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Le vacanze di Pasqua si stanno avvicinando e tutti stiamo facendo i conti con le ferie da prendere per godere di un meritato riposo e di un po’ di relax.
Il periodo pasquale si presenta da sempre come un’oppurtunità unica per beneficiare sia del cambio di stagione tra l’inverno e la primavera sia delle manifestazioni e delle tradizioni religiose tipiche di questa festività. Un momento speciale quindi per staccare la “spina” dai ritmi forsennati della vita quotidiana e per regalarsi un breve soggiorno lontano dal caos della vita di città.
Un’ottima possibilità di trascorrere una piacevole e rilassante vacanza è offerta dagli agriturismi dell’Umbria, regione situata nel cuore verde d’Italia che, per caratteristiche storiche e territoriali, offre incredibili possibilità di svago, unitamente ad una grande varietà di itinerari naturalistici, culturali ed artistici.
Cosa c’è di meglio allora che partire per una destinazione che veda un agriturismo come meta? Magari approfittando delle vacanze di Pasqua e Pasquetta ? La vita “buona”, è di quella che parliamo, antichi sapori e tradizioni, contatto con la natura, splendidi paesaggi e l’aria buona della nostra splendida terra.
Prendiamo la palla al balzo e gettiamoci alla scoperta della natura e delle tradizioni per queste vacanze di Pasqua e Pasquetta per una riscoperta personale, vedrete che al ritorno avrete un altro spirito di affrontare le cose, una nuova carica.
Trascorrere una vacanza in agriturismo in Umbria significa incontrare un infinito patrimonio paesaggistico, storico e artistico e altrettanto vaste risorse turistiche.
Per scegliere il vostro agriturismo in umbria andate nella seguente sezione: agriturismi umbria e ovviamente non mi rimane che augurarvi buone vacanze e buona permanenza in umbria.
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Pissignano è una frazione del comune di Campello sul Clitunno (PG).
Il paese è situato a metà strada tra Trevi e Spoleto, lungo il tracciato della strada statale Flaminia, a brevissima distanza dalle celeberrime Fonti del Clitunno. Il borgo si costituisce di una parte in pianura, lungo la Flaminia, e di una parte collinare costituita dalla Torre e dal Colle Revalioso (detto anche San Benedetto); storicamente, appartenne dapprima al Ducato di Spoleto e poi allo Stato della Chiesa.
Il Castello di Pissignano è stato fondato nell’XI secolo. Nel 1155 Federico Barbarossa si stanziò con le sue truppe nei pressi del castello dopo la distruzione della città di Spoleto.
Pissignano, appartenuto al demanio del Ducato di Spoleto, rimarrà sotto il dominio della città fino allo scorcio del XVIII secolo.
Tipico castello di pendio ad impianto triangolare, il Castello di Pissignano conserva ancora intatto il perimetro delle sue mura, intercalato da possenti torri poligonali e da due torri-porta.
La torre di vertice è molto alta e slanciata. Funzioni difensive doveva avere anche la torre pentagonale intermedia, utilizzata poi come campanile della chiesa di San Benedetto.
La chiesa di San Benedetto, che fa parte di un complesso architettonico appartenuto alla comunità dei benedettini, conserva pitture di varie epoche tra cui si segnalano gli affreschi cinquecenteschi nell’abside raffiguranti l’Assunzione della Vergine, firmati dai fratelli Angelucci di Mevale.
Agli stessi Angelucci si potrebbe ricondurre la Madonna col Bambino datata 1545 dipinta sulla facciata del Palazzo Comunale che sorge a poca distanza dalla chiesa.
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Tra Spoleto e i rilievi a Nord-Est ci si trova immersi in uno scenario arcaico, forte, connotato da alte e scoscese quinte montuose, inconsueto nel paesaggio umbro, caratterizzato in genere da alture dolci.
Il Castello di Postignano è nel Comune di Sellano in Valnerina, costituita da ripidi versanti ed esigui piani di fondovalle, solcati da fiumi abbondanti di acque limpide che scendono dal massiccio dei Monti Sibillini. Nei secoli è stata una frequentata via di comunicazione tra il Tirreno e l’Adriatico, e utilizzata per millenni come tratturo della transumanza appenninica. I sabini edificarono il villaggio di Norcia, i romani riorganizzarono l’area, fondando Cassia (Cascia).
