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Articoli marcati con tag ‘religione’

San Francesco d'Assisi

San Francesco d'Assisi fondo l'ordine dei Francescani

La Festa di San Francesco di Assisi, il 3 e 4 Ottobre 2011, è la festa nazionale in onore di S. Francesco Patrono d’Italia.

Grandi festeggiamenti, celebrazioni, solenni cerimonie, canti e danze popolari in onore di San Francesco, patrono d’Italia sono celebrati durante questo lungo week-end di Ottobre 2011.

I due giorni comprendono anche manifestazioni civili con i rappresentanti del governo italiano e le massime autorità della Regione Umbria e del Comune di Assisi.

Il 3 ottobre la cerimonia consiste nell’accensione della Lampada votiva sulla tomba di S. Francesco nella maestosa Basilica inferiore di Assisi. Questa cerimonia è segno di devozione di molti fedeli e prevede che ogni anno, una regione italiana offra l’olio per la Lampada che viene acceso l’anno successivo.

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Duomo di San Feliciano

Duomo di San Feliciano a Foligno

Nella centrale piazza della Repubblica vi è la chiesa intitolata a San Feliciano, patrono della città di Foligno. Fu edificata nella prima metà del XII secolo sul luogo della sepoltura del Santo ad opera di Maestro Atto, come documenta una iscrizione posta sulla facciata principale.

Il Duomo di Foligno, Basilica Cattedrale di San Feliciano, è la chiesa in cui si trova la cattedra del vescovo di Foligno.

La cattedrale, dedicata a san Feliciano di Foligno fu eretta come tale nel XII secolo e, nei secoli successivi, fu radicalmente restaurata, seppur continuando ad avere la conformazione originaria; i restauri più importanti furono quelli di Luigi Vanvitelli e Giuseppe Piermarini (che curarono l’aspetto interno in stile barocco-neoclassico) e quelli del XX secolo, in cui l’esterno è stato riportato alle forme originarie.

Nel 1904 la facciata anteriore è stata liberamente restaurata e presenta un mosaico raffigurante “Cristo in Trono, San Feliciano”, messalina (protettori della città) e papa Leone XIII (colui che commissionò l’opera). La facciata sinistra, quella su piazza della Repubblica è caratterizzata da un bel portale romanico decorato con bassorilievi raffiguranti Federico Barbarossa, Innocenzo III, i Simboli degli Evangelisti ed i Segni Zodiacali. L’elegante cupola è un’addizionale cinquecentesca opera di Giuliano di Baccio d’Agnolo.

L’interno ad un’unica navata denota i tratti del rifacimento Neoclassico operato nella seconda metà dell’Ottocento da Giuseppe Piermarini, ed è evidenziato dal baldacchino dell’altare maggiore, fedele riproduzione di quello berniniano presente nella Basilica di San Pietro a Roma. Al suo interno custodisce una statua del XIX secolo, la cappella del Sacramento del 1527 è opera di Antonio da Sangallo il Giovane con affreschi di Vespasiano Strada e Baldassare Croce, la cripta (sotto l’edificio) ha origini romaniche ed è quindi più antica della chiesa stessa con capitelli preromanici ed altri elementi architettonici.

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Chiesa di San Bevignate a Perugia

Chiesa di San Bevignate a Perugia

Costruita tra il 1256 e il 1262, conserva un ciclo di affreschi di straordinaria importanza per la storia dell’Ordine Templare e alcuni affreschi relativi al movimento religioso dei ‘flagellanti’, partito da Perugia e diffusosi in tutta Italia nel 1260.

La struttura esterna, come siamo giunti in loco,ci è apparsa quella di un edificio fortificato,costituito di robuste pietre di arenaria.

La chiesa sorge su un’asse est-ovest (facciata principale a occidente e abside a est). Presenta un rosone sulla facciata principale, e su questa stessa facciata,all’interno,si trovano i ‘celebri’ affreschi unici al mondo,di cui si parlerà nella sezione apposita.

La chiesa presenta una facciata semplice e scarna, priva di decorazioni. Fa eccezione solo il portale d’ingresso, che reca alcuni motivi di fondamentale interesse simbolico. Su ciascuno dei due lati, poco al di sotto della base dell’arco, spiccano due vistosi e ben realizzati Fiori della Vita.

