Articoli marcati con tag ‘religione’
I monti Sibillini oltre ad offrire bellezze naturali inestimabili sono ricchi di storia, ne è un esempio il santuario di Macereto che si trova nel territorio comunale di Visso (mc).
Non lontano dalla piccola cittadina di Visso, sull’omonimo altopiano a circa 1000 mentri di altitudine, sorge uno splendido complesso religioso: il Santuario di Macereto. E’ una delle maggiori espressioni rinascimentali del ‘500 delle Marche.
Come è nato il Santuario di Macereto? La storia è alquanto particolare; la tradizione infatti vuole che il 12 Agosto del 1359, alcuni muli di una carovana in pellegrinaggio da Loreto al Regno di Napoli che trasportavano una statua lignea della Madonna con il Bambino, giunti sull’altopiano, si inginocchiarono e non ci fu verso di farli ripartire nonostante frustate e calci.
Costruito sul modello bramantesco da Giovan Battista da Lugano rappresenta il più completo esempio di architettura rinascimentale cinquecentesca delle Marche. Tra i molti artisti che vi operarono ricordiamo Simone de Magistris (1580-1582, suo il complesso figurativo della conca absidale. Del complesso fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia ed il Palazzo delle Guaite.
Il santuario di Macereto è di forma ottogonale con tre ingressi e al centro vi è un piccolo tempietto dove è incisa, in latino, la storia del piccolo miracolo di Macereto. Costruito con pietra chiara che ne esalta la sua grandiosità, è inglobato in un complesso ben più ampio di cui fanno parte anche la Casa dei Pellegrini, la Casa del Corpo di Guardia e il Palazzo delle Guaite. Era munito anche di un campanile che però a causa del cedimento delle fondamenta, crollò e non venne più ricostruito.
E’ eccezionale, quanto suggestivo, l’intero giro di portici che racchiude un lavatoio ed un gran bel camino facendo pensare a un piccolo mercato sotto le sue logge e intensi banchetti di pellegrini.
Il luogo è veramente bello; ideale per passeggiate e piccole scampagnate con bambini al seguito, liberi di muoversi all’interno del cortile del santuario. Un mix perfetto tra storia, cultura, arte, natura, divertimento e tanta serenità.
Il luogo, immerso nel verde, è visitato soprattutto d’estate, oltre che da pellegrini, da turisti che spesso si accampano nel cortile adiacente per merende e giochi all’aria aperta.
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Monteluco di Spoleto offre moltissime escursioni e passeggiate lungo sentieri in un paesaggio e in un ambiente adatto per esaltare la sacralità della natura. L’antica via di comunicazione tra Spoleto e il Monteluco era il possente Ponte delle Torri.
Monteluco è interamente coperto di lecci e fu un bosco sacro a Giove (“lucus” ovvero monte sacro) fin dall’età romana e la “Lex Spoletina”, raro documento del III sec. a.C., oggi custodito al Museo civico di Spoleto ne tutelava l’integrità.
Monteluco fu anche luogo naturale di isolamento sullo scorcio del V secolo dagli eremiti siriaci per la meditazione e la preghiera.
Monteluco è una rinomata località nei dintorni della città di Spoleto e luogo di villeggiatura per gli amanti della natura e del relax; offre un paesaggio ricco di una verdeggiante e rigogliosa vegetazione e vedute d’incomparabile bellezza e suggestione.
Nella cornice naturalistica di Monteluco, si inserisce una vicenda sacrale-religiosa di antichissime origini. Il nome deriva da Lucus, “Bosco Sacro” a Giove, che richiama remote tradizioni testimoniate dalla Lex Spoletina, un prezioso documento lapideo redatto in latino arcaico, di cui una copia è stata collocata all’ingresso del Bosco Sacro. Il testo contiene prescrizioni per la conservazione dei boschi sacri.
L’attrazione mistica e spirituale che ispiravano tali luoghi è testimoniata, per i primi secoli del Cristianesimo, dall’impianto sul monte della colonia eremitica fondata da S.Isacco di Antiochia. Il monte diviene così un monastero con i monaci eremiti in grotte sparse per la montagna.
Passato ai Benedettini il luogo conservò la sua vocazione monastica, ma la congregazione eremitica ebbe tendenze sempre meno disciplinate fino a travisare l’antica memoria anacoreta. Il luogo fu poi donato dai Benedettini ai Francescani e subì diverse trasformazioni. Rimangono ancora il pozzo la cui acqua, secondo la tradizione, fu fatta sgorgare da San Francesco, la cappellina-oratorio modestamente affrescata e le piccole celle che ospitarono la prima comunità francescana.
Da vedere la chiesa, dedicata a san Francesco e a santa Caterina, che conserva ancora le minuscole cellette e la pietra utilizzata dal santo come giaciglio; le grotte dove hanno soggiornato alcuni santi e il panorama della magnifica valle spoletina.
