Articoli marcati con tag ‘spiritualità’
L’Umbria è una di quelle regioni che stupisce il turista offrendogli ogni giorno un regalo diverso, inaspettato. Dai suoi ampi polmoni verdi, il cui culmine arriva quando ti si staglia davanti l’imponente e fatata foresta umbra.
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L’Umbria è poi un paradiso per i turisti che cercano un contatto con la propria spiritualità, grazie ai tanti santuari che da sempre testimoniano la fede degli abitanti umbri e di chi li raggiunge per raccogliersi in preghiera: uno di questi, fra i più celebri, è ad Assisi.
Dal tuo hotel ad Assisi (link) potrai immergerti nelle atmosfere che ospitarono due delle figure portanti della cristianità moderna: San Francesco e Santa Chiara.
Nella Basilica cittadina, fra tante opere d’arte ispirate all’amore divino, sarai folgorato vivendo in prima persona la passione che all’epoca sosteneva la spiritualità.
Un itinerario da concludere a Città del Castello, ospite della sua celebre Abbazia di Petroia.
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Nel cuore dell’Umbria si trova Assisi, una città conosciuta in tutto il mondo per il suo santo, San Francesco; ogni anno la città è meta di pellegrinaggi religiosi da parte dei fedeli che vogliono ripercorrere il Cammino di Assisi.
La spiritualità di questi posti è molto radicata nelle persone e nel territorio, dominato e protetto da una natura forte e rigogliosa da lasciare stupiti turisti e pellegrini.
Universalmente celebrata, ricca di incommensurabili tesori d’arte, patria di San Francesco, Assisi costituisce una delle gemme artistiche dell’Umbria e dell’Italia. I secoli non ne hanno alterata la sua tipica fisionomia medioevale, ed oggi ci appare come città dalle precise caratteristiche urbanistiche, arricchita di palazzi e di chiese sulle quali si erge fra tutte la possente mole della Basilica di San Francesco.
Chi vorrà intraprendere un viaggio religioso ad Assisi dovrà per forza passare per il Monte Subasio, ai cui piedi sorge la città. Il monte è caratterizzato dalla presenza di molte grotte isolate, utilizzate già prima di San Francesco da tutti gli eremiti che, spinti dalla propria fede, decidevano di trascorrere la propria vita isolati dal mondo.
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La Scarzuola è una località rurale della frazione di Montegiove nel comune di Montegabbione, in provincia di Terni. È ben conosciuta per l’ antico convento dove pare dimorò San Francesco d’ Assisi e per la Città – Teatro costruita nel ventesimo secolo dall’ architetto milanese Tomaso Buzzi.
Il nome del convento deriva dalla scarza, una pianta palustre con la quale il santo si costruì la sua capanna.
Luogo coinvolgente emotivamente ove convivono l’atmosfera mistica del convento francescano, l’armonica bellezza dei giardini rinascimentali e le ardite creazioni della mente dell’architetto Buzzi che nel 1956 ha ideato un complesso architettonico di grande valenza artistica. Una città ideale composta di 7 teatri ed edifici simbolici che vogliono significare il graduale innalzamento dello spirito umano.
Entrando nell’atrio porticato, difficilmente ci si aspetta quello che si andrà a visitare (più che altro quello che compare letteralmente davanti agli occhi), nei Giardini circostanti dove si entra in una dimensione surreale, fiabesca, alterata. Ma prima di inoltrarsi nei sentieri della “Buzzana”, la città teatrale congegnata da Buzzi, si visita la chiesa dove, nell’abside, si trova un affresco del XIII secolo raffigurante Francesco in Levitazione, che probabilmente è la più antica raffigurazione pittorica del Santo, ancora immune dai canoni dell’iconografia ufficiale.
La Scarzuola si configura come un assemblaggio di forme e architetture sviluppatesi per generazione spontanea, come una grande opera globale sempre aperta, mai finita, in cui elementi del passato si sovrappongono a quelli del presente e del futuro possibile. Come stile dominante, il neomanierismo, evidente nell’uso-abuso di scale, sproporzioni volute, mostri, e nel suggerire percorsi labirintici, geometrici, persino astronomici.