La vicenda della chiesa si intreccia profondamente con quella dell’ordine dei Templari. San Bevignate, definito “il santo misterioso di Perugia“, fu un eremita locale, della cui esistenza non si hanno prove certe, che catalizzò un complesso intreccio di fatti religiosi e civili sviluppatisi a Perugia intorno alla metà del Duecento. Il culto di San Bevignate culminava nel 1453 con una cosiddetta canonizzazione laica effettuata da parte di autorità politiche del tempo anche per andare incontro alle sempre più pressanti richieste della cittadinanza perugina che richiedeva a gran voce la santificazione del misterioso eremita e celebrarne così la festa il 14 maggio. Bevignate è protagonista della Lezenda bolognese di Fra Raniero Fasani all’interno della quale è riconosciuto come colui il quale introdusse a Perugia le processioni penitenziali, dette generalis devotio, dei Flagellanti e dei Disciplinati. Tali riti si diffusero presto nell’intera Italia centro-settentrionale e nella città di Roma.

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Chiesa di Santa Rita

Chiesa di Santa Rita

La festa che Cascia dedica a Santa Rita è molto articolata perché composta di momenti celebrativi, spazi di riflessione e preghiera secondo una liturgia nata quasi trecento anni fa.

Nella ridente cittadina umbra il giorno 22 Maggio di ogni anno si celebra la Festa in onore di Santa Rita.
Durante le Celebrazioni Ritiane genti da ogni dove raggiungono Cascia per ricordare quest’umile donna, e per celebrare la potenza del suo messaggio e della sua vita.

Nel nome della Santa, aderendo al messaggio di pacificazione che ha lasciato nel cuore di ognuno, durante le Celebrazioni Ritiane genti da ogni dove raggiungono Cascia per ricordare quest’umile donna, inamovibile nella sua fede e determinata nel porre ideali di pace.

Secondo la tradizione, la morte della santa fu annunciata da campane che miracolosamente si misero a suonare senza che nessuno le manovrasse e la gente uscì dalle case con torce e fiaccole.

Nacque così la Luminaria detta anche “incendio di fede“.

Le Celebrazioni Ritiane iniziano con una fiaccolata, che ricorda la morte della santa: al calar del sole vengono accesi migliaia di lumi posti sugli edifici, nelle strade e sui prati lungo la valle del fiume Corno.

La mattina successiva da Roccaporena, paese natale di Santa Rita, parte una processione che si unisce a Cascia con un corteo storico, che ricorda episodi della vita della Santa.

Ogni anno, poi, si stebiliscono gemellaggi con i comuni circostanti, dai quali, di volta in volta, partono degli atleti che giungono fino al sagrato della chiesa di Santa Rita, dove ricevono la benedizione in presenza di personalità religiose e civili.

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Uova di Pasqua

Uova di Pasqua

Eventi Pasqua in Umbria, processioni Venerdi Santo. Di seguito L’elenco dettagliato per date di tutti gli Eventi e Manifestazioni di Pasqua in Umbria:

* Rappresentazione della PASSIONE DI CRISTO (Rievocazione Storica) Civitella D’Arna – Comune di Perugia (PERUGIA) il 28/03/2010
* Competizione Nazionale di Danza – Terniofeo Città di Orvieto (Manifestazione) Ciconia – Comune di Orvieto (TERNI) il 28/03/2010
* Rappresentazione Sacra della Passione di Cristo (Manifestazione) Spineta – Comune di Todi (PERUGIA) il 28/03/2010
* Rievocazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme (Manifestazione) Marsciano – Comune di Marsciano (PERUGIA) il 28/03/2010
* Diventare comici con Dario Cassini (Manifestazione) Todi – Comune di Perugia (PERUGIA) il 29/03/2010