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Le vacanze di Pasqua si stanno avvicinando e tutti stiamo facendo i conti con le ferie da prendere per godere di un meritato riposo e di un po’ di relax.
Il periodo pasquale si presenta da sempre come un’oppurtunità unica per beneficiare sia del cambio di stagione tra l’inverno e la primavera sia delle manifestazioni e delle tradizioni religiose tipiche di questa festività. Un momento speciale quindi per staccare la “spina” dai ritmi forsennati della vita quotidiana e per regalarsi un breve soggiorno lontano dal caos della vita di città.
Un’ottima possibilità di trascorrere una piacevole e rilassante vacanza è offerta dagli agriturismi dell’Umbria, regione situata nel cuore verde d’Italia che, per caratteristiche storiche e territoriali, offre incredibili possibilità di svago, unitamente ad una grande varietà di itinerari naturalistici, culturali ed artistici.
Cosa c’è di meglio allora che partire per una destinazione che veda un agriturismo come meta? Magari approfittando delle vacanze di Pasqua e Pasquetta ? La vita “buona”, è di quella che parliamo, antichi sapori e tradizioni, contatto con la natura, splendidi paesaggi e l’aria buona della nostra splendida terra.
Prendiamo la palla al balzo e gettiamoci alla scoperta della natura e delle tradizioni per queste vacanze di Pasqua e Pasquetta per una riscoperta personale, vedrete che al ritorno avrete un altro spirito di affrontare le cose, una nuova carica.
Trascorrere una vacanza in agriturismo in Umbria significa incontrare un infinito patrimonio paesaggistico, storico e artistico e altrettanto vaste risorse turistiche.
Per scegliere il vostro agriturismo in umbria andate nella seguente sezione: agriturismi umbria e ovviamente non mi rimane che augurarvi buone vacanze e buona permanenza in umbria.
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Foto della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Spoleto
La Cattedrale di Santa Maria Assunta è il duomo della città di Spoleto, sede dell’arcivescovo dell’arcidiocesi di Spoleto-Norcia. La sua è una storia molto variegata, in quanto non sono ben definibili le date della sua prima edificazione.
Il Duomo di Spoleto o Cattedrale S. Maria Assunta è il monumento più insigne della città di Spoleto, situato nella parte alta, sotto la Rocca Albornoz. Fu costruito intorno al 1175 sulle fondamenta di due precedenti chiese, quella di S. Maria del Vescovato e di S. Primiano, distrutte nel 1155 da Federico Barbarossa e consacrato poi dal papa Innocenzo III nel 1198 e terminato fra il 1216 e il 1227.
Nella zona superiore, a coronamento triangolare, ornata da tre rosoni, si profilano tre arcate ogivali di cui quella mediana ornata da un grande mosaico bizantineggiante (Cristo benedicente tra la Vergine e S. Giovanni) dell’artista Solsterno e datato 1207.
L’interno del Duomo è a croce latina, a tre navate con un grande abside semicircolare e ospita fra le tante opere di grande pregio artistico, nella prima cappella di destra un affresco con Madonna e Santi del Pintoricchio. Sopra il portale mediano troviamo il busto in bronzo di Urbano VIII del Bernini e nel transetto destro la tomba del pittore Filippo Lippi che realizzò nel Duomo stesso un importante ciclo di affreschi: Presepio, Annunciazione, Transito di Maria e Incoronazione di Maria, grandiosa composizione di figure e di colore.
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La Pasqua, che celebra la Resurrezione, è il punto focale della primavera, che esplode in una girandola di luci, colori e feste.
La Pasqua è la maggiore festività del Calendario Liturgico e l’Umbria la celebra con eventi in cui il sacro non contraddice il mondano, nel senso vero della tradizione del popolo.
Gli Umbri sono molto legati alle tradizioni infatti in tutta la regione, nel periodo pasquale, i riti religiosi che rievocano la Passione di Cristo sono molto seguiti.
Inoltre si benedicono le case, si mangia l’agnello pasquale, la Pizza al formaggio e la pizza dolce di Pasqua si regalano uova e dolci a forma di colomba. L’Umbria, terra mistica per eccellenza, onora la Santa Pasqua con celebrazioni liturgiche e antiche tradizioni in cui devozione e passione si fondono l’un l’altra.
Sono decine le città e i borghi che il Venerdi Santo propongono la Via Crucis, la Processione del Cristo Morto e Sacre Rappresentazioni della Passione e Morte di Gesù.
Fede e tradizione, folklore e devozione, suggestioni e sacralità.
La Domenica di Pasqua, poi, oltre alle Sante Messe celebrate in tutte le chiese, altre manifestazioni si tengono per festeggiare la Resurrezione del Signore.
