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Articoli marcati con tag ‘paese’

Leonessa

Leonessa in provincia di Rieti

Leonessa è un comune di 2.648 abitanti della provincia di Rieti. Esso fa parte della Comunità Montana Montepiano Reatino. Fino all’unità d’Italia città del Regno delle Due Sicilie, circondario di Cittaducale, provincia di Abruzzo Ultra II. Fino al 1927 era parte integrante della provincia dell’Aquila, in Abruzzo.

Leonessa è adagiata sull’orlo meridionale di un altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq., a 974 metri di altitudine. Un profondo sperone, terminante con il monte TOLENTINO (m. 1572), irrompe da nord come un rostro a dividere l’altipiano in due plaghe ben distinte: l’una, quella occidentale, più ampia ed omogenea, l’altra, quella orientale, più stretta ed accidentata.

Tutt’intorno s’erge una catena di belle montagne, giganti pieghe sinclinali d’età mesozoica con rovesciamenti di masse ben visibili, che raggiungono le massime altezze nel massiccio del TERMINILLO, disposto ad anfiteatro a ridosso della città, con i due corni del monte Terminillo (m.2216) e del monte CAMBIO (m. 2081). Altre vette paesaggistiche degne di rilievo sono: ad ovest, quelle del monte TILIA (m. 1775) e del monte CORNO (m. 1735); a sud quelle del monte CATABIO (m. 1731), di COLLE PRATO PECORARO (m. 1817) e del monte LA CROCE (m. 1626), così chiamato dalla croce che il Santo di Leonessa vi innalzò nel secolo XVI e sul quale i leonessani hanno poi costruito un piccolo santuario alpestre; ad est, quella del monte BORAGINE (m.1829); a sud, quella del monte ASPRA (m.1652) e del monte LA PELOSA (m.1635).

Le montagne presentano, ai fini escursionistici, notevole sicurezza: non esistono fenomeni gravi di dissesto, e le stesse valanghe, conosciute con nome di “gravare”, sono solamente ricordi storici del tutto eccezionali. Vario il paesaggio: dagli speroni rocciosi del Terminillo e del Catabio, alle valli ricchissime di folte faggete lunog la gola di Vallonina, con ampie radure per il pascolo di branchi in libertà.

Zone di particolare interesse paesaggistico, adatte per campeggi, dono la gola di Vallonina- Valle della Meta, lungo la quale si snoda la strada che sale sino a Sella di Leonessa (m. 1901); la valle del Fuscello, che immette nella pianura reatina; i prati di S. Vito (m. 1080), nella catena montuosa a oriente dell’altopiano, poco oltre la frazione omonima.

La piazza VII Aprile è stata riportata, almeno in parte, alla sua autenticità originale,attraverso un lavoro di restauro e recupero che fa di Leonessa un vero gioiello.
La stessa fontana, dono di Margherita, è un gesto di trionfo della ragione dell’uomo sulla natura e della potenza di una ricca stirpe: l’acqua, simbolo vitale,raggiunge la piazza attraverso un percorso idrico costruito e voluto dall’ingegno umano e non perchè spontaneamente la natura avesse provveduto a far sgorgare in quel punto dell’acqua. Oggi noi vediamo una bella fontana antica e monumentale ornare la piazza, ma all’epoca era un prodigio della tecnica, qualcosa che suscitava meraviglia…che doveva suscitare nel popolo l’idea di chi fosse Margherita D’Austria, appunto vedova di un Medici e moglie di un Farnese non a caso due delle famiglie più potenti d’Europa.