* Venerdì Santo (Festa Religiosa) Montegabbione – Comune di Montegabbione (TERNI) dal 01/04/2010 al 02/04/2010
* Rassegna delle Pizze Pasquali dell’Orvietano ( Mercato) Orvieto – Comune di Orvieto (TERNI) dal 01/04/2010 al 05/04/2010
* Rassegna Antiquaria d’Italia (Fiera) Todi – Comune di Todi (PERUGIA) dal 02/04/2010 al 11/04/2010
* Terniadizioni Pasquali in CenTernio ( Mercato) Perugia – Comune di Perugia (PERUGIA) dal 02/04/2010 al 05/04/2010
* Processione religiosa della “Via Crucis” (Rievocazione Storica) Alviano – Comune di Alviano (TERNI) il 02/04/2010
* Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo (Rievocazione Storica) Castel Viscardo – Comune di Castel Viscardo (TERNI) il 02/04/2010
* Processione del Venerdì Santo a Città di Castello (Rievocazione Storica) Città di Castello – Comune di Città di Castello (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione Storica (Festa Religiosa) Fossato di Vico – Comune di Fossato di Vico (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione del Cristo Morto a Gubbio (Festa Religiosa) Gubbio – Comune di Gubbio (PERUGIA) il 02/04/2010
* La Passione di Gesù a Montecchio (Festa Religiosa) Montecchio – Comune di Montecchio (TERNI) il 02/04/2010
* Processione del Cristo morto e Rievocazione della Crocifissione (Rievocazione Storica) Sigillo – Comune di Sigillo (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione del venerdì Santo (Rievocazione Storica) Casacastalda – Comune di Valfabbrica (PERUGIA) il 02/04/2010
* Sacra rappresentazione del Venerdì Santo (Rievocazione Storica) Gualdo Tadino – Comune di Gualdo Tadino (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione Storica a Bettona (Rievocazione Storica) Bettona – Comune di Bettona (PERUGIA) il 02/04/2010
* Rievocazione, in costume, della Passione di Cristo (Manifestazione) Massa Martana – Comune di Massa Martana (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione Del Cristo Morto Montone (Rievocazione Storica) Montone – Comune di Montone (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione del Cristo Morto e canto del “miserere” (Rievocazione Storica) Costacciaro – Comune di Costacciaro (PERUGIA) il 02/04/2010
* Sacra Rappresentazione (Rievocazione Storica) Collevalenza – Comune di Todi (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione Del Cristo Morto (Rievocazione Storica) Perugia – Comune di Perugia (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione del Cristo Morto (Manifestazione) Norcia – Comune di Norcia (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione del Cristo Morto (Manifestazione) Cerreto di Spoleto – Comune di Cerreto di Spoleto (PERUGIA) il 02/04/2010
* Processione Del Cristo Morto (Manifestazione) Cascia – Comune di Cascia (PERUGIA) il 02/04/2010
* Via Crucis d’Autore 2010 (Manifestazione) Spello – Comune di Spello (PERUGIA) dal 02/04/2010 al 06/04/2010
* Sacra Rappresentazione della “Via Crucis” (Rievocazione Storica) Lugnano in Teverina – Comune di Lugnano in Teverina (TERNI) il 02/04/2010
* Via Crucis (Manifestazione) Terni – Comune di Terni (TERNI) il 02/04/2010
* Mercato dei Prodotti Tipici agro-alimentari (Fiera) Città della Pieve – Comune di Città della Pieve (PERUGIA) dal 03/04/2010 al 05/04/2010
* Caccia al Week End goloso (Manifestazione) S. Feliciano – Comune di Perugia (PERUGIA) dal 03/04/2010 al 05/04/2010
* Terre del Sagrantino Pasqua 2010 ( Mercato) Montefalco – Comune di Perugia (PERUGIA) dal 03/04/2010 al 05/04/2010
* L’Ovo Pinto in Terniasferta (Manifestazione) Carsulae – Comune di Terni (TERNI) il 03/04/2010
* Frittata al Tartufo e lu Ciuccittu (Festa Paesana) Ferentillo – Comune di Ferentillo (TERNI) dal 04/04/2010 al 05/04/2010
* Rievocazione della Passione (Rievocazione Storica) Baschi – Comune di Baschi (TERNI) il 04/04/2010
* I Quadri Viventi (Rievocazione Storica) Città della Pieve – Comune di Città della Pieve (PERUGIA) dal 04/04/2010 al 05/04/2010
* La Tocciata di Pasqua (Festa Paesana) PieTernialunga – Comune di PieTernialunga (PERUGIA) il 04/04/2010
* Colazione di Pasqua in Piazza (Manifestazione) Vallo di Nera – Comune di Vallo di Nera (PERUGIA) il 04/04/2010
* Fiera del Fiore (Fiera) Castiglione del Lago – Comune di Castiglione del Lago (PERUGIA) il 05/04/2010
* Sagra della Merangola (Sagra) Piana – Comune di Castiglione del Lago (PERUGIA) dal 05/04/2010 al 06/04/2010
* Annunciazione Della Rievocazione Della Sacra Spina (Rievocazione Storica) Montone – Comune di Montone (PERUGIA) il 05/04/2010
* Fiera del Lunedì dell’Angelo (Fiera) Arrone – Comune di Arrone (TERNI) il 05/04/2010