E dopo l’immersione nella fede e nel sacro, ecco il Lunedi dell’Angelo, tradizionalmente dedicato alla cosiddetta “gita fuori porta“.Una Pasquetta all’insegna del relax e del divertimento con scampagnate, passeggiate e pic-nic.
La Pasqua celebrata con rievocazioni della Passione di Cristo negli antichi borghi e Processioni del Venerdì Santo in costume, dove il senso religioso della Pasqua s’incontra con la storia locale.
L’Umbria non è solo uno spettacolo della natura, ma anche dell’arte. Perugia, Gubbio, Assisi e Spoleto offrono incantevoli monumenti, palazzi storici, cattedrali gotiche, chiese romaniche e basiliche a testimonianza dei fasti del passato.
L’Umbria offre anche una ricca tradizione e produzione eno-gastronomica: la scoperta dei tanti vini rossi e bianchi prodotti in Umbria avviene lungo i suggestivi itinerari delle quattro strade del vino: Colli del Trasimeno, Cantico, Sagrantino ed Etrusco Romana.
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San Francesco d’Assisi fu il predicatore e mistico italiano che visse tra il XII e il XIII secolo e fondò l’ordine francescano. Ancora oggi l’ordine da lui creato si basa sulle stesse ragioni di vita e sugli stessi ritmi da lui iniziati.
San Francesco d’Assisi nacque ad Assisi nel 1182 ca. e morì nel 1226. Giovanni Francesco Bernardone, figlio di un ricco mercante di stoffe, istruito in latino, in francese, e nella lingua e letteratura provenzale, condusse da giovane una vita spensierata e mondana; partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, e venne tenuto prigioniero per più di un anno, durante il quale patì per una grave malattia che lo avrebbe indotto a mutare radicalmente lo stile di vita: tornato ad Assisi nel 1205, Francesco si dedicò infatti a opere di carità tra i lebbrosi e cominciò a impegnarsi nel restauro di edifici di culto in rovina, dopo aver avuto una visione di san Damiano d’Assisi che gli ordinava di restaurare la chiesa a lui dedicata.
Il padre di Francesco, adirato per i mutamenti nella personalità del figlio e per le sue cospicue offerte, lo diseredò; Francesco si spogliò allora dei suoi ricchi abiti dinanzi al vescovo di Assisi, eletto da Francesco arbitro della loro controversia. Dedicò i tre anni seguenti alla cura dei poveri e dei lebbrosi nei boschi del monte Subasio. Nella cappella di Santa Maria degli Angeli, nel 1208, un giorno, durante la Messa, ricevette l’invito a uscire nel mondo e, secondo il testo del Vangelo di Matteo (10:5-14), a privarsi di tutto per fare del bene ovunque.
Tornato ad Assisi l’anno stesso, Francesco iniziò la sua predicazione, raggruppando intorno a sé dodici seguaci che divennero i primi confratelli del suo ordine (poi denominato primo ordine) ed elessero Francesco loro superiore, scegliendo la loro prima sede nella chiesetta della Porziuncola. Nel 1210 l’ordine venne riconosciuto da papa Innocenzo III; nel 1212 anche Chiara d’Assisi prese l’abito monastico, istituendo il secondo ordine francescano, detto delle clarisse. Intorno al 1212, dopo aver predicato in varie regioni italiane, Francesco partì per la Terra Santa, ma un naufragio lo costrinse a tornare, e altri problemi gli impedirono di diffondere la sua opera missionaria in Spagna, dove intendeva fare proseliti tra i mori.
Nel 1219 si recò in Egitto, dove predicò davanti al sultano, senza però riuscire a convertirlo, poi si recò in Terra Santa, rimanendovi fino al 1220; al suo ritorno, trovò dissenso tra i frati e si dimise dall’incarico di superiore, dedicandosi a quello che sarebbe stato il terzo ordine dei francescani, i terziari. Ritiratosi sul monte della Verna nel settembre 1224, dopo 40 giorni di digiuno e sofferenza affrontati con gioia, ricevette le stigmate, i segni della crocifissione, sul cui aspetto, tuttavia, le fonti non concordano.
Francesco venne portato ad Assisi, dove rimase per anni segnato dalla sofferenza fisica e da una cecità quasi totale, che non indebolì tuttavia quell’amore per Dio e per la creazione espresso nel Cantico di frate Sole, probabilmente composto ad Assisi nel 1225; in esso il Sole e la natura sono lodati come fratelli e sorelle, ed è contenuto l’episodio in cui il santo predica agli uccelli. Francesco, che è patrono d’Italia, venne canonizzato nel 1228 da papa Gregorio IX. Viene sovente rappresentato nell’iconografia tradizionale nell’atto di predicare agli animali o con le stigmate.
