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Articoli marcati con tag ‘Santuario’

Santuario della Madonna della Stella

Santuario della Madonna della Stella

Il santuario della Madonna della Stella è un edificio di culto cattolico situato nel comune di Montefalco (PG); il nome indica anche l’omonima frazione del comune (232 m s.l.m., 96 abitanti secondo i dati Istat del 2001).

Il Santuario “Madonna della Stella” è situato nel verde dell’Umbria, al centro della pianura spoletina. Sul luogo dove sorge esisteva una piccola chiesa dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, quasi completarnente rovinata. Solo l’abside era ancora in buone condizioni, e vi era riprodotto un affresco rappresentante la Madonna seduta su un piccolo trono con il bimbo Gesù sulle ginocchia. Il dipinto, che ora è collocato sopra l’altare maggiore del Santuario, risale al 1520 ed è opera di Paolo Bontulli da Percanestro (Camerino MC).

Nel medioevo sorgeva nel luogo attuale una piccola chiesa, dedicata a san Bartolomeo apostolo, di cui ora rimane solo un affresco trasferito nel nuovo santuario.

Nel 1862, il piccolo Enrico Righetto Cionchi, figlio di una modesta famiglia contadina del luogo, riferì di aver assistito ripetutamente alle apparizioni della Madonna, che gli sorrideva e lo chiamava dall’affresco della vecchia chiesa.

Ben presto la notizia si diffuse e superò anche i confini regionali, specialmente quando vennero riferite le prime testimonianze di grazie e miracoli ricevuti, da parte dei fedeli che frequentavano sempre più numerosi la chiesa.

Si procedette così alla costruzione di un nuovo e più grande santuario, i cui lavori vennero finanziati dalle sovvenzioni dei fedeli. Dalla fondazione, la chiesa è retta ed amministrata dai padri passionisti.

I religiosi della comunità prestano servizio ai numerosi pellegrini che affollano il santuario specialmente nelle domeniche. Feste principali del santuario: 24 maggio e 8 settembre. La festa settembrina, dal 1962, centenario delle apparizioni, viene fatta precedere da una peregrinatio Mariae nei paesi vicini al santuario.

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Eremo di Santa Maria Giacobbe

Eremo di Santa Maria Giacobbe a Pale

L’Eremo di Santa Maria Giacobbe è un eremo rupestre preziosamente affrescato nella montagna di Foligno. Il Sasso di Pale domina, con la sua caratteristica mole piramidale, la vasta piana di Foligno. A meridione nettamente tagliato da una ripida parete di calcare – spessi strati di Calcare Massiccio, inclinati e spezzati dalle spinte tettoniche che sollevarono l’Appennino, ne delineano l’architettura – che incombe sulla valle del Menotre, a monte della sua confluenza con il Topino.

L’eremo di S. Maria Giacobbe si trova a Pale, una piccola frazione del comune di Foligno (PG) all’interno del Parco Naturale dell’Altolina, una valle fluviale scavata tra le rocce calcaree dal fiume Menotre. Per raggiungerlo bisogna percorrere la S.S. 77 che da Foligno porta in direzione Colfiorito-Macerata. Di lì a pochi chilometri la strada sale lentamente e alla nostra sinistra la vallata si fa sempre più stretta. In cima ad essa, a livello della strada, si trova la frazione di Pale, una volta molto conosciuta per la presenza di una famosa cartiera.

Santuario di frontiera, posto al limite dei territori parrocchiali delle diverse comunità della montagna, l’eremo di S. Maria Giacobbe funzionava come centro di incontro, scambio, aggregazione non solo religiosa ma anche sociale e culturale.
La fondazione dell’eremo risale presumibilmente alla metà del sec. XIII, ma si trova documentato solo a partire dal 1296, quando risulta già dotato ampiamente di beni.
Costituito da edifici di epoche diverse, varie volte riadattati, è ricavato al di sotto di un’ampia rientranza della parete rocciosa che funge da volta. La costruzione più antica è la chiesa – alla quale si accede per un portale in pietra asimmetrico rispetto alla facciata – costituita da un vano rettangolare.

Una volta quest’eremo era abitato e custodito da eremiti. L’ultimo c’è stato sino al 1963 e da allora non vi abitò più nessuno. Un piccolo orto e un pozzo di raccolta di acqua piovana garantivano agli eremiti un minimo di sopravvivenza in questo luogo privo di ogni altra fonte di sostentamento.
All’interno dell’eremo si possono ammirare numerosi affreschi di notevole importanza anche se in decadenti condizioni. I più antichi risalgono più o meno al 1200-1300 e da qui si ipotizza la data della nascita dell’eremo.

Sicuramente un luogo affascinante e misterioso, ricco di tradizioni cristiane e credenze locali. Al di fuori di tutto questo però si può valutare solamente l’aspetto fisico dell’eremo stesso. Questa particolare costruzione eretta su un enorme parete rocciosa che già da sé attira l’attenzione dei più ignari viaggiatori.
Da considerare inoltre che esso si trova all’interno del Parco Naturale dell’Altolina e pertanto ricco di altre attrattive floristiche, faunistiche e geologiche.
Sicuramente un posto da tenere in considerazione se capitate da quelle parti.