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Eremo di Camaldoli

Eremo di Camaldoli

Il Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli sono immersi in una millenaria foresta dell’appennino tosco-romagnolo. Uno scenario di straordinaria bellezza che infonde quiete e dilata lo spirito. E’ l’immagine della storia e dell’identità spirituale di Camaldoli.
Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna (dal quale dista 30 Km. circa) seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei pressi di Serravalle una deviazione porta alla succitata località, costituita da poche case e dalla grande Abbazia. Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato dal monaco ravennate San Romualdo (952 – 1027) per ospitare alcuni monaci provenienti dall’ordine benedettino.

Il Monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall’Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi.

Il monastero ed il Sacro Eremo di Camaldoli devono la loro fondazione all’attività di San Romuado, frate dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Questa figura di spicco del monachesimo medievale ha legato la sua dottrina alla preservazione di valori cristiani come la libertà nella fede in Dio e la fedeltà radicale al Vangelo. San Romualdo ha operato nell’agitato XI secolo e tra coloro che l’hanno seguito vi sono, appunto, i monaci camaldolesi.

L’anno di fondazione del monastero è il 1024. La sua suddivisione rispecchia la volontà del suo fondatore, San Romualdo, di supplire ai precetti principali del suo credo, ovvero la riflessione intima dell’eremo e l’azione concreta delle opere svolte nel monastero. Quest’ultimo, prima di essere riconvertito a convento intorno al 1080-85, è stato infatti un ospitale destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e poveri in cerca di un tetto.

Il Monastero fu costruito a completamento dell’Eremo, che sorge qualche chilometro più in alto, il monastero si ingrandì nei secoli. Nel Quattrocento ospitò l’Accademia Umanistica di cui fecero parte Lorenzo il Magnifico e Leon battista Alberti.

Tra gli ambienti di maggior interesse artistico va segnalato il refettorio con tavoli e stalli in noce, una tela di Pomarancio, affreschi di Lorenzo Lippi e il soffitto in legno a cassettoni. Nella chiesa, risalente al 1775, si trovano ben cinque tavole di Vasari. Se amate leggere, costituisce per voi una tappa obbligatoria la biblioteca il cui prezioso patrimonio librario vanta più di 30.000 volumi, tra cui fanno bella mostra incunaboli rari, codici liturgici ed altri documenti di grande interesse.

Tra faggi e abeti si inerpica una strada che conduce all’eremo i cui monaci, rispetto a quelli del monastero, privilegiano il raccoglimento personale alla vita comunitaria. Delle cinque celle originarie, il cui numero nel tempo è salito a venti, tre sono aperte al pubblico, tra cui l’antica cella di San Romualdo, che ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: lungo un corridoio si aprono la stanza da letto, lo studio e la cappella. È permesso, inoltre, visitare la foresteria, il refettorio e la chiesa di san Salvatore con il coro quattrocentesco.
Anche l’Eremo nel corso dei secoli subì dei cambiamenti e delle migliorie fino a diventare come è oggi: formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco.

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Santuario della Verna

Santuario della Verna nel Casentino

Il Santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna (provincia di Arezzo), è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate il 17 settembre 1224. Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.

La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e vero cuore del culto francescano. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro.
Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L’ultima visita di Francesco al monte avvenne nell’estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di s. Michele, e mentre era assorto in preghiera vi ricevette le stimmate (circa il 14 settembre): di conseguenza la Verna divenne un suolo sacro.

Quando si entra nel santuario di Chiusi della Verna la prima cosa di cui occorrerebbe rendersi conto ed avere ben chiaro è che ci si trova, a parere dello scrivente e senza fare classifiche o graduatorie, in uno dei luoghi più sacri per la Cristianità mondiale.