Fonte: www.san-francesco.it
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Assisi si allunga sulle pendici del Monte Subasio, al di sopra della pianura in cui scorrono il Topino e il Chiascio. È conosciuta per essere la città in cui nacquero, vissero e morirono san Francesco patrono d’Italia e santa Chiara.
Benché possa vantare un’origine di epoca romana, l’attuale aspetto di Assisi, tanto degli edifici quanto del tessuto urbano, è stato sicuramente determinato dallo sviluppo medioevale.
Assisi fu un centro fondato dal popolo umbro. Subì, più tardi, l’influenza degli Etruschi, come testimoniano i pochi reperti giunti sino a noi; ma a darle un’identità ben definita furono i Romani.
Dopo la caduta dell’Impero fu assediata e conquistata dai Goti (545), ripresa dai Bizantini e più tardi assogettata dai Longobardi quindi seguì le sorti del Ducato di Spoleto.
Verso il Mille cominciò a tessere la propria libertà comunale e risentì l’influsso di un certo risveglio religioso e culturale che si diffondeva rapidamente anche nel resto d’Italia. Vengono fondati chiese e monasteri, costruiti o fortificati i castelli: la pianura, dopo la paziente opera di bonifica dei monaci benedettini, venne destinata all’agricoltura.
Smaniosa di liberarsi dal dominio opprimente di Federico I, detto il Barbarossa, insorse con una sollevazione popolare che fu subito domata dall’esercito imperiale e successivamente affidata al Duca di Spoleto. Fu in questo periodo che nacquero San Francesco e Santa Chiara; così Assisi ebbe il pregio di entrare di diritto nella storia d’Italia e del mondo.
Nel 1198 la città fu ceduta dal Ducato di Spoleto al papa Innocenzo III che confermò i privilegi della chiesa di Assisi con una bolla papale.
Nel secolo successivo i confini della città si estesero rapidamente e l’autorità si accentrò nella figura del podestà. Dopo il dominio imperiale e quello papale, la vita cittadina subì gli umori di numerose famiglie di nobili e di condottieri. Le lotte per la libertà furono comunque associate con quelle
interne, dove due famiglie primeggiarono su tutte:quella dei Nepis (Parte de Sopra), e quella dei Fiumi (Parte de Sotto). Nuovi saccheggi si perpetrarono con la lotta tra Perugia e Assisi, cui siaggiunsero terremoti, carestie e pestilenze.
Si susseguirono varie Signorie, fra le altre quelle di Gian Galeazzo Visconti, dei Montefeltro, di Braccio Fortebraccio e di Francesco Sforza, sino ad arrivare alla metà del ‘500, quando finalmente,
con la conquista dell’Umbria da parte di Paolo III, la città recuperò tranquillità e pace. Assisi ha dato all’Italia e al mondo grandi personaggi: primi fra tutti San Francesco e Santa Chiara; e ancoramenti illuminate come il poeta latino Sesto Properzio, i pittori Tiberio d’Assisi e Dono Doni; nomi dell’Otto-Novecento come gli scrittori e storici Antonio Cristofani, Francesco Pennacchi e ArnaldoFortini che hanno contribuito notevolmente a far conoscere questa città in tutto il mondo.
La visita di Assisi può avere inizio dal punto più alto del centro storico di Assisi: la Rocca Maggiore, dall’alto della quale (oltre 500 metri) vi è un panorama davvero spettacolare.
(La Rocca Maggiore di Assisi viene costruita su una preesistente fortificazione umbra, utilizzata come residenza dai signori della città, durante il periodo feudale. La Rocca viene, poi, distrutta quando Assisi, attraverso autonomi statuti, si proclama libero comune. La ricostruzione della Rocca avviene nel XIV secolo ad opera del cardinale Albornoz con l’obiettivo principale di ripristinare la difesa della città.)
Un’altra cosa importantissima da vedere ad Assisi è la Basilica di San Francesco. La basilica di San Francesco è situata ad Assisi, in Umbria, ed è stata dichiarata patrimonio dell’umanità.
La Basilica di S. Francesco è il primo grande esempio di architettura gotica prettamente Basilica di San Francesco italiana. La chiesa inferiore, iniziata nel 1228, è a una navata con campate e volte a crociera, due transetti e un’abside semicircolare; le cappelle sono più tarde, della fine del secolo. La chiesa superiore, compiuta nel 1253, ha una sola navata con transetto sporgente e abside poligonale.
Il comune di Assisi ha anche la sua sede universitaria, ubicata nella frazione di Santa Maria degli Angeli. Si tratta di una sede distaccata della facoltà di economia dell’Università degli Studi di Perugia: i corsi sono quelli di Economia e Gestione dei Servizi Turistici ed Economia del Turismo.
Nella stessa sede c’è anche il CST, il Centro Italiano di Studi Superiori sul Turismo.
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