa Bistocchi

Seguendo la valle del Menotre, a Km 19 dalla città di Foligno, si raggiunge Rasiglia, villaggio situato a 648 metri s.l.m., tipico paese antico: umbro-etrusco e romano-Iongobardo. Il nome rivela forse una matrice etrusca.
Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno (PG). Il paese è situato a 648 m s.l.m., a circa 19 km da Foligno lungo la Strada Statale 319 Sellanese che conduce in alta Valnerina, dopo essersi distaccata dalla Strada Statale 77 della Val di Chienti a Casenove e lungo il fiume Menotre nell’omonima valle.
Il paese conserva l’aspetto tipico di borgo medievale umbro, raccogliendosi in una struttura ad anfiteatro. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle cosiddette “carte di Sassovivo”, cioè l’archivio dell’Abbazia di Sassovivo. Qui è menzionata per la prima volta la curtis de Rasilia, che risultava avere come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.

Il Santuario Madonna delle Grazie sorge presso il greto del fosso Terminara, confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, a circa 1 km dal castello di Rasiglia, presso la Strada Statale 319 Sellanese, per accordo è gestito dalla diocesi di Foligno attraverso la parrocchia di Rasiglia, pur appartenendo alla parrocchia di Verchiano. Questa decisione all’epoca, diede origine a discordie e conflitti tra le due comunità.

La scelta del sito per la sua fondazione è legata al ritrovamento “miracoloso” di una statua della Madonna che, più volte trasportata nella parrocchiale di Verchiano, migrò sempre, per mano angelica, sul luogo dove poi venne ritrovato.
La Vergine venerata in origine, un simulacro in terracotta della Madonna adorante il Bambino, venne nel secolo XVIII sostituita con un’altra statua vestita, di maggiori dimensioni, ma di identica iconografia.
II santuario, ritenuto polivalente dal punto di vista terapeutico, è meta di pellegrinaggio da parte di intere collettività o di singoli fedeli, ed è a tutt’oggi custodito da uno o più eremiti.

La fondazione del santuario risale al 15 agosto 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, essa sarebbe tornata più volte al luogo d’origine e ritenendo questo un segno della volontà divina, si decise di erigervi una chiesa.

La chiesa a pianta quadrangolare, ha un’unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine-palo in travertino con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all’ingresso si trova la finestra “del viandante”, così chiamata per chi rivolge uno sguardo ed una preghiera alla Madonna quando il santuario è chiuso.

L’esterno della chiesa non presenta particolare importanza. Avanti alla facciata e in parte al 1ato sinistro c’è un portico o loggiato rustico a tetto. Più volte restaurato, reca delle pianelle con rudimentali ornamenti; in una di esse si legge la data del 1651. E’ sorretto complessivamente da sei pilastri e da tre colonnine-palo, in travertino (A.D. 1935) che vogliono rappresentare i simboli, ridotti ai minimi termini di espressione, di tre evangelisti.

Numerosi ex-voto e pellegrinaggi testimoniano la riconoscenza dei fedeli protetti dalla Madonna. Il santuario è stato recentemente restaurato a seguito dei danni provocati dal sisma del 1997.

L’ultima domenica di maggio si svolge al santuario la “processione di Villamagina” come ringraziamento di tale paese alla Vergine. La prima domenica di giugno si svolge il “pellegrinaggio di Scopoli” che i fedeli effettuano a piedi cantanto e pregando. Il lunedi di Pentecoste è dedicato alla “processione di Roviglieto“. Si ricordano ancora i pellegrinaggi di Verchiano, Volperino e Casenove.

Popularity: 2% [?]

Lago di Piediluco

Lago di Piediluco

Il lago di Piediluco è un lago dell’Italia centrale, sulle cui rive sorge il paese di Piediluco, frazione di Terni. Collocato alle propaggini sud-orientali dell’Umbria, con un ramo che sconfina nel Lazio, il lago di Piediluco può essere considerato il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il lago Trasimeno. Il nome sembra potersi interpretare come “ai piedi del bosco sacro“.

Il lago di Piediluco che per la sua forma così “scomposta” ricorda quelli alpini, ha una superficie di 1,53 kmq, un perimetro di 17 km, una lunghezza nel suo braccio più esteso, di 2,5 km. Uno dei simboli naturali del bacino lacustre è la superba montagna dell’Eco che deve il suo nome alla sua capacità di rimandare un’eco composta di ben due endecasillabi! Alle spalle del paese domina la Rocca dell’XI secolo, che anche se ridotta ormai in un rudere ricorda ancora la superbia e l’imponenza di un tempo. La sua posizione strategica ne fece infatti un importante punto di difesa per il territorio sottostante e per gran parte della sabina tanto da essere spesso oggetto di contese tra i signori dei centri limitrofi.

Il lago di Piediluco è stato scelto dalla Federazione Italiana Canottaggio come sede del Centro Nazionale Remiero, intitolato al nome di Paolo d’Aloia. Vi alloggia stabilmente la Nazionale Olimpionica di Canottaggio che utilizza il bacino per i suoi allenamenti. La mancanza di correnti e la presenza di venti abbastanza regolari lo rendono un eccellente campo di gara per regate nazionali e internazionali.

Ogni anno, in occasione del solstizio d’estate, sulle acque del Lago di Piediluco, si celebra la “Festa delle Acque”, di antichissima origine, durante la quale è possibile vedere una sfilata notturna di barche addobbate e illuminate e bellissimi giochi pirotecnici. Il Lago di Piediluco è facilmente raggiungibile, dalle città di Terni, Spoleto e Rieti, a circa 30 minuti d’auto.