Leonessa è conosciuta anche per il palio del velluto. Un tuffo nel Rinascimento in una cornice eccezionale tra Le montagne dell’alta Sabina. Una rievocazione storica delle feste che, per otto giorni, si svolgevano cinque secoli fa in occasione della solenne Fiera di S. Pietro. I festeggiamenti prevedono la cerimonia d’investitura dei Cavalieri ed il Torneo Equestre tra Sesti. Successivamente i Sesti si sfideranno in giochi popolari ed i festeggiamenti si concluderanno con la proclamazione e l’incoronazione della madonna del vincitore del Palio del Velluto.
Il Palio del Velluto, il cui nome è legato all’attività di tessitura locale, fu disputato almeno a partire dal 1464 e fino al 1557 quando la manifestazione fu abolita per ordine del governatore don Alessandro Oliva. Infatti dopo la disputa della gara nascevano sempre liti fra i gruppi di sostenitori e proprio quell’anno le zuffe provocarono quattro morti. Il divieto fu accompagnato da pene molto pesanti che fecero perdere la memoria della pluriennale tradizione. La manifestazione è stata riportata in vigore dal Comune di Leonessa nel 1997,collegandola anche all’ingresso solenne di Margherita D’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V e duchessa di Parma, cui il padre aveva concesso Leonessa in feudo. Viene disputato un complesso di gare, la più importante delle quali a cavallo, fra i rappresentanti dei rioni, i cosiddetti “Sesti”, in cui la città fu suddivisa nel 1278, all’atto della fondazione da parte del re di Napoli Carlo d’Angiò. In ricordo di questa data, al corteo partecipa anche una delegazione in costume della città francese di Gonesse, località di origine degli Angiò e gemellata con Leonessa. I “Sesti” sono: Corno, Croce, Forcamelone, Poggio, Terzone, Torre, dai nomi dei castelli più importanti che concorsero alla fondazione di Leonessa.

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Santa Maria degli Angeli

Basilica di Santa Maria degli Angeli

Santa Maria degli Angeli è una frazione del comune di Assisi, in provincia di Perugia.

Ha circa 6.700 abitanti, che ne fanno la frazione più popolosa del comune. Geograficamente situato circa 4 km a sud rispetto alla città di Assisi, giace interamente sulla pianura della Valle Umbra.

Il nome del paese è stato utilizzato dai missionari francescani spagnoli, nel 1781, per battezzare la città californiana di Los Angeles. Il nome con il quale si indica comunemente la frazione è Gli Angeli e gli abitanti si chiamano angelani.

Il paese prende il nome dall’omonima basilica cinquecentesca, che domina l’intera pianura ai piedi di Assisi. Nel 576, in zona venne edificata una piccola cappella dai benedettini del Monastero di San Benedetto del Monte Subasio. Intorno al 1000, la zona era nota con il nome di Cerreto di Porziuncle, per via della presenza di una vasta zona boschiva. La cappella venne restaurata da San Francesco nel XII secolo, che vi morì nel 1226: da allora è identificata con il nome di Cappella della Porziuncola.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli sorge nella pianura che si apre ai piedi del colle di Assisi a protezione della Porziuncola, dove San Francesco avrebbe fondato il primo nucleo dell’Ordine dei Frati Minori nel 1209 e della cappella del Transito dove il santo morì il 3 ottobre 1226.

La chiesa viene realizzata su ordine di Papa Pio V in 110 anni a partire dal 1569 d.C. su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi e con la consulenza, fra gli altri anche del Vignola; l’edificio è oggi uno dei santuari più grandi del Cristianesimo contando 126 metri di lunghezza, circa 65 di larghezza e 75 metri di altezza in corrispondenza della cupola portata a termine nel 1680.

All‘esterno, si visita il Roseto senza spine e la Cappella del Roseto, composta da tre ambienti: il primo, fatto aggiungere da S. Bernardino da Siena, e il secondo, fatto erigere da S. Bonaventura, recano affreschi di Tiberio d‘Assisi (1505-16), il quale ha ripetuto il tema a S. Fortunato a Montefalco.

Negli ambienti del convento si trova anche il Museo della Basilica; tra le opere più importanti, il „Crocifisso“ su tavola dipinto da Giunta Pisano (1236-40) e la tavola „S. Francesco“ del Maestro di S. Francesco (seconda metà del XIII secolo).

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Pienza

Pienza in Val d'Orcia

Pienza è un comune di 2.231 abitanti della provincia di Siena, probabilmente il centro più rinomato e di maggiore importanza artistica di tutta la Val d’Orcia di cui fa parte. È non molto distante dalla strada statale Cassia e dagli altri due importanti centri della valle, San Quirico d’Orcia e Castiglione d’Orcia.

La sua collocazione al centro della Val d’Orcia, una valle bellissima e intatta dal punto di vista paesaggistico, rende la cittadina perfettamente in grado di documentare ancora oggi l’interesse fondamentale che l’architettura umanistica pose nel rapporto uomo-natura, anche in riferimento all’importanza che questo rapporto ebbe durante l’età classica.