Postignano, castello di pendio del secolo XIII – ma con origine probabili nel IX – di impianto triangolare con vertice a monte costituito da una torre esagonale, domina la valle del Vigi e la strada che conduce a Spoleto.
Il Castello, originariamente di proprietà della famiglia Trinci di Foligno, fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini.
Situato lungo il fiume Argentina, affluente del Nera, sulla strada che collega Spoleto a Foligno, Norcia e Assisi, circondato da boschi e ampie aree coltivabili, il Castello era in posizione strategica, con un’economia fiorente, anche con artigianato del ferro e della canapa.
Lo statuto del 1586 prevedeva che il governo del castello e di quello vicino di Anagni fossero affidati a quattro massari, due per castello, eletti dall’assemblea e rinnovati ogni sei mesi.
Nel 1611 vi abitavano 235 persone, diminuite a 139 nel 1713.
Nel secolo XIX i castelli di Postignano e Anagni furono assegnati al Comune di Sellano, ma conservarono sindaci propri.
Nel 2002, il Castello di Postignano e i suoi dintorni sono stati inseriti tra i siti di interesse storico-artistico dal Ministero dei Beni Culturali.
Tra il 1993 e il 1997 un gruppo di professionisti, legati anche da vincoli di amicizia, ha comprato l’intero borgo e ha fondato la MIRTO srl, la società che oggi ne è proprietaria e che ne ha avviato il restauro nel 1996.
In alcuni ambienti, originariamente agricoli è previsto l’allestimento del museo del borgo “Le stanze della Memoria”, con il contributo delle Cattedre di Antropologia delle Università di Perugia e di Napoli. Nel museo saranno raccolte ed esposte testimonianze storiche e iconografiche delle attività agricole e artigianali praticate dai suoi abitanti.
Fonte: www.borgodipostignano.com
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Mimose, omaggi, regali, serate a tema e quant’altro. L’Umbria celebra così l’8 marzo 2010. All’interno di questa pagina saranno elencati tutti gli eventi ed appuntamenti relativi alla “festa della donna” dell’ 8 marzo 2010 in Umbria con i party più divertenti, le cene più gustose, le notti in hotel a festeggiare.
E allora perchè non organizzare la tua nottata in compagnia di tante amiche, al profumo della mimosa, e al tempo di musica. Umbria i primi giorni di marzo è colma di manifesti, inviti e biglietti di auguri, dediche e pensieri per la festa della donna con i programmi delle serate in compagnia di tante donne. Prenotazioni e biglietti per tutte le feste organizzate in Umbria.
La donna nell’Arte 2010
In occasione della Festa delle Donne, la suggestiva cittadina di Montefalco ospita l’appuntamento “La Donna nell’Arte” promosso dal ministero dei beni e delle attività culturali.
Nel magico appuntamento dell’ 8 Marzo il complesso Museale di San Francesco, propone alle donne un ingresso e visita guidata gratuita alla riscoperta dell’arte e della cultura.
Le origini della festa della donna
Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.
Questo triste accadimento, ha dato il via negli anni immediatamente successivi ad una serie di celebrazioni che i primi tempi erano circoscritte agli Stati Uniti e avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica.
Successivamente, con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagonistele rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto….Leggi tutto sulla festa della donna
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Tra storia e leggenda, l’ Umbria non è solo culla di santi, ma anche custode di antiche credenze che hanno dato luogo a miti e leggende.
Lo stemma della città di Terni raffigura un drago, il Thyrus, cui è legata una leggenda: parecchi secoli fa, nei dintorni di Terni, un orribile essere dall’ alito mefitico si aggirava tra le paludi delle zone di campagna del ternano,seminando terrore e morte, aggredendo i viandanti e, a volte, spingendosi anche ad un passo dal centro abitato, costringendo pertanto gli abitanti a vivere nel terrore, rinchiusi nelle proprie abitazioni.
Un giorno, un giovane della famiglia dei Cittadini, accettò l’ invito lanciato più volte dal Consiglio degli Anziani a tutti i più valorosi guerrieri, e affrontò il Drago in una terribile e sanguinosa lotta, in cui fortunatamente il coraggioso ragazzo ebbe la meglio: Terni era finalmente salva.