La Scarzuola è una meta da non perdere nel giro turistico dell’Umbria se si vuole cogliere fino in fondo il sacro e il profano di questa regione.
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Il Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli sono immersi in una millenaria foresta dell’appennino tosco-romagnolo. Uno scenario di straordinaria bellezza che infonde quiete e dilata lo spirito. E’ l’immagine della storia e dell’identità spirituale di Camaldoli.
Camaldoli è raggiungibile in auto sia da Arezzo che da Bagno di Romagna (dal quale dista 30 Km. circa) seguendo la statale n. 71 del Passo dei Mandrioli. Giunti nei pressi di Serravalle una deviazione porta alla succitata località, costituita da poche case e dalla grande Abbazia. Il paese di Camaldoli nacque intorno al Monastero fondato dal monaco ravennate San Romualdo (952 – 1027) per ospitare alcuni monaci provenienti dall’ordine benedettino.
Il Monastero di Camaldoli è un complesso monastico situato a tre chilometri dall’Eremo di Camaldoli, nel comune di Poppi.
Il monastero ed il Sacro Eremo di Camaldoli devono la loro fondazione all’attività di San Romuado, frate dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Questa figura di spicco del monachesimo medievale ha legato la sua dottrina alla preservazione di valori cristiani come la libertà nella fede in Dio e la fedeltà radicale al Vangelo. San Romualdo ha operato nell’agitato XI secolo e tra coloro che l’hanno seguito vi sono, appunto, i monaci camaldolesi.
L’anno di fondazione del monastero è il 1024. La sua suddivisione rispecchia la volontà del suo fondatore, San Romualdo, di supplire ai precetti principali del suo credo, ovvero la riflessione intima dell’eremo e l’azione concreta delle opere svolte nel monastero. Quest’ultimo, prima di essere riconvertito a convento intorno al 1080-85, è stato infatti un ospitale destinato ad accogliere pellegrini, viandanti e poveri in cerca di un tetto.
Il Monastero fu costruito a completamento dell’Eremo, che sorge qualche chilometro più in alto, il monastero si ingrandì nei secoli. Nel Quattrocento ospitò l’Accademia Umanistica di cui fecero parte Lorenzo il Magnifico e Leon battista Alberti.
Tra gli ambienti di maggior interesse artistico va segnalato il refettorio con tavoli e stalli in noce, una tela di Pomarancio, affreschi di Lorenzo Lippi e il soffitto in legno a cassettoni. Nella chiesa, risalente al 1775, si trovano ben cinque tavole di Vasari. Se amate leggere, costituisce per voi una tappa obbligatoria la biblioteca il cui prezioso patrimonio librario vanta più di 30.000 volumi, tra cui fanno bella mostra incunaboli rari, codici liturgici ed altri documenti di grande interesse.
Tra faggi e abeti si inerpica una strada che conduce all’eremo i cui monaci, rispetto a quelli del monastero, privilegiano il raccoglimento personale alla vita comunitaria. Delle cinque celle originarie, il cui numero nel tempo è salito a venti, tre sono aperte al pubblico, tra cui l’antica cella di San Romualdo, che ha conservato la struttura tipica della cella eremitica: lungo un corridoio si aprono la stanza da letto, lo studio e la cappella. È permesso, inoltre, visitare la foresteria, il refettorio e la chiesa di san Salvatore con il coro quattrocentesco.
Anche l’Eremo nel corso dei secoli subì dei cambiamenti e delle migliorie fino a diventare come è oggi: formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco.
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Il Santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna (provincia di Arezzo), è famoso per essere il luogo in cui San Francesco d’Assisi ricevette le stigmate il 17 settembre 1224. Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il Santuario – destinazione di numerosi pellegrini – ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.
La Verna è il più famoso dei conventi del Casentino, e vero cuore del culto francescano. La fondazione di un primo nucleo eremitico risale alla presenza sul luogo di San Francesco, che nella primavera del 1213 incontrò il Conte Orlando di Chiusi della Verna, il quale volle fargli dono del monte della Verna che successivamente divenne luogo di numerosi e prolungati periodi di ritiro.