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Monteluco

Monteluco di Spoleto

Monteluco di Spoleto offre moltissime escursioni e passeggiate lungo sentieri in un paesaggio e in un ambiente adatto per esaltare la sacralità della natura. L’antica via di comunicazione tra Spoleto e il Monteluco era il possente Ponte delle Torri.

Monteluco è interamente coperto di lecci e fu un bosco sacro a Giove (“lucus” ovvero monte sacro) fin dall’età romana e la “Lex Spoletina”, raro documento del III sec. a.C., oggi custodito al Museo civico di Spoleto ne tutelava l’integrità.
Monteluco fu anche luogo naturale di isolamento sullo scorcio del V secolo dagli eremiti siriaci per la meditazione e la preghiera.

Monteluco è una rinomata località nei dintorni della città di Spoleto e luogo di villeggiatura per gli amanti della natura e del relax; offre un paesaggio ricco di una verdeggiante e rigogliosa vegetazione e vedute d’incomparabile bellezza e suggestione.

Nella cornice naturalistica di Monteluco, si inserisce una vicenda sacrale-religiosa di antichissime origini. Il nome deriva da Lucus, “Bosco Sacro” a Giove, che richiama remote tradizioni testimoniate dalla Lex Spoletina, un prezioso documento lapideo redatto in latino arcaico, di cui una copia è stata collocata all’ingresso del Bosco Sacro. Il testo contiene prescrizioni per la conservazione dei boschi sacri.
L’attrazione mistica e spirituale che ispiravano tali luoghi è testimoniata, per i primi secoli del Cristianesimo, dall’impianto sul monte della colonia eremitica fondata da S.Isacco di Antiochia. Il monte diviene così un monastero con i monaci eremiti in grotte sparse per la montagna.
Passato ai Benedettini il luogo conservò la sua vocazione monastica, ma la congregazione eremitica ebbe tendenze sempre meno disciplinate fino a travisare l’antica memoria anacoreta. Il luogo fu poi donato dai Benedettini ai Francescani e subì diverse trasformazioni. Rimangono ancora il pozzo la cui acqua, secondo la tradizione, fu fatta sgorgare da San Francesco, la cappellina-oratorio modestamente affrescata e le piccole celle che ospitarono la prima comunità francescana.

Da vedere la chiesa, dedicata a san Francesco e a santa Caterina, che conserva ancora le minuscole cellette e la pietra utilizzata dal santo come giaciglio; le grotte dove hanno soggiornato alcuni santi e il panorama della magnifica valle spoletina.

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Cascia

Cascia

Cascia è un comune di 3.245 abitanti della provincia di Perugia. Fa parte della Comunità Montana Valnerina.
La cittadina di Cascia sorge a 563 m. sul livello del mare, in prossimità del fiume Corno. Cascia nacque durante epoca romana, anche se di tale epoca non resta più nessun reperto a causa delle devastazioni dei popoli barbarici e dei terremoti che da sempre sconvolgono la cittadina e le zone limitrofe.

Nel parlare di Cascia non si può non citare Santa Rita; la suora, beatificata nel 1900, visse tra il 1381 e il 1457. Oggi la Santa, conosciuta come dispensatrice di grazie, è venerata in tutto il mondo e moltissima gente si reca ogni anno in pellegrinaggio durante le celebrazioni ritiane al Santuario a lei consacrato.

Da vedere nella cittadina sono soprattutto i gioielli di architettura medievale: la chiesa gotica di San Francesco, che colpisce per la bellezza del rosone e del suo portone ogivale, la chiesa di S.Antonio Abate, originaria del 1400 ma ristrutturata e modificata in epoca barocca che all’interno presenta un ciclo di tele sulla storia del Santo. La collegiata di Santa Maria è uno degli edifici più vecchi di tutta la città, esso risale ad epoca longobarda, anche se, a causa dei danni riportati nei terremoti che hanno caratterizzato la storia geologica di queste terre, è stato notevolmente modificato.

Il crescente pellegrinaggio legato al culto di Santa Rita, che è diventato un fenomeno di turismo religioso con carattere di massa, ha riorganizzato l’intera città sulla base di questa finalità, opzionando per un radicale rinnovo anzichè per una politica di risanamento e recupero storico.
Ma a Cascia vi giunge anche chi vuole, con un termine oggi desueto, “passare l’aria“, trovare cioè un giusto rapporto di comfort e ambiente sano, dove si può passeggiare in quella splendida aria aperta della media montagna e insieme godere di una ospitalità all’avanguardia, dove la cultura non è messa nelle fredde vetrine di un museo, ma la si vive nei suoi monumenti nelle sue tradizioni, nella sua buona tavola.

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