Questa la leggenda, la sua interpretazione ci mostra il drago come simbolo della grave e malsana situazione ambientale della conca ternana, dovuta alla presenza di paludi e acquitrini che causavano il nascere e il diffondersi della malaria, il drago era quindi la ” malattia ” che uccideva esalando dalle proprie fauci un alito fetido e mortale.
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Uno degli appuntamenti imperdibili tra le manifestazioni umbre è senz’altro la Giostra della Quintana che si svolge a Foligno. La Giostra della Quintana , ripresa nel 1946, si ispira a una gara a cavallo che risale al XVII secolo e che si proponeva di determinare l’ordine di priorità per un cavaliere d’onore nella fedeltà al principe o alla dama del cuore.
Generalmente la sfida si tiene di sabato in giugno, con un’edizione notturna, e la rivincita di domenica in settembre con un’edizione pomeridiana.
La denominazione di Quintana deriva dal nome della quinta via dell’accampamento romano, nella quale aveva luogo l’addestramento dei soldati che, armati di lancia, si lanciavano contro un fantoccio cercando di infilare l’anello sospeso ad una mano del fantoccio.
La Giostra della Quintana è documentata fin dalla metà del 1400, ed i tradizionali costumi sono sempre stati realizzati da sarti dalla città ispirati alla moda di quel periodo, ma supervisionati da una commissione artistica alla quale ne è affidata la selezione. Sontuose stoffe, velluti, pizzi geometrici, colletti rigidi e ampi mantelli drappeggiati alla spalla e ricadenti sul braccio destro, sono i veri protagonisti della festa, ed aggiungono al corteo sfarzo ed eleganza.
La gara consiste nella corsa a cavallo di ciascun cavaliere in rappresentanza dei rioni lungo un percorso ad otto al centro delle cui diagonali è posta una statua lignea raffigurante il dio Marte e chiamata appunto Quintana.
Al braccio disteso della statua vengono appesi degli anelli che ciascun cavaliere deve infilare con una lancia metallica.
Il regolamento della gara è complesso e prevede tre tornate di gioco durante le quali gli anelli vengono progressivamente rimpiccoliti, oltre a prevedere penalità e squalifiche in caso di anelli mancati, bandierine abbattute, perdita di indumenti, percorso errato e altre circostanze.
Vincitore risulta il cavaliere che conclude le tre tornate a punteggio pieno e con il tempo minore.
Ma la Quintana non è solo la gara.
La sera prima della giostra, per le strade della città, si snoda il corteo storico, una sfilata di circa 800 figuranti in costumi barocchi tipici dell’epoca fedelmente ricreati in tutta la loro preziosità.
Ogni rione sfila con i propri nobili, le proprie bellissime dame, i cavalieri, i cavalli, gli sbandieratori, i tamburini, i trombettieri.
Inoltre, durante le due settimane precedenti la giostra, la città si anima con l’apertura delle taverne, una per ogni rione, dove si possono gustare i sapori tipici della tradizione umbra.
I rioni dela Quintana di Foligno sono 10, suddivisi per zone della citta’: Ammanniti, Badia, Cassero, Contrastanga, Crocebianca, Giotti, La Mora, Morlupo, Pugilli, Spada
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La Cascata delle Marmore, con la sua stupefacente bellezza, appare come una scrosciante colonna d’acqua che si distribuisce su tre salti coprendo un dislivello di 165 metri e avvolgendo la rigogliosa vegetazione in una nuvola di schiuma bianca!
Prima di raggiungere la Cascata delle Marmore è consigliabile informarsi sull’orario di apertura dell’area e sull’orario di rilascio dell’acqua. A monte del salto, infatti, le acque del fiume Velino vengono deviate nelle condotte forzate per alimentare un imponente sistema di centrali idroelettriche, per cui la Cascata è visibile nella sua massima portata a orari prestabiliti. Entrambi gli orari (apertura area e rilascio acqua) variano a seconda delle stagioni (molto ampi d’estate, ridotti d’inverno). L’area escursionistica (sentieri) ha orari di chiusura anticipati rispetto ai Belvedere (mezz’ora prima del tramonto).
La creazione della Cascata risale al 271 a.C., è una formidabile opera d’ingegneria romana che servì a favorire il deflusso delle acque del Velino, responsabili di frequenti e disastrose inondazioni e della trasformazione di vaste estensioni di terra in malsane paludi.