Pienza, piccolo gioiello del Rinascimento nel cuore della Toscana, in provincia di Siena, al centro di una delle zone più belle d’Italia e più ricche di tesori d’arte, deve il suo nome e la sua fama ad Enea Silvio Piccolomini divenuto famoso come Pio II. Conosciuta nell’alto medioevo con il nome di Corsignano fu una roccaforte senese celebre per essere stata menzionata in una novella di Giovanni Boccaccio.

Gran parte della sua architettura più bella fu fatta realizzare proprio da Papa Pio II tra il 1459 ed il 1462 che chiamò a lavorare a Pienza uno degli architetti più famosi dell’epoca, Bernardo Rossellino, trasformando il borgo natale di Corsignano in una splendida cittadina rinascimentale, eccezionale esempio di architettura e urbanistica quattrocentesche. Pienza, dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità per l’importanza dei suoi monumenti e del suo assetto urbano, costituisce altresì, una meta ideale per un breve soggiorno, una vacanza rilassante fra cultura e gastronomia, al centro di un territorio per gran parte ancora incontaminato.

Oggi Pienza fa parte di un sistema territoriale chiamato “Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia“, che mira alla conservazione dello straordinario patrimonio artistico dei cinque comuni che ne fanno parte: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia.

La piazza Pio II, dedicata al pontefice che volle trasformare in città il medioevale borgo natio di Corsignano, è considerata una delle più limpide realizzazioni degli ideali urbanistici del Rinascimento.
Creata da Bernardo Rossellino tra il 1459 e il 1462, essa si apre al centro della cittadina, di cui raccoglie nel suo breve spazio tutti i monumenti: la Cattedrale, il palazzo Piccolomini, il palazzo Comunale e il severo palazzo Vescovile.
L’equilibrio delle masse architettoniche, il loro armonioso rapporto con lo spazio antistante, la rispondenza delle loro distensioni orizzontali, quasi sottolineate dalle bianche liste che spartiscono in grandi rettangoli la pavimentazione di mattoni a spina di pesce, l’uguale patina della pietra usata, danno all’ambiente, pur variamente articolato, una mirabile unità e una bellezza composta e meditata.
Protagonista è la Cattedrale, che per il divergere dei lati della piazza e il conseguente rapido dilatarsi dello spazio verso la valle retrostante, pare quasi protendere in avanti la sua maestosa facciata, d’un misurato vigore plastico,con i due ordini di colone ed archi che l’animano.
Altro protagonista è il palazzo Piccolomini, il capolavoro del Rossellino, che si ispirò alle forme albertiane nell’idearlo tutto a bugnato liscio.

Il Duomo, dedicato alla Madonna dell’Assunta, fu eretto sulle rovine dell’antica chiesa di Santa Maria, costruita dopo la metà del XII secolo. Allo scopo di avere un’ampia navata e , contemporaneamente, una piazza abbastanza spaziosa, l’abside fu ancorata al dorso della collina, ma non così saldamente da renderla sicura sul terreno umido e mobile, tanto che lunghissimi e difficili sono stati i lavori di consolidamento dello sperone della fabbrica che guarda la campagna. L’esterno sollecita il ricordo dell’Alberti, filtrato attraverso l’operosa ttività del Rossellino, ed afferma motivi quattrocenteschi negli arconi classicheggianti. Le colonne poggiano su alti basament; un occhio e due edicole timpanate sono iscritte nell’arco e il fastigio triangolare, spartito da ornate lesene, porta al centro lo stemma Piccolomini. L’interno, a tre navate, si riallaccia a motivi gotici negli allungati e snelli pilastri a fascio, sormontati da alti piedritti, sui quali si innestano le volte a crociera. L’abside a raggiera è illuminata dalle finestre ogivali, rabescate da spinosi motivi ornamentali. Il campanile ha pianta ottagonale poggiato sopra l’antica cripta, si staglia sulla sinistra della chiesa e svetta verso il cielo con la sua bella terminazione a cuspide.