Il Santuario della Verna è costituito dalla chiesa, dal convento e dalle cappelle. Il complesso sacro sorge su un grande sperone roccioso che è l’ultimo rilievo dell’Alpe di Serra, tra il Casentino e la Valtiberina.
Il santuario è posto a quota 1128 metri ed è sovrastato dal Monte Penna (m. 1284) e circondato da un grande bosco. Il profilo del monte, caratteristico per lo strapiombo verticale di trecento metri posto a nord e riconoscibile da grandi distanze, con fratture, grotte ed impressionanti precipizi, è dovuto al fatto che gli strati di arenaria, per effetto di grandiosi movimenti tellurici, dall’originale stato orizzontale, grazie ad una lenta rotazione hanno assunto quello verticale, favorendo enormi erosioni e frane.

Di solito la visita comincia dal piazzale della Meridiana. A destra, guardando il santuario, vi è l’antico arcone, per secoli ingresso principale al monastero dove arriva la vecchia mulattiera dalla Beccia. Sullo sfondo del piazzale, un portichetto copre l’ingresso alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, costruita dallo stesso San Francesco e poi più volte ampliata, con opere di Andrea della Robbia e la tomba di Orlando Cattani.
Alla sinistra, contornata dal grande porticato, c’è la Basilica Maggiore, costruita fra il 1348 e il 1568, con altre stupende opere di Andrea della Robbia e la Cappella delle Reliquie. Dal piazzale della Meridiana si scende al Sasso Spicco, nascosta e buia spaccatura del monte dove San Francesco si ritirava in preghiera. Dalla sinistra del piazzale si accede ad un corridoio, alla metà del quale si trova una porticina che conduce alla grotta dove una pietra faceva da letto a San Francesco. Il corridoio, protetto da vetrate, prosegue fino alla Cappella delle Stimmate, dove unalapide ricorda il luogo dello straordinario evento; sopra l’altare spicca la “Crocifissione”, capolavoro di Andrea della Robbia.

Sarà per la sua posizione sulla sommità della rupe e immersa nella foresta, che aiuta a trasformare il viaggio in una sorta di percorso interiore, sarà per le sue origini legate a San Francesco, fatto sta che in questo luogo si respira un’atmosfera particolare, intima, riposante, che stimola la contemplazione.
Ascoltando la dolce voce del silenzio, non più distratti da inutili brusii, si riscoprono gli autentici valori che si nascondono talvolta nelle cose più umili. Nella fisionomia di questo paesaggio rude, selvatico nei suoi anfratti, e al tempo stesso generoso nella folta vegetazione, riposante nella quiete che lo circonda, si rispecchiano le doti che hanno caratterizzato il poverello d’Assisi che qui, ritiratosi a pregare nel 1224, ricevette da Dio le stimmate.

Nei secoli seguenti il monte, noto anche come Calvario serafico, è divenuto non solo un importante crocevia spirituale, ma anche custode di innumerevoli tesori di rilevanza storico-artistica. I vari edifici sorti all’interno del Santuario francescano sono infatti stati arricchiti da pregevoli opere d’arte.

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Santuario Madonna delle Grazie a Rasiglia

Santuario Madonna delle Grazie: foto di Elisa Bistocchi

Seguendo la valle del Menotre, a Km 19 dalla città di Foligno, si raggiunge Rasiglia, villaggio situato a 648 metri s.l.m., tipico paese antico: umbro-etrusco e romano-Iongobardo. Il nome rivela forse una matrice etrusca.
Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno (PG). Il paese è situato a 648 m s.l.m., a circa 19 km da Foligno lungo la Strada Statale 319 Sellanese che conduce in alta Valnerina, dopo essersi distaccata dalla Strada Statale 77 della Val di Chienti a Casenove e lungo il fiume Menotre nell’omonima valle.
Il paese conserva l’aspetto tipico di borgo medievale umbro, raccogliendosi in una struttura ad anfiteatro. Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle cosiddette “carte di Sassovivo”, cioè l’archivio dell’Abbazia di Sassovivo. Qui è menzionata per la prima volta la curtis de Rasilia, che risultava avere come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.

Il Santuario Madonna delle Grazie sorge presso il greto del fosso Terminara, confine tra le diocesi di Foligno e di Spoleto, a circa 1 km dal castello di Rasiglia, presso la Strada Statale 319 Sellanese, per accordo è gestito dalla diocesi di Foligno attraverso la parrocchia di Rasiglia, pur appartenendo alla parrocchia di Verchiano. Questa decisione all’epoca, diede origine a discordie e conflitti tra le due comunità.