Negli anni successivi sorsero alcune piccole celle e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli (1216-18). L’impulso decisivo allo sviluppo di un grande convento fu dato dall’episodio delle stimmate (1224), avvenuto su questo monte, prediletto dal santo come luogo ideale per dedicarsi alla meditazione. L’ultima visita di Francesco al monte avvenne nell’estate del 1224. Vi si ritirò nel mese di agosto, per un digiuno di 40 giorni in preparazione per la festa di s. Michele, e mentre era assorto in preghiera vi ricevette le stimmate (circa il 14 settembre): di conseguenza la Verna divenne un suolo sacro.
Quando si entra nel santuario di Chiusi della Verna la prima cosa di cui occorrerebbe rendersi conto ed avere ben chiaro è che ci si trova, a parere dello scrivente e senza fare classifiche o graduatorie, in uno dei luoghi più sacri per la Cristianità mondiale.
Il Santuario della Verna è costituito dalla chiesa, dal convento e dalle cappelle. Il complesso sacro sorge su un grande sperone roccioso che è l’ultimo rilievo dell’Alpe di Serra, tra il Casentino e la Valtiberina.
Il santuario è posto a quota 1128 metri ed è sovrastato dal Monte Penna (m. 1284) e circondato da un grande bosco. Il profilo del monte, caratteristico per lo strapiombo verticale di trecento metri posto a nord e riconoscibile da grandi distanze, con fratture, grotte ed impressionanti precipizi, è dovuto al fatto che gli strati di arenaria, per effetto di grandiosi movimenti tellurici, dall’originale stato orizzontale, grazie ad una lenta rotazione hanno assunto quello verticale, favorendo enormi erosioni e frane.
Di solito la visita comincia dal piazzale della Meridiana. A destra, guardando il santuario, vi è l’antico arcone, per secoli ingresso principale al monastero dove arriva la vecchia mulattiera dalla Beccia. Sullo sfondo del piazzale, un portichetto copre l’ingresso alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, costruita dallo stesso San Francesco e poi più volte ampliata, con opere di Andrea della Robbia e la tomba di Orlando Cattani.
Alla sinistra, contornata dal grande porticato, c’è la Basilica Maggiore, costruita fra il 1348 e il 1568, con altre stupende opere di Andrea della Robbia e la Cappella delle Reliquie. Dal piazzale della Meridiana si scende al Sasso Spicco, nascosta e buia spaccatura del monte dove San Francesco si ritirava in preghiera. Dalla sinistra del piazzale si accede ad un corridoio, alla metà del quale si trova una porticina che conduce alla grotta dove una pietra faceva da letto a San Francesco. Il corridoio, protetto da vetrate, prosegue fino alla Cappella delle Stimmate, dove unalapide ricorda il luogo dello straordinario evento; sopra l’altare spicca la “Crocifissione”, capolavoro di Andrea della Robbia.
Sarà per la sua posizione sulla sommità della rupe e immersa nella foresta, che aiuta a trasformare il viaggio in una sorta di percorso interiore, sarà per le sue origini legate a San Francesco, fatto sta che in questo luogo si respira un’atmosfera particolare, intima, riposante, che stimola la contemplazione.
Ascoltando la dolce voce del silenzio, non più distratti da inutili brusii, si riscoprono gli autentici valori che si nascondono talvolta nelle cose più umili. Nella fisionomia di questo paesaggio rude, selvatico nei suoi anfratti, e al tempo stesso generoso nella folta vegetazione, riposante nella quiete che lo circonda, si rispecchiano le doti che hanno caratterizzato il poverello d’Assisi che qui, ritiratosi a pregare nel 1224, ricevette da Dio le stimmate.
Nei secoli seguenti il monte, noto anche come Calvario serafico, è divenuto non solo un importante crocevia spirituale, ma anche custode di innumerevoli tesori di rilevanza storico-artistica. I vari edifici sorti all’interno del Santuario francescano sono infatti stati arricchiti da pregevoli opere d’arte.