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Montepulciano

Piazza Grande a Montepulciano

Montepulciano è un comune di 14.472 abitanti della provincia di Siena, posto a 605 metri sul livello del mare, a cavallo tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia. Di antica e lunga storia, Montepulciano ha origini dal popolo degli Etruschi a partire dal IV secolo a.C.
Ha notorietà anche per la ricchezza di ottimi vigneti da dove si ricava il vino Nobile di Montepulciano DOCG.

La città di Montepulciano ha un passato legato in parte all’essersi trovata all’incrocio di due strade di importanza regionale (da Chiusi ad Arezzo da sud a nord, e dalla Valdorcia alla Valdichiana e al Trasimeno da est ad ovest) e in parte alla sua collocazione strategica al confine dell’area di influenza di vari potentati cittadini basso medioevali (Orvieto, Perugia, Siena, Firenze).

Questo ha fatto sì che nei primi secoli del secondo millennio abbia sviluppato ricchezze e potere in modo ragguardevole, al punto da divenire preda ambita e da conquistarsi un’apprezzabile autonomia vendendo bene la sua alleanza alle città maggiori in perenne conflitto tra sé.
Purtroppo la sua definitiva entrata nello Stato fiorentino, dopo il 1511, se ne ha consacrato l’importanza formale (che si riflette nell’imponenza degli edifici pubblici e privati realizzati dopo tale data, e nell’erezione in Diocesi nel 1561) ne ha avviato un lento declino economico e sociale, al punto che nel secolo XVIII il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo se ne preoccupava, e s’interrogava sui modi per ridar vita ad un centro tanto prestigioso quanto decadente.

Nel secolo XIX la bonifica della Valdichiana e la rinnovata importanza della città, che diviene il centro amministrativo della zona, ne segnano un’apprezzabile rivitalizzazione, che però non dura oltre la metà del secolo XX; la perdita demografica della valle, per l’emigrazione al Nord di tanti agricoltori che si trasformeranno in forza lavoro per le fabbriche, e per i mutati modi di coltivazione della terra, non è stata ancora del tutto compensata da analoga crescita della piccola e media industria o dai servizi.

Malgrado ciò il prestigio artistico e storico della cittadina ha ancora un apprezzabile fascino, anche a livello internazionale, e questo fa sperare che Montepulciano possa trasformarsi definitivamente in un centro di produzione culturale.

Degna di nota, Piazza Grande, considerata il centro monumentale della città; lo spazio si articola in diversi edifici notevoli, ricordiamo il trecentesco Palazzo Comunale, il Palazzo Cantucci datato 1519, il Palazzo Nobili Targhi, interamente in travertino ed infine il trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo, in laterizio.
Sempre nella Piazza, è il Pozzo de’ Grifi e dei Leoni, datato 1520, in raffinate forme rinascimentali.
La caratteristica chiesa di San Biagio, situata alle pendici del colle di Montepulciano, su di un ampio prato; la pianta, a croce greca, è sormontata da una cupola.

New Moon girato a Montepulciano

Il famosissimo film New Moon, secondo episodio della saga Twilight, è stato girato anche a Montepulciano. Nel libro parte della storia era ambientata a Volterra e così il regista Weitz ha deciso di venire a girare alcune scene in Italia e ha scelto Montepulciano per rappresentare la Volterra del libro.

La scelta della città di Montepulciano al posto di quella di Volterra ha creato alcune polemiche, ma il regista ha new-moonspiegato che dopo aver visto entrambe le città per motivi di simmetria della piazza, e quindi di maggior semplicità nelle tipologie di riprese, è stata scelta Montepulciano.
Le riprese sul set italiano sono iniziate il 26 maggio 2009 e finite il 29 maggio 2009 e il set ovviamente era blindatissimo.

Il cast presente a Montepulciano era formato da: il regista Chris Weitz, i protagonisti Kristen Stewart (Bella), Robert Pattinson (Edward), Ashley Greene (Alice Cullen) e gli interpreti dei Volturi (i vampiri di Volterra) Daniel Cudmore (Felix), Charlie Bewley (Demetri) e Dakota Fanning (Jane).
A Montepulciano l’Androne del palazzo comunale, attribuito all’architetto rinascimentale fiorentino Michelozzo, e il famosissimo chiostro sono stati tinteggiati di rosso cupo. E in piazza Grande è stata creata una fontana descritta nel libro che è lunga 7 metri ed è stata realizzata in legno e cartapesta.