La scelta del sito per la sua fondazione è legata al ritrovamento “miracoloso” di una statua della Madonna che, più volte trasportata nella parrocchiale di Verchiano, migrò sempre, per mano angelica, sul luogo dove poi venne ritrovato.
La Vergine venerata in origine, un simulacro in terracotta della Madonna adorante il Bambino, venne nel secolo XVIII sostituita con un’altra statua vestita, di maggiori dimensioni, ma di identica iconografia.
II santuario, ritenuto polivalente dal punto di vista terapeutico, è meta di pellegrinaggio da parte di intere collettività o di singoli fedeli, ed è a tutt’oggi custodito da uno o più eremiti.

La fondazione del santuario risale al 15 agosto 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, essa sarebbe tornata più volte al luogo d’origine e ritenendo questo un segno della volontà divina, si decise di erigervi una chiesa.

La chiesa a pianta quadrangolare, ha un’unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine-palo in travertino con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all’ingresso si trova la finestra “del viandante”, così chiamata per chi rivolge uno sguardo ed una preghiera alla Madonna quando il santuario è chiuso.

L’esterno della chiesa non presenta particolare importanza. Avanti alla facciata e in parte al 1ato sinistro c’è un portico o loggiato rustico a tetto. Più volte restaurato, reca delle pianelle con rudimentali ornamenti; in una di esse si legge la data del 1651. E’ sorretto complessivamente da sei pilastri e da tre colonnine-palo, in travertino (A.D. 1935) che vogliono rappresentare i simboli, ridotti ai minimi termini di espressione, di tre evangelisti.

Numerosi ex-voto e pellegrinaggi testimoniano la riconoscenza dei fedeli protetti dalla Madonna. Il santuario è stato recentemente restaurato a seguito dei danni provocati dal sisma del 1997.

L’ultima domenica di maggio si svolge al santuario la “processione di Villamagina” come ringraziamento di tale paese alla Vergine. La prima domenica di giugno si svolge il “pellegrinaggio di Scopoli” che i fedeli effettuano a piedi cantanto e pregando. Il lunedi di Pentecoste è dedicato alla “processione di Roviglieto“. Si ricordano ancora i pellegrinaggi di Verchiano, Volperino e Casenove.

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Abbazia di San Pietro in Valle

Abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo

L’Abbazia di S. Pietro in Valle rappresenta una delle più evidenti testimonianze delle stratificazioni storiche sovrappostesi dall’età romana ai nostri giorni, in un luogo superlativamente singolare della Valnerina. L’abbazia di San Pietro in Valle sorge in un fitto bosco a mezza costa del monte Solenne, lungo la statale Valnerina che da Ferentillo prosegue in direzione Cascia.
In questo sito, tra il IV e VI secolo, era presente una comunità di eremiti, tra cui i santi Lazzaro e Giovanni che vissero per quarant’anni in una grotta adiacente all’attuale chiesa.

L’avito Monastero attende il visitatore dietro la curva dello “stretto di Ferentillo“.
Vi si accede per una piccola strada da “Sambucheto“: è necessario cercarla nel suo solenne silenzio come l’omonimo monte che la sovrasta.

L’abbazia di San Pietro in Valle è uno storico monastero della Valnerina. È situata nel comune di Ferentillo, tra i centri di Precetto (sede comunale) e Macenano, a circa 360 m s.l.m.

Fu edificata nell’VIII secolo da Faroaldo II duca di Spoleto, nei luoghi dove si tramanda abbiano vissuto gli eremiti Lazzaro e Giovanni. Secondo una leggenda il duca di Spoleto vide in sogno lo stesso San Pietro che lo invitò ad edificare nel luogo dell’attuale abbazia un monastero benedettino. Pochi anni dopo il duca rinunciò al titolo e si fece monaco nell’abbazia. Da allora il cenobio fu strettamente legato alla città di Spoleto accogliendo le spoglie di molti dei duchi della città.

La chiesa dell’abbazia fu compiuta in due epoche diverse: longobarda (sec.VIII) e romanica (sec. XII), ma i due stili sono così armoniosamente inseriti da non accorgersi della loro successione. All’interno della chiesa si trovano vari frammenti longobardi e sarcofagi romani, ma soprattutto un ciclo pittorico importantissimo per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si svolgono sulle pareti della chiesa come in una finta galleria. Il Chiostro e gli ambienti monastici appartengono ad un’epoca più tarda rispetto alla chiesa, probabilmente verso il XII-XIII sec. Il lato settentrionale del chiostro, congiunto alla navata della chiesa, è scandito da 3 alti e grandi archi sorretti da pilastri quadrangolari. Gli altri 3 lati presentano una diversa situazione: l’ordine inferiore è costituito da portici con poderose volte a crociera sostenute da robuste e basse colonne di pietra locale.