Lungo le sue rive si trova il paese di Piediluco dal quale prende il nome; caratteristico borgo di pescatori sovrastato da una rocca medievale. All’interno del paese è ubicata la chiesa di S. Francesco in ricordo della visita del Santo di Assisi nel 1217. Una scala imponente costituisce l’accesso all’edificio dove si aprono due portali che riproducono i simboli del luogo: pesca e pesci in onore dei doni offerti dal Lago.

Nei caratteristici ristoranti del luogo, oltre alla tradizionale gastronomia ternana, è possibile gustare squisite pietanze a base di pesce di lago e di fiume: i tradizionali “carbonaretti” – pesce persico cotto sui carboni, tagliatelle al sugo di trota ed anguilla allo spiedo.

Popularity: 16% [?]

Collepino

Collepino: foto di Elisa Bistocchi

Collepino è una frazione del comune di Spello (PG).

Il piccolo paese si trova ad un’altezza di 600 m s.l.m., sul fianco meridionale del monte Subasio: da esso si diparte la strada panoramica che collega Spello ad Assisi passando per la sommità del monte ed un’altra strada che, seguendo il fianco della montagna sempre verso Assisi, passa per Armenzano. La valle solcata dal torrente Chiona si apre ai piedi del borgo, abitato da 49 persone (secondo i dati ufficiali del censimento Istat 2001). Il territorio di Collepino è totalmente inserito all’interno del parco regionale del monte Subasio.

L’origine è probabilmente anteriore al XIII secolo: il paese nacque come colonia dei boscaioli e pastori della vicina abbazia benedettina di S. Silvestro, diventandone successivamente il baluardo difensivo da scorribande e saccheggi. L’abbazia venne costruita, secondo la tradizione, nel 1025 da san Romualdo, il fondatore dei camaldolesi, a circa 2 km di distanza e a 715 m s.l.m., in direzione della cima del monte. La chiesa accrebbe in breve tempo la propria importanza: Alessandro III la pose sotto la protezione della Santa Sede nel 1178, assicurandone il cospicuo patrimonio di chiese ed edifici nel territorio spellano. Tuttavia, nel 1236, dopo un periodo di decadenza, l’abbazia venne soppressa ed i suoi beni spartiti tra alcuni monasteri di Spello e Spoleto. Nel XV secolo, l’abbazia passò alle dipendenze del parroco di Collepino (fino al 1875).

Vari conflitti successivi crearono ulteriori problemi all’abbazia: quando, nel 1535, ospitò alcuni seguaci della famiglia perugina dei Baglioni (avversa al papato), venne fatta distruggere da Paolo III.

Nel 1972, madre Maria Teresa dell’Eucarestia vi ha fondato la comunità delle Piccole Sorelle di Maria, che da allora risiedono nell’Eremo della Trasfigurazione: esso non è altro che un edificio costruito sui resti dell’antica abbazia.

La coltivazione dell’olivo rappresenta una delle principali fonti d’introito economico per gli abitanti del paese.

In occasione di San Silvestro (31 dicembre), patrono del paese, viene distribuito pane benedetto anche agli animali, secondo la tradizione locale, per assicurarne la protezione dalle malattie.

Fonte: Wikipedia

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Armenzano

Armenzano

Armenzano è una frazione del comune di Assisi (PG).

Il paese è situato 8 km ad est rispetto alla città di Assisi, sul fianco orientale del monte Subasio, ad una altezza di circa 740 m s.l.m.. Gli abitanti, 40 secondo i dati Istat del 2001. Altre località che ricadono nelle pertinenze del borgo sono Nottiano, Rocca Paida, Villa Caberta, Villa Marforio e Serra di Valtopina.

Il nome Armenzano deriva dal latino “armentum“, che vuol dire mandria di buoi, cavalli, … La risorsa principale del paese fu infatti, per molto tempo, l’allevamento anche perchè la sua conformazione geologica, fortemente scoscesa, si presta ai pascoli ma non all’agricoltura.
La sua popolazione nel periodo medievale si componeva di circa 400 persone (40 fuochi); nel 1950 contava 550 persone, ora ridotte ad una trentina.
Uno dei signorotti che nel medioevo comandava il castello era Napoleone di Umbertino dei Monaldi (morto nel 1257), che fu grande amico ed ammiratore di San Francesco e lo ospitava tutte le volte che il Santo si recava a predicare nella zona.

Oltre alle attività di tipo silvo-pastorale, è sviluppato anche il turismo naturalistico e l’agriturismo, poiché Armenzano è inserito all’interno del Parco Regionale del Monte Subasio. Data la pressoché totale assenza di fonti di inquinamento luminoso, la zona è ideale per l’osservazione astronomica.

Armenzano è adagiato su un colle dal quale si gode lo splendido panorama delle colline e dei monti nocerini e della verde valle del torrente Anna.
Il poggio su cui Armenzano sorge, tondeggiante e ristretto, ha reso obbligatoria la costruzione delle case in due cerchi concentrici; più in alto svetta isolata l’abitazione del signorotto medievale.

L’Osservatorio Astronomico è inserito nel “Parco Naturale del Monte Subasio“, gode di una quasi totale assenza di inquinamento luminoso. La realizzazione dell’Osservatorio, avvenuta nel ‘99, è stata possibile riadattando una casa del borgo di circa 60 mq a sola iniziativa privata. Tutto il lavoro di trasformazione è stato realizzato nel rispetto del particolare ambiente nel quale è inserito. Arrivati al paese, l’Osservatorio è sotto al Castello medievale.

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