Popularity: 14% [?]

Civita di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio - Foto di Elisa Bistocchi

Civita di Bagnoregio è un esempio di meraviglia unico nel suo genere.
Unita al mondo solo da un lungo e stretto ponte, la “Città che muore“, ormai da tempo così chiamata a causa dei lenti franamenti delle pareti di tufo, racchiude un ciuffo di case medioevali ed una popolazione di pochissime famiglie.
Appoggiata dolcemente su un cucuzzolo, la cittadina sovrasta imperiosamente l’immensa vallata sottostante, offrendo così al turista un incantevole e indimenticabile scenario.

Il borgo, dove resistono a vivere poche famiglie, sta franando, evaporando – si sta smarrendo: domani non sarà che un miraggio, come i sogni più belli, come Venezia (anch’essa condannata dalle acque), come tutto ciò che rivela la fragilità, l’impotenza umana.
Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell’umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione “aerea” – quasi – del centro storico di Bagnoregio che inizia dalla splendida porta Albana.

Di fronte al Belvedere, collegata al mondo da un unico e stretto ponte di 300 metri, ecco Civita, appoggiata dolcemente su un cocuzzolo, col suo ciuffo di case medievali.

Civita di Bagnoregio è unica, questo lo si sa da molto tempo perchè è circondata da un’aura che la rende diversa da ogni altro posto. Ci troviamo in provincia di Viterbo ma a un passo da quella di Terni. Civita di Bagnoregio è la patria di San Bonaventura, dottore della Chiesa.

Civita ci appare isolata su uno sperone di roccia a dominare la valle dei calanchi che si estende intorno e grazie a questo isolamento conserva intatta la sua struttura architettonica medievale. Unita a Bagnoregio tramite un unico ponte, anche se una volta di qui passava una delle strade più antiche d’Italia, Civita ci appare oggi in un isolamento quasi irreale dovuto ad una serie di crolli e cedimenti della terra argillosa sulla quale è costruito l’intero paese che tuttora è in pericolo.

Civita di Bagnoregio è arroccata su di una rupe tufacea a 440 mt appare oggi come un’incantevole isola disabitata fatta di scorci suggestivi e panorami mozzafiato. Colpita più di una volta da forti terremoti è stata, negli anni, abbandonata dalla gran parte dei suoi abitanti originari e oggi viene conosciuta col nome di città che muore. Tuttavia, questo suo stato di isolamento ne ha fatto col tempo una meta turistica apprezzata, ai numerosi turisti che ogni anno la visitano sembra di fare un vero e proprio viaggio nel tempo. Entrando dalla porta di S. Maria si possono ammirare antiche case e palazzi d’epoca. Il suo centro è caratterizzato dalla Chiesa di San Donato al cui interno sono custodite le reliquie di S.Vittoria. Affacciandosi dalla rupe di Civita si apprezza un panorama fiabesco di vallate di calanchi argillosi magnificamente modellati dal tempo.

Popularity: 2% [?]

Castelluccio di Norcia

Fioritura a Castelluccio di Norcia

Castelluccio di Norcia si trova in cima ad una collina che si eleva sull’omonimo altopiano, uno dei più vasti dell’Italia centrale ed inserito nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’altezza di 1.452 m s.l.m. ne fa il centro abitato più elevato dell’Appennino Umbro-Marchigiano. Di fronte ad esso si erge imponente la sagoma del Monte Vettore (2.476 m). Il paese si trova a circa 28 km di distanza da Norcia, ed è raggiungibile attraverso una strada panoramica. Secondo i dati Istat del 2001, è abitato da 150 residenti.

Lo stupefacente panorama caratterizzato da montagne con punte molto alte, dolci colline e una variegata flora costituisce un luogo ideale per gli amanti della fotografia, del disegno e della pittura, nonché per gli amanti di trekking e di passeggiate in bicicletta .
Il Parco del resto organizza gite e tour durante tutti i mesi dell’anno.

