Articoli marcati con tag ‘pellegrini’
Gubbio (Pg). Era già stata anticipata nei mesi scorsi, ma è ormai ufficiale la seconda edizione dell’iniziativa “Da Assisi a Gubbio sul cammino di Francesco, riconciliato con Dio, con gli uomini, con il creato”.
Le date sono le stesse dello scorso anno: 1, 2 e 3 settembre 2010 il Sentiero francescano tornerà ad essere popolato dai pellegrini, grazie all’evento promosso dalle diocesi di Assisi e Gubbio, dalle Famiglie francescane, dalle amministrazioni comunali dei territori attraversati dall’itinerario, dalle relative comunità montane, Regione dell’Umbria e Provincia di Perugia e dalle tante associazioni che anche lo scorso anno avevano fornito il loro apporto e la partecipazione, a cominciare dalla sezione eugubina di Italia Nostra e da Terra Mater.
Molti dettagli dell’evento di settembre andranno chiariti e messi a punto nelle prossime settimane, ma la sostanza c’è tutta e i componenti del comitato si sono impegnati a dare il loro apporto organizzativo e la massima visibilità alla camminata dei tre giorni, che dovrà diventare una iniziativa fissa e annuale lungo il sentiero.
Tra i punti a cuore del Comitato organizzativo per il Sentiero francescano Assisi-Gubbio anche il completamento del tracciato e la manutenzione del percorso, la realizzazione di strutture essenziali di servizio lungo il sentiero, a cominciare dalle fontane d’acqua, e la definizione di un regolamento interno al comitato stesso, che riunisce istituzioni pubbliche, altri soggetti istituzionali, privati e associazioni.
Quella del 2010, in particolare, sarà un’edizione nel segno della riconciliazione, con testimonianze e riconoscimenti che andranno proprio in questa direzione. Il programma sarà molto simile a quello del 2009, con partenza da Assisi la mattina del primo giorno e l’arrivo nel tardo pomeriggio a Valfabbrica; Caprignone, San Pietro in Vigneto e Vallingegno le tappe del secondo giorno, mentre il terzo ci sarà l’arrivo a Gubbio, presso la Chiesa della Vittorina.
Le informazioni preliminari possono essere richieste presso l’Ufficio pellegrinaggi della diocesi di Gubbio (tel. 075.9273980 – email pellegrinaggi@diocesigubbio.it) oppure presso gli uffici eugubini del Servizio turistico comprensoriale (tel. 075.9220693 – email info@iat.gubbio.pg.it)
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La festa che Cascia dedica a Santa Rita è molto articolata perché composta di momenti celebrativi, spazi di riflessione e preghiera secondo una liturgia nata quasi trecento anni fa.
Nella ridente cittadina umbra il giorno 22 Maggio di ogni anno si celebra la Festa in onore di Santa Rita.
Durante le Celebrazioni Ritiane genti da ogni dove raggiungono Cascia per ricordare quest’umile donna, e per celebrare la potenza del suo messaggio e della sua vita.
Nel nome della Santa, aderendo al messaggio di pacificazione che ha lasciato nel cuore di ognuno, durante le Celebrazioni Ritiane genti da ogni dove raggiungono Cascia per ricordare quest’umile donna, inamovibile nella sua fede e determinata nel porre ideali di pace.
Secondo la tradizione, la morte della santa fu annunciata da campane che miracolosamente si misero a suonare senza che nessuno le manovrasse e la gente uscì dalle case con torce e fiaccole.
Nacque così la Luminaria detta anche “incendio di fede“.
Le Celebrazioni Ritiane iniziano con una fiaccolata, che ricorda la morte della santa: al calar del sole vengono accesi migliaia di lumi posti sugli edifici, nelle strade e sui prati lungo la valle del fiume Corno.
La mattina successiva da Roccaporena, paese natale di Santa Rita, parte una processione che si unisce a Cascia con un corteo storico, che ricorda episodi della vita della Santa.
Ogni anno, poi, si stebiliscono gemellaggi con i comuni circostanti, dai quali, di volta in volta, partono degli atleti che giungono fino al sagrato della chiesa di Santa Rita, dove ricevono la benedizione in presenza di personalità religiose e civili.
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Il Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli sono immersi in una millenaria foresta dell’appennino tosco-romagnolo. Uno scenario di straordinaria bellezza che infonde quiete e dilata lo spirito. E’ l’immagine della storia e dell’identità spirituale di Camaldoli.
Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna (dal quale dista 30 Km. circa) seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei pressi di Serravalle una deviazione porta alla succitata località, costituita da poche case e dalla grande Abbazia. Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato dal monaco ravennate San Romualdo (952 – 1027) per ospitare alcuni monaci provenienti dall’ordine benedettino.
Il Monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall’Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi.
Il monastero ed il Sacro Eremo di Camaldoli devono la loro fondazione all’attività di San Romuado, frate dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Questa figura di spicco del monachesimo medievale ha legato la sua dottrina alla preservazione di valori cristiani come la libertà nella fede in Dio e la fedeltà radicale al Vangelo. San Romualdo ha operato nell’agitato XI secolo e tra coloro che l’hanno seguito vi sono, appunto, i monaci camaldolesi.
L’anno di fondazione del monastero è il 1024. La sua suddivisione rispecchia la volontà del suo fondatore, San Romualdo, di supplire ai precetti principali del suo credo, ovvero la riflessione intima dell’eremo e l’azione concreta delle opere svolte nel monastero. Quest’ultimo, prima di essere riconvertito a convento intorno al 1080-85, è stato infatti un ospitale destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e poveri in cerca di un tetto.
Il Monastero fu costruito a completamento dell’Eremo, che sorge qualche chilometro più in alto, il monastero si ingrandì nei secoli. Nel Quattrocento ospitò l’Accademia Umanistica di cui fecero parte Lorenzo il Magnifico e Leon battista Alberti.
Tra gli ambienti di maggior interesse artistico va segnalato il refettorio con tavoli e stalli in noce, una tela di Pomarancio, affreschi di Lorenzo Lippi e il soffitto in legno a cassettoni. Nella chiesa, risalente al 1775, si trovano ben cinque tavole di Vasari. Se amate leggere, costituisce per voi una tappa obbligatoria la biblioteca il cui prezioso patrimonio librario vanta più di 30.000 volumi, tra cui fanno bella mostra incunaboli rari, codici liturgici ed altri documenti di grande interesse.
Tra faggi e abeti si inerpica una strada che conduce all’eremo i cui monaci, rispetto a quelli del monastero, privilegiano il raccoglimento personale alla vita comunitaria. Delle cinque celle originarie, il cui numero nel tempo è salito a venti, tre sono aperte al pubblico, tra cui l’antica cella di San Romualdo, che ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: lungo un corridoio si aprono la stanza da letto, lo studio e la cappella. È permesso, inoltre, visitare la foresteria, il refettorio e la chiesa di san Salvatore con il coro quattrocentesco.
Anche l’Eremo nel corso dei secoli subì dei cambiamenti e delle migliorie fino a diventare come è oggi: formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco.
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Il Santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna (provincia di Arezzo), è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate il 17 settembre 1224. Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.
La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e vero cuore del culto francescano. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro.
Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L’ultima visita di Francesco al monte avvenne nell’estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di s. Michele, e mentre era assorto in preghiera vi ricevette le stimmate (circa il 14 settembre): di conseguenza la Verna divenne un suolo sacro.
Quando si entra nel santuario di Chiusi della Verna la prima cosa di cui occorrerebbe rendersi conto ed avere ben chiaro è che ci si trova, a parere dello scrivente e senza fare classifiche o graduatorie, in uno dei luoghi più sacri per la Cristianità mondiale.
Il Santuario della Verna è costituito dalla chiesa, dal convento e dalle cappelle. Il complesso sacro sorge su un grande sperone roccioso che è l’ultimo rilievo dell’Alpe di Serra, tra il Casentino e la Valtiberina.
Il santuario è posto a quota 1128 metri ed è sovrastato dal Monte Penna (m. 1284) e circondato da un grande bosco. Il profilo del monte, caratteristico per lo strapiombo verticale di trecento metri posto a nord e riconoscibile da grandi distanze, con fratture, grotte ed impressionanti precipizi, è dovuto al fatto che gli strati di arenaria, per effetto di grandiosi movimenti tellurici, dall’originale stato orizzontale, grazie ad una lenta rotazione hanno assunto quello verticale, favorendo enormi erosioni e frane.