Il complesso monastico, oggi di proprietà privata, è stato recentemente ristrutturato per destinarlo alla ricettività come residenza d’epoca. Visitare e soggiornare presso l’abbazia è un’esperienza suggestiva, che permette di ammirare l’arte del luogo e la vegetazione umbra, rigogliosa in questa zona.
All’interno della chiesa, da vedere, frammenti longobardi e sarcofagi romani, ma soprattutto un ciclo pittorico importante per la lunga serie di soggetti del Vecchio e Nuovo Testamento che si susseguono sulle pareti della chiesa come in una finta galleria.

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Processione del venerdì Santo

Processione del venerdì Santo a Gubbio

Ogni venerdì santo, dal XIII secolo, lungo le vie di Gubbio sfila una processione pregna di sacralità. Alla luce di falò e fiaccole, al suono di un antichissimo canto in latino, il Miserere, che si è tramandato per secoli oralmente, al ritmo delle preghiere e del suono cupo dei penitenti con le caratteristiche “battistrangole” e il rumore dei passi lenti sul selciato, si richiama alla penitenza, alla purificazione e alla redenzione.

La processione del venerdì santo di Gubbio rievoca i simboli della passione che sfilano portati da uomini in saio e incappucciati: sono il teschio che rappresenta il Golgota, l’uomo con la croce, altri uomini con croci, il calice, i 40 denari, la corda, la colonna, il gallo, i flagelli, la corona di spine, la scritta Inri, il velo della Veronica, il sudario, i chiodi, il martello, la spugna, la lancia, i vestiti di Gesù, i dadi, la scala, le tenaglie. Questi simboli sono proceduti dagli uomini della confraternita che recano in mano il battistrangole, uno strumento in ferro che, scosso, determina un suono lugubre e sordo e richiama la popolazione alla processione e alla sua sacralità.

Nella parte iniziale del percorso, la statua del Cristo Morto viene deposta a terra in corripondenza del cosidetto “pietrone”, antichissima pietra sacrificale pagana di forma ovale, facilmente identificabile nella pavimentazione di Via Capitano del Popolo. Il gesto evidenzia le radici dell’antichissimo popolo umbro, che a Gubbio conobbe una delle principali città-stato. La lunga sosta fa vagheggiare i rituali di purificazione e lustrazione che il sodalizio dei Fratelli Atiedii compiva ogni anno a primavera già in epoca pre-romana, come attestano le Tavole Eugubine.

Oltre a proporre legami cristiani con la pietra del sepolcro di Gesù. Nessun luogo viene dimenticato. Nell’attraversare il centro storico, la processione tocca tutti i conventi cittadini e dedica una sosta particolare alla sofferenza. La statua del Cristo viene trasportata per un attimo nell’ospedale, gesto di conforto e speranza. Eugubini di ogni età seguono il sacro feretro o sostano ai lati del percorso con corale partecipazione e profondo raccoglimento. Parte centrale della processione sono le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Si tratta di due piccoli capolavori dell¿arte locale. Il Cristo deposto è una scultura lignea cinque-seicentesca, mentre la Madonna Addolorata è un manufatto ottocentesco di provenienza faentina.

E’ tradizione accendere grandi falò in varie parti del percorso della processione. Il fuoco come simbolo di purificazione e della richiesta di perdono a Dio. Fuochi e luminarie rendono quindi ancora più suggestiva la sacra rappresentazione. I fuochi vengono accesi in Piazza San Pietro, Via Dante e in Largo San Marziale, mentre le fiaccole disegnano il profilo di palazzi e monumenti cittadini Le ultime luci del giorno lasciano spazio a quelle di fiaccole e falò. Bracieri accesi e grandi fuochi rischiarano le facciate di pietra del centro storico di Gubbio. Le battistrangole, il canto del miserere, il crepitio della legna che brucia, le preghiere, il rumore dei passi sul selciato conferiscono alla processione caratteristiche di forte suggestione.

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