Vi consiglio vivamente di andare in vacanza a Castelluccio di Norcia in agriturismo durante il periodo della fioritura (giugno – luglio). l’altopiano di Castelluccio è testimone di un evento di particolare importanza, La fioritura. Per diverse settimane la monotonia cromatica del pascolo, viene spezzata da un mosaico di colori, con variazioni di toni che vanno dal giallo ocra al rosso. Le specie floreali che tingono il Pian Grande e il Pian Perduto in questo periodo, sono innumerevoli, camminando lungo i sentieri possiamo incontrare: genzianelle, narcisi, violette, papaveri, ranuncoli, asfodeli, viola Eugeniae, trifogli, acetoselle e tant’altro.

Volete passare alcune giornate a Castelluccio di Norcia e dormire in agriturismo? Ecco quà una lista dei migliori agriturismi a Castelluccio di Norcia. Se volete inserire la vostra struttura in questa sezione contattatemi al seguente indirizzo e-mail.

Agriturismo La Valle delle Aquile:
Agriturismo a Castelluccio di Norcia adiacente la Piazza principale del paese, ristrutturato con ottima cura dei particolari, nove appartamenti indipendenti con vista mozzafiato sul Pian Perduto, sala colazione, ampio piazzale all’aperto con panche, tavoli e barbecue a disposizione degli ospiti.
Sito: www.lavalledelleaquile.com

Agriturismo Locanda dè Senàri:
Agriturismo a Castelluccio di Norcia a “venti passi” dalla Piazza principale, stupenda casa montana completamente ristrutturata in stile, camere con vista sul Pian Grande, bellissimo ristorante prodotti tipici dell’azienda a tavola, lenticchia, farro, roveja e molto altro.
Sito: www.agriturismosenari.it

Popularity: 5% [?]

Postignano

Postignano nel comune di Sellano

Tra Spoleto e i rilievi a Nord-Est ci si trova immersi in uno scenario arcaico, forte, connotato da alte e scoscese quinte montuose, inconsueto nel paesaggio umbro, caratterizzato in genere da alture dolci.

Il Castello di Postignano è nel Comune di Sellano in Valnerina, costituita da ripidi versanti ed esigui piani di fondovalle, solcati da fiumi abbondanti di acque limpide che scendono dal massiccio dei Monti Sibillini. Nei secoli è stata una frequentata via di comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico, e utilizzata per millenni come tratturo della transumanza appenninica. I sabini edificarono il villaggio di Norcia, i romani riorganizzarono l’area, fondando Cassia (Cascia).

Postignano, castello di pendio del secolo XIII – ma con origine probabili nel IX – di impianto triangolare con vertice a monte costituito da una torre esagonale, domina la valle del Vigi e la strada che conduce a Spoleto.

Il Castello, originariamente di proprietà della famiglia Trinci di Foligno, fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini.
Situato lungo il fiume Argentina, affluente del Nera, sulla strada che collega Spoleto a Foligno, Norcia e Assisi, circondato da boschi e ampie aree coltivabili, il Castello era in posizione strategica, con un’economia fiorente, anche con artigianato del ferro e della canapa.

Lo statuto del 1586 prevedeva che il governo del castello e di quello vicino di Anagni fossero affidati a quattro massari, due per castello, eletti dall’assemblea e rinnovati ogni sei mesi.
Nel 1611 vi abitavano 235 persone, diminuite a 139 nel 1713.

Nel secolo XIX i castelli di Postignano e Anagni furono assegnati al Comune di Sellano, ma conservarono sindaci propri.
Nel 2002, il Castello di Postignano e i suoi dintorni sono stati inseriti tra i siti di interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali.

Tra il 1993 e il 1997 un gruppo di professionisti, legati anche da vincoli di amicizia, ha comprato l’intero borgo e ha fondato la MIRTO srl, la società che oggi ne è proprietaria e che ne ha avviato il restauro nel 1996.
In alcuni ambienti, originariamente agricoli è previsto l’allestimento del museo del borgoLe stanze della Memoria”, con il contributo delle Cattedre di Antropologia delle Università di Perugia e di Napoli. Nel museo saranno raccolte ed esposte testimonianze storiche e iconografiche delle attività agricole e artigianali praticate dai suoi abitanti.