Di solito la visita comincia dal piazzale della Meridiana. A destra, guardando il santuario, vi è l’antico arcone, per secoli ingresso principale al monastero dove arriva la vecchia mulattiera dalla Beccia. Sullo sfondo del piazzale, un portichetto copre l’ingresso alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, costruita dallo stesso San Francesco e poi più volte ampliata, con opere di Andrea della Robbia e la tomba di Orlando Cattani.
Alla sinistra, contornata dal grande porticato, c’è la Basilica Maggiore, costruita fra il 1348 e il 1568, con altre stupende opere di Andrea della Robbia e la Cappella delle Reliquie. Dal piazzale della Meridiana si scende al Sasso Spicco, nascosta e buia spaccatura del monte dove San Francesco si ritirava in preghiera. Dalla sinistra del piazzale si accede ad un corridoio, alla metà del quale si trova una porticina che conduce alla grotta dove una pietra faceva da letto a San Francesco. Il corridoio, protetto da vetrate, prosegue fino alla Cappella delle Stimmate, dove unalapide ricorda il luogo dello straordinario evento; sopra l’altare spicca la “Crocifissione”, capolavoro di Andrea della Robbia.
Sarà per la sua posizione sulla sommità della rupe e immersa nella foresta, che aiuta a trasformare il viaggio in una sorta di percorso interiore, sarà per le sue origini legate a San Francesco, fatto sta che in questo luogo si respira un’atmosfera particolare, intima, riposante, che stimola la contemplazione.
Ascoltando la dolce voce del silenzio, non più distratti da inutili brusii, si riscoprono gli autentici valori che si nascondono talvolta nelle cose più umili. Nella fisionomia di questo paesaggio rude, selvatico nei suoi anfratti, e al tempo stesso generoso nella folta vegetazione, riposante nella quiete che lo circonda, si rispecchiano le doti che hanno caratterizzato il poverello d’Assisi che qui, ritiratosi a pregare nel 1224, ricevette da Dio le stimmate.
Nei secoli seguenti il monte, noto anche come Calvario serafico, è divenuto non solo un importante crocevia spirituale, ma anche custode di innumerevoli tesori di rilevanza storico-artistica. I vari edifici sorti all’interno del Santuario francescano sono infatti stati arricchiti da pregevoli opere d’arte.
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I monti Sibillini oltre ad offrire bellezze naturali inestimabili sono ricchi di storia, ne è un esempio il santuario di Macereto che si trova nel territorio comunale di Visso (mc).
Non lontano dalla piccola cittadina di Visso, sull’omonimo altopiano a circa 1000 mentri di altitudine, sorge uno splendido complesso religioso: il Santuario di Macereto. E’ una delle maggiori espressioni rinascimentali del ‘500 delle Marche.
Come è nato il Santuario di Macereto? La storia è alquanto particolare; la tradizione infatti vuole che il 12 Agosto del 1359, alcuni muli di una carovana in pellegrinaggio da Loreto al Regno di Napoli che trasportavano una statua lignea della Madonna con il Bambino, giunti sull’altopiano, si inginocchiarono e non ci fu verso di farli ripartire nonostante frustate e calci.
Costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano rappresenta il più completo esempio di architettura rinascimentale cinquecentesca delle Marche. Tra i molti artisti che vi operarono ricordiamo Simone de Magistris (1580-1582, suo il complesso figurativo della conca absidale. Del complesso fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite.
Il santuario di Macereto è di forma ottogonale con tre ingressi e al centro vi è un piccolo tempietto dove è incisa, in latino, la storia del piccolo miracolo di Macereto. Costruito con pietra chiara che ne esalta la sua grandiosità, è inglobato in un complesso ben più ampio di cui fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia e il Palazzo delle Guaite. Era munito anche di un campanile che però a causa del cedimento delle fondamenta, crollò e non venne più ricostruito.
E’ eccezionale, quanto suggestivo, l’intero giro di portici che racchiude un lavatoio ed un gran bel camino facendo pensare a un piccolo mercato sotto le sue logge e intensi banchetti di pellegrini.
Il luogo è veramente bello; ideale per passeggiate e piccole scampagnate con bambini al seguito, liberi di muoversi all’interno del cortile del santuario. Un mix perfetto tra storia, cultura, arte, natura, divertimento e tanta serenità.
Il luogo, immerso nel verde, è visitato soprattutto d’estate, oltre che da pellegrini, da turisti che spesso si accampano nel cortile adiacente per merende e giochi all’aria aperta.
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