In epoche successive e fino al Rinascimento, vennero compiuti ulteriori lavori di perfezionamento fino all’assetto attuale.
Questa grande disponibilità di acqua ha consentito la creazione nella zona di numerosi complessi industriali.
L’area della Cascata è formata da depositi di travertino, roccia per natura friabile e non compatta che, con l’intensa circolazione delle acque, ha permesso il formarsi di cavità, grotte e forme “carsiche“.
Le cavità principali sia per interesse speleologico, sia per bellezza e suggestività degli ambienti, sono racchiuse in tre distinti complessi: il primo costituito dalla Grotta della Morta e dalla Grotta delle Diaclasi, ha uno sviluppo planimetrico di 287 m. e da una profondità massima di 23 m.; il secondo costituito dalla Grotta delle Colonne, sviluppatasi in due diaclasi principali, che frane successive hanno diviso in ambienti non comunicabili; infine, con uno sviluppo di oltre 190 m., la Grotta della Condotta, in parte franosa e attraversata da una vecchia condotta.
Una leggenda legata a questa cascata narra che la ninfa Nera era perdutamente innamorata del pastore Velino, ma la dea Giunone non ne fù contenta e per punire la ninfa la trasformò in una cascata. Il pastore Velino si gettò giù dalla cascata per rimanere per sempre insiema alla sua amata.
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La festa di Calendimaggio è senza dubbio l’avvenimento più importante dell’anno per gli abitanti di Assisi. L’origine della festa, come si sa è assai antica, ma il modo in cui viene celebrata in Assisi è del tutto nuovo e originale. Per dare alcune stringatissime notizie diremo che la festa si tenne per la prima volta nel 1927: cantori delle diverse “cappelle” cittadine si riunivano sotto la direzione dei maestri della banda per cantare serenate ispirandosi a consuetudini dei tempi andati. Venne sospesa durante la seconda guerra mondiale e ripresa nel 1947. Nel 1954, iniziativa di alcuni intellettuali assisani assunse la struttura che, sostanzialmente, conserva tuttora.
La città si divide in due parti “Parte de Sopra” e “Parte de Sotto” e tra le due si gareggia per la conquista del “Palio“.
La divisione riecheggia le lotte che videro le due fazioni contendersi il potere sulla città tra XIV e XVI secolo, fino a ridurla allo stremo.
Ma la gara di oggi è divenuta disfida “cortese”, anche se assai vivace, basata sul confronto tra i cori polifonici delle parti, sulla riuscita dei cortei in costume e sulla perizia nel rappresentare scene d’ambientazione medievale nei siti più caratteristici della città.
Un confronto, quello tra le parti “De Sopra” e “De Sotto”, in cui si cerca di sfruttare al meglio il patrimonio competenze acquisite in circa un cinquantennio di tradizione di Calendimaggio, dalla cui esperienza sono usciti formazioni o singoli professionisti dei vari settori della festa: musica, teatro, danza.
Le parti sono due unità territoriali e di popolo in cui, secondo antiche tradizioni, è idealmente suddivisa la Città di Assisi. Una denominata Nobilissima parte de Sopra, comprende i Sestieri di Porta Moiano, S. Rufino e Porta Perlici. L’altra chiamata Magnifica parte de Sotto, comprende i Sestrieri di Porta San Giacomo, Porta San Francesco e Porta San Pietro.
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Terni è una città di 112.589 abitanti dell’Umbria, capoluogo della provincia omonima e 41º comune italiano per popolazione. Terni è situata nel cuore antico dell’Umbria, in un’ampia conca appenninica, attraversata dal fiume Nera.
È una città moderna, per la gran parte ricostruita dopo le distruzioni subite nell’ultima guerra Mondiale, nonché uno dei luoghi più industrializzati dell’Italia centrale.
Terni è anche nota come la “Città degli Innamorati“, dato che San Valentino ne fu vescovo e le sue spoglie sono ivi custodite.
La località, già abitata nell’Età del Ferro, divenne città con gli Umbri.
Sottomessa dai Romani nel III secolo a. C., che la chiamarono Interamna Nahars (tra i fiumi), per il fatto che occupava un terrazzo alluvionale alla confluenza nella Nera del torrente Serra, fu città federata ed ebbe la cittadinanza con la guerra sociale. Prosperò durante l’età romana, poi subì numerosi saccheggi e devastazioni.