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Le vacanze di Pasqua si stanno avvicinando e tutti stiamo facendo i conti con le ferie da prendere per godere di un meritato riposo e di un po’ di relax.
Il periodo pasquale si presenta da sempre come un’oppurtunità unica per beneficiare sia del cambio di stagione tra l’inverno e la primavera sia delle manifestazioni e delle tradizioni religiose tipiche di questa festività. Un momento speciale quindi per staccare la “spina” dai ritmi forsennati della vita quotidiana e per regalarsi un breve soggiorno lontano dal caos della vita di città.
Un’ottima possibilità di trascorrere una piacevole e rilassante vacanza è offerta dagli agriturismi dell’Umbria, regione situata nel cuore verde d’Italia che, per caratteristiche storiche e territoriali, offre incredibili possibilità di svago, unitamente ad una grande varietà di itinerari naturalistici, culturali ed artistici.
Cosa c’è di meglio allora che partire per una destinazione che veda un agriturismo come meta? Magari approfittando delle vacanze di Pasqua e Pasquetta ? La vita “buona”, è di quella che parliamo, antichi sapori e tradizioni, contatto con la natura, splendidi paesaggi e l’aria buona della nostra splendida terra.
Prendiamo la palla al balzo e gettiamoci alla scoperta della natura e delle tradizioni per queste vacanze di Pasqua e Pasquetta per una riscoperta personale, vedrete che al ritorno avrete un altro spirito di affrontare le cose, una nuova carica.
Trascorrere una vacanza in agriturismo in Umbria significa incontrare un infinito patrimonio paesaggistico, storico e artistico e altrettanto vaste risorse turistiche.
Per scegliere il vostro agriturismo in umbria andate nella seguente sezione: agriturismi umbria e ovviamente non mi rimane che augurarvi buone vacanze e buona permanenza in umbria.
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La terra umbra continua a raccontare la storia di un rapporto profondo tra uomo e natura che rimanda direttamente al mistero dell’esistenza attraverso un intimo intreccio tra umano e divino. I suoi borghi raccolti e le sue verdi campagne, le fonti misteriose e i suoi monti boscosi: tutto sembra indicare la strada per una dimensione più autentica e spirituale del vivere.
Per questo, ogni anno donne e uomini provenienti da ogni angolo del pianeta si danno appuntamento ad Assisi in occasione della marcia della pace, per testimoniare attraverso un cammino comune la volontà di porre fine ai molti conflitti che continuano a divampare nel mondo.
Attraversare questa terra dai diversi profili e dalle molteplici anime è come addentrarsi in una dimensione dove suggestioni spirituali, testimonianze artistiche ed eccellenze ambientali si fondono in un equilibrio armonico.
Una terra che ha sempre espresso una profonda spiritualità. Sono centinaia i santi venerati nei paesi e nelle città; S. Brizio, S. Sabino, S. Ponziano, S. Eutizio… e poi gli eremiti, una moltitudine di persone che hanno nutrito il loro spirito dell’armonia di questa natura e della forza evocativa di questi luoghi. Alcuni sono pressoché sconosciuti, il loro nome è legato unicamente a una chiesetta sperduta in mezzo alla campagna o a un santuario che pare quasi impossibile da raggiungere.
Per scoprire queste tracce di spiritualità e di storia, per non dimenticare la loro preziosa eredità, bisogna mettersi in gioco immergendosi in un vero percorso di ricerca. In auto, in bicicletta, a piedi, lontano dalle vie molto battute; l’importante è lasciarsi coinvolgere, seguire l’istinto, assaporare l’aspettativa creata da un lungo sentiero di terra che sembra continuare all’infinito, saper cogliere la sorpresa dietro l’angolo, un prato di narcisi, un rudere di pietra, una cappella.
Il sito Turismo Religioso, offre un elenco di varie strutture religiose, in grado di offrire ospitalità quali Conventi, Canoniche, Monasteri, Abbazie, Santuari, Eremi, case per ferie, vacanza e di accoglienza…
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