Fonte: www.borgodipostignano.com

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Annifo

Annifo

Annifo è una frazione del comune di Foligno (PG), facente parte della Circoscrizione n. 7 “Annifo – Colfiorito”. Il paese si trova a 874 m s.l.m., sulle piane orientali dell’altopiano di Colfiorito, a pochi km di distanza da Colfiorito, lungo la strada che collega la Strada Statale 77 della Val di Chienti con Nocera Umbra e la via Flaminia.
Annifo è situato sulle pendici dei contrafforti dell’Appennino Centrale, prospiciente il massiccio di Monte Pennino (1560 m slm) e in vista di uno degli Altopiani Plestini. La pianura è divisa in due – Prata de Martu e Prata – dalla strada che porta all’abitato.
La pianura è da sempre una delle maggiori risorse agricole del paese: in parte coltivata e in parte – quella che durante l’inverno viene sommersa – a pascolo.

Attualmente le principali colture sono quelle della patata rossa (Solanum tuberosum) e della lenticchia (Lens culinaris), ma non mancano – e in passato sono stati spesso coltivati – frumento, granoturco, orzo e avena, barbabietole da zucchero.
Altre risorse, ancora consistenti, sono la pastorizia, l’allevamento e la macellazione di suini e bovini, la fabbricazione – artigianale ed industriale – di prodotti caseari di grande qualità.

Le origini di Annifo si perdono in una preistoria purtroppo non documentata. Segni della protostoria del paese sono i castellari: terrapieni di forma ovale, con una rampa di accesso alla piattaforma, circondata da un argine, e un fosso alla base. Sono posti sulla sommità delle alture che si alzano intorno alle prata e alle spalle del paese, e sembrano organizzati in uno schema di controllo delle vie di comunicazione e di accesso agli altipiani. Vi si trovano piccoli resti di manufatti e laterizi in terracotta molto grezza.

Nella chiesa di S Pietro, piccolo santuario terapeutico in vocabolo Le Fosse, sopra l’altare maggiore, coperto da una tela con l’effigie del Santo, si trova un affresco votivo del 1550, di scuola folignate, rappresentante la gloria di S. Anna.
La tela viene tolta il 29 giugno, per mettere in vista l’affresco sottostante.

Nella chiesa della Madonna del Piano, santuario terapeutico incorporato, in epoca napoleonica, al cimitero, sono stati di recente restaurati alcuni affreschi, tra cui una Madonna con Bambino e i Santi Giuseppe ed Elena, sopra l’altare.

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Parco di Colfiorito

Parco di Colfiorito: foto di Elisa Bistocchi

Il Parco di Colfiorito è il più piccolo parco regionale dell’Umbria. È stato istituito nel 1995 con lo scopo di salvaguardare l’omonima palude che, per il suo ecosistema, ne rappresenta la parte più significativa. Dal 1976 era infatti già protetta dalla convenzione internazionale di Ramsar, per la presenza di una torbiera, la ricchezza di specie vegetali e dell’avifauna, e che, come i vicini Col Falcone, Piani di Annifo e Arvello, Piano di Ricciano, Selva di Cupigliolo e Sasso di Pale, costituisce un Sito di Importanza Comunitaria (SIC).

Posta al confine dell’Umbria con le Marche, ai piedi del Monte Pennino, si estendono gli Altopiani Plestini (o di Colfiorito), dall’antica città di Plestia. Questa zona è caratterizzata dalla presenza di vaste zone pianeggianti chiamate “piani”, in gran parte sono i resti di laghi antichi che si sono prosciugati naturalmente oppure sono stati bonificati dall’uomo.

E’ uno degli ecosistemi naturali più importanti dell’Umbria e qui l’acqua permane tutto l’anno subendo poche oscillazioni.
Questo complesso ecosistema acquatico naturale che crea micro e macro ambienti, costituisce la risorsa naturale biologica e paesaggistica più importante dell’area del Parco Naturale di Colfiorito. Il Parco è costituito da 338 ettari di superficie ed è il più piccolo delle sei aree protette dell’Umbria.

