Carsulae, che sorge a 500 m s.l.m., non era cinta da mura e la sua estensione era segnata da limiti naturali. Visitando l’area archeologica si possono ammirare: il cardo maximus (la Via Flaminia) con l’originale pavimentazione in pietra, l’arco di S. Damiano realizzato in blocchi di travertino e costituente l’ingresso settentrionale della città, monumenti funerari al di fuori dell’abitato, il foro circondato da resti di edifici pubblici, un grande arco quadriforme all’ingresso del foro, due templi gemini la cui sostruzione ospitava delle tabernae, imponenti resti di un anfiteatro, il teatro di cui rimane gran parte della struttura muraria, la basilica, resti di un edificio termale e di cisterne. Da notare è, inoltre, la chiesa di S. Damiano, edificio medievale realizzato su resti di una costruzione romana attestante la frequentazione tarda dell’area.
Le rovine romane di Carsulae (Comune di Terni e Sangemini) sono ubicate lungo quello che era il tracciato originale della Via Flaminia, importante strada di comunicazione dell’impero che univa Roma al mare Adriatico.
Municipio romano sorto dopo l’apertura dell’importante via consolare (III sec. a.C.), s’ingrandì successivamente non solo per la sua favorevole posizione lungo la Flaminia, ma anche per la bellezza del luogo, ricordato da Tacito e da Plinio il Giovane. La città fu abbandonata in seguito a un movimento tellurico che abbattè i principali monumenti.
Si può iniziare la visita dalla chiesetta di San Damiano sorta, nell’alto Medioevo, su un edificio romano preesistente; per poi proseguire sulla strada che passa davanti alla Chiesa (tratto urbano della Via Flaminia che attraversava Carsulae in direzione S-N) giungendo al Foro: a destra visibili i resti della basilica forense, a tre navate e absidata; a sinistra edifici pubblici e di carattere sacro.
Davanti alla chiesa è visibile il lastricato della Via Flaminia, riportato alla luce per un tratto piuttosto lungo e corrispondente al percorso urbano della strada: poco più a sud, in un’area prossima al limite meridionale della città, sono visibili i resti di alcuni ambienti delle terme.
Tornando indietro all’altezza della chiesa di San Damiano si notano, ai lati della strada, i ruderi di una serie di vani, forse di età tardorepubblicana, di cui quelli di destra, disposti intorno a un cortile centrale, avevano probabilmente funzione residenziale.
Procedendo verso nord si incontrano i resti del foro, in gran parte costruito su un terrazzamento in muratura, al quale si addossano, sul lato rivolto verso la strada, una serie di ambienti voltati (tabernae) utilizzati probabilmente per attività commerciali.
Tornando verso la Flaminia, a est della piazza forense e in asse con questa, si possono osservare i resti della basilica 16, grande aula rettangolare divisa in tre navate da due file di pilastri e con abside terminale, destinata all’amministrazione della giustizia e all’esercizio del commercio. Alle spalle di questa, sul limite orientale del centro abitato, spiccano il teatro e l’anfiteatro.
Il teatro, costruito interamente in opus reticulatum e ancora ben conservato in elevato (fino alla parte mediana della cavea), è assegnabile all’età augustea ed è leggermente anteriore all’adiacente anfiteatro, collocato quasi perfettamente in asse con il precedente edificio, ma costruito con una tecnica assai differente (a blocchetti di calcare con ricorsi regolari di laterizio), forse databile in età flavia. Di questo monumento, collocato all’interno di una cavità naturale del terreno, si apprezzano la metà meridionale della cavea, gli accessi sull’asse maggiore e alcuni ingressi secondari di collegamento con le gradinate.
Proseguendo ancora verso nord sulla via Flaminia si giunge all’arco di San Damiano, porta monumentale di età augustea che delimitava anche simbolicamente la città (priva di mura) sul lato settentrionale. L’arco era in origine a tre fornici (i due laterali minori sono crollati) e interamente rivestito di lastre di marmo.
Subito al di fuori della porta sono ben visibili, fortemente restaurate, alcune tombe monumentali, di cui la prima, più grande, appartiene alla tipologia “a tumulo”, particolarmente in voga nelle famiglie aristocratiche tra la fine dell’età repubblicana e quella augustea: a questo monumento funerario si riferisce probabilmente l’iscrizione conservata a Palazzo Cesi di Acquasparta, sicuramente proveniente da Carsulae e menzionante alcuni membri della gens Furia, una delle più prestigiose famiglie carsulane.
Biglietteria
Sito archeologico di Carsulae/Centro visite e Documentazione località Carsoli, 8 – Tel 0744 334133
Orari
Aprile-Settembre, tutti i giorni 8.30-19.30
Ottobre-Marzo, tutti i giorni 8.30-17.30
Chiuso: Capodanno, 1 maggio e Natale
e-mail: carsulae@sistemamuseo.it
Informazioni e prenotazioni
Infoline Sistema Museo:199151123 (dal lunedì al venerdì ore 9.00 – 17.00)
e-mail: infoline@sistemamuseo.it
Web: www.sistemamuseo.it
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