Fu tormentata dalle moltissime lotte tra Guelfi e Ghibellini e contesa tra papi e imperatori.
Piazza della Repubblica, insieme a piazza Solferino e piazza Europa, costituisce il centro cittadino della città. Nella piazza troviamo il Palazzo del Podestà, edificio ricostruito in forme neorinascimentali nel 1878 come sede municipale. La chiesa di S. Pietro in Trivio, di origini trecentesche, conserva all’interno affreschi di scuola toscana e umbra del ‘400 e ‘500. Annesso alla chiesa c’è un chiostro del ‘300, ricostruito in gran parte nel ‘500.
Nelle vicinanze di S. Pietro abbiamo il palazzo Carrara, sede della Biblioteca civica, interessante ricomposizione seicentesca di edifici tardo-medievali dei Carrara.
Il Duomo della città, invece, è stato ricostruito nel XVII secolo e conserva, sotto il portico che lo precede, un bel portale romanico a rilievi (XII secolo) e un secondo portale gotico.
I Musei Civici di Terni sono situati nel palazzo Fabrizi, il quale ricompone nella nobile facciata del ‘700 precedenti corpi di fabbrica. Le Raccolte archeologiche conservano corredi della necropoli dell’Acciaieria, dell’età del Ferro ed epigrafi medievali e romane. La Pinacoteca comunale custodisce opere a carattere religioso, che vanno dal secolo XIV al secolo XVIII, come quelle di Niccolò Alunno, Francesco Melanzio, Domenico Alfani, Arrigo Fiammingo, Spagna, Benozzo Gozzoli, il “trittico Madonna e due santi” del Maestro della Dormitio di Terni, il “trittico con Madonna in trono e santi” di Matteo d’Amelia, come pure opere di autori moderni (Sassu, Mirò, Carrà, Picasso, Campigli e Severini e di pittori della Scuola Ternana, un gruppo di artisti operanti a Terni nel 1930-40).
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Perugia è una città di 166.253 abitanti dell’Italia centrale, capoluogo dell’omonima provincia e della regione Umbria. Sorge su un colle, nella valle del Tevere.
Celebre città d’arte ricca di storia e monumenti, è un rilevante polo culturale ed economico e meta di numerosi turisti e studenti. È sede di una delle più antiche Università degli Studi della penisola (fondata nel 1308), oltre che della maggiore Università per stranieri d’Italia.
Perugia, la grande “Arce Guelfa” sorge al centro della regione, con i 5 rioni storici racchiusi dalle mura Etrusche: enormi bastioni formati da ciclopici massi, squadrati e messi in opera 22 secoli fa ed ancora visibili per lunghi tratti.
Quando la città di Roma era poco più di un accampamento di capanne, nella Perugia etrusca si entrava da ben 7 porte, tra cui particolarmente imponente, la Porta Pulchra o d’Augusto.
Partiamo con la visita di questa bellissima città da Piazza IV Novembre, una delle più belle piazze d’Italia. Vi si affacciano bellissime costruzioni, al suo centro la Fontana Maggiore, di struttura medievale, venne realizzata nella seconda metà del XIII secolo.
Il Palazzo dei Priori si colloca su un lato della piazza: costruito nel 1298 e terminato nel 1350 circa, costruito in travertino e pietra bianca e rossa, presenta il grande portale ogivale che immette nella bellissima Sala dei Notari, rettangolare, con volta sostenuta da arconi romanici e pareti coperte da affreschi.
All’interno del Palazzo c’è la Galleria Nazionale dell’Umbria, che contiene la più importante raccolta d’arte della Regione per i periodi medioevale e moderno. Sempre su Piazza IV Novembre si affaccia la Cattedrale di S. Lorenzo, iniziata nel ‘300 e terminata nel ‘400.
Proseguiamo la nostra visita alla scoperta della meravigliosa Chiesa di S. Domenico, situata lungo Corso Cavour, venne costruita nei primi anni del 1300, su progetto, di Giovanni Pisano. Questa era una grande chiesa gotica, caratterizzata da dieci pilastri ottagonali, imponenti archi ogivali e grandi finestre con vetrate dipinte.
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