Il sistema degli altipiani di Colfiorito ha un’estensione di circa 50 chilometri e i sette bacini che lo compongono sono collocati a quote, sul livello del mare, comprese tra i 750 e gli 800 metri.
Il carsismo più importante della Palude di Colfiorito è costituito dall’inghiottitoio del Molinaccio. Caratteristica è la vegetazione palustre costituita, da fitocenosi disposte a fasce concentriche (Hordeo-Ranunculetum velutini, Caricetum gracilis, Phalaridetum).
La palude è importante area di sosta per l’avifauna migratoria caratteristica degli ambienti umidi (airone cenerino, airone rosso, tarabuso, tarabusino, germano reale, mestolone).
Importante è la presenza del gufo reale e del gatto selvatico nella limitrofa Selva di Cupigliolo.
La Palude di Colfiorito e i Piani sono complessivamente uno degli elementi naturali di maggiore interesse nell’Appennino per il complesso delle caratteristiche geomorfologiche, geologiche, idrologiche, paleontologiche, botaniche, agronomiche storiche e paesaggistiche.
Una particolare importanza ha l’idrologia dell’area per la sua incidenza quale bacino di alimentazione di fondamentali sorgenti idropotabili e idrominerali dell’Umbria.

Colfiorito è al centro di un sistema di itinerari di origine protostorica, di alto interesse e fruibilità. Si ricordano: verso Spoleto la strada della Spina; la via Plestina verso la valle del Topino e il Forum Flaminii; il percorso lungo la valle del Menotre.
Il Sentiero Italia dal vicino Monte Pennino attraversa Colfiorito fino al monte Tolagna e questo tratto si caratterizza per gli elementi di grande interesse scientifico e culturale.

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Preci

Preci

Preci è un comune di 799 abitanti della provincia di Perugia. Il villaggio medievale di Preci è situato a 596 m. di altitudine e vanta una densa frequentazione turistica durante il periodo estivo. Proclamato comune dello stato pontificio nel 1817 da Pio VII, nacque e si sviluppò durante il MedioEvo.
Da “Preces” (ovvero preghiera) deriva il nome del comune, ipotesi confortata da una preesistenza monastica.
Sorta nella valle del torrente Campiano o valle Castoriana durante la colonizzazione Benedettina nell’alto Medioevo, fu rifugio di numerosi eremiti.

La visita turistica di Preci comincia dalla sommità del villaggio dove il palazzo comunale domina la piazza. Nella parte retrostante la chiesa di Santa Caterina offre un pregevole esempio di portale gotico, mentre altri elementi decorativi di ordine romanico ne abbelliscono la facciata. Altra chiesa degna di nota è la chiesa di Santa Maria, con una pietà del XV secolo e una fonte battesimale del XVI. Lasciando il centro storico, a pochi km di distanza si incontrano tre frazioni di Preci, i borghi di Roccanolfi, Poggio di Croce e Montebufo, dove di particolare interesse vi sono le due chiese parrocchiali, ricche di tele cinquecentesche e seicentesche raffiguranti scene del Nuovo Testamento.
L’Abbazia di S.Eutizio è di origini antichissime, per diversi secoli fu il centro ispiratore di tutte le attività della valle. L’Abbazia sorse e si sviluppò sul luogo dove nel V sec., S. Spes, con un gruppo di altri eremiti sparsi nella zona, avevano eretto un oratorio dedicato alla Vergine.
L’abbazia ebbe una vita molto rigogliosa come congregazione Eutiziana dal IX al XIII secolo. La scuola chirurgica, soprattutto nel sec. XVI, renderà famosa Preci in tutta Europa: “Pulchra Sabina Preces Prisca Chirurgis Patria”. Il declino di sant’Eutizio nel XIII sec. segna l’entrata di Preci nei dominii di Norcia. Gravemente danneggiata dal terremoto nel 1328, sarà ricostruita dai nursini. Nel 1527 circa fu cinta d’assedio dalle truppe del Legato della Marca. Distrutta da Norcia per la sua ribellione, venne ricostruita nel 1534. Nel 1817, per volontà di Pio VII, fu costituita Libero Comune.

Completamente circondato dalla verde Valnerina, senza il minimo segno di traffico o caos cittadino, mette a disposizione di tutti i visitatori solo i servizi essenziali, garantendo un sano rapporto con la natura.
Uno sport molto praticato nella zona è la pesca, sviluppatosi anche grazie allo sviluppo dei locali allevamenti ittici.
Arrivando a Preci è immediatamente possibile immergersi nella straordinaria ricchezza di storia, tradizioni, natura e paesaggi, assaporare una gastronomia sana e fortemente ancorata alle tradizioni locali, godere della professionalità e della qualità della variegata ed efficiente offerta ricettiva e di animazione culturale.

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